VIAGGIO DI STUDIO NEI PARCHI NAZIONALI DELLA POLONIA DEL NORD EST CON VISITE AD AZIENDE AGRICOLE, AD AMBIENTI COSTIERI DEL MAR BALTICO, A CITTA' STORICHE
COMMENTI TECNICI |
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PROGRAMMA E ITINERARIO | ||
Giovedì 26 aprile |
Partenza da Venezia e arrivo a Varsavia, via Vienna . Proseguimento per Hajnovka . Incontro con tecnico forestale del Parco di Bialowieza. |
cliccare su cartina per percorso dettagliato |
Venerdì 27 aprile |
Parco di Bialowieza; visita ad alcuni particolari siti naturalistici, visita al bisonte europeo, breve passeggiata in carrozza. Serata con "cena reale" come quella preparata per il Principe Filippo d'Inghilterra nel 1974. |
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Sabato 28 aprile |
Partenza per Mragowo passando attraverso il famoso complesso di paludi e torbiere di Biebrza; in serata arrivo a Mragowo. |
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Domenica 29 aprile |
Partenza per un giro in battello attraverso i Laghi Masuri. Nel pomeriggio, visita della "Tana del Lupo", quartier generale di Hitler a Gierloz ; visita al santuario barocco di Swieta Lipka (Santo Tiglio) con il famoso organo. |
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Lunedì 30 aprile |
Olsztynek: visita al museo etnografico all'aperto. Malbork: Castello dei Cavalieri Teutonici del XIII secolo. Visita a due allevamenti di vacche da latte. |
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Martedì 1 maggio |
Leba: visita al Parco Nazionale di Slowinski con le dune mobili e passeggiata lungo la costa baltica. Danzica: breve visita alla Città. |
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Mercoledì 2 maggio |
Visita ad un'azienda agrituristica; proseguimento per Torun e visita alla città. In serata ritorno a Varsavia. |
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Giovedì 3 maggio | Visita alla Città di Varsavia |
Andrich Maura | Da Pozzo Michele | Fiabane Tiziano | Soccal Marino |
Andrich Orazio | Dadiè Cristina | Fontanive Massimiliano | Solfa Massino |
Arnoldo Giovanni | Dalfreddo Ivano | Ghedina Ludovico | Sottocorona Annamaria |
Barattin Aldo | Dazzi Celestino | Lasen Cesare | Tramet Fortunato |
Barattin Antonio | De Benedet Giorgio | Manfroi Giorgio | Vagnini Julia |
Bortoluzzi Gelindo | De Val Sandro | Mazzone Mariarosa | Viotto Orianna |
Busatta Maurizio | Demario Renzo | Menardi | Zallot Andreina |
Campedel Dario | Donazzolo Francesco | Menegus Paola | Zanola Gianluigi |
Chiesura Angelo | Fent Elena | Pellegrini Giuseppe | Zentile Maria |
Chimenti Giovanni | Fent Paolo | Reolon Claudio |
Gli Agronomi e Forestali in Polonia
(Giuseppe Pellegrini)
"L’ Unione Europea dovrà essere la casa di tutti i cittadini d’Europa", con questo motto è nata la comunità Europea molti anni fa dopo i disastri e le distruzioni della seconda guerra mondiale. Il cammino per arrivare alla riunione di tutti gli stati è tuttavia ancora molto lungo ed irto di ostacoli nonostante le ferma volontà dei popoli europei di arrivare a questo traguardo. La visita alle realtà agricole e forestali della Polonia effettuata dall’Associazione Agronomi e Forestali di Belluno si inserisce in queste problematiche avendo come scopo quello di capire in quale contesto tecnico economico si muovano gli stati europei attualmente in fase di preadesione all’Unione Europea.
Con
particolare riferimento alle produzioni agricole e zootecniche abbiamo trovato
un paese con immense risorse per la disponibilità di terreno con buona fertilità,
facilmente meccanizzabile, versatile per quanto riguarda il tipo di colture
praticate; il frumento assieme alle barbabietole da zucchero, alla patata e alla
colza utilizzata per produrre l’olio di semi, costituisce la principale
produzione agricola della Polonia.
La
struttura aziendale è particolarmente interessante poiché ritroviamo accanto
alle piccole aziende familiari di 20-40 ettari di superficie ciò che è rimasto
delle grandi strutture cooperative gestite direttamente dallo stato che
attualmente cercano sempre più spesso acquirenti
ed affittuari per poter essere rilanciate
e rese produttive. La legge polacca impedisce comunque di vendere la terra agli
stranieri, mentre ammette l’acquisto da parte di società miste dove il
capitale straniero sia comunque al disotto del 50%. I valori medi del seminativo
vanno da £ 1.000.000 a 2.500.000 ad ettaro prezzo che è meno di un decimo del
valore di mercato dei pari categoria in provincia di Belluno. La visita di due
realtà zootecniche che rispecchiano le tipologie sopradescritte denotano
comunque buona preparazione tecnica degli allevatori sia per quanto riguarda le
medie produttive dei cereali (60-80 q.li/ ettaro per il frumento e 300
q.li/ettaro per la bietola) sia per la produzione di latte che nella piccola e
nella grande azienda raggiungeva medie per capo di circa 92 q,li/anno con valori
di qualità del 4.3% per il grasso e 3,4% per le proteine.; la remunerazione
media del latte alla stalla era di circa £ 500 per litro, prezzo decisamente
significativo visti i costi di produzione e del lavoro di quel paese
estremamente ridotti rispetto all’Europa occidentale.
