Il bosco e la storia

L'immagine della verdeggiante isola tramandataci da antichi scrittori e poeti, contrasta profondamente con la realtà che è sotto i nostri occhi: delle distese forestali, che all'epoca delle prime colonizzazioni greche avrebbero occupato circa il 50 % del territorio non rimangono che superstiti frammenti.
L'uomo, sin dalla sua comparsa sulla terra, è intervenuto sugli assetti naturali modificandoli a proprio vantaggio; con i primi insediamenti stabili, disbosca per avere a disposizione spazi adatti alla coltivazione ed alla pastorizia, pur non rappresentando, almeno in una fase iniziale, una minaccia di fronte allo strapotere della natura. Siamo ancora in presenza di una economia fondata sullo scambio delle eccedenze di cibo, pelli, animali e quant'altro. E' nei millenni successivi, con l'attribuzione dell'esatto valore alle merci, che si assiste alla perdita progressiva di questo equilibrio che darà luogo al confinamento dei boschi in territori poco adatti all'agricoltura ed in zone impervie e piu' difficilmente raggiungibili.
Il processo di distruzione del patrimonio boschivo avvenuto in Sicilia è riconducibile sostanzialmente agli eventi storici che in essa si susseguono. A cominciare dal periodo delle grandi lotte per il dominio dell'isola e del Mediterraneo tra Cartaginesi, Ateniesi, Siracusani, Romani, per la costruzione delle grandi flotte navali, vengono distrutti ettari di bosco, soprattutto in prossimita' dei litorali.
Con la definitiva conquista romana ha luogo lo sfruttamento pressochè totale anche dei boschi dell'entroterra:
l'obiettivo della politica di Roma è quello di fare dell'isola "il granaio dell'impero e la provincia della pastorizia estensiva". I terreni disboscati e messi a coltura danno redditi elevatissimi, ed in tale ottica neanche la foresta di Ficuzza viene risparmiata. Nella zona rimangono numerose testimonianze delle antiche fattorie di origine romana, sorte intorno al bosco, che persistono fino al periodo bizantino.
Durante la dominazione araba nuovi equilibri si instaurano tra attività agricole e boschive, dando luogo ad un periodo di relativa tregua.
Col feudalesimo, ed è opportuno ricordare che in Sicilia esso si protrarrà fino al 1812, nonostante su un piano ideale dovrebbe persistere un certo equilibrio (la selva è considerata fonte di vita e di sopravvivenza, per i frutti, l'acqua e la selvaggina che essa offre), in questo arco temporale, il bosco subisce colpi pesantissimi. Si continua a disboscare per disporre di sempre piu' terre fertili da mettere a coltura, dove il feudatario, spinto
dall'esigenza di trarre sempre maggiori profitti, concede anche diritti nelle aree boscate che spesso vengono esercitati in maniera indiscriminata: diritti di pascolo, di legnatico, frascatico e simili: si tratta dei famigerati "usi civici" che ancora oggi, benchè altamente anacronistici, e malgrado leggi e regolamenti, continuano a sopravvivere.
All'azione distruttiva dell'uomo, agli incendi, vanno sommate le mutate condizioni climatiche che influenzano direttamente lo stato del suolo e le risorse idriche.
L'attuale Bosco della Ficuzza che con i suoi 5000 ettari costituisce oggi la piu' estesa superficie forestale della Sicilia occidentale, altro non è che un frammento sopravvissuto assieme a qualche toponimo come c.da Suvarita o cozzo Suvareddi, che stando a quanto riflette l'etimologia della dialettale espressione "suvaru" ossia sughero, stanno ad indicare quanto estesa dovesse essere l'area boschiva nel passato.

Fu sul chiudersi
del secolo XVIII e l'apparire del secolo XIX, che in mezzo a codesti campi e boschi videsi quasi per incanto sorgere un sontuoso Palazzo Regio, e fu al tempo stesso che questi luoghi divennero teatro della piu' splendida magnificienza Regia, e della sua piu' grande umiliazione...
 
 

