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Sito telematico dedicato all'informazione, al confronto, al dibattito sui problemi connessi con il primo CONTRATTO DEI DIRIGENTI SCOLASTICI – a cura del D.S. Paolo Quintavalla  in servizio presso la Direzione Didattica 3° Circolo di Parma - In Rete dal maggio 2000 –

 

 

 

 

UN NUOVO FILM CON UN VECCHIO COPIONE

E' aperto il secondo contratto. Le posizioni in campo

 Editoriale n. 54 del 25 novembre 2002.

L'incontro del 20 u.s. tra le OO.SS e l'ARAN ha aperto ufficialmente la nuova stagione contrattuale. Anche se si è trattato di un incontro di carattere interlocutorio, convocato per una riflessione comune preliminare all'avvio delle trattative vere e proprie, non è stato esente da spunti interessanti su cui vale la pena ragionare.

In primo luogo si sono chiarite le posizioni in campo, come si desume dai comunicati stampa di questi giorni di ANP, CGIL, CISL, SNALS e note ANDIS, che possono essere così sintetizzate:

  • tutte le forze sindacali rivendicano l'allineamento retributivo (sul trattamento economico accessorio) con le altre dirigenze pubbliche ma sono divise sulla strategia e sui tempi per conseguirlo.
  • l'ANP non accetta l'attuale collocazione nell'Area V e propone, nell'ambito di una generale ridefinizione delle aree dirigenziali, la costituzione di un'unica area omogenea e affine dei dirigenti dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Subordina l'avvio delle trattative e la presentazione della propria piattaforma rivendicativa ufficiale alla soluzione di questo nodo essenziale.
  • Cgil-Cisl- Uil Scuola chiedono il mantenimento, senza alcuna variazione, dell'area V della dirigenza. Hanno presentato già da settembre una piattaforma rivendicativa ritagliata sull'ipotesi che resti invariata questa specifica area e insistono per l'emanazione immediata dell'Atto di Indirizzo. Da sottolineare che Uil Scuola, per effetto della circolare Aran del 10 maggio 2002 sulla rappresentatività delle OO.SS., non ha titolo per essere ammessa al tavolo delle trattative, essendo di gran lunga al di sotto del 5% richiesto.
  • Lo Snals non ha ancora presentato la piattaforma rivendicativa ma si esprime a chiare lettere per il mantenimento dell'area V così come è attualmente e converge, su questo aspetto, sulle posizioni dei sindacati confederali. Le motivazioni addotte risiedono nella difesa di una presunta e non meglio specificata "specificità della funzione dirigenziale scolastica" che verrebbe stravolta nell'ipotesi di una diversa collocazione. E' trasparente, in ogni caso, il tentativo dei sindacati che rappresentano anche i docenti di isolare l'ANP su questo snodo essenziale della ridefinizione delle aree dirigenziali. Per queste OO.SS. è essenziale che permanga un'area dirigenziale legata al cordone ombelicale del comparto scuola (incuranti del fatto che i cordoni possono anche soffocare i "nascituri").
  • L'Andis non ha ancora una chiara posizione ufficiale in merito ma è noto che è tradizionalmente alleata dei sindacati confederali. Le recenti note citate, per quanto sibilline, del resto non lasciano spazio a dubbi: la ventilata composizione di una sola area per la dirigenza del MIUR costituirebbe una minaccia per la "buona pace della specificità della dirigenza scolastica" e, di conseguenza, le critiche si rivolgono, senza citarla esplicitamente, nei confronti dell'ANP che propugna una scelta diversa.

Esaurita l'analisi delle posizioni in questa fase, facciamo fatica a resistere allo sconforto. Sembra di assistere, infatti, alla preparazione di un nuovo film con la penosa riproposizione, sic et simpliciter, del vecchio copione. Le divisioni che avevano caratterizzato le lunghe e travagliate vicende del primo contratto sono rimaste intatte e, addirittura, sembrano essersi acuite. Questo significa che la forza rivendicativa della nostra categoria sarà depotenziata e penalizzata, ancora una volta, da strategie divergenti che si paralizzano a vicenda. Cerchiamo allora di comprendere, in rapporto a quanto è avvenuto nel recente passato, quali siano i possibili esiti di queste opposte strategie.