Dal
punto di vista degli interventi di politica agraria abbiamo verificato la quasi
totale assenza di azioni dirette o di incentivi da parte dello stato
sull’azienda agricola, se si escludono alcune forme di finanziamento a tasso
agevolato date per l’acquisto di macchine ed attrezzature. Tale fatto
costringe le aziende ad optare per un tipo di gestione basata molto sulla
produttività con scarsa attenzione alle ricadute sull’ambiente derivate
dall’utilizzo eccessivo di anticrittogamici, pesticidi, concimazioni
minerali ecc; certamente si
comprende perchè questo aspetto non sia fra le priorità nella gestione
dell’azienda, non potendo godere di lauti incentivi come nei paesi comunitari,
mentre sarebbe auspicabile che alcuni errori, fatti dai paesi Europei più
avanzati nel perseguire il sistema produttivistico, potessero evitare le
medesime ricadute nei paesi come la Polonia attualmente in forte espansione e
desiderosi di aderire alla grande famiglia dell’Unione Europea.
Aree Naturali Protette in Polonia
(Cesare Lasen)
Nel corso del viaggio di istruzione organizzato, come sempre in modo esemplare, dall’associazione degli agronomi e forestali bellunesi, si è avuta la possibilità di visitare (sia pure, necessariamente, in modo rapido e superficiale) tre parchi nazionali e un parco naturale paesaggistico.
L’impressione generale è che verso questi aspetti esista un’apprezzabile attenzione e che ci si stia organizzando, a rapidi passi, verso un’integrazione con i sistemi europei in funzione di un turismo qualificato. La scelta di fondo, che più mi ha dato modo di riflettere, è rappresentata da scelte che orientano il turista in zone ben definite, che saranno progressivamente dotate di adeguati servizi, evitando quelle più fragili, e spesso naturalisticamente rilevanti, che vengono quindi lasciate alla libera evoluzione. Ogni area protetta ha una propria storia che ha condizionato l’uso del territorio e quindi è difficile parlare di aree assolutamente naturali. Gli impatti sono stati tuttavia contenuti e oggi la Polonia ha individuato, in maniera non casuale, e per ragioni assai più tecniche che politiche, i territori di maggiore valore naturalistico, organizzandoli in 22 parchi nazionali, anche se la loro superficie complessiva è sicuramente inferiore a quella italiana. In questo senso non sono incluse nei parchi nazionali aree molto antropizzate ed abitate come succede in Italia per diversi parchi del centro-sud. La loro classificazione e gestione è quindi più semplice. La grande maggioranza dei parchi polacchi sono di recente istituzione e il livello dei servizi offerti risente indubbiamente di un necessario periodo di rodaggio, ma si può già affermare che le linee guida che ispirano le scelte sono molto simili a quelle proposte in Italia dalla Federazione dei Parchi e delle Riserve Naturali che, per l’occasione, rappresentavo. Particolarmente apprezzabile, ad esempio, il fatto di evitare l’ingresso con mezzi motorizzati tradizionali (ad esempio carrozze con cavalli a Bialowieza e miniconvogli elettrici a Slowinski). Si è avuta nettamente la sensazione che si stia organizzando un vero sistema, a rete, come da noi auspicato.
Ed ecco, molto sinteticamente, alcuni degli aspetti di maggiore evidenza dei parchi visitati.
La famosissima foresta di Bialowieza, quella del bisonte europeo per intendersi, al confine con la Bielorussia, è parco nazionale (e riserva naturale della biosfera) soltanto per circa 10.500 ettari, rispetto ai complessivi 125.000 dell’intera foresta. Le sue vicissitudini, non riassumibili in poche righe, danno conto, come per la nostra foresta del Cansiglio, della varietà degli aspetti vegetazionali, assai più che l’influenza di fattori podologici e climatici. I valori più rilevanti sono quelli legati alla straordinaria imponenza delle querce secolari (farnia, Quercus robur) mentre anche qui, come in tutto il nordest della Polonia, stupisce lo sviluppo eccezionale che assumono piante pioniere quali betulla e, soprattutto, il pino silvestre. Ricordando la storia delle glaciazioni, è come se ci si trovasse in un periodo che da noi, nella Padania e nel fondovalle bellunese, corrisponde a circa 7000-9000 anni fa. All’interno della foresta (a causa delle cattive condizioni meteorologiche non si è potuto compiere l’intero percorso) sono interessanti le aree paludose con boschi primari di ontano nero e numerose carici. Avendo in passato visitato le riserve naturali dei boschi planiziali di farnia e carpino bianco in Croazia, ho potuto constatare aspetti simili che sono qui in competizione con le formazioni boreali di conifere (abete rosso e pino silvestre) a causa del clima caratterizzato da un inverno molto più lungo e rigido. Assai spettacolari le fioriture primaverili di anemoni e poche altre piante, le stesse, con rare eccezioni, che sono presenti anche da noi. Tutti i boschi centroeuropei manifestano quindi una loro identità che è qui assai più apprezzabile grazie alle notevoli estensioni mentre da noi sono reperibili soltanto modesti lembi, assai frammentati. Ciò spiega la ricchezza faunistica, indubbiamente molto superiore nonostante non siano mancati fenomeni di bracconaggio. La differenza principale, in ultima analisi, non è legata ad elementi qualitativi ma alle dimensioni e alla continuità del bosco che assicura la sopravvivenza di catene alimentari assai più complesse e articolate. A livello di fertilità, invece, parte della foresta risente di pesanti interventi avvenuti nella prima metà del secolo scorso.
