Giovanni Verga

 

Verga Giovanni (Catania 1840 - ivi 1922). Nacque da famiglia di tradizioni nobiliari e di idee liberali, di cui si coglie l'eco nelle prime prove narrative, di carattere storico patriottico (Amore e patria, 1856-1857; 1 carbonari della montagna, 1861). Già nel romanzo Sulle lagune (1863), all'interno di questa tematica si sviluppa una vena romantica, accentuatasi poi a contatto con gli ambienti fiorentini: romanticismo che ritroviamo in Una peccatrice (1866), Storia di una capinera (1871). Trasferitosi a Milano nel 1872, frequentò i salotti milanesi e in particolare alcuni « Scapigliati » come Arrigo Boito. Nacquero allora Eva (1873), Tigre reale (1875), Eros (1875). A Milano incontrò anche Capuana, che lo indirizza verso il verismo e su opere d'ambiente popolare siciliano.

  Inizia così la sua produzione verista, a partire dal racconto di Nedda (1874) e che prende corpo nelle novelle di Vita dei campi (1880) fino al capolavoro dei Malavoglia (1881) e alle Novelle rusticane (1883). La tematica verghiana si allargò poi dal mondo popolare a quello borghese con Il marito di Elena (1882); Per le vie (1883); Vagabondaggio (1887). Nel 1889 viene pubblicato Mastro Don Gesualdo, ideale continuazione del tema dei « vinti », affrontato già nei Malavoglia. Scrisse anche opere teatrali o adattò alle scene alcune novelle. Ricordiamo, fra tutte la Cavalleria rusticana, che nel 1889 Mascagni musicò nell'omonima opera.