La collocazione in un'area dirigenziale invece che in un'altra non è indifferente rispetto alle prospettive di sviluppo e di rafforzamento oppure di indebolimento di una categoria. Abbiamo appena verificato, al termine del primo contratto, che la collocazione nell'area V ha significato separatezza che si è trasformata in debolezza e una presunta specificità che si è trasformata nell'inferiorità degli ultimi arrivati. Non è un mistero per nessuno che l'esito del primo contratto, purtroppo, ci ha confinati per ora nella serie C della dirigenza pubblica! Anche all'inizio del primo contratto non esisteva alcuna ragione perché i D.S. avessero un contratto diverso rispetto agli ex Provveditori e agli Ispettori, collocati nell'area I della dirigenza. Non a caso anche l'ANP propugnava prioritariamente una collocazione dei D.S. in questa area, visto che erano diventati pari grado sul piano giuridico di queste figure dirigenziali. La logica dei numeri - i sindacati che rappresentano anche i docenti superavano insieme il 51% - ha portato successivamente questo sindacato a ripiegare tatticamente sull'ipotesi subordinata della quinta area. Ma al termine delle trattative contrattuali non sono stati pochi i colleghi che si sono resi conto che la semplice collocazione nell'area I avrebbe permesso di conseguire l'allineamento retributivo almeno con i dirigenti collocati, se è permessa la metafora, nella serie B della dirigenza. Ciò avrebbe comportato automaticamente per i dirigenti scolastici un vantaggio economico ulteriore di 8.000 - 10.000 euro che corrisponde allo scarto attuale tra le nostre retribuzioni e quelle degli ex Provveditori e degli Ispettori. Non solo, ma ciò avrebbe consentito di svincolare la nostra categoria dal condizionamento, strisciante e dietro le quinte, sui tempi della trattativa e sulla misura degli aumenti rivendicati e proposti, operati dai sindacati dei docenti all'interno dello stesso comparto scuola. Per dirla chiara, in questa ipotesi non sarebbe venuto in mente ad alcun Panini di affermare che i D.S. dovevano "battere il passo" né una qualsiasi Colturani avrebbe potuto minacciare la sollevazione dei docenti nella prospettiva di consistenti aumenti retributivi da concedere ai dirigenti. Ora dovrebbe essere chiaro per tutti che i contratti dei dirigenti scolastici, come avviene per tutti i dirigenti pubblici delle altre aree rispetto al loro personale dipendente, devono essere autonomi e non contemporanei rispetti ai contratti del personale del comparto scuola. Il termine di riferimento degli aumenti retributivi da rivendicare e da conseguire, infatti, non può più consistere implicitamente nella misura delle retribuzioni dei docenti ma in quelle delle nostre omologhe dirigenze pubbliche.

Coloro che puntano al mantenimento dell'area V spingono, in sostanza, per il mantenimento dello statu quo e ripropongono implicitamente una prospettiva di pesante condizionamento sulle nostre vicende contrattuali, da parte delle altre categorie del comparto scuola, che si è mostrata nefasta e che ha appena visto la nostra categoria perdente nella prima tornata. Il rischio è, ancora una volta, di rimanere ostaggi di una pessima politica sindacale inquinata dalla contemporanea rappresentanza di interessi spesso oggettivamente divergenti. E non importa che i sindacati dei docenti ammantino questa scelta con l'argomento, apparentemente seducente, della difesa di una presunta specificità dei dirigenti scolastici che verrebbe minacciata dalla collocazione in una diversa area dirigenziale. Al riguardo sembra opportuno svolgere le seguenti considerazioni:

