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Una carriera da detective privato.
Il tema.
Indagini in punta di piedi.
L'avventura italiana.

All'inizio degli Anni Ottanta la rete televisiva WDR (West Deutsche Rundfunk) produsse due serie che vedevano protagonista un detective privato dai modi burberi. Ambientate nella Ruhr, queste storie erano state raccolte sotto i titoli «Detektivbüro Roth» e «Hafendetektiv».

Il protagonista era comunque sempre lo stesso attore: Klaus Löwitsch.

Nel 1987 le reti consociate ARD dettero vita ad una nuova serie che - questa volta - prendeva il nome proprio dal personaggio protagonista: Peter Strohm. Anche in questo caso il detective privato di turno era interpretato da Löwitsch.

Alla prima riunione degli autori era presente anche Claude Cueni, sceneggiatore svizzero tra gli ideatori del format. «Ci incontrammo a Monaco e lì chiesi a Klaus Löwitsch se se la sarebbe sentita di interpretare una sorta di James Bond in formato tascabile. Come suo solito esplose lanciando a tutti il suo diktat: Peter Strohm avrebbe dovuto lavorare da solo, senza alcun partner!». Forse proprio da quell'imposizione Claude Cueni trasse poi, nel corso della terza stagione, una puntata dal titolo "Strohms Partner", il compagno di Strohm in cui il detective dichiara apertamente, e scontrosamente, che un investigatore che possa aiutarlo è del tutto inutile perchè lavorare da solo è nel suo stile.

«Dopo la fine delle riprese della quarta stagione - ricorda ancora Claude Cueni - Löwitsch mi chiamò di notte, erano le due, per dirmi che Peter Strohm "si sarebbe ritirato" al termine della quinta stagione. Io intanto stavo iniziando a lavorare ad una serie per RTL che avrebbe dovuto avere per titolo «Der Mann ohne Schatten», l'uomo senza ombra, ma la rete non voleva Klaus Löwitsch come protagonista: "Troppo esplosivo per i nervi della troupe e troppo costoso per il budget a disposizione"». Così il progetto si modificò e da lì nacque la serie «Il Clown». Ma Per Cueni il ricordo resta legato a «Peter Strohm»: «Avevo a che fare con ottimi registi e un cast davvero professionale. Vi ho lavorato fino all'ultimo episodio che ho firmato con il mio pseudonimo Marcel Schwarz».

 

 

Peter Strohm e la sua BMW targata Amburgo. (Foto NDR)
Bloopers.

Budget decisamente economico per la realizzazione di questo telefilm. La serie pullula di errori di montaggio dovuti a scene rifatte solo in parte o girate con scarsi accorgimenti da parte della troupe.
Così accade che la Mercedes di Strohm, durante un inseguimento, sia danneggiata ancor prima di avere subito un urto (che avviene nello stacco successivo) o ancora tutta la troupe compare riflessa in una vetrata a specchio all'esterno di un hotel.

Klaus Löwitsch. (Foto ARD)