La terra non è il cielo

Chi calcola il cielo come se fosse la terra è un pirla!

 

La cosa vera è sempre un falsamento del falso.

È necessario chiamare le cose col loro nome:

il vero è sempre un falsamento di ciò che è falso:

se non si falsa il falso, non si giunge alla verità

                                              Rudolf Steiner

Ogni idea che ci si fa oggi su ciò che accade nel cosmo è solo il risultato di un modo di calcolare, acquisito qui sul pianeta Terra e poi proiettato convenzionalmente nello spazio. Tutta la teoria di Kant-Laplace fu ed è un'assurdità, dato che poggiava e poggia sul presupposto che le stesse leggi aritmetiche della Terra valgano per il cosmo, e che lì possano essere applicate come qui lo sono i concetti di spazio, di tempo e così via.
 

In tutte le riunioni tenute dagli scimmioni intelligenti (chiamo così tutti coloro che hanno una concezione ANIMALE di se stessi, concezione che emerge perfino dai titoli di libri dei più convinti quali, ad esempio, "Lo scimmione intelligente" di Giorello-Boncinelli, Ed. Rizzoli, Milano 2009) è dato per scontato che le stelle risplendano nel cielo per processi del tutto noti. Conferenze e scritti divulgativi proposero e continuano a proporre ad un pubblico ingenuo le affascinanti teorie della nebulosa a spirale e così via. Da tali assurdità i bambini ricevono la loro istruzione di Stato, che in fondo è il risultato di ciò che i fisici ed altri cosiddetti eruditi idearono ed elaborarono secoli fa. In tali elaborazioni veniva d'altro canto rispolverato quanto era valido per gli studiosi decenni prima.

 

Ma gli odierni ambienti specializzati sono drammaticamente assuefatti da qualcosa di veramente idiota: dalla teoria della relatività di Albert Einstein.
 

Osservando l'odierna fisica teorica ci si accorge, per esempio, che questa teoria impegna ancora tutti. Ma li impegna entro una fede... da credere.

 

Non prenderò qui in considerazione le particolari disinformazioni di questa teoria (ho già mostrato che basterebbe un semplice smartphone oggi per confutarla, dato che il giroscopio ottico di questo telefonino (gyrolaser) funziona in contraddizione con essa; cfr. il video "GPS e Superstizione": https://youtu.be/op3D1WnckkM). Oggi però non è la sua validità intrinseca che mi interessa, bensì il fatto che essa esista, e che i fisici ne discutano ancora. Certo non mancano, per quanto assai rari, gli scienziati contrari, detti "eretici" ma ancora oggi la maggior parte degli altri, detti "ortodossi" non parla d'altro.

 

Questo avviene perché con con la teoria della relatività sono stati demoliti tutti i concetti sui quali si basava la concezione della natura e dei moti dei corpi celesti nello spazio.

 

Perciò i fisici odierni non sono altro che fisici della distruzione, dello smantellamento e della negazione dei concetti più diffusi: tempo, movimento, spazio. Costoro continuano a predicare che le cose non sono come si era pensato. Si comportano, per esempio, come se fosse vero che Achille non raggiunge mai la tartaruga. Questo è certamente vero per calcoli astratti che nulla hanno a che fare con la vita reale. Nella vita reale però non solo Achille raggiunge la tartaruga ma anche una talpa, per quanto assonnata.

 

È invece diventato quasi un problema di coscienza, per un fisico dire: "Io regolo il mio telescopio su una stella lontana. Mi rendo conto che quando la sua luce giunge sulla Terra è trascorso un determinato periodo di tempo. Così, quando guardo nel mio telescopio, la luce che percepisco attraverso di esso ha dovuto percorrere un certo numero di anni-luce". L'"anno-luce" è ovviamente una convenzione, solo che è assolutizzata in modo del tutto arbitrario (su tale assurdità vedi anche la pagina "Sulla convenzione assoluta").

