Kobe Bean Bryant (Filadelfia, 23 agosto 1978) è un cestista statunitense.
Gioca
prevalentemente nel ruolo di guardia tiratrice, e milita nei Los
Angeles Lakers, squadra con cui ha conquistato quattro titoli NBA. Con
la Nazionale statunitense ha partecipato ai Giochi Olimpici di Pechino
2008, vincendo la medaglia d'oro.
Caratteristiche tecniche [modifica]
Kobe
Bryant gioca solitamente come guardia tiratrice, ma all'occorrenza può
ricoprire i ruoli di playmaker e ala piccola. Viene considerato uno dei
migliori giocatori NBA di tutti i tempi.[2] Dal 1999 ad oggi, infatti,
è stato sempre incluso ogni anno nel primo, secondo o terzo quintetto
All-NBA, e, sempre dal 1999, viene annualmente convocato per
partecipare all'All-Star Game. Anche dal punto di vista difensivo viene
considerato fra i migliori, essendo stato inserito in 8 delle ultime 9
stagioni nel primo o secondo miglior quintetto difensivo.
È un
realizzatore prolifico, e ha al suo attivo, all'ottobre 2009, una media
di 25,1 punti a partita, da aggiungere ad uno score medio di 4,9
assist, 5,2 rimbalzi e 1,5 palle rubate.[3] È anche un abile tiratore
da tre punti: a pari merito con Donyell Marshall, infatti, detiene il
record NBA di triple realizzate in una sola partita, 12.[4] Al febbraio
2009 la sua media nel tiro dal campo è del 45,5%, da 3 è del 34,1% e
dai liberi è dell'84%. Gli oltre 25 000 punti totali realizzati,[3]
infine, lo pongono al 15º posto tra i migliori marcatori NBA di sempre,
secondo tra quelli in attività, dopo Shaquille O'Neal.
Carriera [modifica]
Gli anni alla high school [modifica]
Alla
high school Bryant guadagna fama a livello nazionale vincendo il titolo
statale con la Lower Merion High School, scuola situata in un sobborgo
di Philadelphia, infrangendo al contempo il record di punti nel
quadriennio liceale per la zona di Philadelphia detenuto da Wilt
Chamberlain.
Il draft NBA [modifica]
Nel 1996, all'età di 17
anni, decide quindi di fare il grande salto tra i professionisti e si
dichiara elegibile per il Draft NBA senza passare per il college,
pratica poco diffusa allora e divenuta poi più comune, prima
dell'introduzione di un limite di età per l'ingresso nella lega
professionistica.
Viene scelto dagli Charlotte Hornets al primo
giro come numero 13 assoluto; subito dopo, però, gli Hornets cedono ai
Los Angeles Lakers i diritti su Bryant in cambio del ventottenne centro
Vlade Divac, che dopo sette stagioni ai giallo-viola passa così in
Eastern Conference. I Lakers, prima di orchestrare lo scambio,
allestirono un provino per testare le qualità del giovane Kobe (che tra
l'altro sperava di essere scelto proprio dai Lakers) e ne furono
conquistati. Inoltre, Los Angeles aveva appena messo sotto contratto il
centro più forte sul mercato, Shaquille O'Neal, e non aveva dunque più
bisogno di Divac.
Le prime stagioni (1996-2000) [modifica]
Kobe Bryant con il numero 8 indossato nella prima parte della sua carriera.
Durante
la prima stagione a Los Angeles Bryant, riserva di Eddie Jones e di
Nick Van Exel, totalizza 7,6 punti di media a gara. Sempre nell'anno da
rookie si aggiudica lo Slam Dunk Contest (la gara delle schiacciate)
dell'All-Star Game precedendo Chris Carr e Michael Finley. Nei playoff
Kobe mostra di essere ancora acerbo: nella partita decisiva della serie
contro gli Utah Jazz (persa 4-1) tira corto per ben due volte, e il
compagno Van Exel critica la scelta del coach Del Harris di aver fatto
gestire all'inesperto Bryant i possessi palla decisivi.
L'annata
successiva vede Bryant raddoppiare la sua media punti, che sale a 15,4
punti a partita. Allo stesso tempo comincia a mostrare le sue qualità:
il voto dei tifosi lo inserisce nel quintetto base per l'All-Star Game
di New York (record come più giovane starter nella storia della
rassegna), mentre al termine dell'annata viene eletto come secondo
miglior sesto uomo dell'anno dietro solo a Danny Manning. I Lakers
fanno strada nei playoff e arrivano sino alla finale di Conference, ma
vengono nuovamente sconfitti da Utah, con un secco 4-0.
Per
l'anno seguente, a seguito delle cessioni di Van Exel e Jones, l'ormai
ventenne Bryant si guadagna la divisa di titolare nel ruolo di guardia.
