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Se un ragazzino diventa il boia

Pena di morte

La foto, diffusa da Iran Human Rights, un’autorevole Organizzazione non governativa che ha sede a Oslo, è agghiacciante: un ragazzino toglie la sedia sulla quale si trovava in piedi, in attesa di essere impiccato, Mehdi Faraji.

L’Iran si distingue dunque per un nuovo, macabro, record in tema di pena di morte: non solo è ormai l’unico paese al mondo che mette a morte persone di minore età al momento del presunto reato, ma le coinvolge anche nella procedura dell’esecuzione, in luogo pubblico.

Sono già alcune centinaia le condanne a morte eseguite in Iran dall’inizio dell’anno e altre rischiano di aggiungersi, se gli appelli di Amnesty International non saranno ascoltati dalle autorità giudiziarie di Teheran.

Mentre in Cina la Corte Suprema dichiara l’intenzione di ridurre l’applicazione della pena capitale (bisognerà capire di quanto, stante l’attuale segretezza sui dati), negli Stati Uniti d’America l’esaurimento delle scorte di tiopentato di sodio (uno dei tre farmaci utilizzati nell’esecuzione tramite iniezione letale) ha dato vita, dalla fine del 2010, a vicende grottesche: esecuzioni che vengono sospese perché non si sa da dove arrivi il farmaco sostitutivo, esecuzioni che vanno avanti, come veri e propri esperimenti umani, togliendo il farmaco mancante o sostituendolo col “generico”.

Quello che sconcerta è che a mandare avanti le esecuzioni, in questi mesi, siano state anche aziende europee, di quel continente che è leader mondiale nella lotta alla pena di morte (e, se non fosse per l’eccezione della Bielorussia, sarebbe anche del tutto libero dalla pena capitale). Se la filiale italiana della Hospira si è detta indisponibile a rendersi complice di esecuzioni, almeno una condanna a morte, in Arizona lo scorso ottobre, è stata portata a termine grazie all’importazione di tiopentato di sodio dal Regno Unito.

L’Unione europea si è data una normativa in materia di esportazione di prodotti e strumenti che potrebbero essere utilizzati per infliggere tortura, il Regolamento 1236 del 2005. Scappatoie legali, assenza di controlli e l’alibi del “doppio uso” (le sostanze usate per porre fine alla vita dei detenuti nel braccio della morte sono le stesse che vengono adoperate nelle anestesie pre-operatorie…) rendono impellenti modifiche al Regolamento.

Questa è la richiesta di Amnesty International, che ha diffuso un appello in cui chiede al presidente Barroso di aggiornare le appendici al Regolamento 1236, in modo da includervi prodotti europei che potrebbero essere utilizzati per eseguire condanne a morte.

di Riccardo Noury
tratto da "Le persone e la dignità"


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ultimo aggiornamento 02 Giu. 2011