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UN NUOVO FILM
CON UN VECCHIO COPIONE
E' aperto il
secondo contratto. Le posizioni in campo
Editoriale
n. 54 del 25 novembre 2002.
L'incontro del 20 u.s. tra le
OO.SS e l'ARAN ha aperto ufficialmente la nuova
stagione contrattuale. Anche se si è trattato di
un incontro di carattere interlocutorio, convocato
per una riflessione comune preliminare all'avvio
delle trattative vere e proprie, non è stato
esente da spunti interessanti su cui vale la pena ragionare.
In primo luogo si sono chiarite
le posizioni in campo, come si desume dai
comunicati stampa di questi giorni di ANP,
CGIL, CISL,
SNALS e
note ANDIS,
che possono essere così sintetizzate:
- tutte le forze sindacali rivendicano
l'allineamento retributivo (sul trattamento
economico accessorio) con le altre dirigenze
pubbliche ma sono divise sulla strategia e sui
tempi per conseguirlo.
- l'ANP non accetta
l'attuale collocazione nell'Area V e propone,
nell'ambito di una generale ridefinizione
delle aree dirigenziali, la costituzione di
un'unica area omogenea e affine dei dirigenti
dell'Istruzione, dell'Università e della
Ricerca. Subordina l'avvio delle trattative e
la presentazione della propria piattaforma
rivendicativa ufficiale alla soluzione di
questo nodo essenziale.
- Cgil-Cisl- Uil Scuola
chiedono il mantenimento, senza alcuna
variazione, dell'area V della dirigenza. Hanno
presentato già da settembre una piattaforma
rivendicativa ritagliata sull'ipotesi che
resti invariata questa specifica area e
insistono per l'emanazione immediata dell'Atto
di Indirizzo. Da sottolineare che Uil
Scuola, per effetto della circolare Aran
del 10 maggio 2002 sulla rappresentatività
delle OO.SS., non ha titolo per essere ammessa
al tavolo delle trattative, essendo di gran
lunga al di sotto del 5% richiesto.
- Lo Snals non ha ancora
presentato la piattaforma rivendicativa ma si
esprime a chiare lettere per il mantenimento
dell'area V così come è attualmente e
converge, su questo aspetto, sulle posizioni
dei sindacati confederali. Le motivazioni
addotte risiedono nella difesa di una presunta
e non meglio specificata "specificità
della funzione dirigenziale scolastica" che
verrebbe stravolta nell'ipotesi di una diversa
collocazione. E' trasparente, in ogni
caso, il tentativo dei sindacati che
rappresentano anche i docenti di isolare l'ANP su questo
snodo essenziale della ridefinizione delle
aree dirigenziali. Per queste OO.SS. è
essenziale che permanga un'area dirigenziale
legata al cordone ombelicale del comparto
scuola (incuranti del fatto che i cordoni
possono anche soffocare i
"nascituri").
- L'Andis non ha ancora
una chiara posizione ufficiale in merito ma è
noto che è tradizionalmente alleata dei
sindacati confederali. Le recenti note citate,
per quanto sibilline, del resto non lasciano
spazio a dubbi: la
ventilata composizione di una sola
area per la dirigenza del MIUR costituirebbe
una minaccia per la "buona pace della
specificità della dirigenza scolastica" e,
di conseguenza, le critiche si rivolgono,
senza citarla esplicitamente, nei confronti
dell'ANP che propugna una scelta diversa.
Esaurita
l'analisi delle posizioni in questa fase, facciamo
fatica a resistere allo sconforto. Sembra di
assistere, infatti, alla preparazione di un nuovo
film con la penosa riproposizione, sic et
simpliciter, del vecchio copione. Le divisioni che
avevano caratterizzato le lunghe e travagliate
vicende del primo contratto sono rimaste intatte
e, addirittura, sembrano essersi acuite. Questo
significa che la forza rivendicativa della nostra
categoria sarà depotenziata e penalizzata, ancora
una volta, da strategie divergenti che si
paralizzano a vicenda. Cerchiamo allora di
comprendere, in rapporto a quanto è avvenuto nel
recente passato, quali siano i possibili esiti di
queste opposte strategie.