 

Eppure il fisico o il docente di fisica continua la sua predica: "La luce che ricade nel telescopio arriva da lontananze di anni-luce. Quella stella ormai non si trova più là. Ricevo i raggi luminosi attraverso il telescopio, ma quel che mi appare nella lente non è affatto la stella. E se, accanto a quella, osservo un'altra stella, la cui luce impiega molti meno anni, la vedo simultaneamente alla prima. Anche se giro il mio telescopio e mi appare una stella come un punto luminoso, essa forse non è più là, dato che era là centinaia di migliaia di anni fa. E così è per tutte le stelle su cui punto il telescopio: si trovavano lì ognuna in un periodo del tutto diverso, eppure il telescopio me le mostra simultaneamente. Così mi formo l'immagine del firmamento. Tutto quel che ne fa parte era là un tempo, ma ora non c'è più. In realtà non vi è nulla, perché nel frattempo tutto è cambiato".

 

Eppure il cielo stellato che vedo in ogni stagione è sempre lo stesso...

 

Ed è così anche con lo spazio. Percepiamo un suono lontano: avvicinandoci ci sembra di una tonalità diversa rispetto a quando eravamo distanti. Lo spazio diventa determinante per il modo in cui percepiamo le cose. Questo crea in molti dei problemi. Il tempo, come variabile presente in ogni calcolo, è diventato all'improvviso da più di un secolo qualcosa di insicuro, qualcosa di solo relativo. Di tutto quello che popolarmente è attribuito allo spazio cosmico, il fisico di oggi (ed egli ne è cosciente) può dire solo: "Là vi fu un tempo qualcosa che ancora esiste e che esisterà in futuro, e il cui effetto è che in un determinato momento la sua manifestazione luminosa coincide col reticolo del mio telescopio. Questa è l'unica conoscenza che ci rimane: la coincidenza di due avvenimenti. Quel che avvenne in qualche tempo e in qualche luogo coincide con ciò che appare nella lente del mio telescopio". Solo di tali coincidenze è possibile parlare, dice il fisico d'oggi, tutto è relativo.

 

Dunque anche i concetti, sui quali si è costruito in modo teorico tutto il sistema cosmico, dovrebbero avere un valore relativo, non assoluto.

 

Invece per le attuali scimmie intelligenti della "scienziaggine" le cose non stanno così, dal momento che giustificano l'assoluta relatività di Einstein (cioè la contraddizione in cui si afferma assoluto ciò che il contenuto dell'affermazione dice per definizione relativo) e blaterano continuamente di un radicale sovvertimento dei concetti della fisica.

 

Insomma, ogni discorso divulgativo della fisica dà per scontato o pontifica che "tutto si è dissolto come neve al sole".

 

Gli odierni docenti di Stato non possono più limitarsi a dire che da millenni si è andata costruendo una concezione del mondo materiale basata su determinati concetti; devono aggiungere - se vogliono mantenersi il posto di insegnanti - che, partendo da quei concetti, gli scienziati li hanno poi vanificati, demoliti. Dunque quella concezione, prima ritenuta sicura, oggi non è più tale.

 

D'altra parte la realtà non consente di prendere sottogamba quel che viene predicato a partire da una prospettiva completamente antilogica ma considerata nuova, anche perché le affermazioni che si basano sull'altro punto di vista svaniscono, appunto, come neve al sole.

 

La scienza odierna dunque predica una vera e propria fede secondo la quale il cielo stellato, i colori, gli odori, i sapori, le note musicali, tutto ciò e molto altro ancora NON esiste.

 

Così il cittadino uomo della strada è indotto a dire: "Quel che dicono gli antieinsteiniani è assurdo, perché non corrisponde a quel che dice la televisione''.

 

Invece dovrebbero essere gli einsteiniani a dire: "È assurdo quel che NOI abbiamo considerato vero".

 

Questa è la situazione odierna.

