Paolo E. Landi


 
 
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Biografia
Di famiglia povera, Saramago  nacque ad Azinhaga il 16 novembre 1922; si  trasferì all'età di tre anni a Lisbona con la famiglia. Abbandonò gli studi universitari per difficoltà economiche famigliari; per mantenersi lavorò dapprima  come fabbro e si dedicò in seguito a varie altre professioni: disegnatore, correttore di bozze, traduttore, giornalista. Prestò  infine stabilmente la propria   opera in campo editoriale, come critico, giornalista e infine scrittore. Negli anni della dittatura di Salazar (terminata nel 1974) è stato uno strenuo oppositore di quel regime, e fu a sua volta osteggiato da esso nella sua attività giornalistica. Saramago non ha mai nascosto le idee comuniste; Solo dopo la fine della dittatura salazariana in Portogallo, Saramago si dedicò esclusivamente all'attività di scrittore, dopo una esperienza come critico letterario e la pubblicazione, nel 1947, di un primo romanzo Terra do pecado.  Attualmente vive a Lanzarote, nelle Isole Canarie. Tra i suoi ultimi romanzi: Il Vangelo Secondo Gesù, Cecità, Tutti i Nomi.

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"There's  magic in  the web of it".   Shakespeare,  Othello

La Seconda vita di Saramago
Intervista di Paolo Emilio Landi

José Saramago è a Roma in occasione del debutto de ‘ La seconda Vita di Francesco d’Assisi’, per la regia di Marco Baliani. Nella pièce, lo scrittore portoghese, premio Nobel per la Letteratura nel 1998, immagina che Francesco torni e trovi la sua organizzazione religiosa trasformata in una holding finanziaria con un consiglio di amministrazione e gli agenti di vendita al posto dei frati.

Incontriamo Saramago nel suo albergo. E’ molto alto. La sua età, 78 anni, non lo ha per nulla incurvato.
Un ordine religioso trasformato in una multinazionale. ‘Francesco’ è’ un testo anticlericale?

Credo che i critici  hanno la tentazione esagerata di etichettare,  classificare. Non è un testo anticlericale. Si pone piuttosto la questione  se siamo al mondo per fare di lui un luogo di giustizia,  di relazioni pacifiche,   oppure ci serviamo di tutto ciò che costituisce le differenze tra le persone e tra le classi per approfondire  ancora di più le differenze che ci sono. Non  è un testo anticlericale ma impiega un personaggio storico, Francesco d’Assisi che affronta il problema della sua relazione con il potere, con i soldi, con il potere dei soldi. Un uomo che ha preso la decisione di essere povero.  La questione che si pone è,  secoli dopo, molti secoli dopo, quale senso ha oggi dirsi povero?  Oppure,  al contrario  che cosa dovevamo fare tutti , santi o non santi,  per liberarsi dalla povertà? Questo è il tema.

Perché ha scelto Francesco?

Beh, in realtà Francesco è sempre stato un santo popolare. E’ un santo con cui noi vorremmo vivere, incontrare per strada, o averlo per amico. Alcuni anni prima   di iniziare a scrivere, durante una visita ad Assisi, visitando le chiese e i chiostri, ho visto in un chiostro una bancarella, sulla quale  si vendevano immagini e crocefissi, libri edificanti, si vendevano i rosari, tutto questo roba. E ci stavano due frati francescani  che vedevano. Io non sono credente, sono ateo,  e si sa,  agli atei le religioni importano molto perché pretendono  che le religioni siano quello che dicono di essere e non quello che dimostrano con il loro comportamento abituale. Probabilmente, io come ateo, sono rimasto più shockato, gravemente shockato, da quella esibizione mercantile di vendite, di  chincaglierie,   pseudo-religiose.  Qualsiasi altro  credente arrivava lì e comprava rosari, comprava le spillette, comprava le immagini. Questo shock  è stata l’origine dell’idea, io come ateo mi dicevo questo non può essere. La religiosa deve essere un’altra cosa e non questo. Questo mi ha portato a scrivere la pièce.