La
collocazione in un'area dirigenziale invece che in
un'altra non è indifferente rispetto alle
prospettive di sviluppo e di rafforzamento oppure
di indebolimento di una categoria. Abbiamo appena
verificato, al termine del primo contratto, che la
collocazione nell'area V ha significato
separatezza che si è trasformata in debolezza e
una presunta specificità che si è trasformata
nell'inferiorità degli ultimi arrivati. Non è un
mistero per nessuno che l'esito del primo
contratto, purtroppo, ci ha confinati per ora
nella serie C della dirigenza pubblica! Anche
all'inizio del primo contratto non esisteva alcuna
ragione perché i D.S. avessero un contratto
diverso rispetto agli ex Provveditori e agli
Ispettori, collocati nell'area I della dirigenza.
Non a caso anche l'ANP propugnava prioritariamente
una collocazione dei D.S. in questa area, visto
che erano diventati pari grado sul piano giuridico
di queste figure dirigenziali. La logica dei
numeri - i sindacati che rappresentano anche i
docenti superavano insieme il 51% - ha portato
successivamente questo sindacato a ripiegare
tatticamente sull'ipotesi subordinata della quinta
area. Ma al termine delle trattative contrattuali
non sono stati pochi i colleghi che si sono resi
conto che la semplice collocazione nell'area I
avrebbe permesso di conseguire l'allineamento
retributivo almeno con i dirigenti collocati, se
è permessa la metafora, nella serie B della
dirigenza. Ciò avrebbe comportato automaticamente
per i dirigenti scolastici un vantaggio economico
ulteriore di 8.000 - 10.000 euro che corrisponde
allo scarto attuale tra le nostre retribuzioni e
quelle degli ex Provveditori e degli Ispettori.
Non solo, ma ciò avrebbe consentito di svincolare
la nostra categoria dal condizionamento,
strisciante e dietro le quinte, sui tempi della
trattativa e sulla misura degli aumenti
rivendicati e proposti, operati dai sindacati dei
docenti all'interno dello stesso comparto scuola.
Per dirla chiara, in questa ipotesi non sarebbe
venuto in mente ad alcun Panini di affermare che i
D.S. dovevano "battere il passo" né una
qualsiasi Colturani avrebbe potuto minacciare la
sollevazione dei docenti nella prospettiva di
consistenti aumenti retributivi da concedere ai
dirigenti. Ora dovrebbe essere chiaro per tutti
che i contratti dei dirigenti scolastici, come
avviene per tutti i dirigenti pubblici delle altre
aree rispetto al loro personale dipendente, devono
essere autonomi e non contemporanei rispetti ai
contratti del personale del comparto scuola. Il
termine di riferimento degli aumenti retributivi
da rivendicare e da conseguire, infatti, non può
più consistere implicitamente nella misura delle
retribuzioni dei docenti ma in quelle delle nostre
omologhe dirigenze pubbliche. Coloro
che puntano al mantenimento dell'area V spingono,
in sostanza, per il mantenimento dello statu
quo e ripropongono implicitamente una
prospettiva di pesante condizionamento sulle
nostre vicende contrattuali, da parte delle altre
categorie del comparto scuola, che si è mostrata
nefasta e che ha appena visto la nostra categoria
perdente nella prima tornata. Il rischio è,
ancora una volta, di rimanere ostaggi di una
pessima politica sindacale inquinata dalla
contemporanea rappresentanza di interessi spesso
oggettivamente divergenti. E non importa che i
sindacati dei docenti ammantino questa scelta con
l'argomento, apparentemente seducente, della
difesa di una presunta specificità dei dirigenti
scolastici che verrebbe minacciata dalla
collocazione in una diversa area dirigenziale. Al
riguardo sembra opportuno svolgere le seguenti
considerazioni:
- il
profilo giuridico che emerge dal recente CCNL
dei D.S. è senza dubbio ritagliato sulla
matrice dell'art. 25 del D. Lgs. 165/2001 che
sostanzialmente ci accomuna alle altre
dirigenze pubbliche di natura amministrativa.