 

Ciò avviene perché gran parte dell'umanità dorme e, dormendo, vede gli eventi svolgersi e lascia che accadano. Sarebbe invece importante che si sapesse che la logica dell'einsteinismo, così esaltato in modo trionfale, NON STA IN PIEDI, nonostante si continui a farne l'apologia. Si vive una fede simile a quella della madonna di gesso che piange. Solo che stavolta non è più l'ignoranza popolare a generarla ma la scienza! Giordano Bruno nel suo "La Cabala del cavallo pegaseo" (cfr., ad es., la famosa formula del moto precessionale del perielio di Mercurio) aveva previsto che così sarebbe stato non solo per gli uomini di fede ma anche per gli uomini di scienza: la fede nella fisica teorica odierna o negli esperimenti solo mentali (gedanken-experimenten) è simile alla fede negli asini parlanti della Bibbia (Numeri 22,28). Occorre saper dire basta agli asini parlanti, diceva il Bruno. E occorre cavalcarli in segno di protesta (Mt 21,7). Gesù quando entra in Gerusalemme ed è festeggiato cavalca un asino… Gli asini potranno anche sentirsi cavalli con una loro cabala di "gedanken-experimenten", però gli asini restano asini e i cavalli, cavalli. L’uomo è pieno di infinito nel suo pensare e può fare grandi cose. Ma questo è ben diverso dall'imporre dogmaticamente le leggi dell'infinito alla terra o viceversa, perché la terra non è infinita anche se riposa nell'immenso cosmo come sua parte. Non si dovrebbe più procedere con dogmi celesti secondo logica astratta, e occorrerebbe logica di realtà, scienza umana, scienza reale, da non confondere con la teologia o con la rivelazione divina o con lo spiritualismo.

 

La situazione, come si presenta nel mondo immateriale dell'io umano o della logica di realtà sarà esponenzialmente chiara in cerchie più vaste solo se gli uomini, almeno volta, alzeranno un po' il berretto da notte sotto il quale dormono anche da svegli.

 

Svegliandosi davvero, l'uomo dovrà avvedersi che la scienza odierna, proprio nella sua teoria della relatività, è del tutto negativa. Dice in pratica che cosa non è, mentre l'umanità dovrebbe rivolgersi ad una conoscenza di ciò che è.

 

Ma anche con la fisica che vi era prima dell'"avvento della relatività", le cose non vanno meglio. Che cosa direbbe un fisico vecchio stampo (e non uno moderno, con ogni probabilità assertore della relatività) di fronte alle affermazioni dell'antroposofia in merito al cosmo? Se non dicesse subito che sono pazzesche e privo di senso - e forse è questa la prima cosa che direbbe - affermerebbe anch'egli che l'antroposofia contraddice le solide basi della scienza. Ma quali sarebbero queste solide basi? Sarebbero i concetti di spazio, tempo e così via, ricavati qui sulla Terra. Oggi gli assertori della relatività vanificano questi concetti per l'universo, dimostrandone la non validità.

 

L'antroposofia fa però in pratica proprio questo: lascia completamente da parte i concetti terrestri quando considera la Luna, Saturno, Giove e così via!

 

In questi casi l'antroposofia non parla più della sfera terrena ma al contrario tenta, anche se con difficoltà, di caratterizzare Venere o Marte, ecc., come non sarebbe possibile usando concetti terrestri. È necessario infatti essere disposti ad abbandonare tali concetti, se si vuol giungere all'universo.

 

Il cosmo, nella cultura attuale, è posto in una situazione a dir poco strana. Quando si arriva al cosmo rimane solo una certa analogia con i concetti terreni. Se soltanto arrivassimo alla Luna descritta dall'antroposofia, in cui, prima di passare agli altri corpi celesti, soggiornano gli spiriti dei morti, durante la vita che va dalla morte a una nuova apocatastasi, se arrivassimo a questi spiriti e ad altri esseri cui ci si può avvicinare solo con uno sguardo reso acuto dalla chiaroveggenza, scopriamo che tali esseri agiscono in segreto. Infatti, quel che è sulla Luna va poi nell'universo e ciò che proviene dalla Luna è un rispecchiamento dell'universo. Come la Luna non accoglie la luce Sole ma la rimanda indietro, così fa con tutto il resto che avviene nel cosmo e che viene restituito dalla Luna come da uno specchio. Quel che si svolge al suo interno rimane nascosto.