Il parco nazionale di Biebrza, zona paludosa e torbosa, si estende per poco meno di 60.000 ettari ed è un vero paradiso per l’avifauna acquatica. Essendo di passaggio, non abbiamo potuto cogliere gli elementi più significativi a livello qualitativo (numerose specie rare e protette di flora). Il paesaggio è straordinario e ricorda proprio quello della Masuria in cui non si possono contare, tanto sono numerosi, laghi, stagni, paludi e depressioni torbose di tutte le dimensioni. Interessante e già bene organizzata è la rete sentieristica che prevede anche passerelle in legno (simili a quelle croate di Plitvice) con torri di osservazione e adeguata segnaletica (mappe divulgative, scientificamente ben redatte, che consentono al fruitore di orientarsi e di capire quali siano gli ambienti che sta visitando e il loro valore). Sfortunatamente per noi la stagione era ancora piuttosto arretrata (situazione normale dato il clima e il tipo di ambiente) e quindi poche erano le specie in fioritura (un ritardo medio di tre settimane rispetto ad ambienti analoghi del fondovalle bellunese). Nel settore che abbiamo osservato è inoltre apprezzabile il rapporto con l’agricoltura tradizionale. Nelle aree più frequentate, invece, qualche problema è causato dall’abbandono di rifiuti (un malvezzo non solo nostrano, evidentemente).
Il Parco nazionale di Slowinski, situato sulle dune del Baltico a nordovest di Danzica, è molto originale con potenzialità turistiche adatte anche a una frequentazione di massa (che però potrebbe causare qualche problema in futuro). La dinamica riguardante l’origine e l’evoluzione di queste dune (ancora più elevate di quelle osservate lo scorso anno a Coto Doñana in Andalusia), nonché le vicende storiche che hanno contraddistinto gli insediamenti e le presenze militari, meriterebbero uno specifico approfondimento. A livello ambientale (il parco è di oltre 18.000 ha e include laghi costieri che occupano oltre il 50% della superficie), il cordone di dune litoranee mobili si estende per circa 40 km ed è assai spettacolare. Sono presenti specie floristiche e uccelli di grande pregio (sorpresa: si è trovato un volume sull’aquila di mare, simbolo della Polonia e scritto, da un italiano, anche nella nostra lingua!). La diversità ambientale è pregevole soprattutto se si ricorda che si è a nord dove il numero delle specie è assai più ridotto rispetto al bacino mediterraneo. Gli aspetti più naturali, oltre a quelli più primitivi che caratterizzano la colonizzazione delle sabbie finissime sulle dune (non è un caso che tra queste piante ci siano Ammophila arenaria, Salix arenaria, Carex arenaria, …), sono rappresentati dal bosco paludoso a ontano nero e dai cumuli di torba con la tipica vegetazione a sfagni ed ericacee, tra le quali spicca il profumato e molto raro Ledum palustre, noto da noi anche in erboristeria.
Il parco paesaggistico della Masuria, attraversato solo in parte con battello (numerosi i pescatori tra i canali di collegamento, buon segno) e in pullmann, non è nato per tutelare singole specie o ambienti ma per mantenere integro un paesaggio fiabesco che si può solo immaginare quanto sia straordinario in autunno quando le foglie delle bianche betulle ingialliscono tra il verde più cupo dei pini silvestri, mentre le luci crepuscolari disegnano sugli specchi d’acqua e sui canneti, interminabili, tra i boschetti di ontano anch’essi variopinti, coreografie affascinanti che predispongono alla quiete e alla riconciliazione.
Anche attraversando la zona più pianeggiante con agricoltura sviluppata, si sono potuti apprezzare notevoli lembi di bosco e zone umide (laghi, stagni, canneti, cariceti, piccole torbiere) che interrompono l’uniformità di un paesaggio la cui giovanile impronta boreale può essere apprezzata e intuita anche dai meno esperti nel riconoscere piante e animali.
Visita alle aree protette della Polonia
(Michele Da Pozzo)
Il viaggio in Polonia ottimamente organizzato dall’Associazione degli Agronomi e Forestali Bellunesi è stato occasione per visitare alcune delle aree naturali protette più belle e significative non solo di quella parte d’Europa, ma di tutto il continente. La visita ha inoltre offerto l’opportunità, comune a molti viaggi, per riflettere sulle tipicità naturali e storico-etnografiche di quei luoghi e sul modo che i governi e le popolazioni locali hanno trovato per gestirle e valorizzarle. È inevitabile che si sia quindi portati a confrontare tali sistemi di gestione e il rapporto uomo-natura colà instauratosi con le situazioni locali da cui si proviene e a confrontare le opinioni ed esperienze qualificate dei compagni di viaggio per tentare di compiere un piccolo passo nel senso della crescita professionale e culturale.
