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Notizie dal mondo

 

PROCESSIONARIA DEL PINO:

attenzione ai nidi

Si avvicina la primavera e, con essa, torna il pericolo "processionaria del pino". Le infestazioni dell'

insetto sono adesso facilmente riconoscibili grazie alla presenza dei nidi larvali sulle chiome degli

alberi.

Se nel tuo giardino ci sono piante ospiti di questo parassita (pini e cedri) controlla con attenzione

soprattutto i rami più alti ed esterni: è in questi punti, più esposti ai raggi del sole, che si concentra il

massimo numero di nidi di processionaria.

Visti da fuori sembrano grossi bozzoli cotonosi ma, al loro

interno, racchiudono centinaia di larve ormai prossime alla

maturità, provviste di peli altamente urticanti per l'uomo e

 

 

 

 

gli animali domestici.

E’ questo il momento per intervenire. A fine inverno, prima

che le larve abbandonino il nido che le ha protette durante la

stagione fredda e si disperdano nell’ambiente rendendo più

difficile la lotta, raccogli e distruggi i nidi. Se sono facilmente

raggiungibili e ben chiusi (il che si verifica solo se la stagione è

ancora fredda) puoi tagliarli e bruciarli, facendo molta

attenzione perché le larve sono urticanti. Per questa operazione usa le dovute precauzioni: proteggiti

con maschera, occhiali e guanti!

 

Che cos'è la Processionaria E’ un insetto lepidottero

(Traumatocampa pityocampa) che causa disseccamenti e

defogliazioni anche di forte entità a carico dei pini. Predilige il

pino nero (Pinus nigra), ma può infestare anche il pino silvestre

(Pinus silvestris), il pino marittimo (Pinus pinaster) e varie

specie di cedro.

Gli adulti sono presenti tra la fine di giugno e l'inizio di

settembre, con un picco di sfarfallamento nel mese di luglio, a

seconda delle condizioni climatiche. Dopo l’accoppiamento, le

femmine depongono le uova sulla chioma degli alberi, formando

caratteristici manicotti attorno ad una coppia di aghi.

Che danni provoca Le larve di processionaria si nutrono degli aghi, scheletrizzandoli. Le piante colpite

vanno maggiormente soggette ad ulteriori attacchi di parassiti.

Le larve neonate si possono trovare già a fine luglio alle quote più elevate, mentre nelle aree di pianura

e di media collina si osservano di solito a partire da fine agosto; nelle pinete costiere non compaiono in

genere prima di settembre.

Nel corso dell'autunno le larve formano nidi sericei in genere all’estremità dei rami più soleggiati

dentro i quali si riparano nei mesi invernali. Dall'inizio di marzo alla fine di aprile, a seconda delle

condizioni climatiche, le larve abbandonano le piante e si dirigono in processione verso un luogo adatto

in cui interrarsi e trasformarsi prima in crisalide e poi in adulto.

I peli urticanti presenti sul corpo delle larve le rendono particolarmente pericolose per le persone e gli

animali domestici, soprattutto nella fase di fuoriuscita dai nidi invernali. Il contatto diretto con le

larve o la dispersione dei peli nell'ambiente può causare reazioni epidermiche e reazioni

allergiche.

Cosa fare per contenere le infestazioni Prima di tutto va evitata la messa a dimora di conifere del

genere Pinus (in particolare di Pinus nigra) ad un'altitudine inferiore ai 500 metri s.l.m.

Se ci troviamo in presenza di infestazioni, interveniamo nei momenti e nei modi più opportuni:

In inverno (indicativamente tra dicembre e l'inizio di febbraio) vanno tagliati e bruciati i nidi larvali

con particolare cautela, per evitare di venire a contatto con i peli urticanti delle larve.

A fine estate (indicativamente, per le zone di pianura a partire dalla seconda metà di settembre) è

bene effettuare 1 – 2 trattamenti alla chioma con preparati microbiologici a base di Bacillus

thringiensis var. kurstaki. Dosi di 100-150 grammi di

prodotto diluiti in 100 litri di acqua forniscono

 

 

 ottimi  risultati nei confronti delle larve di prima e seconda

età. Dosi superiori (fino a 300-350 g/hl di acqua) sono

indispensabili nel caso di trattamenti su larve più

grosse. Gli interventi vanno eseguiti nelle ore serali e in

assenza di vento, avendo cura di bagnare la chioma in

maniera uniforme.

Mezzi complementari di lotta sono inoltre costituiti

dalle trappole a feromoni sessuali per la cattura dei

maschi adulti.

In parchi e giardini pubblici si consigliano 6-8

trappole/ettaro, distanti tra loro 40-50 metri, fissate

ai rami in posizione medio-alta e sul lato sud-ovest delle piante; nelle pinete vanno collocate ogni 100

metri lungo il perimetro e le strade di accesso. L'installazione deve precedere di poco lo sfarfallamento

degli adulti quindi, a seconda delle condizioni ambientali, va effettuata a partire dalla metà di giugno.

Gli interventi messi in atto contro la processionaria non possono evitare il ripresentarsi in futuro

di nuove infestazioni, ma devono perseguire l'obiettivo di contenere per quanto possibile la

diffusione del parassita e, di conseguenza, l'azione dannosa.

