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In linea di massima l’ultimo tempo del
quintetto può essere suddiviso in due grandi sezioni: una prima parte
costituita da un Rondò/Forma Parallela con una coda finale, che si conclude a
batt. 248, e una seconda parte in stile fugato, che chiude il movimento con il
medesimo episodio di coda ed una trionfante perorazione finale.
Vari elementi contribuiscono a suffragare quest’ipotesi:
- la sezione “Rondò” e la sezione “Fuga”
iniziano e finiscono con lo stesso materiale tematico (tema a
e coda f);
- idem dicasi per l’aspetto armonico: da sol- a
Mib, pur se con percorsi diversissimi: la sezione “Rondò” appare armonicamente
assai instabile, e solamente nell’ultima parte conquista la tonalità
d’impianto; la Fuga
invece, dopo il soggetto iniziale in sol-, raggiunge stabilmente il Mib
maggiore e non lo abbandona più sino alla fine del movimento;
- la sezione “Fuga” dapprima ripresenta tutti i
vari temi del Rondò (a, b, c, d, e), e poi anche il tema
principale del primo movimento, ponendosi quindi come momento di
ricapitolazione e di sintesi dell’intero quintetto;
- anche chi considera l’ultimo movimento del
quintetto una “forma sonata armonicamente atipica” fa comunque iniziare a batt.
249 una grande coda, “lunga quasi quanto il resto del movimento”, sul modello
delle grandi code beethoveniane (quartetto in do#-, concerto in Sol...).
Seguendo questa interpretazione, l’ultimo
movimento si inserisce nell’intero ciclo sonatistico secondo un’architettura
assai ben congegnata: la sezione Rondò, in sol-, costituisce un valido
contrasto tonale con il movimento precedente, lo Scherzo in Mib, mentre la Fuga, con la sua conclusiva affermazione
della tonalità iniziale del quintetto, costituisce la ricapitolazione e la
conclusione non solo dell’ultimo tempo, ma dell’intera composizione.
Scrive nel 1838 Schumann a proposito di un
quartetto di Veit:
“So che anche i migliori maestri
concludono tutti nello stesso modo, cioè con un allegro Rondò. Ma avendo
concepito un’opera con energia e serietà preferirei finire in un’atmosfera
simile. (...) Nella sezione centrale il compositore ceca di rendere più interessante
il discorso con alcuni passaggi fugati, ma anche questo tipo di elaborazione su
di me non ha mai fatto un grande colpo”.[i]
[i] Schumann, Robert. Gli scritti critici…cit, p.565
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