Per chi come noi ha la fortuna di vivere nello scenario paesaggistico delle Dolomiti, è altresì probabile che si torni dal viaggio con una consapevolezza sempre accresciuta dell’incomparabile bellezza e valore di cui i nostri territori sono portatori e che tutto il mondo ci invidia e della responsabilità che abbiamo di garantire alla collettività l’opportunità di godere nel tempo di questa bellezza. Ciò a maggior ragione se si è avuta occasione di conoscere e confrontare il notevole impegno ed i mezzi economici di gran lunga inferiori di altri paesi che, comunque, riescono ad essere presenti sul panorama turistico-ambientale e della tutela naturalistica europea con molta dignità e serietà.
I perimetri delle aree protette della Polonia non comprendono centri abitati o parti di territorio che non abbiano una vocazione strettamente naturale ed hanno pertanto estensioni talvolta modeste, ma non per questo meno significative. Mi pare interessante passare brevemente in rassegna le tre aree protette da noi visitate evidenziando i loro caratteri salienti ed anche l’immagine-logo con cui essi si presentano. Ove non vi sia una emergenza paesaggistica molto forte e caratterizzante che possa prevalere, molto spesso le aree protette fanno uso di un simbolo animale per connotarsi, non sempre perché esso sia effettivamente la ragione principale di esistenza del Parco stesso, ma perché esso ha un effetto più forte ed immediato sull’immaginario collettivo.
Nel caso specifico si tratta del bisonte europeo per il Parco Nazionale di Bialowieza, ove esso è sopravvissuto all’estinzione con varie vicissitudini e sforzi, ma dove è presente grazie soprattutto alla vastità e allo stato di conservazione della foresta che costituisce il suo habitat. Altrettanto importante è l’animale simbolo del Parco Nazionale di Biebrza, il cui nome stesso significa in polacco castoro; anche in tal caso l’esistenza della specie è strettamente legata alla conservazione dei vasti ambienti palustri e di torbiera in cui esso prolifica e di cui esso è solo una piccola componente. L’unico caso in cui a prevalere è un immagine di tipo paesaggistico, che connota in modo assolutamente prevalente il territorio, è quello del Parco Nazionale di Slowinski, il cui simbolo sono le dune litorali mobili sul Mar Baltico.
Il P.N. di Bialowieza, situato al confine con la Bielorussia, nella quale trova la sua naturale continuazione, è il più antico della Polonia e il più conosciuto a livello internazionale a ragione del suo animale simbolo e per l’interesse scientifico e la diversità biologica e strutturale delle sue foreste mesofile. Le specie arboree che edificano la foresta, in alcune sue parti ancora vicina allo stato primigenio, sono più di 20; le querce, in particolare, assumono dimensioni gigantesche ed età plurisecolari; nella foresta, che per estensione complessiva supera di almeno dieci volte quella dell’area protetta, vive numeroso anche il lupo. Il Parco, la cui superficie è di 10.500 ettari, conta più di 200.000 visitatori all’anno ed è ben dotato di infrastrutture, ma si trova in un’area marginale e povera della Polonia orientale e ciò ne limita per certi versi le opportunità di visita e sviluppo turistico.
Il P.N. di Biebrza, compreso fra la città di Varsavia e la regione della Masuria, è la più recente area protetta istituita in Polonia ed è anche la più estesa con i suoi 59.200 ettari di superficie, ai quali si aggiungono 66.800 ettari di zona di protezione; è l’area di torbiere e paludi più vasta e meglio conservata di tutta Europa e presenta eccezionali valori vegetazionali e faunistici; sono presenti numerose colonie di castori e lontre, nonché l’alce europeo, vi si contano più di 40 specie di pesci di acqua dolce e, soprattutto, più di 230 specie di uccelli, fra cui i rari falco pescatore, aquila di mare e cicogna nera, nonché la comunissima cicogna bianca; tutta l’area di Biebrza e dei Laghi Masuri è infatti considerata il paese delle cicogne e sul tetto di ogni casa vi è una piccola piattaforma adatta alla nidificazione di questo magnifico uccello. Il parco non è ancora molto dotato di infrastrutture e turisticamente conosciuto, seppure già attrezzato con alcuni sentieri per l’attraversamento di zone paludose ed alcune altane per il birdwatching, ma è destinato a diventare in breve tempo uno dei parchi più visitati d’Europa.
Il P.N. di Slowinski è stato istituito nel 1967 per tutelare un particolare ambiente del litorale baltico e il sistema lagunare retrostante; ha una superficie di 18.600 ettari, di cui due terzi sono acquatici e vi sono presenti le dune mobili più alte ed estese di tutti i litorali europei, lunghe più di 40 chilometri. Valori vegetazionali del tutto particolari come i boschi inondati di ontano nero e la vegetazione pioniera delle dune, nonché un’avifauna paragonabile per diversità e ricchezza a quella di Biebrza ne fanno uno dei parchi più visitati della Polonia, anche perché vicino alla città di Danzica e facilmente raggiungibile anche dalle città della Germania orientale. L’area è ben strutturata per i servizi di informazione e trasporto e arriva ad ospitare circa un milione di visitatori all’anno.