Il controllo della processionaria del pino è regolamentato da un decreto di lotta obbligatoria (DM

17 aprile 1998).  

 

Attenti ai peli volanti della processionaria: prude, brucia, gonfia la pelle colpita dal bruco brutto e cattivo

 

Prof. Arsenio Corrado Negrini, Primario Emerito di Allergologia, Genova *

Il bel verde del bosco e del sottobosco può nascondere alcune insidie per l’uomo, alcune ben note alte meno e rappresentate da insetti, ragni, ragnetti che per contatto diretto o per puntura possono provocare reazioni di varia entità al soggetto vittima spesso inconsapevole di un cosiddetto incontro ravvicinato con essi. E’ il caso di chi si trova a percorrere un bel bosco di conifere, di pini, e che venga a contatto volontario o accidentale con la Processionaria, un bruco del pino (molto suggestivo il termine anglosassone di “carterpillar”), o con i suoi peli chitinosi ed urticanti, o con i suoi nidi cotonosi distribuiti sui rami di questi alberi. E se la pericolosità di queste larve (bruchi), si manifesta quando vengono toccate, molestate, schiacciate, per i nidi arborei il rischio è la rimozione spesso incauta o per motivi professionali nel caso dei silvicoltori. Non va trascurata l’insidia presente anche nelle abitazioni con larve che possono strisciare negli abiti o negli effetti letterecci, ma ulteriore rischio proviene anche da bruchi morti o da frammenti di piante infestate.
Responsabili delle lesioni sono i peli del corpo e i numerossimi microscopici peli uncinati e urticanti, lanciati e dispersi in aria da quelle particolari aree del copro del bruco dette “specchi urticanti” quando l’animale è molestato, e che possono essere rilevati nell’atmosfera circostante utilizzando le apparecchiature e le tecniche designate per il censimento dei microrganismi, dei pollini e delle spore fungine aerodiffusi. Le lesioni possono essere provocate a livello cutaneo sia dalla penetrazione dei peli nella pelle, determinando una vera reazione da corpo estraneo, sia dall’azione del veleno urticante; ma possono interessare, più raramente, altri distretti con patologie diverse, se inalati o ingeriti.
Ma è la dermatite (nota con il nome di erucismo) la forma più frequente che sarà a tipo orticaria papulosa, di solito per pochi peli trasportati dal vento; a tipo orticaria con chiazze vescicolo-bollose per azione dei peli portati dalle mani a contatto con varie zone cutanee; come una chiazza pomfoide con vescicole e bolle, di solito quando è il nido staccatosi da un ramo a colpire la cute. Quindi un insieme di fenomeni sia per la penetrazione dei peli nella cute sia per l’effetto tossico-urticante del veleno; responsabile di questa azione tossica recentemente è stata identificata in una sostanza proteica, la taumetopoeina, che agisce liberando alcuni mediatori chimici analoghi a quelli che intervengono nelle reazioni allergiche, a cui vanno imputati l’arrossamento, l’edema, il prurito ed il bruciore cutanei, che possono essere ad insorgenza rapida oppure tardiva, dopo alcune ore o qualche giorno, e che complessivamente si risolvono nel giro di alcuni giorni.
Possono, in casi più rari, verificarsi ancora manifestazioni tipo congiuntivite, rinite, asma, malessere, febbricola o, eccezionali, reazioni anafilattiche severe. Merita ricordare che oltre l’uomo possono essere colpiti da lesioni diverse anche gli animali, particolarmente severe nel acne ove a fianco delle lesioni cutanee, gravi reazioni si manifestano per ingestione od inalazione delle larve o dei peli alla lingua o alle mucose delle vie aeree digestive.
In questi ultimi anni sono stati riscontrati e segnalati in letteratura alcuni casi di reazioni strettamente allergiche per una intervenuta sensibilizzazione ad alcune componenti del veleno della processionaria in soggetti, solitamente lavoratori delle foreste, con precedenti reazioni sospette per un presunto contatto con il veleno. In questi casi le lesioni dermatologiche sono a comparsa più rapida, nel giro di poche decine di minuti, di tipo ortocarioide e che, diffuse oltre che nel punto di contatto anche nelle zone di cute coperta, si accompagnano più frequentemente a manifestazioni extra cutanee come rinite, asma, anafilassi. La durata dell’orticaria in questi casi è abbreviata di circa un terzo rispetto a quella tossica. Ovviamente la conferma della partecipazione allergica – sovrapposta a quella tossica – verrà dall’esito positivo dei test cutanei eseguiti con estratto del corpo intero del bruco preso nella fase del suo sviluppo (la quinta) in cui è maggiormente urticante.
La terapia vede l’applicazione di un cubetto di ghiaccio, di impacchi freddi con soluzione diluita di ipoclorito di sodio ma in particolare con l’applicazione locale di creme a base di sostanze antistamniche e/o cortisoniche. Tali farmaci per uso orale saranno utilmente impiegati per le forme più impegnative (ed ovviamente di elezione per le forme ad eziologia allergica) e se del caso saranno utilizzati anche per via generale, in fiale. 

 

 

 

 

 
 
 
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Aggiornato il: 21-06-08.
 
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