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Calabria: Sindacati, pericolo di disgregazione Afor
11 Maggio 2012 - 18:01
- Catanzaro, 11 mag - I Sindacati Cgil - Cisl -
Uil e Fai - Flai- Uila della Calabria hanno tenuto stamattina, a sei
mesi di distanza dalla precedente, l'ennesima audizione presso la II*
Commissione del Consiglio Regionale, sulle ipotesi di riforma della
AFOR (Azienda Foreste Regionale).
Nell' intervento unitario, con grande senso di responsabilita'-
informa un comunicato - ma con grande determinazione, e' stato
rappresentato al Presidente della commissione ed ai consiglieri
presenti il profondo disagio, i pericoli di disgregazione, la tenuta
sociale di un settore da tempo oggetto di riflessioni e volonta' di
riforma ma da altrettanto tempo lasciato colpevolmente, dalla Giunta
Regionale, allo sbando gestionale e senza prospettive di rilancio
operativo ed organizzativo. Questi temi sono stati la base dello
straordinario sciopero generale, indetto unitariamente, che il 27
Aprile scorso ha portato oltre 5 mila lavoratori idraulici-forestali a
Catanzaro, ed al quale a tutt'oggi il Presidente Scopelliti e
l'assessore al ramo non hanno inteso dare riscontro.
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LETTERE AL ‘QUOTIDIANO’
2009
Egregio
direttore, sono un operaio forestale della provincia di Cosenza e vorrei
partecipare alla discussione nata dall' articolo di Adriano Mollo sul
'pozzo senza fondo' di cui sarebbero protagonisti i 'forestali',
sperando anche che si continui a parlare su questo tema, e magari così
schiarirci tutti bene le idee, noi 10 mila operai idraulico forestali,
giornalisti come l'autore e anche tutti quei cittadini che continuano a
credere ciecamente al 'luogo comune' in questione : i forestali sono
assistiti statali. Per prima cosa sono inorridito dal fatto che ci sia
qualcuno che 'urli' contro gli operai in genere e il signor Mollo
dovrebbe essere consapevole che anche lui è un assistito dallo stato
lavorando per un giornale che come tutti riceve enormi sussidi.
Lei
deve sapere che noi operai forestali siamo i primi a lottare
giornalmente contro i nostri stessi dirigenti e sindacalisti affinchè l' Afor diventi realmente produttiva e che ci sia
riconosciuta una dignità che non abbiamo mai avuto. Lei pensi che
mentre la provincia di Cosenza e tutta la Calabria affonda, gli operai
sono in cassa integrazione, mentre continuano a chiedere di voler
lavorare e questo sta succedendo ogni giorno; ora hanno interessato la
protezione civile e l'esercito e i vigili del fuoco ma mi spieghi,
costano di meno? I 'forestali' in cassa integrazione e la protezione
civile, esercito etc... non costano di più, non è una doppia spesa? La
colpa è dei 'forestali'?
Ci
svegliamo la mattina alle 6,00 e torniamo a casa alle 16,00 come poche
categorie ormai fanno, usando ancora attrezzi manuali in un epoca
così altamente tecnologizzata, non riceviamo i dispositivi
antinfortunio da 3 anni e come ha ricordato un collega della Provincia
di Reggio Calabria abbiamo un reddito annuo di 15 mila euro ( comprese
le indennità di chilometraggio, mensa e attrezzi), ma lei si rende
conto?
Non
sono 'i forestali che costano 300 milioni l'anno ma è l'assessorato al
ramo che spende quella cifra per il comparto, ma anche noi stessi
dipendenti ci chiediamo dove vanno tutti questi soldi e perchè il Mollo
non va a chiederlo all'assessore invece di denigrare intenzionalmente e
pregiudizialmente 'i forestali'?
Conosco
molto bene quasi tutte le zone dove operano i 'forestali' della
provincia di Cosenza e così sono sicuro delle altre province: di tutti
quei boschi e quelle meravigliose montagne che ci offrono salute,
benessere, turismo e lavoro, posso illuminarla sul fatto che ogni
singolo abete, pino, castagno, acero, cerro che lei vede è stato
piantato e mantenuto dagli operai forestali che dagli anni 50' lavorano
per l'ambiente, per non parlare delle opere di idraulica fluviale
effettuata in quasi tutti i più sperduti posti della nostra Sila,
Aspromonte e Pollino. Forse il sig. Mollo è troppo preso al pc con i
numeri e gli schemi per rendersi conto di tutto ciò ma una cosa è
certa e cioè che tutti vorremmo che non ci siano sprechi ne assistiti,
un' Afor efficiente e un ambiente protetto, ma questo deve essere un
obiettivo da raggiungere e non da distruggere!