A fronte di tali tipicità ed ai notevoli aspetti di biodiversità evidenziati per questi tre parchi è comunque da rilevare la notevole omogeneità paesaggistica e naturalistica dei territori delle pianure polacche, in quanto su di esse le glaciazioni hanno cancellato tutti i segni di un passato biologico precedente ed hanno prodotto, anche a livello della morfologia del territorio, un livellamento quasi assoluto. Le foreste sottoposte a selvicoltura intensiva sono costituite da grandi distese coetanee e monoplane di pino silvestre e betulla. Viene spontaneo il paragone con le innumerevoli ed infinitesimali tessere del mosaico ambientale delle montagne del sud Europa e delle nostre Dolomiti in particolare dove, fra l’altro, le porzioni di territorio rimaste fuori dalla copertura delle calotte glaciali quaternarie hanno conservato una biodiversità preglaciale risalente ad epoche antichissime e di enorme valore scientifico e culturale.
Al pari delle altre zone naturali europee, seppure con densità di popolazione ridottissime e bassi livelli di impatto antropico a livello locale, le aree protette della Polonia debbono fare i conti con i mutamenti climatici a livello globale, con le piogge acide causate dalle notevoli emissioni di gas industriali e con le fonti di inquinamento radioattivo della confinante Bielorussia, nonché con i problemi di variazione della salinità delle lagune e con i problemi di qualità e variazione di livello delle falde acquifere nelle zone umide. A discapito di tutto ciò, sembra che l’agricoltura, l’allevamento e la pesca nelle acque interne siano integrate piuttosto bene con gli equilibri naturali e che, d’altro canto, vi sia una buona propensione al turismo naturalistico, che per ora si mantiene tuttavia a livelli ben inferiori alla soglia dell’impatto.
Vale la pena concludere questo resoconto di viaggio con alcune interessanti osservazioni sulla gestione dei parchi polacchi, che possono essere di aiuto anche a noi per migliorare, per trovare eventuali conferme negli orientamenti gestionali già adottati e per fare un uso migliore delle risorse a nostra disposizione. Nonostante i mezzi ancora scarsi di una nazione che sta compiendo notevoli passi avanti per uscire dall’epoca del comunismo ed entrare in Europa, ho potuto notare:
- la grande considerazione in cui viene tenuta, e forse è stata tenuta anche in passato, la ricerca scientifica e biologica negli ambienti naturali, testimoniata dalle centinaia di pubblicazioni reperibili in commercio;
- l’importanza che viene data al turismo internazionale e la conseguente disponibilità di ottimo materiale informativo, tradotto in quasi tutte le lingue europee, compreso l’italiano, nonché la disponibilità di guide turistiche preparate e a conoscenza delle lingue straniere;
- la considerazione in cui vengono tenute, in una società che si sta in gran parte “occidentalizzando”, la cultura contadina e la presenza di produzioni tipiche che caratterizzano le diverse regioni del territorio polacco;
- il valore, tipico della cultura mitteleuropea, che viene dato all’escursionismo e alla opportunità di visitare a piedi gli ambienti naturali, con sentieri, segnaletica e cartografie sempre presenti e ben curati;
-
l’importanza che viene data alla mobilità con mezzi naturali o a basso
impatto all’interno delle aree protette, a tutti i livelli di difficoltà;
sistemi di trasporto a cavallo, in bicicletta e con mezzi a motore elettrico
ovunque disponibili a buon prezzo e con coinvolgimento dell’economia locale;
- l’informazione per poter accedere ai siti più interessanti è sufficiente, ma mai tale da produrre effetti negativi di concentrazione di visitatori negli ambienti più vulnerabili; un buon rapporto dunque fra livello di divulgazione e fruizione da una parte e livello di conservazione e limitazione degli impatti turistici dall’altra;
- l’applicazione di una tariffa di entrata intesa come quota di contributo del privato visitatore ai servizi di informazione e percorribilità fruibili nell’area protetta.
Vale la pena soffermarsi ancora un attimo su quest’ultimo aspetto per osservare che, pur essendo l’applicazione di un pedaggio di entrata effettivamente possibile solo ove gli accessi all’area protetta siano concentrati e limitati, o da barriere naturali o da recinzioni, esclusivamente nei parchi dell’Europa occidentale, e nemmeno in tutti, l’accesso al visitatore è libero e gratuito, poiché in qualunque altra parte del mondo, compresa la Polonia, è vigente e normale il pagamento di un pedaggio per l’entrata in un’area protetta, così come in qualunque altra area di interesse monumentale e culturale nella quale debba essere controllato il numero di visitatori e vengano offerti dei servizi. Non è questa la sede per entrare nel merito di una discussione sull’adozione di una simile prospettiva anche nei nostri parchi dolomitici, ma è senz’altro un aspetto da tenere in considerazione, sia per far comprendere al visitatore il reale valore, spesso sottovalutato, del territorio che si va a visitare, sia per cofinanziare la sua gestione, spesso sostenuta da risorse pubbliche non sufficienti, o nel caso si dovesse malauguratamente giungere ad una limitazione nel numero dei visitatori in determinati periodi dell’anno e in determinate parti del territorio.
Sbirciando
la Foresta Primordiale (Bialowieza)
(Orazio
Andrich)
"Nella
grande, solenne e ancora vergine foresta polacca, cupi manti di muschio
ricoprono i tronchi degli alberi caduti. Tutto è silenzio e solitudine.
All'improvviso il terreno è scosso da un galoppo, e tra schianti di rami
spezzati appare finalmente il Re. È forte, impetuoso, antichissimo, con un
passato carico di storia. Quasi sterminato dall'uomo nel corso di tanti secoli,
ha trovato in questi luoghi un asilo inviolabile...."