 

Ciò è qualcosa di ben diverso da ciò che dice il fisico che, sentendo che la Luna si è staccata dalla Terra, si metterebbe semplicemente a calcolare a quale velocità e grazie a quali forze ciò sia avvenuto, tenendo però sempre presenti solo le forze e la velocità terrestri, che invece non sono minimamente considerate da chi parla antroposoficamente della Luna.

 

Le decisioni comportamentali, i grandi impulsi cosmico-morali rimangono al di là dell'elemento materiale, fisico, minerale, terrestre. Dalle limitate argomentazioni della fisica, che hanno un valore solo per le condizioni fisiche terrestri, si arriva invece a parlare dell'universo con idee morali, e questo è l'aspetto più curioso.

Eppure l'essenziale non è presentare semplicemente teorie cui prestar fede, ma che vi sia un ordine morale del mondo!

 

Ciò che mandò completamente in tilt gli animi negli ultimi tre o quattro secoli è stata l'affermazione: "Si può conoscere qualcosa della Terra in base a cui misurare l'intero universo, e quindi si possono enunciare teorie come quella di Kant-Laplace, ma per quanto riguarda 1'ordine morale e divino SI DEVE aver fede". È lo stesso Kant ad ammettere questo "DOVERE" ("dover essere" kantiano) nella sua famosa dichiarazione: "Dovetti dunque togliere la conoscenza per fare posto alla fede" (Kant, prefazione alla 2ª edizione della sua "Critica della ragion pura"). Queste aberranti parole dicono esattamente il contrario del primato del Logos espresso al cap. 15 di Giovanni (cfr. http://digilander.libero.it/VNereo/sulla-paura-cattolica-del-logos.htm).

 

Ovviamente questo mastodontico errore gnoseologico portò una terribile confusione, perché andò perduta la consapevolezza che, mentre è normale che sulla Terra si possano usare termini terreni, quando ci si innalza all'universo ciò non è più lecito, dato che innalzandosi al cosmo l'essere umano dovrebbe (incominciare almeno a) parlare in termini cosmici.

 

Invece avvenne che il linguaggio fisico entrò pian piano nel linguaggio morale. Ecco perché avviene nella pratica ciò di cui solitamente si riesce a malapena a fantasticare.

 

Il fisico odierno descrive il Sole come una specie di sfera gassosa che viaggia nello spazio con eruzioni sono simili alle eruzioni terrestri: tutto quello che viene attribuito al Sole è considerato simile a ciò che avviene sulla Terra; con le stesse modalità di calcolo acquisite su questo pianeta si calcola in che modo un raggio luminoso passi oltre il Sole o cose di questo genere. Ma quel che è valido per misurare eventi terrestri perde di valore quando si procede oltre. Come la luce diminuisce d'intensità secondo il quadrato della distanza, così le leggi perdono valore nello spazio cosmico. Conserviamo un'affinità col cosmo solo nella nostra sfera morale. Quando ci eleviamo come terrestri dalla sfera fisica, materiale a quella morale, immateriale, qui sulla Terra diveniamo simili a ciò che nello spazio cosmico agisce come moralità realizzata.


Sottolineo perciò che l'antroposofia è scienza nel senso più elevato, dato che porta a reale compimento ciò che emerge come esigenza, e non parla del cielo secondo rappresentazioni della Terra, ad eccezione di quelle morali, che però sulla Terra sono già sopraterrene. Quando si eleva fino al cielo, al cosmo, parla secondo rappresentazioni morali. BISOGNEREBBE CHE TUTTA LA SCIENZA NE TENESSE CONTO. Partendo da questo punto di vista si devono ricavare di nuovo quei concetti necessari per comprendere, sulla Terra, quel che ora è impossibile comprendere.