- se
si confrontano i testi dei contratti
dirigenziali dell'area I e dell'area V ci si
può agevolmente rendere conto che sono
identici o simili almeno al 95%;
- l'istanza
legittima di specificità può e deve essere
autorevolmente rivendicata all'interno dei
contratti collettivi integrativi regionali,
una volta che i contratti nazionali affermino
un profilo dirigenziale forte e comune per
aree omogenee ed affini. Per quale arcano
motivo non dovrebbero essere aggregate le
dirigenze delle tre aree contigue e omogenee
dell'Istruzione, dell'Università e della
Ricerca? Solo perché cambierebbe la
rappresentatività sindacale nelle aree oppure
si dovrebbero computare diversamente i
distacchi sindacali? O vogliamo continuare ad
essere dirigenti di rango inferiore rispetto
agli ex Provveditori, dopo che abbiamo
ereditato tutte, ma proprio tutte, le loro
funzioni? O vogliamo continuare a percepire
stipendi inferiori rispetto agli Ispettori
che, come è noto, non dirigono un bel nulla?
- Per
alcuni sindacati l'insistenza sulla
"specificità" ha significato - e
forse significa ancora - un implicito, per
quanto certamente non dichiarato,
depotenziamento del ruolo dirigenziale oppure
una ricerca dello "sconto" in
termini di responsabilità. Ma, santo Iddio,
possiamo dimenticare che siamo equiparati sul
piano giuridico ai datori di lavoro? Possiamo
scrollarci di dosso la responsabilità di
risultati? E se proprio fossimo incapaci o
abulici potremmo evitare di essere
legittimamente licenziati? E possiamo, forse,
rifiutarci di essere trasferiti in sedi
diverse o di assumere incarichi diversi? Le
responsabilità e le attribuzioni che ci
rendono dirigenti a pieno titolo sul piano
giuridico le abbiamo già
assunte tutte e le esercitiamo di fatto! Per
quale motivo dovremmo andare a cercare
"specificità" che rischiano di
scolorire e diminuire il nostro ruolo? La
specificità, laddove è ragionevole e
funzionale alla tipologia del servizio
pubblico espletato, può e deve essere
contemplata nelle sedi di contrattazione
opportune, cioè i CCIR, per esplicita
previsione nell'ambito del CCNL.
Spero
che i colleghi si rendano conto che in questa fase
è essenziale conseguire una diversa collocazione
della nostra categoria, che la possa rafforzare
rispetto all'attuale condizione di debolezza. La
proposta dell'ANP di costituire l'area
dirigenziale dell'Istruzione,
dell'Università e della Ricerca va in questa
direzione. Intanto ci colloca in un'area omogenea,
in raccordo con dirigenze già consolidate e con
un profilo giuridico comune che fruiscono di un
trattamento economico molto più rilevante del
nostro. L'allineamento retributivo per noi sarebbe
automatico e vantaggioso. Del resto questa
proposta ragionevole dell'ANP mi risulta che sia
condivisa anche da una parte rilevante della base
dei D.S. iscritta ai sindacati confederali e che
non siano pochi i mal di pancia anche in casa
Andis. Al riguardo si possono citare come
emblematiche le posizioni critiche del gruppo di
15 colleghi torinesi iscritti alla Cgil Scuola che
si opponevano alla politica del loro sindacato
anche sul tema della collocazione.Scriveva
il collega Puttilli: "Fu il nostro
direttivo a proporre una comune presa di posizione
per chiedere l'uscita dal comparto scuola, ben
consapevoli (pur senza alcuna volontà di
contrapposizione nei confronti dei docenti, con i
quali riteniamo di condividere gran parte degli
interessi) che senza questo passaggio non avremmo
avuto accesso ad una dirigenza piena, sia sul
piano normativo che retributivo (come è stato,
poi, ampiamente dimostrato). E la stessa
nascita un anno fa di un altro sindacato di D.S.,
lo Snadis, che tuttavia non ha più dato segni di
sé, era portatrice in origine anche di queste
istanze. Questa finalità di ridefinire le aree
dirigenziali in modo da rafforzare e non da
indebolire il posizionamento della nostra
categoria è sicuramente
preliminare rispetto all'avvio della trattativa
perché è l'unica in grado di conferirle una
solida base e i presupposti per una coerente e
finalmente vincente rivendicazione economica. |