Alterazione- cap 01

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-=Capitolo 01 - Un giorno qualunque =-

 

Era un giorno qualunque, la solita banale giornata che non spicca tra le altre ma che comunque va ad aggiungere un modesto “più uno” al tabellone dei giorni vissuti. O non vissuti forse, visto che da un po' di tempo a questa parte per Ruke i giorni sembravano assomigliarsi tutti e, tranne che per piccoli particolari, non era quasi possibile distinguerli l'uno dall'altro.

Non tutti, per fortuna, questo andava detto.

Alle volte capitava qualcosa, dal gesto più banale all'incontro inatteso, che gli permettevano di rivalutare un poco la situazione fornendogli, per quanto poco, uno stimolo nuovo, uno spunto a cui aggrapparsi per cambiare qualcosa nella sua vita.

Di conseguenza, Ruke si preparò ad affrontare la giornata e uscì di casa senza aspettarsi granchè.

Se qualcosa doveva accadere, beh, sarebbe accaduto.

Altrimenti… poco male.

Il tragitto in treno e l'inevitabile bagno di folla assieme a tutti gli altri pendolari che, come lui, quotidianamente si recavano al lavoro. Poi prese l'autobus: lo stesso tragitto, le stesse fermate, gli stessi visi di sempre, gente che come lui affollavano quel veicolo ma che non riuscivano ad aprirsi un poco e creare contatto tra di loro.

Sonno, indifferenza e distacco: una miscela devastante per annullare i rapporti umani.

Poco male, poteva anche capitare di iniziare discussioni asfissianti.

Tuttavia, doveva ammetterlo, viaggiare quasi sempre solo con i propri pensieri non era proprio il massimo.

Come di consueto scese nella zona industriale, alla fermata distante poco più di un chilometro dalla sede dell'azienda per la quale lavorava.

Camminava ai margini della strada mentre sull'asfalto le auto sfrecciavano senza curarsi dei limiti.

In un certo senso quella era terra di nessuno in cui i vigili giungevano solo di rado, giusto per rammentare agli automobilisti e ai rari passanti che anche loro esistevano.

Ruke camminava senza fretta come al suo solito, tenendo gli occhi a terra e di tanto in tanto sollevandoli ora volgendoli al cielo ora dinnanzi a sé, quando si imbatté in qualcosa di strano ed insolito.

Vicino ad un palo di cemento, uno di quelli che reggono i cavi dell'elettricità, era sospesa a mezz'aria una piccola sfera di energia azzurra.

Galleggiava nell'aria ondeggiando un poco. Sembrava incredibilmente leggera, completamente azzurra ma appena striata di bianco; ruotava su se stessa mentre impercettibili scariche elettriche di tanto in tanto frizzavano nell'aria e poi svanivano.

Rimase per un poco ad osservarla, incapace di capire cosa potesse essere.

Sembrava, ma Ruke non sapeva da dove gli giungesse quel pensiero, “magica”.

Si diede dello stupido.

Di certo quel fenomeno doveva esser dovuto alla vicinanza con i cavi dell'elettricità, un “qualcosa” che per un poco era stato attraversato da una carica e che di conseguenza emanava luce e scosse elettriche…anche se non gli era mai capitato di osservare niente di simile…

Ma forse nei dintorni ce n'erano altre, pensò. Quindi provò a cercare nelle vicinanze incuriosito da quello strano fenomeno.

Nulla. Quella era l'unica.

Dopo averla osservata ancora per un poco decise di fotografarla con la fotocamera presente nel cellulare e di andarsene.

Giusto il tempo di bloccare la tastiera del suo telefonino e di compiere qualche passo poi Ruke si fermò.

Gli era parso che qualcuno lo chiamasse, come un sussurro appena impercettibile.

Si guardò attorno ma non vide nessuno.

Sulla strada le auto correvano placide e a tratti veloci, regolate solamente dall'alternanza dei colori del semaforo.

Forse era stata solo un'impressione, magari suoni provenienti dall'autoradio accesa di una di quelle auto di passaggio.

Nel mentre si guardava attorno nuovamente il suo sguardo si soffermò su quella piccola sfera di energia.

Ritornò sui suoi passi e, non resistendo alla tentazione, provò ad osservarla ancora più da vicino.

Non assomigliava a nessun altro oggetto che avesse mai visto e nemmeno gli pareva di aver mai studiato nulla che potesse spiegare quel fenomeno.

Incapace di resistere alla propria curiosità, allungando la mano, Ruke provò a toccarla con un dito.

In quel momento, forse reagendo al suo tocco, la sfera si mosse repentina.

Si diresse verso il palmo e scomparve all'interno della sua mano. Un guizzo pungente, un calore intenso e poi null'altro: la sfera di energia era dentro di lui.

Per un attimo provò ansia e timore per quello che era successo.

Scrollò la mano nel vano tentativo di liberarsi di quel corpo estraneo che oramai si era sciolto e fuso con la sua carne.

Si osservò il palmo, preoccupato, ma non vide traccia di scottature.

