CAPORETTO 1917          (seconda parte)                            

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E' meglio vivere un giorno da leoni che cent'anni da pecoraNelle immediate circostanze di Caporetto venne ricostituita la 47a divisione con personale già in servizio e incarico che passo agli ordini del Magg. Gen. Giuseppe Boriani (la componevano la Ia brigata (6-12° Bersaglieri) del Col. Brigadiere Leoncini Adolfo, la Va (4-21° Bersaglieri) gia del Col. Brigadiere Giuseppe Boriani e la Brigata Elba 261° e 262° Fanteria (Col Brig Spiller  Gaetano http://www.lagrandeguerra.info/articoli.php?i=34  Monte Kum e la difesa della brigata Elba ) che ripiegherà sul Torre decimata e verrà sciolta il 20/11 assieme alla Divisione Speciale. L'Elba  (47a div.) con la 23a faceva parte del XIV C.d.a.

La Va Brigata che intanto ha perso il 21° si è sciolta  il 7/11 cedendo il 4° reggimento alla Ia.

La 47a/2 sarà anche chiamata  Div. Speciale Bersaglieri Boriani dipendeva dal XIV cda in origine  ma passò via via che la tragedia si compiva al XXVIII C.d.A poi al XXIV.

La IVa brigata bersaglieri (14-20°) dipendeva invece dal IV cda (ma non tutti concordano) insieme ai reggimenti bersaglieri 2° e 9°.

Con la IIIa armata il 3° Rgt..

Sugli altopiani il , in Cadore l'8° e la II brigata (Coralli 7° e 11° rgt) proiettata verso la Carnia dal Cadore. In Carnia col XII Cda autonomo in quel momento il 15° bersaglieri in Val Dogna e il 16° e 19° reggimento nella Carnia occidentale.

Il Generale Capello, stante sua indisponibilità e risultati, venne destituito e sostituito da Montuori che era persona molto limitata. I fatti raccontati da Rommel in altra sezione vengono in parte ridimensionati in "Piume al vento" (pagg.164-166) pur non trascurandone il pericolo e la gravità. La IV Brigata, pur fra notevoli perdite, si era ritirata combattendo a 360 gradi. La divisione speciale Boriani, ex 47a, la mattina del 25 ottobre era ancora padrona del Globocak dove aveva rinvenuto 18 nostri cannoni intatti. Alle 18,30 del 27 ottobre, a situazione ormai compromessa, viene emanato l'ordine di ritirata sulla prima linea di arresto il Tagliamento: La divisione Boriani costituirà retroguardia del II Cda portando i resti dei reggimenti oltre il Piave.

E riferibile a queste date l'organizzazione della difesa del Matajur che costituiva una delle cime della 3a linea affidata alla IV brigata cosi da una relazione del Cai Cividale Natisone.
Per la difesa del Matajur era stata destinata dal Comando Supremo Italiano la Brigata di Fanteria “Salerno” del generale Zoppi. La Brigata era partita da Bassano il 22 ottobre 1917 ed era giunta a Savogna in autocarro la sera del 23 da dove, a causa di ingorghi stradali, il reparto doveva proseguire a piedi per raggiungere marciando per un’intera giornata il paese di Luico (Livek). Da questa località, senza riposare, l’unità incominciava a salire il monte la cui cresta venne raggiunta dai primi reparti all’alba del giorno 24 e dagli ultimi soltanto alla sera.
Il Matajur era però privo di trincee, reticolati e di qualsiasi altra opera di difesa. L’unica opera militare risultava essere la strada, tra l’altro incompiuta, che saliva da Luico. Appare quindi subito evidente che le condizioni in cui la Brigata “Salerno” avrebbe dovuto difendere il monte non erano certo le migliori. Inoltre va ricordato che i comandanti dei reparti facenti parte della brigata, proveniente da altro teatro operativo, non erano pratici della zona in ci si accingevano a combattere: ciò fece si che lo schieramento dei reparti fosse completato solamente nella mattinata del 25. I reparti, erano così posizionati: 90° Reggimento sulla cresta; 89° Reggimento a mezza costa a quota 700 circa però completamente isolati essendo privi di collegamento con altri settori di difesa sia desta che a sinistra. Questo comportò che, quando la Brigata Bersaglieri, la quale difendeva il passo di Luico, cedette alle preponderanti forze della 12a Divisione Slesiana e dell’Alpenkorps Bavarese con in avanguardia il Distaccamento del Wurttemberg del Tenente Rommel, anche le sorti della Brigata “Salerno” fossero ormai segnate. La manovra d’attacco tedesca per la conquista del Matajur si sviluppò frontalmente da parte dell’Alpenkorps che penetrò fra le due linee difensive in cui la brigata era schierata, mentre i reparti della 12a Divisione Salesiana con una manovra aggirante da nord, salivano dalle valli del Natisone, giungendo alle spalle della linea di difesa principale tenuta sulla cima dal 90° Reggimento.
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difendere i Ponti di Pinzano e Cornino, questo l'ordine al Corpo d'Armata Speciale del Gen. Di Giorgio.Il Gen. Ceccherini comandante la III brigata Bersaglieri