Cordiali
saluti, Mario CS
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Chiediamo
di sapere dove sono finite e con
quale finalità sono state utilizzate le risorse che lo stato
ha inviato a partire dai 30000 operai forestali del 2003
scendendo di anno in anno ai circa 10000 del 2008? come mai le
risorse non sono mai sufficienti al pagamento dei salari ogni
anno e si vocifera la CIG per i lavoratori.La
Segreteria della Fenalf-Cub invita a un confronto diretto e
alla luce del sole i dirigenti dell'Assessorato e
dell'Afor
per dare la possibilità ai forestali, all'opinione pubblica
calabrese e Nazionale di venire a conoscenza del
sistema di rapina attuato da questo gruppo dirigente che
gestisce le risorse del settore Forestale Calabrese.Dovete
Dire ai Calabresi cosa avete fatto in questi 5 anni di attività
politica,quali problemi avete risolto per i forestali?Quanti
progetti di forestazione produttiva avete approvato e
finanziato? Lo
scandalo e lo sperpero di denaro Afor che ha
portato all'affitto dei 600 pulmini è evidente agli occhi di
tutti, di cui più un centinaio di questi pulmini sono fermi e messi in fila senza alcun utilizzo dal I°
giorno nel Piazzale Afor di Bovalino;purtoppo di questo
scandalo Regionale i mass-media nazionali non danno alcuna
notizia informazione alla opinione pubblica di quello che
avviene in Calabria;.Non
sarà consentito a nessuno mettere per 3 mesi gli operai
forestali in Cassa Integrazione neanche alla Giunta Loiero.Ci deve spiegare lei Presidente, dove sono finite le risorse
finanziarie di Ottobre Novembre Dicembre e 13.ma del 2009 per
pagare gli stipendi ai lavoratori. Alla Cassa Integrazione Caro Presidente concordata con l'INPS
a zero ore, risponderemo come Segreteria Regionale della
Fenalf-Cub con lo sciopero Generale dei Forestali Calabresi
contro la sua Giunta e contro lo sperpero di denaro pubblico
che la ha fortemente caratterizzato le sue iniziative in
questi anni,con
l'auspicio di mandare lei e la sua Giunta in Cassa
Integrazione a tempo indeterminato,affinché non possa
più tornare al posto di prima per i danni irreversibili
da lei creati.
Su questi problemi ci torneremo presto per
informare e (non disinformare come fanno alcuni organi di
stampa)i Calabresi del piano attuativo Forestazione 2009
approvato dall'Assessorato e dalla Giunta e del sistema di
rapina attuato nei confronti dei forestali..
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Il
grido del Papa per il lavoro
«Sia
espressione di dignità». Il precariato endemico «rischia di gettare
l’uomo nel degrado»
L’enciclica
sociale Richiamo
ai governanti per la gestione della crisi e parole
dure per i sindacati
08/07/2009
CITTA'
DEL VATICANO – No al precariato che,
ormai
endemico, ostacola i normali percorsi di vita,
no
alla delocalizzazione che porta allo sfruttamento, no
all’abbassamento delle tutele di fronte ad un sindacato indebolito. È
un
richiamo
ai diritti di ogni lavoratore, senza eccezione per quelli
immigrati,
quello che Benedetto XVI lancia nell’Enciclica “Caritas
in
Veritate”, un’enciclica sociale che
invoca
per ogni uomo ed ogni donna un lavoro «decente
»,
in grado di garantire la dignità e
il
rispetto della persona umana. Decenza, spiega il Papa,
«significa
un lavoro che, in ogni società, sia l’espres -
sione
della dignità: un lavoro scelto liberamente, che associ
efficacemente
i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità;
un
lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori
di
essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione;
un
lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di
scolarizzare
i figli, senza che questi siano costretti essi
stessi
a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di
organizzarsi
liberamente e di far sentire la loro voce;
un
lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare
le
proprie radici a livello personale, familiare e spirituale;
un
lavoro che assicuri ai lavoratori
giunti
alla pensione una condizione dignitosa». E
che
consenta a ciascuno di trovare quel minimo di stabilità necessaria
allo
sviluppo naturale della vita nelle sue varie fasi, dalla giovinezza alla
maturità.
