Il mio paese   -   La mia comunità



Domenica 17/11/2019

XXXIII TO

Colore liturgico

Verde

Liturgia delle Ore:

I Sett


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Buonanotte, Papà!

Buonanotte, Papà! Ho messo le mie mani nelle tue. Il sonno, (o la morte), attraversa la notte breve. Soffia appena, sulla bolla errante dei miei sogni perché mi porti le rose del domani.
Buonanotte, Papà! Le tue dita hanno accarezzato le mie palpebre. Il sonno, (o la morte), se ne viene a passi leggeri, e verso mezzanotte spadroneggeranno i pericoli. Io mi addormenterò senza paura, salmodiando le mie preghiere.
So che te ne stai seduto al capezzale del mio letto, e se una qualche vertigine spaventa la mia anima, tu mi prendi tra le braccia, come fa una mamma col suo bambino, nel suo letto, dopo un brutto sogno.
Non sono un santo, o mio Dio, perché tu vegli cullandomi tra le braccia per scacciare i miei brividi. Non sono che un bambino, ho solo le mie cantilene e non valgo certo più di un uccellino con le sue piume.
E non so perché mi ami... Ogni sentiero mi porta a te, ma senza lotte, senza scosse. Il sonno, (o la morte), scivola sulla notte dolce... Buonanotte, Papà! Accogli la mia anima tra le tue mani.

(Marie Noel, liberamente tradotta)


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Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo che lavora nel fango che non conosce pace che lotta per un pezzo di pane che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome senza più forza di ricordare vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato: scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi, Se questo è un uomo)


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Voglio lodarti

Voglio pregare come il falco con le ali spiegate e il vento che mi tiene in braccio. Voglio lodarti a capofitto nello spazio e galleggiare come un pianeta nel suo angolo di universo. Perché non mi basterà una vita, non mi basteranno cento anni per esplorare ogni dono, ogni immensità che hai deposto ai piedi del tempo il giorno del mio natale. Voglio lodarti come il delfino che ricama le acque dell'oceano con traiettorie di allegria. Benedici il Signore, anima mia, e inventa canzoni e danze, e racconti per non scordare. Voglio dirti grazie, immenso Dio, perché mi circondi di bontà e misericordia Non basterà tutto il male del mondo a farmi tacere. Non basterà neppure la morte livida e il suo strascico di amarezza. Voglio lodarti senza fine, mio Dio. Voglio lodarti.

(Eric Pearlman)

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  • Risollevatevi e alzate il capo, 
  • perché la vostra liberazione è vicina. 
  •  
  •  * * * * * * 

Per salvare la propria vita


Nello scenario apocalittico che presenta il Vangelo di oggi ci sono tutti i mali che l’uomo deve affrontare in questo mondo, non necessariamente per scelta e colpa sua. Guerre e violenze, distruzioni e persecuzioni, si accompagnano a terremoti, carestie ed epidemie. Ci potranno essere spaccature e divisione nelle comunità e in se stessi, tradimenti delle persone più care; l’odio sembrerà non dare scampo, ma sarà soltanto l’estremo tentativo del principe delle tenebre di avere il sopravvento sui figli della Luce. Il Vangelo ci ribadisce che la perseveranza può ancora salvare l’umanità, perché Dio, principio di Bene, assiste gli uomini di buona volontà, ispirando le parole giuste, le idee convincenti, le azioni di salvezza. La storia ci ha insegnato che tutto ciò non è il segno della fine dei tempi, ma la realtà della sconfitta dell’uomo. La storia ci ha confermato che l’uomo buono ha tratto un tesoro immenso da se stesso e dal mondo: cure per le peggiori malattie e abitazioni in grado di resistere ai grandi terremoti; sostanze per sconfiggere le peggiori carestie e chiavi per esorcizzare i fatti terrificanti e i segni sconosciuti del cielo. Il vero nemico che deve ancora essere sconfitto definitivamente è l’egocentrismo, quell’incapacità di accettare e capire gli altri, che ha portato le più grandi tragedie di tutti i tempi. Gesù comprende che in questo aspetto gli stessi figli della Luce fanno ancora fatica e hanno bisogno della sorgente della Luce. La forza e il coraggio verranno dalla fiducia in Dio, che ha promesso: “Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”. Di qui passerà la sopravvivenza del nostro mondo, la salvezza di questa vita.


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Preghiera

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Nelle fatiche quotidiane, nei momenti di crisi o sbandamento, nelle soste prolungate e nel dubbio, tu ci sei vicino.
Nelle ferite che ci portiamo dietro, nelle paure per il domani incerto, nella forza fragile di vivere il presente, tu ci sei vicino.
Nelle lotte più fratricide, nei pregiudizi e negli odi razziali, nella sconfitta del buon senso e di ogni barlume d’umanità, tu ci sei vicino.
Nel logico incedere della terra, nell’incapacità dell’uomo di accettare lo spazio della natura, nella tragedia della distruzione delle nostre illusioni, tu ci sei vicino.
Nel lutto e nell’abbandono, nel tradimento e nell’incomprensione, nella delusione e nell’impazienza dell’attesa, tu ci sei vicino.
È buia la notte, Signore. Nell’attesa del giorno, quando si alzerà il tuo sole di giustizia, noi ti preghiamo: facci sentire la tua tenerezza.