Non voglio provocarla ma questa è una posizione assolutamente protestante

E’ possibile di sì, è possibile, nelle questioni etiche, del comportamento umano, sono protestante, dal punto di vista sociale sono protestante,  dal punto di vista politico sono protestante quindi è naturale che mi trovi  d’accordo con i protestanti in alcune cose.

Si sono persi tutti i valori nelle relazioni umane. Il mondo così com’è è un  disastro totale. La globalizzazione economica  sta eliminando i diritti umani, li sta eliminando e ha come scopo esattamente questo. Le persone non sanno che pensare. C’è  mancanza di ideali nel mondo e quando mancano le idee umane si  fa ricorso a quelle che si potrebbero chiamare idee divine.  La questione è che potrebbe essere possibile e dovrebbe essere possibile  conciliare la necessità naturale che alcune persone hanno di spiritualità religiosa con le circostanze meramente umane della vita di tutti i giorni. Io sono e devo dire che per fare un ateo come me è necessario un altissimo grado di religiosità.  Ma religiosità più nel senso etimologico della parole. Religione come qualcosa che lega, che mi lega agli altri , al mondo alla storia , al tempo, alla cultura, a tutto . E poi, io non credo in Dio  ma se Dio esiste per te, se tu credi in Dio, allora Dio esiste per me in te.  Ma io non ho bisogno di Dio.  Non ho nessuna necessità  di  Dio che non sia per litigare con lui.

Le è ateo, perché scrive così spesso di Dio e della religione?

Perché..,. perché assolutamente naturale che questo succeda. Nella mia testa sono cristiano, per tutta  la mia formazione, anche se non ho ricevuto alcun insegnamento religioso, non ho avuto un’educazione religiosa. Però in qualche modo l’aria che respiro è impregnata  dei valori del cristianesimo. Quindi dal punto di vista della mentalità sono cristiano e come tale ho diritto di scrivere e pensare,  riflettere su di quello che ha fatto di me, in gran parte, la persona che sono. E’ chiaro che tutti mi chiedono, tutta la gente mi chiede perché se sei un ateo scrivi sulla chiesa, sulla religione su Dio? Io dico perché è naturale che io scriva di questo.
 

 I personaggi dei suoi ultimi romanzi non hanno nome.
 

E’ vero, i personaggi dei miei ultimi libri , cioè il Saggio sulla cecità, e Tutti i nomi, non hanno nome, per quanto in Tutti i Nomi c’è un personaggio che ha il nome proprio,  perché il nome oggi ha sempre meno importanza.  Quello che ha importanza oggi, effettivamente è il numero della carta di credito  perché un  nome si può ripetere.  In questo momento per strada,  potrebbe passare un portoghese che si chiama José Saramago .  Ma invece il numero della mia carta di credito  nessun altro ce l’ha. Questo significa che stiano diventando sempre di più  un numero  e sempre meno persone. Quindi sempre meno nomi.  Mi ricordo,  sebbene che questa possa sembrare un’affermazione un po’ eccessiva, che anche nei campi di concentramento nazisti quello che si metteva qui, che si tatuava non era un nome  ma un numero. E noi siamo sempre più numeri e non nomi.

Però in Tutti i Nomi il personaggio che ha un nome ha il suo, José.

È un caso e posso dirlo con tutta franchezza . Per dare un nome a questo personaggio, io ho voluto dargli il nome più insignificante che  potessi trovare. Il  personaggio è insignificante  e posso dire che non ho trovato un nome più  insignificante del mio.

Sorride Saramago,  mentre rigira le mani nodose, l’intervista è finita, e poi improvvisamente, in francese :

Noi siamo imbecilli, noi, la gente come noi.  Non voglio dire che lei è un imbecille, ma io lo sono. Non si arriva a capire che bisogna dire no, che bisogna fermarsi per riflettere per domandare: ‘perché,  perché  viviamo come viviamo?  Di chi è la colpa?’

L'intervista è andata in onda su Raidue - Protestantesimo nel maggio 2000

 

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