Se
la mobilità, «è stata un fenomeno importante, non privo di
aspetti
positivi», riconosce il Papa, la sua trasformazione in precariato
«endemico»
rischia di gettare la persona in un deleterio
«degrado
umano». «Quando l’incertezza circa le condizioni di lavoro,
in
conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione,
diviene
endemica, si creano forme di instabilità psicologica,
di
difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell’esistenza,
compreso
anche quello verso il matrimonio. Conseguenza di ciò
–
avverte – è il formarsi di situazioni di degrado umano, oltre che
di
spreco sociale». Il Papa richiama quindi i governi a porre le persone
al
centro della loro attenzione, soprattutto con la crisi economica.
«Rispetto
a quanto accadeva nella società industriale del
passato,
oggi la disoccupazione provoca aspetti nuovi di irrilevanza
economica
e l’attuale crisi può solo peggiorare tale situazione.
L’estromissione
dal lavoro per lungo tempo, oppure la dipendenza
prolungata
dall’assistenza pubblica o privata, minano la libertà
e
la creatività della persona e i suoi rapporti familiari e sociali
con
forti sofferenze sul piano psicologico
e
spirituale. Desidererei ricordare a tutti, soprattutto ai
governanti
– esorta il pontefice - che il primo capitale da salvaguardare
e
valorizzare è l'uomo». Ma non è solo a capi di Stato e di
governo
che il Papa si rivolge. Nel suo lungo excursus, Benedetto
XVI
non trascura il ruolo dei
sindacati, di cui riscontra un «indebolimento
»,
e
a cui viene invece richiesto un nuovo sforzo di riconoscimento
e
tutela dei più deboli. «Il contesto globale in cui si
svolge
il
lavoro – afferma il Pontefice – richiede anche che le organizzazioni
sindacali
nazionali, prevalentemente chiuse nella difesa degli
interessi
dei propri iscritti, volgano lo sguardo anche verso i
non
iscritti e, in particolare, verso i lavoratori dei Paesi in via di
sviluppo,
dove
i diritti sociali vengono spesso violati». Papa
Ratzinger
ribadisce
quindi la necessità di separare il ruolo del sindacato
dalla
politica per far sì che le organizzazioni sindacali possano
concentrarsi
sui
«lavoratori sfruttati e non rappresentati, la cui amara
condizione
risulta spesso ignorata dall’occhio distratto della società".
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Le linee guide di politica forestale a spessore nazionale ed europeo
danno una valenza sempre più incisiva alle risorse forestali come
volano di sviluppo, di salvaguardia e tutela delle aree rurali e
naturali.
La forestazione si incunea in una strategia di valorizzazione delle
risorse ambientali attraverso l'uso responsabile del territorio, quindi
consentirà il raggiungimento di obbiettivi occupazionali, innescando un
processo di crescita sociale ed economico.
l'assetto geomorfologico del territorio regionale è tale da richiedere
una costante e capillare azione da contrastare il dissesto idrogeologico
attraverso la realizzazione e la manutenzione delle opere di
regimazione,
la gestione e l'uso eco-sostenibile del territorio.
Il bosco costituisce una preziosa risorsa di riequilibrio ambientale e
un fattore importante di sviluppo economico-sociale.
Gli scarsi risultati sinora ottenuti dalle politiche settoriali
impongono la necessità di superare la logica di interventi sporadici e
disarticolati, dimostratisi incapaci di promuovere un reale sviluppo.
E' anzitutto necessaria una reale rivalutazione, anche culturale, delle
molteplici funzioni del bosco(protettiva,produttiva,ricreativa) e degli
aspetti sociali ed economici legati alle attività forestali ed
idraulico-agrarie in grado di collocarle nel quadro delle politiche
economiche e produttive.
Salvaguardia del territorio e dell'ambiente, uso plurimo e produttivo
del patrimonio boschivo, stabilità dell'occupazione e valorizzazione
della professionalità degli addetti devono rappresentare gli obbiettivi
fondamentali di una nuova politica forestale, che deve adottare la
programmazione degli interventi e l'attività di tutte le sinergie
possibili come vincoli determinanti per la produttività sociale ed
economica del settore.
Gli operai forestali che operano prevalentemente in zone montane, anche
se non concorrenziali sul piano numerico, sono fondamentali sul piano
dell'equilibrio territoriale perchè contribuiscono a custodire vaste
zone che assicurano un ruolo vitale per la sicurezza delle città e
delle campagne di pianura attraverso i complessi sistemi idrogeologici
ed ecologici del nostro Paese.
Fondamentale,quindi,è l'impiego di tale maestranze nella sistemazione
della difesa del suolo, come l'attività di prevenzione e presidio
territoriale.
Il
ripristino delle condizioni di agibilità del territorio montano in
dipendenza di particolari eventi meteorici od altre calamità naturali.