Kurt Rambis, ex giocatore NBA proprio con i Lakers, sostituisce il
licenziato coach Del Harris; la squadra, dopo una regular season piena
di alti e bassi, raggiunge solo le semifinali di Conference, venendo
eliminata dai San Antonio Spurs, poi campioni NBA.
Gli anni delle Finals (2000-2004) [modifica]
Kobe Bryant durante una conferenza stampa.
Nell'estate
1999 Rambis viene degradato a viceallenatore e come nuovo coach arriva
Phil Jackson, già sei volte campione NBA con i Chicago Bulls. Subito i
Lakers vincono tre titoli NBA consecutivi, nel 2000, nel 2001 e nel
2002, terzo three-peat per Jackson, dopo i due con i Bulls.
Sconfitti
dai San Antonio Spurs nei playoff del 2003, i Lakers arrivano, tra non
poche vicissitudini, alle finali nel 2004, dove perdono a sorpresa
contro i Detroit Pistons. L'accesso alla finale avviene soprattutto
grazie all'acquisto ad inizio anno di elementi come Karl Malone e Gary
Payton, giocatori storici della NBA entrati in una fase calante della
loro carriera e decisi ad inserirsi in un team già costruito per
vincere il titolo NBA, titolo che non erano ancora riusciti a vincere
(Payton vi riuscirà poi con i Miami Heat nel 2006). I rapporti con
O'Neal, da sempre burrascosi, si rovinano del tutto a seguito dello
scandalo che toccherà Bryant circa l'ipotesi di stupro, a causa di
frasi dello stesso Bryant che, non sapendo di essere registrato,
chiamavano in causa O'Neal. Ad ogni modo, agli occhi di molti
osservatori i rapporti fra i due sono peggiorati negli anni anche a
causa della crescita di Bryant come giocatore, a cui faceva da
contraltare la fine della fase di assoluto dominio di O'Neal.
Quest'ultimo accettava sempre meno l'ipotesi di dover lasciare la scena
e diventare il "secondo" della coppia, permettendo a Bryant di prendere
in mano la squadra nei momenti decisivi e garantendo, probabilmente, il
prolungamento di una dinastia vincente ai Lakers. A seguito della
sconfitta nelle finali NBA del 2004 contro Detroit, Bryant decide di
testare il mercato dei free agent, ma il 15 luglio 2004 sigla un
rinnovo con i Lakers per sette anni, per la cifra di 136,6 milioni di
dollari. Contestualmente, venendo a conoscenza del fatto che il
proprietario dei Los Angeles Lakers Jerry Buss era intenzionato a
tenere Bryant, O'Neal chiese di essere ceduto, ponendo fine di fatto ad
una squadra che aveva dominato l'inizio del millennio. Va notato che
O'Neal vincerà poi un titolo a Miami con gli Heat nel 2006, dove fece
coppia con il nuovo astro nascente Dwyane Wade, una guardia atletica e
talentuosa al quale O'Neal non fece nessuna fatica a cedere la
leadership della squadra (tant'è che fu proprio Wade ad essere
meritatamente nominato MVP, most valuable player, di quelle finali).
All'addio di Shaq, si accompagna quello di coach Jackson e di alcuni
giocatori del nucleo storico dei Lakers (Derek Fisher, Rick Fox).
Riparte tutto da Bryant.
Gli anni d'attesa (2005-2007) [modifica]
Kobe Bryant con la Nazionale statunitense a Pechino 2008.
Dopo
un breve periodo sotto coach Rudy Tomjanovich e Frank Hamblen, Jackson
torna ad allenare i Lakers, che oltre a Bryant hanno poche sicurezze
nel roster (sostanzialmente, quel che rimane della contropartita per la
cessione di O'Neal, ovvero Lamar Odom). Bryant è inizialmente fiducioso
circa i piani dirigenziali, ma dopo tre anni con una mancata
partecipazione ai play-offs e due eliminazioni al primo turno, chiede
garanzie circa le ambizioni del club, fino a paventare la richiesta di
cessione. La mancata acquisizione di Jason Kidd per non privarsi del
giovane ma acerbo centro Andrew Bynum fa montare Bryant su tutte le
furie. Tuttavia, l'acquisto di Pau Gasol nel mercato di riparazione nel
2008 proietta i Lakers di nuovo in finale (dove perdono però contro i
Boston Celtics, più nettamente di quanto dica il 4 a 2 conclusivo).
Il
22 gennaio 2006 ha stabilito il secondo miglior punteggio di tutti i
tempi in una singola partita nella storia NBA, segnando 81 punti contro
i Toronto Raptors, guidando i Lakers alla vittoria per 122-104.