Questo
enfatico inizio di un articolo apparso quasi trent'anni fa su una rivista
riguardante l'ultimo rifugio del bisonte europeo è rimasto impresso nella mente
dello scrivente, allora studente di scienze forestali, suscitando una curiosità
ora finalmente soddisfatta nel viaggio di studio dell'Associazione dei laureati
in scienze agrarie e forestali della provincia di Belluno (v. L'Amico
del Popolo n. 22).
La
foresta di Bialowieza è un lembo della gran foresta planiziale che un tempo
copriva tutto il continente. Rimane comunque la più estesa formazione forestale
dell'Europa Centrale con una
superficie attuale è di 125.000 ha. Dopo la seconda Guerra Mondiale
58.000 sono rimasti in territorio polacco; il resto se lo annettè l'Unione
sovietica e ora fa parte della nuova Bielorussia. Invano si ricercherebbe nel
romanzo "Le stelle stanno a guardare",
ambientato tra i contrabbandieri anteguerra del confine russo - polacco,
menzione della foresta; allora la frontiera era molto più in là, destino della
martoriata Polonia il cui popolo è compattamente unito ma la geografia è
indeterminata dalla grande pianura (Polska) che conferisce nome alla stessa
nazione.
Anche
la foresta appare pianeggiante su terreni in prevalenza di sabbia e morene
glaciali e è attraversata da numerosi corsi d'acqua; in realtà si trova sullo
spartiacque dei grandi fiumi europei che si riversano da una parte sul Mar
Baltico e dall'altra sul Mar Nero. Si alternano un suolo asciutto con falda
freatica profonda e un suolo umido che forma anche frequenti acquitrini. Le
differenze di altitudine e morfologia sono insignificanti.
Il
clima è subcontinentale, con lunga permanenza del manto nevoso e un periodo
vegetativo breve. La foresta rappresenta un tipo di transizione tra quelle miste
e di latifoglie decidue, tipiche del centro Europa, e la taiga di conifere
sempreverdi. Ciò si traduce in abbondanza di complessi, nicchie ecologiche e
diversità di specie provenienti da entrambe le zone.
Le
specie arboree principali sono abete rosso, pino silvestre, betulla, ontano
nero, farnia, carpino bianco, frassino maggiore. Tra le specie accessorie più
diffuse vi sono l'olmo montano, il tiglio, gli aceri, i salici, i sorbi. Queste
piante si mescolano tra loro secondo la diversa fertilità e grado di
saturazione idrica del suolo. A parte le 26 specie arboree e le 70 arbustive,
la flora annovera circa 1400 specie di piante vascolari e 3000 di
fungine.
Tenendo
conto degli insetti (8500), si stimano 11500 specie di animali. I mammiferi
contano 62 specie, gli uccelli 200, gli anfibi 20 e i rettili 7. Particolarmente
prezioso è il
gruppo di circa trenta specie di mammiferi e uccelli di pregio. Molte
delle comunità zoocenotiche divergono in maniera poco significativa da quelle
primitive.
L'immagine
della foresta di Bialowieza è legata al bisonte europeo che conta, nella
primavera del 2001, 312 capi; il carico ottimale nelle attuali condizioni di
gestione è stimato in 250 con una fluttuazione in più o in meno di 40. Nella
foresta vivono specie di animali notevoli e in numero consistente, quali l'alce, il cervo, il capriolo, il cinghiale, la lince, la volpe, il
castoro europeo. Si trovano ancora la martora, il tasso, la lontra, l'ermellino,
lo scoiattolo, pipistrelli e moltissime specie di uccelli tra cui rapaci diurni
e notturni, cicogne bianche e nere, gru, gallo cedrone, forcello e altre specie
di stanziali e di migratori.
La
storia ha determinato delle tappe chiave per l'assetto della foresta. In tutta
la Polonia la memoria storica
conta molto più che per altri popoli. La citazione di una data non è
erudizione: evoca spesso un prima e un dopo con conseguenze talora radicali.
Eventi politici e dominatori hanno deciso, in bene o in male, molto di più dei
singoli popoli e dei fatti naturali.
Tracce
d'attività umane risalgono al Neolitico, ma la colonizzazione della foresta
iniziò nel medioevo. Un anno chiave della Polonia è il 1410, quando Jagellone,
sposo della regina Hedwige, trionfò a Tannenberg: la selvaggina abbattuta per
tutto l'inverno precedente servì
ad alimentare l'armata lituano-polacca che battè spettacolarmente i
cavalieri teutonici. A tale periodo si fa risalire la nascita del villaggio di
Bialowieza.
Siano
o meno fondate queste origini coincidente con la prima grande mattanza di
animali, la foresta deve le condizioni attuali principalmente alla passione per
la caccia dei re polacchi. Anche le regine non si tiravano indietro: si indica
il luogo dove la moglie di Augusto III uccise di propria mano e senza fallire
mai venti bisonti; attendendo che le venissero spinti davanti, si dedicava alla
lettura; in compenso i contadini che erano impiegati nella battuta poterono
nutrirsi della preziosa carne.
Ai
fini della caccia di uri, bisonti e orsi era vietato fin dal medioevo estirpare,
sradicare o comunque tagliare alberi troppo intensivamente. La foresta di
Bialowieza fu sottoposta ad un sistema d'amministrazione statale, articolato in
due blocchi e sedici
sezioni di guardia.
