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Giunti nella tartufaia si
libera il cane e lo si incita alla cerca,
invitandolo a passare anche più volte sullo
stesso punto; capita spesso infatti, che si trovi
un tartufo alla seconda o terza passata.
Non appena il nostro ausiliare inizia a forare,
occorre fermarlo e sostituirsi o alternarsi ad
esso nel continuare lo scavo. Il tartufaio, per
rendersi conto della posizione e della vicinanza
del tartufo, spesso annusa una manciata di terra
prelavata dalla buca. L'odore più o meno intenso
che emana, indica se si è prossimi al tubero.
Quando l'esemplare è di notevoli dimensioni, si
abbandona anche il vanghetto e, per non
danneggiarlo, si prosegue lo scavo con le mani.
Tolto il tartufo, si deve chiudere la buca
accuratamente con la terra estratta , per
ristabilire le condizioni precedenti e permettere
al micelio di fruttificare nuovamente.
Troppo spesso purtroppo, i tartufai, "specialmente
quelli che noi chiamiamo della domenica",
non eseguono questa indispensabile operazione,
danneggiando così irreparabilmente il raccolto
futuro.
In Emilia Romagna, le altre regole da rispettare
durante la raccolta sono:
- La
ricerca non deve essere praticata di
notte.
- E'
vietato vangare a caso in una tartufaia
alla ricerca del tubero, ma si deve
scavare solo nel punto segnalato dal cane.
- E'
vietata la raccolta di tartufi non maturi.
- Cercare
di non tagliare col vanghetto le radici
micorrizzate della pianta simbionte.
- Rispettare
il calendario di raccolta.
Sarebbe comunque opportuno conoscere la
legislazione nazionale e regionale in materia di
tartufi, se non altro per evitare le pesanti
sanzioni previste.
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