Nemmeno gli faceva male per cui, qualche istante dopo, decise che non valeva la pena di preoccuparsi più di tanto. Dopotutto, era stata una piccola incoscienza, come essersi presi una piccola scossa inavvertitamente…

Ruke si diresse quindi al lavoro senza dare troppo peso alla cosa. Di tanto in tanto si controllava la mano, temendo qualche strana forma di infezione.

Ma non successe nulla.

Anzi, si sentiva quasi meglio del solito: non sapeva perché, ma era di buon umore e quella sensazione durò fino a sera.

Addirittura, si sentiva meno stanco del solito, meno assonnato e stressato.

“Beh” si disse “dopotutto stamane hai avuto un'iniezione di energia!”

Dopo aver cenato ed aver letto un poco, dopo aver navigato e gestito la corrispondenza via mail, Ruke se ne andò a dormire.

Aveva provato a cercare in internet qualcosa, qualsiasi cosa che potesse riferirsi a quella strana sfera di energia che al mattino aveva “assorbito”.

Ma non trovò nulla.

Forse sbagliava la query per la ricerca o forse era qualcosa di talmente unico che non era mai stato registrato prima.

Con questi pensieri in testa andò a dormire.

Nel cuore della notte tuttavia si svegliò di soprassalto, sudato e ansante a causa di un brutto sogno.

 

L'indomani si presentò come una giornata storta, una di quelle che al mattino sembrano pessime e che si spera possano solo migliorare.

Aveva dormito male e questo l'aveva reso di cattivo umore, nervoso.

Mentre faceva colazione per un po' ripensò all'incubo che aveva fatto: dopotutto non era nulla di terribilmente angosciante, un leopardo e un lupo che si azzuffavano sotto gli occhi di un domatore. Eppure…

Eppure quel sogno gli aveva lasciato un tale senso di angoscia, e di dolore soprattutto per le ferite che quelle bestie, reciprocamente, riportavano. Sognando, aveva sofferto come se fossero state inferte a lui.

Poco dopo uscì di casa e si diresse verso la stazione: il solito viaggio, lo stesso di tutti i giorni, poi la fermata dell'autobus e la zona industriale della città.

Tutto come il giorno prima, identico.

E nel tragitto verso la sua azienda si soffermò vicino al palo del giorno prima ma questa volta non vi erano tracce di sfere di energia sospese.

Cercò un poco e infine se ne andò deluso.

Sperava di imbattersi nuovamente in quello strano fenomeno ma evidentemente quanto aveva visto e fotografato quasi 24 ore prima, non era un fatto assai frequente.

La giornata trascorse tranquilla e di tanto in tanto l'uomo si studiava la mano oppure osservava la foto scattata a quella misteriosa sfera di energia ipotizzando le teorie più disparate in merito.

Dopo pranzo abbandonò la sua postazione per un caffé ma alle macchinette non trovò nessuno.

Poco male, si disse, anche se sperava di poter fare due chiacchiere con qualcuno. Il suo lavoro di per sé lo portava ad isolarsi ed alienarsi dagli altri: non che gli piacesse ma doveva pur concentrarsi ed evitare distrazioni di ogni tipo.

La macchinetta ci mise un poco, vibrò e quindi segnalò con un suono breve e acuto che l'intruglio era pronto: per carità, non era malaccio, ma definirlo caffé era un tantino esagerato!

Mescolò lo zucchero che altrimenti sarebbe rimasto sul fondo del bicchierino di plastica e iniziò a sorseggiarlo vicino alle vetrate che, a fianco della porta di ingresso all'azienda, davano sull'esterno.

Fu allora che la vide, di fronte all'ingresso, vicino ad una delle colonne oblique ai margini dell'entrata una sfera di energia azzurra galleggiava nell'aria.

Si voltò cercando di vedere se anche qualcun altro l'avesse notata ma non c'era nessun altro assieme a lui.

Per fortuna, si disse, mentre senza pensarci due volte usciva dall'edificio dirigendosi verso di essa.

La osservò per un poco, ammaliato.

Era identica a quella che aveva visto il giorno prima.

Questa volta nemmeno provò a toccarla ma quest'ultima si mosse e, veloce, gli penetrò nel petto: per un attimo gli mancò il respiro mentre un fremito di energia si diffondeva per tutto il suo corpo.

Poi passò.

Ruke era preoccupato per quanto era accaduto.

Cos'era successo?

Questa volta non aveva nemmeno provato a toccarla, la sfera si era mossa come animata da volontà propria!

Perplesso, con il bicchiere di caffé ancora in mano, si voltò per tornare dentro. Si accorse allora che Jim Houston era sceso per una pausa e lo stava osservando da dietro la vetrata. Come di consueto si lisciava la barba con la sinistra mentre la destra stava a riposo nella tasca.

Lo salutò e dopo qualche istante di imbarazzante silenzio chiese al collega se andava tutto bene.