Da Fond. Whitaker estratto Biografia Gen. Antonino Di Giorgio (m.1932) in carneade la biografia completa  

In quell'ora critica al Quartier Generale più d'un ufficiale risulta si sia rammentato del brillante comandante e lo abbia ricordato al Capo di S.M. Infatti Cadorna dispose tempestivamente, sin dal mattino del 26 ottobre, la creazione di una nuova grande unità d'emergenza, un corpo d'armata di formazione, per arginare l'avanzata e coprire la ritirata delle truppe dall'Isonzo. La decisione d'affidare il Corpo d'Armata Speciale (C.A.S.) al generale Di Giorgio era un attestato di fiducia ma anche un incarico estremamente difficile da assolvere. Si trattava di coprire (di difendere) i ponti del Tagliamento, cioè un arco del fronte di 30 chilometri circa, sull'ala sinistra della 2^ Armata (quella sfondata dal nemico ), con reparti raccolti nelle retrovie o in riserva. Questo eterogeneo raggruppamento dall'inizio alla fine, 13 giorni in tutto, contò su una forza attiva media di poco più di 8.000 uomini. Il C.A.S. fece quanto era in suo potere, attestandosi sul lunghissimo fronte assegnato, dal ponte di Trasaghis a quello di Dignano, passando per Cornino e Pinzano, improvvisando posizioni che non ebbe il tempo di consolidare, mantenendo piccoli capisaldi, con i quali cercò di coprire con elasticità le linee difensive. Al ponte di Pinzano accadde la dolorosa perdita dell'esigua e valorosa Brigata Bologna, sacrificata da una tragica serie di ordini e contrordini dei comandi superiori che si sforzavano di coordinare i movimenti della ritirata e contro i quali Di Giorgio protestò invano. Lentamente e tenendo il contatto con le avanguardie nemiche il CAS saltò dal TAGLIAMENTO al Meduna, dal Meduna al Livenza e dopo dal Monticano al Piave. Gen. Di Giorgio L'irrompere delle numerose ed ancora agguerrite divisioni nemiche, che in quella particolare fase intermedia non era ancora possibile arrestare, fu contenuto ed il minuscolo corpo speciale di Di Giorgio diede al nemico la sensazione di avere dinnanzi a sé forze ben più numerose e potenti. Gli austro-tedeschi dovettero, quindi, procedere con cautela, perdendo lo slancio iniziale e cominciando sia a logorarsi che a subire le prime perdite consistenti, oltre al distacco logistico. Il C.A.S. si scioglieva la mattina del 9, dietro ordine diramato dall'alto comando, quando i reparti attraversavano il Piave armati ed inquadrati. L'indomani, mentre il C.A.S. riversava i suoi uomini nelle nuove divisioni, Di Giorgio passava a comandare i resti del XXVII Corpo d'Armata (già del gen. Badoglio promosso a nuovo incarico).  Il C.A.S. aveva dato il meglio di sé e neppure una più robusta unità avrebbe potuto fare di meglio. Nei frangenti della ritirata, lo stesso fatto che le sue colonne in armi marciassero contro il nemico, in direzione opposta al ripiegamento, risalendo, su strade ingombre ed in mezzo a gravi disagi sia materiali che logistici, le fiumane di sbandati, di profughi e di disertori, costituì un titolo di merito particolare che si deve ascrivere a quanti fecero parte di quel Corpo. Sebbene né il Di Giorgio, né il C.A.S. abbiano poi ottenuto alcun specifico riconoscimento ufficiale di citazione al valore per la loro azione, essi furono sempre considerati quali esempio di fermezza e di ardimento dinanzi alla sconfitta, segno della volontà popolare di riscossa. Di Giorgio, che aveva emanato in quei giorni ordini di eccezionale severità nei confronti degli sbandati e dei disertori (disponendo di passare immediatamente per le armi quanti ostacolassero la resistenza), riconobbe costantemente durante l'azione il valore dei suoi soldati e, nel congedarsi da loro, li additò alla propria ed altrui ammirazione. per la divisione Boriani vedi http://digilander.libero.it/freetime1836/libri/libri9.htm Boriani

