4° Mov
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Quintetto in Mib op. 44: Allegro ma non troppo (Finale)

 

 

In linea di massima l’ultimo tempo del quintetto può essere suddiviso in due grandi sezioni: una prima parte costituita da un Rondò/Forma Parallela con una coda finale, che si conclude a batt. 248, e una seconda parte in stile fugato, che chiude il movimento con il medesimo episodio di coda ed una trionfante perorazione finale.

Vari elementi contribuiscono a suffragare quest’ipotesi:

  1. la sezione “Rondò” e la sezione “Fuga” iniziano e finiscono con lo stesso materiale tematico (tema a e coda f);
  2. idem dicasi per l’aspetto armonico: da sol- a Mib, pur se con percorsi diversissimi: la sezione “Rondò” appare armonicamente assai instabile, e solamente nell’ultima parte conquista la tonalità d’impianto; la Fuga invece, dopo il soggetto iniziale in sol-, raggiunge stabilmente il Mib maggiore e non lo abbandona più sino alla fine del movimento;
  3. la sezione “Fuga” dapprima ripresenta tutti i vari temi del Rondò (a, b, c, d, e), e poi anche il tema principale del primo movimento, ponendosi quindi come momento di ricapitolazione e di sintesi dell’intero quintetto;
  4. anche chi considera l’ultimo movimento del quintetto una “forma sonata armonicamente atipica” fa comunque iniziare a batt. 249 una grande coda, “lunga quasi quanto il resto del movimento”, sul modello delle grandi code beethoveniane (quartetto in do#-, concerto in Sol...).

Seguendo questa interpretazione, l’ultimo movimento si inserisce nell’intero ciclo sonatistico secondo un’architettura assai ben congegnata: la sezione Rondò, in sol-, costituisce un valido contrasto tonale con il movimento precedente, lo Scherzo in Mib, mentre la Fuga, con la sua conclusiva affermazione della tonalità iniziale del quintetto, costituisce la ricapitolazione e la conclusione non solo dell’ultimo tempo, ma dell’intera composizione.

Scrive nel 1838 Schumann a proposito di un quartetto di Veit:

    “So che anche i migliori maestri concludono tutti nello stesso modo, cioè con un allegro Rondò. Ma avendo concepito un’opera con energia e serietà preferirei finire in un’atmosfera simile. (...) Nella sezione centrale il compositore ceca di rendere più interessante il discorso con alcuni passaggi fugati, ma anche questo tipo di elaborazione su di me non ha mai fatto un grande colpo”.[i]


[i] Schumann, Robert. Gli scritti critici…cit, p.565

 

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