Significativo il fatto che i Lakers stessero perdendo di 18 punti nel
terzo quarto: ciò valorizza ancor di più la prestazione di Bryant,
ottenuta per far vincere la propria squadra e in un contesto
competitivo; la prestazione di Bryant ha visto segnare 21/33 da due
punti, 7/13 da tre punti e 18/20 ai tiri liberi, ai quali vanno
aggiunti 6 rimbalzi, 2 assist, 3 palle recuperate ed 1 stoppata. 14
punti nel primo quarto, 12 nel secondo e due spaventose realizzazioni
di 27 e 28 punti nei due quarti finali. La sua prestazione è seconda
solo ai 100 punti messi a segno da Wilt Chamberlain il 2 marzo 1962 con
i Philadelphia Warriors contro i New York Knicks. Sempre in quella
stagione, il 20 dicembre 2005, ha segnato 62 punti in tre quarti di
gioco contro i Dallas Mavericks, con 30 punti nel solo terzo quarto. Al
momento di andare in panchina, senza più rientrare per l'ultimo quarto
di gioco, Bryant aveva segnato appunto 62 punti contro i 61 dell'intera
compagine avversaria, cosa mai accaduto in precedenza dopo tre quarti
di gioco. Inoltre ha chiuso la stagione segnando 35.4 punti a partita,
il che lo proietta nella top 10 per punti a partita segnati in una
stagione, secondo solo a Michael Jordan, Elgin Baylor e naturalmente a
Wilt Chamberlain. Tra gennaio e febbraio del 2007, segna 40 o più punti
in nove gare consecutive, migliore di sempre ancora dopo Chamberlain.
Nel
luglio 2006 è stato operato ad un ginocchio, pertanto è stato costretto
a saltare i mondiali di pallacanestro che si sono tenuti in Giappone
tra agosto e settembre. Il 22 marzo 2007 diventa il quarto giocatore
nella storia a segnare almeno 50 punti in 3 partite consecutive (con
Wilt Chamberlain, Michael Jordan ed Elgin Baylor), il primo a riuscirci
dal 1987, quando ci riuscì Jordan. Supera anche questo record due
giorni dopo, segnando altri 50 punti che lo portano ad essere il
secondo giocatore NBA dopo Wilt a fare un poker "over 50"
(65-50-60-50). Ad onor della cronanca, la partita successiva segna 43
punti. Le prestazioni fra l'altro valgono un record vittorie-sconfitte
di 4-0 (dopo un periodo molto negativo per la squadra, con serie anche
di 6 sconfitte consecutive).
Il ritorno alle Finals ed il quarto anello (dal 2008 ad oggi) [modifica]
Bryant affronta Courtney Lee degli Orlando Magic
La
bella stagione dei Lakers vissuta nel 2007-2008 fa vincere finalmente a
Bryant il premio di Miglior Giocatore della Lega (MVP), riuscendoci
dopo 12 anni di carriera NBA. I Lakers, tuttavia, tornati alle finali
per la prima volta dalla sconfitta del 2004, vengono sconfitti dai
Boston Celtics 4-2.
Il 2 febbraio 2009 sempre con i suoi Los
Angeles Lakers realizza una prestazione da incorniciare al Madison
Square Garden contro i New York Knicks mettendo a referto 61 punti che
rappresentano il record nella lunga storia dello stadio della Grande
Mela; il precedente record di punti apparteneva a Bernard King che il
giorno di Natale del 1984 totalizzò 60 punti. Diventa anche co-MVP
dell'All Star Game 2009 a parimerito con l'ex-compagno di squadra
Shaquille O'Neal, riproponendo per una gara la coppia del three-peat
tra 2000 e 2002.
La stagione 2008-2009 conferma i Lakers come
una delle migliori squadre, e nella regular season ottengono il secondo
record assoluto una partita solamente dietro i Cleveland Cavaliers. Il
14 giugno 2009 vince per la prima volta il premio come MVP delle
finali, giocata dai suoi Lakers contro i sorprendenti Orlando Magic
(4-1 il risultato finale della serie), diventando il primo giocatore
dai tempi di Jerry West nel 1969 a mantenere una media di almeno 32,4
punti e 7,4 assist in una serie[5][6] ed il primo dopo Michael Jordan
ad avere una media di almeno 30 punti, 5 rimbalzi e 5 assist per una
squadra che abbia vinto il titolo.[7] I suoi 162 punti totali lo vedono
al quarto posto assoluto della storia per un singolo giocatore in una
serie di finale di 5 partite giocate.[8]
La successiva stagione
si apre subito con un Bryant che, anche a causa dell'infortunio di Pau
Gasol, raccoglie subito ancor più responsabilità offensive sforando
quota 40 punti in ben 4 partite delle prime 11. Il 17 novembre 2009
contro i Detroit Pistons, allo Staples Center di Los Angeles, Bryant
mette a referto proprio 40 punti: è la centesima volta nella sua
carriera che realizza almeno 40 punti;[9] meglio di lui hanno fatto
Michael Jordan, 173 volte sopra i 40, e Wilt Chamberlain, 271 volte. Il
1º febbraio 2010, Bryant diventa il miglior marcatore dei Los Angeles
Lakers con 25 208 punti in carriera, sorpassando Jerry West.[10]