Vangelo della Domenica

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In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: "Sono io", e: "Il tempo è vicino". Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Lc 21, 5-19

 


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Il tagliapietre scontento


C'era una volta un uomo che odiava il suo lavoro. Era un tagliapietre, e doveva faticare tutto il giorno per una misera paga. «Che orrendo modo di vivere», pensava. «Come mi piacerebbe essere un riccone che può oziare tutto il giorno.» A un certo punto il suo desiderio divenne così intenso che si tramutò in realtà. Il tagliapietre sentì una voce che diceva: «Tu sei ciò che vuoi essere». Divenne ricco e poté avere da subito tutto ciò che aveva da sempre desiderato: una casa bellissima, cibo squisito, svaghi meravigliosi.
Era felice, ma dopo un po' vide passare il re in una processione e penso: «Lui è più potente di me, come vorrei essere io nei suoi panni!», di nuovo udì la voce e, come per magia, divenne il re. Era diventato l'uomo più potente del mondo. Ah, che ebbrezza il potere! Tutti gli obbedivano, tutti lo temevano, era felice, ma non completamente. A poco a poco si fece strada in lui una certa insoddisfazione che lo solleticava maligna. «Voglio ancora di più» pensò. Voglio voglio voglio. Vide il sole nel cielo, e pensò: «Il sole e ancora più potente di me, voglio essere il sole!».
Ed ecco che divenne il sole. Luminoso, grande, fortissimo. Dominava il cielo e la terra. Nulla e nessuno poteva esistere senza di lui. Che felicità! E che importanza! Però poi si accorse che sotto di lui le nuvole gli impedivano di vedere il paesaggio. Erano mobili e leggere. Invece di stare fisse nel cielo, potevano assumere infinite forme e al tramonto si coloravano di tinte stupende. Vivevano senza preoccupazioni ed erano libere. Che invidia.
Ma l'invidia durò poco. Sentì di nuovo la voce: «Tu sei ciò che vuoi essere». E fu subito nube. Era un piacere essere sospesa nell'aria, mobile, vaporosa. Si divertiva a prendere forme sempre diverse, ora spessa e opaca, ora bianca e ricca, ora sottile come un ricamo. Ma la nuvola d'un tratto dovette condensarsi in goccioloni di pioggia, che andarono a colpire una roccia di granito. Che impatto. La roccia era lì da millenni. Dura e solida. E invece le misere gocce di acqua si rompevano sul granito e scorrevano fino a essere assorbite dalla terra e comparire per sempre. Come sarebbe stato bello essere roccia, pensò.
Subito divenne roccia. Per un po' si godette la vita. Finalmente aveva trovato la stabilità. Ora si sentiva sicuro. «È la sicurezza che cercavo, dopo tutto, e di qui non mi muove più nessuno.» Le gocce di pioggia lo colpivano e scendevano lungo i suoi fianchi. Era un massaggio piacevole. Un omaggio. Il sole l'accarezzava con i suoi raggi. Com'era bello venire riscaldati! Il vento lo rinfrescava. Le stelle lo guardavano. Aveva raggiunto la completezza.
Un giorno, però, vide una figura che si stagliava all'orizzonte. Era un uomo un po' curvo con un grosso martello. Un tagliapietre. Incominciò a battere con il martello su di lui. Più che male sentì sgomento. Il tagliapietre era ancora più forte e poteva decidere del suo destino. «Come vorrei essere il tagliapietre» pensò.
E così il tagliapietre fu di nuovo tagliapietre. Dopo essere stato tutto ciò che avrebbe voluto essere, divenne di nuovo ciò che era sempre stato. Ma questa volta era felice, tagliare le pietre era diventato un'arte, il suono del martello era musica, la fatica alla fine della giornata era il benessere di chi aveva fatto bene il suo lavoro. E quella notte in sogno ebbe una meravigliosa visione della cattedrale che le sue pietre avrebbero contribuito a formare. Gli pareva che non ci fosse niente di meglio che essere ciò che era. Era rivelazione bellissima che, sapeva, non lo e mai abbandonato. Era la gratitudine.
Il tagliapietre in questa storia compie un passaggio essenziale. Dalla rivendicazione («Voglio questo, voglio quello») alla gratitudine («Sono contento di ciò che ho»). Nella prima c'è dualità, perché vogliamo ciò che non abbiamo. Ci presentiamo al mondo chiedendo, sentiamo di avere un diritto. Talora ciò che vogliamo lo chiediamo con passione, magari con prepotenza, e una volta che lo abbiamo ottenuto ci viene voglia di qualcos'altro. Gli altri sono nostri concorrenti e li guardiamo con sospetto. Nel secondo stato c'è unità, perché, invece di recriminare e protestare, diventiamo tutt'uno con ciò che ci è dato. Questo è il momento che ho sempre aspettato, pensiamo. Questo è ciò per cui vale la pena di vivere. Gli altri sono amici, non avversari. Sentiamo ogni cellula del nostro essere che dice grazie. «Gratefulness is heaven itself» diceva il poeta inglese William Blake: la gratitudine è il paradiso.

(Piero Ferrucci, La forza della gentilezza)

Fonte: Qumran2.net