Ruke si stupì di quella domanda e si domandò se per caso lo avesse visto alle prese con quella misteriosa sfera di energia. In ogni caso sì, si sentiva più che bene. Anzi, rinvigorito e in forze più che mai! Non si sentiva così bene da molto tempo ormai, dai tempi del liceo forse…

I due parlarono un poco ma sembrava che Jim non avesse proprio notato la sfera di energia, solo il momento in cui si era bloccato percorso dai tremiti. Gli fece addirittura vedere la foto del giorno prima ma nemmeno il collega, che comunque appariva più che incuriosito dal mistero, seppe aiutarlo o fornirgli qualche indicazione utile per capire di che cosa si trattasse.

Poco male: forse si era davvero imbattuto in qualcosa che nessuna mai aveva scoperto!

E tuttavia, al contempo, non poteva non preoccuparsi per quello che gli era appena accaduto…

Salutò il collega e si diresse verso l'ufficio.

Ma era appena sulle scale però quando l'altro gli suggerì di cambiarsi la camicia o quanto meno di rattopparla.

Da subito Ruke non capì l'osservazione del collega però a poco a poco si accorse che, in effetti, la sua camicia blu appariva strappata sulle spalle e all'altezza dei gomiti.

Strano!

Addirittura sembrava quasi gli stesse stretta.

Anche i pantaloni scuri che indossava, se ne rese conto solo in quel momento, sembravano più aderenti del solito.

Alla sera di fronte allo specchio di casa Ruke scoprì suo malgrado che non aveva né comperato vestiti di taglie più piccole rispetto a quelle che di solito vestiva né aveva indossato abiti che da tempo non usava più e che di conseguenza potevano anche non andargli bene. In quest'ultimo caso, la sensazione che gli fossero stretti poteva benissimo esser spiegata dai chili in più che, evidentemente, negli ultimi mesi aveva messo su. E invece, osservandosi dinnanzi allo specchio, scoprì che in realtà era il suo fisico ad apparire più tonico e muscoloso del solito.

La cosa gli risultava strana e assurda visto che da tempo non praticava sport o attività fisica ma di certo non gli dispiacque…quell'improvvisa constatazione un po' lo turbava, questo sì…ma tutto sommato non lo rattristava più di tanto.

In ogni caso, per il giorno dopo scelse dei vestiti un po' più larghi e comodi del solito.

Mentre era in viaggio per recarsi al lavoro, assieme alla sua immagine riflessa dal finestrino dell'autobus, iniziò a sospettare che la spiegazione di tutto quanto gli stava accadendo attribuibile a quelle sfere di energia azzurra. Certo, gli suonava un po' assurdo e irrazionale, ma non gli veniva in mente nient'altro che potesse spiegare il cambiamento del suo fisico.

Quel giorno tuttavia non si imbatté in nessuna di queste, né al lavoro, né lungo il tragitto dalla fermata dell'autobus all'azienda.

Rimase deluso ma al contempo la sensazione di forza e vigore che lo pervadeva sussisteva e non lo abbandonava.

Si sentiva bene, capace di tutto.

Anche nell'animo: incredibilmente libero e sereno malgrado i recenti e sospetti avvenimenti.

Forse era davvero tutto merito di quelle sfere di energia azzurra…

La borsa che ogni giorno recava con sé sembrava assolutamente priva di peso. Non che contenesse chissacchè però, alzandola, la sentiva molto più leggera del normale. E non aveva di certo tolto nulla del suo contenuto!

Uscito dalla stazione dei treni si diresse verso l'auto che aveva lasciato nel parcheggio quando era arrivato al mattino: possedeva una berlina grigio metallizzato di media cilindrata, semplice, ma comunque grintosa e dai consumi ridotti. Il motore giapponese poi non gli aveva mai dato grattacapi nonostante i quasi otto anni di viaggi che oramai aveva alle spalle.

Appoggiò la borsa a terra e armeggiò con le chiavi per aprire la serratura del veicolo quando queste gli caddero a terra.

Si chinò e solo allora si accorse della lieve luminosità azzurra che proveniva da sotto il suo veicolo. Prima non gli era stato possibile a causa della luce del lampione poco vicino oltre che per la presenza della sua automobile.

Ebbe comunque appena il tempo di vederla che la sua mano destra, quasi senza che lui lo volesse, si allungò per afferrarla.

Questa volta la scarica che essa produsse nel fondersi con il suo corpo fu più forte e vistosa. Dolorosa purtroppo. Scariche elettriche si sprigionarono per un poco dalla sua mano chiusa a pugno mentre lentamente l'energia della sfera pervadeva ogni fibra del suo essere.

Emise un urlo soffocato e per un poco rimase in preda a spasmi e convulsioni poi, lentamente, il respiro tornò a farsi regolare. Sembrava che oltre a lui non ci fosse nessuno, come se la zona fosse totalmente disabitata e priva di vita. Un mondo deserto e dai colori sbiaditi, sfumati, questa la sensazione dell'uomo mentre lentamente tornava in sé.

A differenza di tutte le altre volte, in quest'occasione Ruke si trovò esausto, sfinito. Si diresse quindi verso casa con gli occhi che a stento riusciva a tenere aperti e, non appena giunse in prossimità del divano, vi si lasciò cadere sopra ancora vestito.

 

 

Leonardo Colombi

 

 

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