 

Quel che oggi ha trovato posto nella mente umana è sorto in realtà solo negli ultimi tre o quattro secoli dalla convinzione che per spiegare l'intero universo si possa usare solo quanto si ricavi da cose ed eventi fisici. Si è reso l'intero universo una copia fisica della Terra. D'altra parre, si è giunti al punto di dire: "Con il reticolo del mio telescopio coincide qualcosa che però si trovava là un tempo!". In tal modo crolla logicamente tutta la costruzione: prendendo in considerazione stelle abbastanza lontane, il fisico odierno è costretto ad ammettere che quel che indica sulla carta non è più là; e se indica due stelle vicine fra loro, delle quali una era in quel punto, mettiamo, mille anni fa, e l'altra seicento, è costretto a dire che non furono mai nella posizione in cui la coincidenza dei loro raggi le fa apparire nel telescopio. Dunque tutto si confonde, nella realtà nulla è così come appare. E tutti, perfino nelle canzonette, ripetono come pappagalli questo  "dover essere" assolutizzato della verità relativizzata...   

 

Con questi concetti pertanto non si giunge a quel che esiste all'esterno. Si calcola, si calcola, e si calcola. È come se il ragno, tessendo la sua tela, immaginasse di racchiudervi tutto l'universo.

 

La ragione di tutto questo modo di procedere è che le leggi su cui si basa il calcolo non valgono fuori dalla Terra, mentre tutt'al più la legge morale che è in noi può servire per avere un concerto di ciò che si trova nello spazio cosmico. Lassù, nel cielo stellato si trova quel che è morale e a volte anche quel che è immorale, arimanico, luciferico, ecc. Ma se io concepisco l'elemento morale come concetto generale, procedo moralmente, non fisicamente. Si tratta di qualcosa su cui è necessario ritornare ogni volta, perché l'altra impostazione si è così fortemente impressa nella mente umana negli ultimi due, tre secoli che gli stessi dubbi portati da chi ha teorizzato la relatività (i loro assunti negativi ne portano infatti molti altri con sé) non riescono affatto a scalzarla. Ed è comprensibile: quand'anche infatti quest'ultima chimera, il calcolo tempo-spazio, venisse eliminata e per quel che riguarda il cielo stellato svanisse dalle menti, in queste non rimarrebbe più nulla, mentre gli uomini volentieri vi conservano qualcosa. Qualcos'altro in realtà potrà entrarvi solo se ci si eleva alla facoltà di osservare il CIELO stellato secondo la vera scienza capace di indagare non solo la materia ma anche l'immateriale o il CELESTE.

 

Tutto questo indica al vero scienziato come sia necessario avere concetti chiari riguardo a ciò che è avvenuto in realtà negli ultimi quattro o cinque secoli, e che per il momento ha trovato un esito nella più grande di tutte le distruzioni che vi siano mai state sulla Terra. Occorre chiarirne un altro aspetto: «è oggi opinione comune - scrive onestamente il fisico matematico antieinsteiniano Umberto Bartocci - che l'equazione [di Einstein - ndc] ricevette la più terribile delle conferme dalle esplosioni nucleari che devastarono alla fine del secondo conflitto mondiale le sventurate città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Fu allora che tutto il mondo, attonito, dovette prendere ufficialmente atto della reale esistenza dell'energia contenuta nell'atomo: un'energia enorme, nascosta in ogni grammo di materia, capace di produrre una trasformazione senza precedenti nella storia dell'umanità, fornendo alle nazioni capaci di controllarla un predominio assoluto su tutte le altre. Tale possibilità, si dice, era stata prevista sin dal 1905 da Albert Einstein e, come vedremo, quasi un corollario alla sua teoria della relatività, la quale sembrò ricevere quindi da quelle immani catastrofi una delle conferme più spettacolari di tutta la storia della scienza. In verità, il ruolo di Einstein in tale occasione non si limitò a quello del lontano precursore teorico: fu proprio lui ad intervenire, con tutto il peso della propria autorevolezza scientifica, a favore del celebre "Progetto Manhattan" [questo è il nome del progetto al quale lavorarono negli Stati Uniti d'America gli scienziati che costruirono le prime bombe atomiche] con due lettere (1939-1940) indirizzate all'allora Presidente degli Stati Uniti d'America Franklin Delano Roosevelt, quando si facevano più insistenti le voci relative alle ricerche da parte degli scienziati del III Reich aventi per obiettivo la costruzione di una superbomba capace di capovolgere le sorti di un prevedibile futuro conflitto. Citiamo dalla prima di queste: "Signor Presidente, alcune ricerche svolte recentemente da Enrico Fermi e Leo Szilard, di cui mi è stata data comunicazione in manoscritto, mi inducono a ritenere che un elemento, l'uranio, possa essere trasformato nell'immediato futuro in una nuova ed importante fonte d'energia..."» (U. Bartocci, "Albert Einstein e Olinto De Pretto. La vera storia della formula più famosa del mondo"; http://digilander.libero.it/VNereo/depretto-2006.pdf ).

