Testamento biologico

«Eluana, la legge vuole la vita»
 Intervista a Lorenza Violini, ordinario di Diritto Costituzionale alla Statale di Milano


«La Corte di Cassazione ha deciso che dev’essere considerata legittima la richiesta del tutore di una persona maggiorenne in stato vegetativo, di interrompere l’idratazione e l’alimentazione artificiali con sondino naso-gastrico, al concorrere di due circostanze. E cioè che la condizione di stato vegetativo sia apprezzata clinicamente come irreversibile, senza alcuna sia pur minima possibilità di recupero della coscienza e delle capacità di percezione, secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti; è che sia univocamente accertato, sulla basi di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che ne orientavano i comportamenti e le decisioni, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento […]. La Cassazione giustamente si richiama agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione […]. Questi articoli individuano nel consenso informato della persona cosciente e consapevole il presupposto che legittima gli interventi sanitari […]. Tuttavia la sentenza traspone questi principi correttamente interpretati in una situazione diversa: da paziente cosciente e consapevole a paziente incosciente. In questo senso la sentenza innova la giurisprudenza vigente in merito.»

Vedi Rassegnina
Commento
 

 
Ilaria Nava,
Avvenire, 25.10.2007



Per leggere l'articolo fai click su:  20071025_violini_legge_vuole_vita.pdf

 
 

Testamento biologico: «Eluana, la legge vuole la vita», Intervista a Lorenza Violini, ordinario di Diritto Costituzionale alla Statale di Milano. «La Corte di Cassazione ha deciso che dev’essere considerata legittima la richiesta del tutore di una persona maggiorenne in stato vegetativo, di interrompere l’idratazione e l’alimentazione artificiali con sondino naso-gastrico, al concorrere di due circostanze. E cioè che la condizione di stato vegetativo sia apprezzata clinicamente come irreversibile, senza alcuna sia pur minima possibilità di recupero della coscienza e delle capacità di percezione, secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti; è che sia univocamente accertato, sulla basi di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che ne orientavano i comportamenti e le decisioni, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento […]. La Cassazione giustamente si richiama agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione […]. Questi articoli individuano nel consenso informato della persona cosciente e consapevole il presupposto che legittima gli interventi sanitari […]. Tuttavia la sentenza traspone questi principi correttamente interpretati in una situazione diversa: da paziente cosciente e consapevole a paziente incosciente. In questo senso la sentenza innova la giurisprudenza vigente in merito.» , Ilaria Nava, Avvenire, 25.10.2007


 
Rassegnina   LA CASSAZIONE FA TESTAMENTO (BIOLOGICO)

 

punto elenco «Eluana, la legge vuole la vita», Intervista a Lorenza Violini, ordinario di Diritto Costituzionale alla Statale di Milano, Ilaria Nava, Avvenire, 25.10.2007
«La Corte di Cassazione ha deciso che dev’essere considerata legittima la richiesta del tutore di una persona maggiorenne in stato vegetativo, di interrompere l’idratazione e l’alimentazione artificiali con sondino naso-gastrico, al concorrere di due circostanze. E cioè che la condizione di stato vegetativo sia apprezzata clinicamente come irreversibile, senza alcuna sia pur minima possibilità di recupero della coscienza e delle capacità di percezione, secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti; è che sia univocamente accertato, sulla basi di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che ne orientavano i comportamenti e le decisioni, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento […]. La Cassazione giustamente si richiama agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione […]. Questi articoli individuano nel consenso informato della persona cosciente e consapevole il presupposto che legittima gli interventi sanitari […]. Tuttavia la sentenza traspone questi principi correttamente interpretati in una situazione diversa: da paziente cosciente e consapevole a paziente incosciente. In questo senso la sentenza innova la giurisprudenza vigente in merito.»
 