  • il profilo giuridico che emerge dal recente CCNL dei D.S. è senza dubbio ritagliato sulla matrice dell'art. 25 del D. Lgs. 165/2001 che sostanzialmente ci accomuna alle altre dirigenze pubbliche di natura amministrativa.
  • se si confrontano i testi dei contratti dirigenziali dell'area I e dell'area V ci si può agevolmente rendere conto che sono identici o simili almeno al 95%;
  • l'istanza legittima di specificità può e deve essere autorevolmente rivendicata all'interno dei contratti collettivi integrativi regionali, una volta che i contratti nazionali affermino un profilo dirigenziale forte e comune per aree omogenee ed affini. Per quale arcano motivo non dovrebbero essere aggregate le dirigenze delle tre aree contigue e omogenee dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca? Solo perché cambierebbe la rappresentatività sindacale nelle aree oppure si dovrebbero computare diversamente i distacchi sindacali? O vogliamo continuare ad essere dirigenti di rango inferiore rispetto agli ex Provveditori, dopo che abbiamo ereditato tutte, ma proprio tutte, le loro funzioni? O vogliamo continuare a percepire stipendi inferiori rispetto agli Ispettori che, come è noto, non dirigono un bel nulla?
  • Per alcuni sindacati l'insistenza sulla "specificità" ha significato - e forse significa ancora - un implicito, per quanto certamente non dichiarato, depotenziamento del ruolo dirigenziale oppure una ricerca dello "sconto" in termini di responsabilità. Ma, santo Iddio, possiamo dimenticare che siamo equiparati sul piano giuridico ai datori di lavoro? Possiamo scrollarci di dosso la responsabilità di risultati? E se proprio fossimo incapaci o abulici potremmo evitare di essere legittimamente licenziati? E possiamo, forse, rifiutarci di essere trasferiti in sedi diverse o di assumere incarichi diversi? Le responsabilità e le attribuzioni che ci rendono dirigenti a pieno titolo sul piano giuridico le abbiamo già assunte tutte e le esercitiamo di fatto! Per quale motivo dovremmo andare a cercare "specificità" che rischiano di scolorire e diminuire il nostro ruolo? La specificità, laddove è ragionevole e funzionale alla tipologia del servizio pubblico espletato, può e deve essere contemplata nelle sedi di contrattazione opportune, cioè i CCIR, per esplicita previsione nell'ambito del CCNL.

Spero che i colleghi si rendano conto che in questa fase è essenziale conseguire una diversa collocazione della nostra categoria, che la possa rafforzare rispetto all'attuale condizione di debolezza. La proposta dell'ANP di costituire l'area dirigenziale  dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca va in questa direzione. Intanto ci colloca in un'area omogenea, in raccordo con dirigenze già consolidate e con un profilo giuridico comune che fruiscono di un trattamento economico molto più rilevante del nostro. L'allineamento retributivo per noi sarebbe automatico e vantaggioso. Del resto questa proposta ragionevole dell'ANP mi risulta che sia condivisa anche da una parte rilevante della base dei D.S. iscritta ai sindacati confederali e che non siano pochi i mal di pancia anche in casa Andis. Al riguardo si possono citare come emblematiche le posizioni critiche del gruppo di 15 colleghi torinesi iscritti alla Cgil Scuola che si opponevano alla politica del loro sindacato anche sul tema della collocazione.Scriveva il collega Puttilli: "Fu il nostro direttivo a proporre una comune presa di posizione per chiedere l'uscita dal comparto scuola, ben consapevoli (pur senza alcuna volontà di contrapposizione nei confronti dei docenti, con i quali riteniamo di condividere gran parte degli interessi) che senza questo passaggio non avremmo avuto accesso ad una dirigenza piena, sia sul piano normativo che retributivo (come è stato, poi, ampiamente dimostrato). E la stessa nascita un anno fa di un altro sindacato di D.S., lo Snadis, che tuttavia non ha più dato segni di sé, era portatrice in origine anche di queste istanze. Questa finalità di ridefinire le aree dirigenziali in modo da rafforzare e non da indebolire il posizionamento della nostra categoria è sicuramente preliminare rispetto all'avvio della trattativa perché è l'unica in grado di conferirle una solida base e i presupposti per una coerente e finalmente vincente rivendicazione economica.

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