Discendendo giu' dal monte Busamara, … su quel campo piuttosto sabbionaceo non appaiono massi o pietre che ne rivestono la superficie… tutti questi tenimenti stavano una volta ricoverti di boschi e di boscaglia, che vi si sono ormai nella massima parte diradati e ristretti; sotto il monte soltanto vi predomina il suo antico bosco ceduo… Fresche e dolci acque sgorgano da codesti luoghi che bagnano il podere, e varie ghiacciaie o meglio neviere, sonvi al monte sottostanti, che d'estate somministrano nevi a paesi vicini e lontani… Fu sul chiudersi del secolo XVIII e l'apparire del secolo XIX, che in mezzo a codesti campi e boschi videsi quasi per incanto sorgere un sontuoso Palazzo Regio, e nobili cascine ed altre estese abitazioni per opera dello stesso Re, affine d'attendere a' suoi prediletti esercizi di caccia, all'agricoltura, ed alla pastorizia; e fu al tempo stesso che questi luoghi divennero teatro della piu' splendida magnificienza Regia, e della sua piu' grande umiliazione. (1)
Re Ferdinando di Borbone (I del Regno delle due Sicilie, IV del Regno di Napoli), grande appassionato di caccia, acquista e riunisce gli ex feudi della Ficuzza, Lupo, Lupotto e Cappelliere per farne una riserva venatoria; ai precedenti vengono annessi, anche se a solo titolo enfiteutico, i sette feudi della Baronia di Godrano. Il vasto complesso cosi' riunito, tutt'oggi indicato come Bosco della Ficuzza, va a costituire oltre che riserva venatoria, una sorta di grande azienda agricola. La "Real casina di caccia", costruita dall'architetto G. Venanzio Marvuglia tra il 1799 e il 1803, di chiaro stampo neoclassico, con l'imponente mole della Rocca Busambra sullo sfondo, diventa una vera e propria masseria. Bellissimi e curati i boschi, numerose mandrie di ogni specie, colture e pascoli eccellenti, selvaggina abbondante erano il vanto del Re.(2) Ferdinando II, ereditata la riserva, piu' intento a promuovere l'industria agricola, che a coltivare " luoghi di delizia", abolisce la riserva di caccia segnando la decadenza del bosco. Alcuni dati confermano che dal 1825, anno di morte di Ferdinando I in poco meno di 10 anni, tre quarti del vasto possedimento borbonico viene spogliato dal soprassuolo boschivo a causa di pascoli sfrenati, tagli non regolati ed incendi. Rovinata la foresta, cadenti i fabbricati, rese impraticabili le vie interne, la proprieta' pervenne al Demanio del Regno d'Italia che alieno' quasi tutte le terre gia' disboscate e dissodate.(3)
Dopo le ultime vendite, avvenute nel 1869, i boschi Lupo, Cappelliere e Ficuzza, nel 1871 vengono affidati alla Amministrazione Forestale ed il comprensorio dichiarato inalienabile; si ha in questo modo l'opportunita' di riportare ordine, regolando e riducendo i tagli e limitando il pascolo. Con la legge n° 535, 29 dicembre 1901 del Regno d'Italia, il "Bosco nazionale inalienabile di Ficuzza" viene destinato a stazione climatica, divenendo, nel corso degli anni successivi, meta preferita per il soggiorno estivo da parte di cittadini palermitani, segno di una rinnovata sensibilita' verso il bosco e la montagna. Il comprensorio comprende anche gli ex feudi di Godrano, ma mentre la "Foresta Ficuzza" diviene di assoluta proprieta' dell'Azienda di Stato per le foreste demaniali ( con atto del 1912), la "Foresta di Godrano" viene posseduta solo in enfiteusi. All'atto di passaggio all'Azienda, (il bosco) Godrano misurava 2010 ettari di cui 766 a ceduo, 731 vuoti o cespugliati, 613 seminativi, compreso un vivaio di 1,5 ettari… Le foreste Ficuzza e Godrano furono tecnicamente ed amministrativamente tenute distinte fino al 30 Giugno 1920, data sotto la quale furono fuse in unica gestione autonoma. (4) Successivamente, nel 1953, al complesso sopra descritto vengono aggiunti 214,56 ettari, costituiti da soli prati e pascoli, dei fondi Bosco e Canonica nel Comune di Mezzojuso.
Nonostante i vari "piani di gestione" compilati dalle autorita' statali preposte, nel corso degli anni vengono condotti tagli senza mai rispettare ordini prestabiliti e che prendessero in considerazione le reali necessita' di utilizzo, ne' i turni da adottare. Un primo vero "Piano di Assestamento" viene compilato nel 1914 (Piano Manfren), che prende in considerazione, per la prima volta, gli obiettivi della legge 535, miranti alla conservazione dell'alto fusto. Gli eventi bellici non consentono l'attuazione di tali propositi, anzi, per soddisfare la necessita' di carbone e legna da ardere, vengono intensificati i tagli; la massa legnosa utilizzata durante il periodo bellico e' di 20.000 mc circa. Non minore e' il disastro provocato durante la seconda guerra mondiale, quando alle intense utilizzazioni seguono disastrosi incendi che distruggono ingenti porzioni di bosco. Dal 1948 iniziano
i grandi lavori di rimboschimento del Demanio Forestale. Ed e' all'interno del Demanio che ricadono la maggior parte dei terreni ricoperti da bosco.

Note:
(1) G. Calderone, Memorie storico-geografiche di Marineo e suoi dintorni, Vol I° Palermo 1892.

(2) G. Giardina, Bosco di Ficuzza. Tra storia e natura, Palermo 1994
(3-4) A.S.F.D. Palermo, L'Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, Foresta Ficuzza-Godrano-Bosco Canonica,
Vol I° 1959