punto elenco «Sono persone vive, non vanno abbandonate», Intervista a Giovanni Battista Guizzetti, medico geriatra dell’Istituto Don Orione di Bergamo, Enrico Negrotti, Avvenire,  17.10.2007
«Prima di tutto vorrei puntualizzare che non si tratta di staccare spine, ma di far morire una persona di fame e di sete. E con l’aggiunta di un po’ di morfina perché non soffra […]. Credo sia un messaggio devastante. Con queste persone io e la mia équipe cerchiamo di stabilire una relazione di cura: anche se è ignoto il livello di emotività dei nostri pazienti, vedo che cambiano espressione quando li accudiamo. […] Non esistono esami strumentali sicuri per dare un verdetto definitivo, lo stato vegetativo rimane sempre una prognosi che si basa su principi probabilistici. È pressoché impossibile per un neurologo indicare valori certi per indicare che non vi sarà mai per un paziente il recupero della coscienza: non basta nemmeno l’elettroencefalogramma. Cosa implica far riferimento al recupero della coscienza per ammettere un’eventuale sospensione dell’alimentazione? Significa introdurre un chiaro riferimento alla qualità della vita: si mostra di non considerarle a pieno titolo persone con diritto alla vita […]. Come valuta il riferimento alla volontà della persona espressa prima dell’incidente? Un criterio discutibile, perché è diverso parlare da sani o da malati. Come dimostra il caso recentemente emerso dell’oncologa Sylvie Menare, che era favorevole all’eutanasia e ha cambiato idea dopo essersi ammalata lei stessa.»
 
punto elenco «Sui valori umani non si negozi», Francesco Ognibene, Avvenire, 21.10.07
«Spiega Laura Palazzoni, che insegna Filosofia del diritto alla Lumsa di Roma e da pochi giorni è vicepresidente del Comitato nazionale di Bioetica. Il problema è che ormai “ci siamo abituati a veder considerare come persona solo chi è ca­pace di autodeterminarsi”, una visione che “ta­glia fuori intere categorie umane, a comincia­re dagli embrioni”. […] Cos’è questa se non una “antropologia sbagliata”, come la definisce il sociologo Sergio Belardinelli? […] Dilaga “la pretesa della salute perfetta”, e se questa si incrina o viene meno allora “tutto è perduto, perché la città dell’uomo è costruita per i sani, gli effi­cienti, i giovani, i belli, e si capisce che in una comunità così o­gni tecnica è lecita se serve a garantire la conservazione della perfezione biologica”. Davanti a questa mentalità è il caso di impuntarsi: “Non consentiamo che siano la medicina, il dirit­to, il potere a dire quale vita ha valore e in cosa consiste la no­stra dignità”.»
 

 

Commento:

 

Eluana Englaro è in stato neurovegetativo da 15 anni.

Il 15 ottobre una sentenza della Cassazione ha deciso che spetterà ai giudici della Corte d’Appello di Milano stabilire la volontà di Eluana e pronunciarsi così in merito alla interruzione o meno della alimentazione. Si tratta di ricostruire una sorta di implicito testamento biologico desunto da frasi dette qua e là e comportamenti avuti dall’interessata in diverse occasioni. Tutto ciò i giudici dovranno farlo dopo essersi accertati che “la condizione di stato vegetativo sia irreversibile”.

Non si sa se Eluana si risveglierà o no. Così come non si sa che significato attribuire alle risposte date agli stimoli e quale portata hanno le onde cerebrali registrate dall’elettroencefalogramma. Qui la scienza non può dire nulla di certo. Sappiamo, però, che queste onde ci sono e che Eluana, per quanto apparentemente incapace di relazionarsi con l’ambiente circostante, è viva. E la sua vita vale almeno quanto la nostra. Cercare di ricostruire a posteriori la sua volontà nasconde il tentativo di eliminare la possibilità che in quel corpo inerme si celi qualcosa di incommensurabile, non riducibile alle proprie abilità, che rende degna anche la malattia.

Nel complesso questa sentenza rappresenta una vera e propria forzatura legislativa, per correre a larghe falcate verso l’introduzione del testamento biologico. Il traguardo è adeguare le leggi a una concezione che considera persona solo chi è capace di auto-determinarsi, tagliando fuori intere categorie umane. È una antropologia che ha orrore della imperfezione e del limite, della sofferenza e del dolore, come se questo non avesse nulla a che fare con la vita e con il suo significato.

 

Click qui per tornare indietro a "galatro_home"