Si stavano ritirando sul fronte nord 300.000 soldati sbandati e 400.000 civili. Nel caos di quelle ore si formarono retroguardie a ogni livello, fondendo reparti diversi, con un solo obiettivo; la manovrabilità, la velocità, la potenza di fuoco e l'accorciamento della linea di comando. La retroguardia lasciava al grosso 5 ore massime di vantaggio poiché retrocedeva sempre impegnando il nemico a vista (a contatto per evitare deviazioni).  I tedeschi stessi agivano con motocarrozzette (sidecar) armate di mitragliatrici che lanciavano in avanscoperta sui centri di comando e sugli snodi di traffico o ponti. Era incredibile la loro conoscenza dei posti e della viabilità. Il 10 novembre a S. Donà di Piave, l'8° bersaglieri catturò mitragliatrici su motociclo e biciclette (forse di bersaglieri ciclisti) alle sparute avanguardie nemiche. In un successivo contrattacco il XII/8° veniva sopraffatto e alcuni bersaglieri, col Capitano Ardoino, si davano alla macchia andando a costituire la prima unità di partigiani che la storia ricordi. Blitzkrieg, questo il nuovo nome dell'azione, che anni dopo fatta in apertura dei conflitti diverrà micidiale e la cui paternità sarà attribuita a Rommel. L'arretramento della divisione bersaglieri che proteggeva la ritirata della II armata proseguiva intanto su Mortegliano. La zona raggiunta era ormai a copertura del fianco della III armata e qui a Pozzuolo del Friuli, il 29 ottobre, il combattimento venne ingaggiato in uno scontro campale. Il Genova Cavalleria e i lancieri di Novara dovevano tenere Pozzuolo, i bersaglieri Mortegliano. La mattina del 30 il 6° bersaglieri mandò 200 uomini in aiuto dei cavalieri e della Brigata Bergamo asserragliata a Carpeneto. Per tutto il giorno la lotta fu durissima. A sera la brigata di cavalleria aveva lasciato sul campo metà degli effettivi (Med. Argento). La sera del 3 novembre un primo battaglione bosniaco passava il Tagliamento. La nuova linea di resistenza (sempre mobile) ora era il fiume Livenza. Ai bersaglieri di Boriani, in retroguardia, si erano aggiunti altri gruppi, sempre formati da Bersaglieri, Cavalieri e ciclisti: Gruppi Ajroldi, Piola Caselli, Sifola e Mautino (alpini e bersaglieri) dai nomi dei loro comandanti. La IIIa brigata bersaglieri (17° e 18° reggimento Gen. Ceccherini dal 18 marzo 1917), neo costituita, che si trovava in quel momento in fase di riorganizzazione* raggiunse la zona dei combattimenti ponendosi a retroguardia della III armata. Al ponte di Madrisio sul Tagliamento la sera del 31 ottobre erano già passati 100.000 soldati. Il confronto coi civili in fuga per tenere aperte le strade e fissare le priorità era stato durissimo. La sera del 5 novembre, sotto la protezione dei gruppi  Sagramoso e Paolini, la III armata passava indenne anche il Livenza. I bersaglieri ciclisti posizionati nelle prealpi venete, per un'eventuale sfondamento da Nord, vennero messi alle dipendenze delle divisioni di cavalleria 1.2.3a. una volta raggiunto il fronte. La sera del 6 novembre i reparti che ripiegavano erano ormai in vista del Piave. La supremazia aerea italiana aveva qui protetto i ponti e dal giorno 9, oltre il Piave, non ci si ritira più.