 

L'attribuzione ad Einstein del "merito scientifico" della costruzione dell'ordigno è comunque molto controversa. Scrive per esempio Silvano Lorenzoni in "Come si rende miracolosa qualsiasi velocità": «Siccome "c" [velocità della luce nel "vuoto" - ndc] è arbitraria [ed è arbitraria non solo perché non supportata da prove sperimentali reali - dato che la velocità "c" è una mera astrazione priva di connessioni con la vita reale - ma anche in quanto "c" è una convenzionale unità di misura ma assolutizzata come immutabile, incontrovertibile - ndc], questo studio ci mette in mano una procedura per rendere "miracolosa" qualsiasi velocità. Secondo la cabala einsteiniana in fondo niente è "reale" e tutto "fantasmatico" - tutto cambia e magari contraddice se stesso, basta cambiare disinvoltamente il "soggetto osservatore". Quindi se si accetta quella cabala, ci potrebbe essere addirittura una fioritura di effetti termonucleari in ogni insospettata occasione. L'ordigno termonucleare, tragicamente reale, è spesso citato come prova empirica della validità dell'einsteinismo. In realtà, semmai, dovrebbe essere al rovescio. Qualcosa di assolutamente reale qual'è l'ordigno termonucleare ben difficilmente potrebbe basarsi su fatti fantasmatici quali sono i coacervi algebrici einsteniani/relativistici» (S. Lorenzoni, "Come si rende miracolosa qualsiasi velocità" in "Contro l'einsteinismo", Libreria Editrice Primordia, pp. 27-27, Milano 2013). 
 

D'altra parte Rudolf Steiner aveva messo in guardia gli studiosi già nel 1923 a proposito della piega che aveva già preso la scienza nei suoi "nuovi" concetti, affermando: «Nella civiltà in cui vive l'Occidente con la sua propaggine americana, si considera talmente certo ciò che si è sviluppato negli ultimi tre o quattro secoli per influsso di una grandiosa tecnologia e di enormi scambi internazionali - influsso che solo oggi sta per spezzarsi - che viene ritenuto palesemente stolto chiunque non accetti quegli stessi concetti» (R. Steiner, "Le individualità spirituali del sistema solare", Ed. Antroposofica, p. 31, Milano 2010)

 

Qui Steiner vide bene la realtà, ma si sbagliò avendo troppa fiducia nel fatto che quell'influsso avrebbe dovuto spezzarsi. Allora, nel 1923, dopo la prima guerra mondiale, non era ancora nata la bomba atomica, e forse egli percepiva intorno a sé che l'einsteinismo era qualcosa di troppo stupido per affermarsi. Invece scoppiò la seconda guerra mondiale... Oggi siamo molto vicini a una terza guerra mondiale, proprio perché le menti deformi (cioè anti-intuitive e credulone) di questa scienza malata non sono state mai in grado di spezzare un benché minimo influsso di tale "piega".