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FONOLOGIA
PARTE IV

 

CONSONANTI

Le consonanti hanno le seguenti particolarità:

  

[1] Nella trascrizione fonetica indicheremo con k la c gutturale. Indicheremo normalmente con chj invece quando viene anteposta a un falso dittongo (io, ia, ie, iu, ji) che come in italiano ha un suono diverso da k. Si sente una lieve palatizzazione. La c di chiesa insomma non è la stessa della c di casa. Perciò avremo chj e k  per i due suoni duri di c.

  k trascrizione chj trascrizione
 
câne [kâ-ne] chiéne [chjé-ne]
póche         [pó-ke] manuòcchie      [ma-nwòc-chje]
zôche [tsô-ke] pacchie [pac-chje]
vecâle [ve-kâ-le] récchie [réc-chje]

 

[2] Lo stesso discorso vale per per la g dura davanti ad a, o, u (o gh davanti a i, î, e, ê) e la g dura leggermente palatalizzata davanti ai falsi dittonghi (io, ia, ie, iu, ji). Avremo così i suoni g e ghj

  g o gh trascrizione chj trascrizione
 
'nganite      [nga-nî-te] ghianghe       [ghjànghe]
spâghe [spâ-ghe] 'nghialè ['ghjalè]
rîghe [rî-ghe] 'nghianà ['nghjânâ] [*]

 [*] - Il suo ghj tende ulteriormente a palatalizzarsi quando viene preceduto da n (anche morfosintatticamente), come per es. nelle parole 'nghiappà, 'nghianà, 'nghiacâte, ecc... C'è chi, il suono prodotto dal gruppo consonantico nghj, lo trascrive malauguratamente con ngn.

N.B. - Bisogna sempre tenere presente che anticamente (fino pochi decenni fa) la g dura attuale [g o gh] era indistinta, aspirata [h], come se mancasse il rumore d'attacco.  
   Se si pizzica una corda di chitarra, il suono che ne deriva è composto dal rumore d'attacco e da una amplificazione sonora conseguente. Se, ipoteticamente, togliessimo il rumore d'attacco, perderemmo anche la tipica sonorità, il timbro, che caratterizza la chitarra; la stessa cosa accade più o meno con l'aspirazione della g. Il rumore d'attacco ha una sua durata: inizio-fine; più breve è la parte iniziale evitata (bypassata), e più il timbro si avvicina alla pronuncia della g dura italiana; viceversa se ne allontana. 
Con un editor di suoni realizziamo questo tipo di sottrazione iniziale; anche se non è la stessa cosa, però rende bene l'idea. Ecco uno schema esemplificativo:

Es.: 

rumore d'attacco

     espansione del suono  

gra'sce  

 →  → →   

hra'sce

g  

|____________|

   h    |_______________|

  Lo stesso discorso vale per il suono della g dura seguita da un falso dittongo (ghje, ghjo, ghja, ghju, ghji) ma, in questo caso (considerata la diversità timbrica) l'aspirazione (l'asporatazione) avrà come risulatto un avvicinamento alla j semiconsonatica e non alla h.
  Quindi le parole ghianghe, ghialè, ecc... e le parole ove i gruppi anzidetti sono preceduti da n ('nghianà, 'nghiemà, ecc...) non hanno mai la g aspirata in h
   Inoltre, la g dura non viene aspirata se preceduta da consonanti quali l, n, r e s o seguita dalla l.
   Possiamo allora intuire altri passaggi da consonante a semiconsonante. Ecco uno schema della possibile variabilità diacronica di questi suoni...

SUONO

rumore d'attacco

SUONO

espansione del suono

attuale

arcaico
 
gra'sce  

 →  → →   

 

hra'sce

g

|____________|

 h 

|_________________|

   

ghiemmèlle  

→  → →   

jemmèlle  

ghj

|____________|

 j 

|_________________|
 
guèrre 

→  → →   

uèrre 

gu

|____________|

 w

|_________________|
 
'nghjî

→  → →   

'ngnjî

nghj *

|____________|

 ngn

|_________________|

Fra i due comunque, consideriamo attendibile un suono arcaico intermedio.  

 

* Il gruppo formato da n + digramma ghj tendeva a fondersi in un suono unico. 

   

[3] la g dura, come già si è detto sopra, arcaicamente, tendeva ad essere aspirata. Es.:

    gra'sce g   < --- >  h        hra'sce
gatte g < --- > h hatte
gomme       g < --- >  h homme
làreghe g < --- >  h làreh

 

[4] I trigrammi qui (o quj), ove la i (o j) fa parte dei falsi dittonghi (ie, iu, ia, io, ji), nel dialetto non esistono. Es.:  si dice quejéte e non quiéte. Es.:

SANMARTINESE        

ITALIANO

quejéte                    quiète
    queje quie

[5] - La lettera š nel dialetto sanmartinese si usa soltanto davanti davanti a c dura (k o chj) e qu, contrariamente ad altri dialetti del Sud dove essa può venire a trovarsi anche davanti alle consonanti t e p

 