Nel
periodo precedente alla spartizione della Polonia, l'economia era bilanciata tra
buona conduzione della caccia e prelievi forestali. Grosse quantità di legno
prezioso erano fluitati lungo i fiumi o trainati; era prodotto anche molto
carbone; le aree deforestate erano però lasciate a riposo naturale, che
conseguentemente portava alla rigenerazione naturale delle piantine.
Nel
1795, con la "finis Poloniae", la foresta passò all'impero russo che
la mantenne demaniale,
ma concessioni dalla grande Caterina, enormi abbattimenti e decimazioni
delle popolazioni animali, portarono la foresta vicino alla catastrofe. Già
nel XVI
secolo gli uri si erano estinti; nel XVIII secolo il cervo locale e il
cavallo della foresta detto "tarpan" sparì; nel XIX secolo
scomparvero l'orso e il castoro.
Le
condizioni migliorarono nel 1888, quando l'intera area della foresta fu inclusa
nella proprietà personale dello Czar e fu usata ancora solo per fornire
divertimento e caccia di rappresentanza. Sotto certi aspetti, il breve periodo
di trent'anni precedenti la prima guerra mondiale fu uno dei più felici per la
foresta e la gente che vi viveva. Tutto il paese era mobilitato per le lunghe
vacanze dei Romanov: centinaia di persone rastrellavano la foresta rumoreggiando
per muovere i bisonti in luoghi determinati. Il ricordo dell'ultimo Czar è
ancora vivo nei vecchi:
Nicola II si fermava a conversare con i contadini e faceva doni ai
bambini. Prima del tragico destino, i suoi occhi erano forse
rapiti tanto dalle immagini dei grandi alberi quanto dalle tre preziose
icone appese nella chiesetta vicino al parco del "palazzo".
Si
verificò però un sovraccarico di numero di bisonti, cervi e daini che
arrivarono a un totale di 14.000 capi. Provenienti dall'Europa occidentale, più
che dalla foresta stessa, devastarono le aree naturali a riposo e compromisero
la crescita dei giovani alberi (10 - 20 anni), brucandone il tenero legno.
Le conseguenze si sarebbero ripercosse molti anni dopo: i tecnici
forestali fanno rilevare il divario cronologico della perdita di quella
generazione di alberi che adesso avrebbe un'età compresa tra i 90 e i 130 anni.
Durante
la prima guerra mondiale i tedeschi
presero il posto dei russi e asportarono in tre anni
circa cinque milioni di metri cubi di legname. La cifra sembra
incredibile, ma ha la sua logica teutonica, pur se inquadrata nelle vicende di
un conflitto mortale tra nazioni. La
possibilità di asportare masse mature in maniera distribuita ovunque,
trasportandole con ferrovie appositamente costruite ed ancora visibili, ridusse
questo pesantissimo impatto.
Due
eminenti professori di scienze forestali tedeschi ispezionarono la foresta:
l'uno rivolto alla selvicultura, l'altro alla conservazione dell'ambiente
primordiale. Costui individuò la parte di foresta naturalisticamente più
integra e la delimitò accuratamente per preservarla dalle utilizzazioni. Così
rimasero gli unici resti di un grande complesso forestale ad alto grado di
naturalità che non sono stati conservati in nessun altra foresta planiziale del
centro Europa. Da questo atto, in piena fase di guerra totale, trasse origine
l'area dell'attuale riserva naturale integrale.
Anche
al selvicultore bellico va dato atto di aver mantenuto la rapina di legname
entro un livello di ecocompatibilità, in particolare non travalicando il potere
della foresta di rinnovarsi abbondantemente per via naturale. I boschi che ne
sono derivati sono comunque densi e produttivi.
Disastrose
invece la conseguenze per gli animali e specialmente per la grossa mandria di
bisonti; il 9 febbraio 1919 l'ultimo esemplare femminile, che stava rientrando
nel folto del bosco dopo il pascolo del mattino, si abbattè al colpo di fucile
di una guardia forestale del paese, diventato per necessità bracconiere.
Dopo
la guerra la foresta non potè riposare; la Polonia era finalmente risorta come
repubblica, ma necessitava di entrate finanziarie (tra l'altro, dovette subito
condurre una guerra difensiva contro i bolscevichi) per cui le utilizzazioni
continuarono a rimanere intense. Una compagnia inglese praticò forti tagli, per
un totale di altri 1.625.000 metri cubi nei quattro anni dopo il 1919.
Già
dai primi anni dell'indipendenza, nel 1921, fu creata una riserva forestale
trasformata nel 1932 in
Parco Nazionale; fu organizzata inoltre una rete di riserve minori per
proteggere le parti meglio preservate della rimanente foresta. Ciò andava di
pari passo con lo sfruttamento turistico della foresta, legato principalmente
alla caccia. Nel 1929 incominciò la ricostruzione del bisonte europeo, tramite
il recupero e l'incrocio programmato dei discendenti dei bisonti che dalla
foresta erano stati spediti in dono negli zoo di tutta Europa. Operazione una
volta tanto riuscita con la piena collaborazione di tanti Stati del vecchio
continente.
