"La
pace mediterranea diventerà davvero come una misteriosa, divina pietra
filosofale che trasforma in oro tutto quello che tocca. Ed una grande civiltà,
la nuova civiltà del mondo, avrebbe nel Mediterraneo il suo fondamento ed il
suo grande punto di genesi. E' un sogno? E' vero: ma questa età apocalittica in
cui viviamo e nel cui interno sempre più ci inoltriamo è, appunto, l'età
dell'utopia, l'età in cui l'utopia diventa storia ed il sogno realtà".
A dire queste cose, nel corso di un incontro a
Cagliari nel 1973, fu Giorgio La Pira, l'indimenticabile sindaco di Firenze, uno
dei più lucidi e limpidi interpreti che il pensiero cristiano abbia avuto nel
nostro Paese.
A distanza di tanti anni l'attualità di quella
indicazione è rimasta completamente intatta. Anzi, se possibile, mentre la
Palestina è insanguinata e messa in ginocchio, è stata ulteriormente
confermata e rafforzata dagli avvenimenti: oggi tutti gli uomini di pace e di
giustizia - al di là degli steccati politici e religiosi - potrebbero e
dovrebbero sottoscriverla, facendone il cuore di un messaggio di volontà e di
speranza da consegnare a tutti i popoli del Mediterraneo ed all'umanità intera.
E' sulla base di questi presupposti, d'altro canto,
che nel corso degli anni '80 ha preso corpo, a Napoli, la Feder Mediterraneo,
organizzazione indipendente non governativa operante sul piano internazionale,
oggi presente in tutti i paesi dell'Europa meridionale ed in diversi paesi del
Nord Africa e dell'Asia Minore: centinaia e centinaia di associazioni, enti
locali, soggetti sociali e culturali di base confederati che hanno scelto il
Mediterraneo come lo scenario geografico, storico, politico, culturale e sociale
di un grande confronto ideale tendente ad individuare nuove ed originali formule
di cooperazione e di sviluppo comune fra i popoli che aiutino a superare
differenze e contrasti fra Nord e Sud che lacerano l'umanità e ne calpestano le
speranze di vita e di reale progresso.
Noi siamo convinti, assieme a Giorgio La Pira, che
"l'uomo mediterraneo, la civiltà mediterranea, la spiritualità e la
cultura mediterranee, che nel corso dei secoli si sono radicate lungo le rive di
questo grande lago di Tiberiade, hanno ancora oggi (ed avranno ancora domani,
nel corso dei secoli che verranno) una funzione permanente da svolgere per
l'edificazione della storia nuova del mondo" (Settimana di studi
sull'uomo mediterraneo, Tunisi, 1968).
Perché? E' lo stesso Giorgio La Pira a
spiegarcelo: "Perchè questa 'civiltà mediterranea' poggia, per così
dire, su tre fondamenti di roccia che la storia nuova, i secoli e le generazioni
non potranno corrodere: sono, infatti, tre incontestabili fondamenti della
storia totale degli uomini e dei popoli. Su questi fondamenti sono iscritti tre
nomi: quello di Gerusalemme (il senso della storia); quello di Atene (il metodo
logico e scientifico e la bellezza e la contemplazione artistica); quello di
Roma (l'organizzazione scientifica e tecnica, per tutte le genti, del diritto e
della politica). Vista la luce di questa triplice proiezione, la storia odierna
(con i grandi problemi che essa pone) vivissimamente si illumina".
Se l'uomo mediterraneo ed il suo patrimonio di
civiltà hanno ancora un ruolo, un compito preciso da assolvere, come Giorgio La
Pira credeva e come noi crediamo con lui, allora è giunto il momento di porre
sul tappeto con grade determinazione una "questione mediterranea" che
vada al di la dei logori clichés, conditi di razzismo euro-centrico e
basati su subdole forme di neocolonialismo appena mascherate con le sembianze di
una falsa cooperazione. Se così stanno le cose, è opportuno ed urgente dare
corpo ad una "iniziativa mediterranea" che tenda alla riaffermazione
dell'identità culturale, delle grandi possibilità di sviluppo economico
autocentrato, del diritto all'indipendenza, alla pace ed alla sicurezza dei
popoli del Mediterraneo.