[6] - ž (un po' più dura della j francese) si può trovare soltanto davanti ai digrafi ghj e gn (unico caso) ed è un suono rarissimo nel dialetto sanmartinese (probabilmente una contaminazione albanese) che si trova per es. nelle parole žguequelâte , žghiangà , ecc... o (caso unico di ž davanti a gn) nel l'espressione žgnisce e žgnasce

   

   

  s e z

La s suona, come nello spagnolo, sempre aspra (tranne ovviamente nei gruppi sb, sd, sgh, sm, sn, sr, sv). Es. pajésce, cóse, róse,  contrariamente all'italiano di paese, cosa, rosa,  ove la s suona dolce

La z suona più o meno come in italiano. Es.: 

Ma oltre alle somiglianze ci possono essere delle eccezioni

 -- SANMARTINESE --

 

---- ITALIANO ----

 -------- TRASCIZIONE FONETICA  --------

 parole  z dolce  z aspra

confronto

 z dolce  z aspra  parole
 
 pelezzî(je)    [pe-leds-dsî]

diverse

[pu-li-tsìa]     pulizia
 zagajje  [?] [dsa-gàj-je]

uguali

[dsa-ga-glia]  zagaglia
 zàjene [dsàje-ne]

uguali

[dsai-no]  zaino
 zambogne   [dsam-bó-gne] *

diverse

[tsam-pó-gna]    zampogna
 zemarre [tse-màr-re]

diverse

[dsi-màr-ra]    zimarra

 [?] zagajje non ha lo stesso significato del termine italiano zagaglia.

* Attualmente è subentrata nelle parole zambogne, zambegnare, ecc. anche la pronuncia della z aspra

La z nelle parole che finiscono in -zejône [-ziône] è pronunciata aspra come in italiano. 

Lo stesso vale per la doppia z. Es.: tazze, pazze, palazze, terrazze, ecc... (tazza, pazzo, palazzo, terrazzo, ecc...) 

Le parole che finiscono in -enza, -inza, -anza, unza hanno la z dolce. Ci sono comunque ancora alcune considerazioni specifiche da fare per i gruppi nz e lz:

-------- TRASCIZIONE FONETICA  --------

SANMARTINESE

 

ITALIANO

 

 parole  z sempre dolce [ds

confronto  

 z dolce [ds]

z aspra [ts

 parole
 
 canzône  [kan-dsô-ne] diverse

 [kan-tsô-ne]

 canzone
 crejanze  [kre-jàn-dse] diverse

 [kre-àn-tsa]

 creanza
 danze  [dàn-dse] diverse  [dàn-tsa]  danza
 lagnanze  [la-gnàn-dse] diverse  [la-gnàn-tsa]  lagnanza
 manze  [màn-dse] uguali

 [màn-dso]

 manzo
 panze  [pàn-dse] diverse  [pàn-tsa]  panza
 pejetànze  [p(e)jé-tàn-dse] diverse  [pje-tàn-tsa]  pietanza
 pranze  [pràn-dse] uguali

 [pràn-dso]

 pranzo
 Questanze  [que-stàn-dse] diverse  [ko-stàn-tso]  Costanzo
 romanze  [ro-màn-dse] uguali

 [ro-màn-dso]

 romanzo
 senze  [sèn-dse] diverse

 [sèn-tsa]

 senza
 stanze  [stàn-dse] diverse

 [stàn-tsa]

 stanza
 stronze  [strón-dse] diverse

 [strón-tso]

 stronzo
 zonze  [dsón-dse] uguali  [dsón-dso]

 zonzo

      

 Il rafforzamento del digramma sc può essere indicato col segno dell'apostrofo, onde evitare la confusione fra termini omografi (ma non omofoni).

  sciocche (cavolo oppure 3ª pers. del v. impers. sceqquà
'sciocche (sciocco) - ['sc indica la sc doppia]

casce (cacio)
ca'sce (cassa) - ['sc indica la sc doppia]

Il digramma gn (già di per sé rafforzato) non ha bisogno d'essere apostrofato. [non mi sono mai capitati, del resto, nello specifico casi di omografia]

Il rafforzamento del digramma qu, può essere indicato col segno dell'apostrofo o, meglio, col raddoppiamento consonantico della q [qq].

 

ECCEZIONI 
NELL'USO DELLA T E D  

A volte al posto della t troviamo la d e viceversa. 

SANMARTINESE

ITALIANO     LATINO

  arcaico 

  attuale 
 
pre(g)adoreje     pre(g)atoreje    purgatorio    purgatoriu(m)
patre padre padre patre(m)


ECCEZIONI 
NELL'USO DELLA C E G  

A volte troviamo la c al posto della g

SANMARTINESE

ITALIANO     LATINO

  arcaico 

  attuale 
 
fecatazze     fegatazze    deriv. da fegato  dal lat. ficatu(m)
frecà fregà fregare fricare
specà spegà spigare spicare

 

 Possiamo ancora una volta constatare, da queste eccezioni appena menzionate, come il dialetto sia più conservativo dell'antica morfologia latina rispetto all'italiano.

 

FON. 1ª FON. 2ª FON. 3ª FON 4ª FON 5ª FON 6ª   FON 7ª FON 8ª

 

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