Il bilancio della loro offensiva aveva dell’incredibile e aveva meravigliato gli stessi comandi. Questo il «bottino dichiarato»:
- 100.000 italiani uccisi, feriti o catturati (molti meno di quelli che normalmente si contano) - 1.000 cannoni
- 5.000.000 di scatolette di carne - 700.000 scatolette di salmone, 27.000 q.li di gallette -13.000 q. di pasta -7.200 q. di riso -2.530 q. di caffé-4.900 hl di vino
- 672.000 camice - 637.000 mutande - 430.000 paia di pantaloni - 823.000 calze - 321.000 paia di scarpe

* La III brigata aveva operato fino ai primi di luglio alle dipendenze della 51a divisione in Valsugana poi era stata trasferita alla III armata per l'offensiva di agosto contro l'Hermada. Dal diario: Alla III brigata bersaglieri è affidato il compito di conquistare, in un primo tempo, il caposaldo di q. 346. Nella notte sul 18 agosto le truppe serrano sotto, completando lo schieramento ed il mattino seguente le prime ondate si allontanano veloci dalle nostre trincee puntando sulla posizione intermedia di q. 315, che viene in breve raggiunta. Ma la violenza del fuoco delle artiglierie avversarie, i continui contrattacchi in forza e la difficoltà di tenere i collegamenti, fanno sì che, dopo una lotta cruentissima durata l'intera giornata, i nostri sono costretti a ripiegare nei trinceramenti di partenza. Le perdite sofferte dalla brigata durante questo primo episodio, Sono ingenti, sommano a 40 ufficiali ed 848 uomini di truppa. Nella notte sul 20, rilevati dalla « Barletta », i resti dei due reggimenti si trasferiscono sulla cosiddetta linea delle « quote », per una prima riorganizzazione, poi, passata la III brigata alla dipendenza della 14a divisione, i suoi elementi si fondono costituendo col 17° un solo battaglione e col 18° due battaglioni. Viene nel frattempo chiamato in linea il VII battaglione complementi che trovavasi a Sagrado. Il giorno 22 agosto al comando della brigata, viene ordinato di impossessarsi di q. 244; L'azione dovrà effettuarsi con i due battaglioni del 18° e col concorso, sulla destra, della brigata Bologna. Nelle ore pomeridiane i riparti iniziano l'avanzata che è fortemente ostacolata dal tiro avversario e dal fuoco di ben celate mitragliatrici che battono tutto il terreno percorso dai gruppi; la brigata Bologna, non appena messo piede fuori delle trincee di partenza, è violentemente contrattaccata. Penosamente, incontrando mille difficoltà per le insidie che il nemico tende loro ad ogni passo, i primi nuclei dei nostri riescono a stringere q.244 facendo molti prigionieri. Il giorno dopo e i seguenti lo scontro si fa ancora più duro e il reparto già mutilato lascia sul terreno altri 23 ufficiali e 403 uomini di truppa