Giorgio La Pira si pose la domanda che ogni uomo
dovrebbe rivolgere a se stesso. Si chiese se la storia dei popoli, e quindi
anche la storia dei popoli del Mediterraneo, ha una direzione. E si riferiva,
essenzialmente, alla "nostra" storia: quella dell'età atomica (i cui
pericoli sono stati solo parzialmente attenuati dagli avvenimenti degli ultimi
anni), spaziale, demografica, scientifica e tecnica. La storia
"moderna" che mette in crisi tutte le strutture giuridiche, politiche,
culturali presenti e che è caratterizzata dalla rivolta, almeno potenziale dei
popoli del Terzo Mondo.
E la risposta che diede, a se stesso ed a noi
tutti, fu positiva: "La storia universale è in movimento verso la pace
universale, l'unità dei popoli e la loro promozione spirituale e civile. La
storia intera deve pervenire alla nuova terra promessa. Questo finalismo
ottimista della storia oggi è chiaramente visibile. La situazione storica in
cui ci troviamo mostra chiaramente a tutti che non c'è alternativa (salvo la
distruzione del pianeta) alla pace universale ed all'unità ed alla promozione
di tutti i popoli della Terra. L'utopia è divenuta la sola realtà storica del
nostro tempo".
L'utopia della pace e dell'unità fra i popoli del
Mediterraneo é un capitolo - il primo, il più strategicamente importante -
della grande "utopia storicamente reale" che Giorgio La Pira ebbe il
merito di affermare e di spiegare con la passione che gli derivava dalla sua
profonda e travolgente umanità. Nel 1957, il re del Marocco, Maometto V, sul
piazzale Michelangelo, guardando con occhio quasi profetico la bellezza
liberante e pacificatrice di Firenze, disse a Giorgio La Pira: "I problemi
mediterranei sono solidali e necessitano di una soluzione unica, solidale:
chiami tutti i popoli mediterranei a Firenze e li faccia unire e pacificare a
Firenze".
Ma, il Mediterraneo e la sua civiltà non sono solo
importanti per i popoli che vivono a ridosso di questo bacino marittimo. Il
Mediterraneo ha una dimensione universale che a Giorgio La Pira fu chiarita nel
corso di uno dei Colloqui mediterranei organizzati dal Comune di Firenze
sotto l'impulso del suo grande sindaco. Eduard Glissant, un giovane nero della
Martinica, di lingua e cultura francese, vivamente impegnato nella causa della
emancipazione africana gli disse: "A mio avviso, lei è un uomo
mediterraneo al massimo grado, perchè ha assimilato perfettamente il
"concetto", cioè una delle acquisizioni della civiltà mediterranea
che vale per tutti e di cui l'Africa ha, sopratutto, bisogno. Uno degli apporti
fondamentali del Mediterraneo, infatti, è il 'concetto' che generalizza i dati
a partire dall'esperienza. Ora, però, la civiltà mediterranea dovrebbe avere
il coraggio di rimettere in discussione i suoi 'concetti' per confrontarli con
il disordine esistente, rianimarli e trovare un nuovo accordo e nuove soluzioni
valide per tutti".
Negli anni in cui Giorgio La Pira offriva
all'Italia ed al mondo inmtero la sua milizia di uomo di pace e di uomo di
giustizia il Mediterraneo era - com'è oggi - non un grande "lago di
Tiberiade", ma un fossato che divideva il Nord dal Sud. Il problema era
allora, com'è oggi, quello di abolire tutte le radici di conflitto: da quelle
economiche a quelle politiche. La sua proposta faceva perno su tre componenti
fondamentali: una componente religiosa ("la cattedrale cristiana, la
moschea islamica ed il tempio ebraico costituiscono l'asse attorno al quale si
edificano i popoli, le nazioni e le civiltà che coprono l'intero spazio di
Abramo, cioè il Mediterraneo"), una componente metafisica ("elaborata
dai greci e dagli arabi") ed una componente giuridica ("elaborata dai
romani").
Il compianto padre Ernesto Balducci, che di Giorgio
La Pira seppe essere biografo postumo ed interprete attento, ha spiegato:
"Spostando il baricentro della storia sul Mediterraneo, inteso come figura
culturale, oltre che come spazio geografico, La Pira voleva realizzare una
sintesi che sta ancora davanti a noi. La sintesi fra il 'concetto', elaborato ed
utilizzato dalla civiltà tecnologica del Nord, e lo slancio vitale di cui il
Sud preserva le condizioni e le forme che vanno dalla comunione con la natura
alla contemplazione mistica. Nell'età della scissione dell'atomo, La Pira, uomo
mediterraneo, stava combattendo, nei suoi modi e con i suoi limiti, contro la
scissione dell'uomo". Una battaglia, questa, che deve essere continuata e
vinta: a tutti i costi.