Il
periodo della seconda guerra mondiale fu favorevole per la foresta primordiale
in quanto gli occupanti tedeschi ne rispettarono i valori ambientali. Göring
avrà avuto terribili difetti, ma di fauna e di
bosco era un intenditore: fece di tutto per includere questa foresta
nella linea di demarcazione nazi - sovietica nell'ennesima spartizione della
Polonia nel 1939; presentò tutta la documentazione a supporto dell'importanza
di assicurarsi preziose riserve legnose e suscitò l'ironia di Hitler che
intuiva che l'interesse del maresciallo del Reich era
volto a costituirsi una riserva personale per la selvaggina più che per
la necessità logistiche di legname.
I
tedeschi rispettarono gli alberi, ma molto meno i ribelli che vi si rifugiavano
e che in gran numero sono rimasti sepolti sotto gli strati umiferi. A tagliare
un altro milione e mezzo di metri cubi di legname ci pensarono comunque i
liberatori e nuovi occupanti sovietici, che ebbero qui non poche perdite di
uomini, come si deduce dal cimitero di guerra che nel paese di Hajnowka lambisce
la foresta.
Nel
dopoguerra intense utilizzazioni ebbero ancora luogo per ragioni economiche; il
fatto che per tutta la foresta la massa unitaria oggi sia di non più di 260
metri cubi per ettaro ne è un chiaro indice per esperto che viene dall'esterno
(nella riserva integrale è però sui 600 mc/ha).
Parallelamente
aumentavano le iniziative di protezione dell'ambiente naturale e la creazione
formale del Parco nazionale di Bialowieska con oltre 5.000 ha, assieme a molte
riserve e monumenti della natura.
Il
Parco Nazionale comprende la riserva integrale, un centro riproduzione animali
rari in cui si allevano bisonti e tarpan (cavallo selvatico primordiale). Vi è
incluso il piccolo abitato di Bialowieza e il parco del palazzo dello Czar, un
giardino botanico, un centro visitatori a cui è annesso un museo storico
ecologico e naturalistico.
La
rimanente parte polacca della foresta (fuori parco) è gestita da tre
ispettorati forestali statali, le utilizzazioni sono state limitate ad
interventi di affermazione della rinnovazione. Nel 1994 all'intera area fu dato
lo status di complesso forestale promozionale, rinforzando un'economia forestale
integrata e multifunzionale, della quale l'obiettivo principale è di proteggere
le aree naturali disgiunte e restaurare a parametri più naturali gli ecosistemi
che erano stati danneggiati da un'economia impropria e irrazionale. I prelievi
legnosi non superano il 40 % di quello che il bosco nel frattempo incrementa.
Recentemente
(1996) la superficie è stata raddoppiata (10.500 ha) ma è presumibile che la
nuova estensione non abbia ancora le medesime caratteristiche di attrazione
della riserva naturale integrale che funziona da 80 anni e che ha ricevuto il
riconoscimento di riserva della biosfera e di patrimonio colturale mondiale
dell'Unesco.
E'
infine da domandarsi cosa ci sia di così attraente in una foresta
collocato in un monotono e quasi pianeggiante paesaggio,
a parte la specificità del bisonte.
Molte
similitudini potrebbero essere fatte con la foresta del Cansiglio, ovviamente
adottando una scala proporzionalmente superiore. Sia Cansiglio che Bialowieza
sono demani forestali sottoposti da secoli a gestione pubblica e per lo più
programmata. Entrambi sono stati modellati da vicende politiche e di guerra.
Sono campo di sperimenti e di
studi, con
museo, centro visitatori, ecc. Vi sono edifici di legno non dissimili con tracce
di etnie altrove perdute: qui cimbri, li strane mescolanze di genti, come ha
testimoniato un vecchio custode forestale, ricordando i genitori che
intercalavano nella parlata polacca parole russe e tedesche. Non manca neanche
l'analogia del confine artificioso, qui con il Friuli, li con la Bielorussa.
Per
alcune cose il Cansiglio è probabilmente migliore della zona non a Parco di
Bialowieza, ad esempio per le utilizzazioni meno intensive e per più
equilibrati parametri di cronologia, struttura e provvigione. Attrazioni
naturali, quali
cime o valli, panorami,
laghi, in
Cansiglio e nei suoi pressi ve ne sono di più.
Ma
poi le analogie si fermano, anche senza entrare nel confronto tra gli animali
pregiati, in quanto questo dipende non da ultimo da disponibilità di spazi che
non possiamo permetterci.
Se
la foresta di Bialowieska viene considerata una delle più preziose foreste
d'Europa non è dunque genericamente per l'estensione e per la suo qualità
estensiva: è specialmente per l'area della riserva naturale integrale.
L'esuberanza
e la vitalità delle biocenosi risulta dalle dimensioni di molte specie di
alberi. Abeti della foresta primitiva con le dimensioni di 1,3 m di diametro
raggiungono 50 metri di altezza ed una massa legnosa di 30 metri cubi. Querce
con diametro di 3 metri e altezza superiore ai 40 metri raggiungono la massa di
70 mc. (un quarto della massa di un
ettaro di un bosco medio). Una grande attrazione della foresta, e
specialmente della riserva integra, sono gli alberi piegati dal vento, il legno
marcescente e le specie dipendenti dalla decomposizione.
In
realtà, di incontaminato è rimasto ben poco nella foresta, al di fuori della
riserva integrale, ma essa impressiona con i suoi alberi, le biocenosi, le
specie di piante ed animali che le conferiscono immagine di naturalità e
diversità.