E' in atto un sostanziale ripensamento di natura organizzazitiva che
rivaluti i lavoratori al fine di favorire il controllo ed il
mantenimento degli equilibri idrogeologici del territorio nella sua
componente più fragile e delicata:quella montana,appunto.
In questo contesto non si può prescindere dall'esame delle politiche di
settore, sia comunitarie che nazionali.
Il regolamento UE 1698/2005 del 20/09/2005 che determina i
lineamenti operativi e le risorse finanziarie per il periodo 2007/2018 - prevede il sostegno a metodi di gestione del territorio incoraggiando
i detentori di aree forestali ad adottare criteri di utilizzazione del
suolo compatibili con le esigenze di salvaguardia dell'ambiente
naturale, del paesaggio e di protezione delle risorse naturali.
In questa ottica le foreste offrono molteplici vantaggi che vanno dalla
fornitura di materie prime (legname) rinnovabili ed eco-compatibili alla
conservazione della biodiversità, al ciclo globale del
carbonio,all'equilibrio idrogeologico, alla difesa dell'erosione oltre a
rendere un servizio sociale e ricreativo alla popolazione urbana.
In questa prospettiva, i selvicoltori e detentori di aree boschive non
appaiono solo come prodotto di beni materiali fondamentali, ma come
custodi del territorio,nella sua identità fisica e nel suo spessore
culturale, ed il territorio non può sopravvivere alle sue funzioni di
utilità senza chi lo lavora.
E' una consapevolezza che fa vedere le cose in termini di efficacia e
interdipendenza.
L'aggancio della selvicoltura al più ampio comparto ambientale e il suo
inserimento a pieno titolo nella politica di sviluppo rurale, presuppone
che al piano strategico comunitario messo in atto con il nuovo
regolamento 1698/2005, si affianchi il piano strategico nazionale, così
come previsto dall'art.11 del detto regolamento, con il coinvolgimento
degli enti territoriali pubblici (Regioni,Province,Comunità Montane,
Comuni) e delle parti economico-sociali con impiego di mezzi finanziari
in un contesto di parternariato.
La politica europea è infatti rivolta al raggiungimento di
determinati obbiettivi quali:
-
l'importanza
del settore forestale quale elemento strategico per lo sviluppo
rurale;
-
la
tutela dell'ambiente attraverso la messa in opera di interventi di
forestazione;
-
il
ruolo socio economico della foresta;
-
l'impegno
dell'Unione Europea in ambito internazionale per contrastare il
degrado forestale;
-
l'importanza
dell'utilizzo delle biomasse forestali, non solo a fini
energetici, per il controllo dell'inquinamento da anidride
carbonica;
-
l'incentivazione
all'utilizzo dei prodotti legnosi ad alla loro certificazione ed
il sostegno alla competitività dell'industrie operanti del
settore del legno.
Anche il D.L. 227/2001, riconoscendo le fondamentali necessità di
legare la politica forestale da attuarsi in ambiti nazionali agli
impegni sottoscritti a livello internazionale e riconducibili al
principio della gestione forestale sostenibile, individua delle linee
guida che hanno per riferimento i seguenti obbiettivi:
-
tutela
dell'ambiente
-
rafforzamento
delle competitività delle filiere foresta-legno
-
miglioramento
delle condizioni socio-economiche degli addetti
-
rafforzamento
della ricerca scientifica
In questo quadro, la programmazione regionale in materia di forestazione
assume un valore di assoluta rilevanza anche ai fini degli obbiettivi di
qualificazione e tutela ambientale perseguiti dalla riforma della
Politica agricola comunitaria, in particolare per quanto riguarda il
cosiddetto "il Pilastro".
Inoltre, anche le carenze della politica forestale nazionale potranno
essere finalmente superate, attraverso la piena attuazione della legge
sulla montagna e dalla rivisitazione di un piano forestale nazionale
oltretutto da tempo disatteso, capace invece di divenire uno strumento
multifunzionale in grado di valorizzare gli aspetti culturali-economici
e paesaggistici del patrimonio forestale.
In questo contesto, le attività di rimboschimento dovranno orientarsi
all'insediamento di pregiate essenze forestali sfruttabili
industrialmente e alla riconversione del bosco ceduo per incrementare
l'utilizzo da parte dell'industria cartaria e l'utilizzo delle biomasse
al fine di incrementare le fonti energetiche alternative.
Il nostro Paese ha estremo bisogno di un aumento
della superficie boscata e di un piano ben coordinato tra Stato
Regioni per nuovi rimboschimenti, che potrebbero assicurare oltre al
consolidamento degli attuali livelli occupazionali, anche un ulteriore
incremento degli stessi.



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