I tentennamenti di Cadorna di resistere su ogni Fiume avevano comunque sacrificato diversi reparti (come a Ragogna la Brigata Bologna) o ritardato le operazioni. Solo alle 10 del 4 novembre era stato emanato l'ordine di ritirata definitiva sul Piave. In un giorno del 1916 Cadorna aveva detto "Signori, in caso di necessità e disgrazia ci difenderemo qui" e il Qui era il Piave e il Grappa. Il 6 novembre a Rapallo  Lloyd George e Foch avevano chiesto la testa di Cadorna per inviare rinforzi. Dal 25 al 30 ottobre l'Italia era rimasta anche senza presidente del Consiglio e il Re pensava seriamente di abdicare. L'8 novembre Cadorna viene pressantemente invitato dal Re a dimettersi. Il giorno dopo lo sostituisce il napoletano Armando Diaz (XXIII cda) sconosciuto ai più. Diaz è un outsider nella schiera dei generali; scavalca tutti i possibili pretendenti dell'ala sabauda dell'Esercito (Duca d'Aosta compreso). Cadorna stringendo i denti avrebbe detto “Mi hanno sostituito con un furiere”. Se va male anche questo, il Re ha comunque salvato uno dei suoi che può fare da outsider numero due. Come sottocapi si nominano Gaetano Giardino (Bersagliere) e Badoglio, piemontese legato alla corona, che non riterrà mai di giustificare la sua condotta a Caporetto neanche quando si aprirà l'inchiesta (a guerra finita). A Fagarè, come in altri punti, nonostante il fiume si ingrossi, gli Austriaci tentano di passare il Piave. Il 18° di Ceccherini coi fanti della Novara vengono mandati a fermarli. Al Molino della Sega il 16 e 17 novembre il 18° nella lotta per eliminare la testa di ponte scriveva col sangue la prima pagina della motivazione della  medaglia d'oro. Coi bersaglieri della prima classe 99, dopo sei attacchi, cadeva il Cap. Rolando Francesco.

Il 26 ottobre il generale Sagramoso era stato incaricato dal comando della 2ª Armata di imbastire una linea di appoggio al Torre (fiume), durante la fase iniziale del ripiegamento. Con la 2ª Divisione di cavalleria e il 3° Gruppo bersaglieri ciclisti aveva provveduto a rallentare l’avanzata del nemico al Tagliamento sulla fronte della 2ª Armata. Subentrato in azione sulla riva destra del Tagliamento il Corpo d’Armata Speciale, il generale Sagramoso aveva ricevuto l’ordine di riunire sotto il proprio comando la 1ª e 2ª Divisione di cavalleria che avevano assolto le funzioni di protezione della ritirata al Tagliamento, subendo ingenti perdite. A disposizione del generale Sagramoso venne posto anche il Comando Truppe Mobili, costituito dalla 1ª-3ª Divisione di cavalleria, 1 Gruppo batterie cavallo, 8 battaglioni ciclisti, 5 squadriglie autoblindo. Il comando assunse il compito di condurre un’azione ritardatrice dal 31 ottobre al 5 novembre sulla linea Cellina-Meduna, poi, fino all’8 novembre sul Livenza, per dare il tempo alle truppe ripiegate di organizzare la difesa sul Piave. Il Comando Truppe Mobili , che per il suo comportamento meritò la citazione sul bollettino di guerra n. 891 del 1° novembre, si sciolse nel marzo 1918. Dal sito Rileggiamo la grande guerra

Corpo d'Armata Speciale del Gen. Di Giorgio.

Reparti disponibili per la prima tamponatura del fronte: il CdA speciale riunì sempre un numero variabile di uomini e reparti nell'arco di vita (12 giorni). Questo è quindi da intendersi un organico totale, provvisorio e variabile

20a divisione Gen. Barco Brigata Lombardia Col. Puglioli * la  brigata passerà poi sotto la disponibilità del XII cda di Carnia e Vi rimarrà intrappolata 73°-74° reggimento

  Brigata Lario Gen. Cicconetti 233°-234°      "
33a divisione Gen. Sanna Brigata Bologna Col. Rocca * Viene persa a Ragogna il 1 novembre 39°-40°  Reggimento
  Brigata Barletta 137° Reggimento
     

Aliquote-resti

Brigata Sassari 151°-152° Reggimento
  Brigata Rovigo 227°-228°         "
  Brigata Siracusa 245°-246°         "
  Brigata Siena 31°.32°             "
       
Gruppo Sagramoso COMANDO TRUPPE MOBILI autoblindo, arditi e resti del 2° e 9° bersaglieri Btg. Alpini Monte Bicocca, Val Leogra, Val Stura
      n° 3 btg. bers. ciclisti
47a div.Bers.  

I  BRIGATA 

6°-12° reggimento  2 Squadroni 12° Cavalleggeri Saluzzo
Boriani

BRIGATA  

4°-21° reggimento   

             

           

                

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