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Il Casale di Balsignano

Modugno



Balsignano era una piccola borgata medievale che sorgeva sulla via per Bitritto a circa 3 chilometri da Modugno. La prima notizia la troviamo nel 962 nel Codice Diplomatico Barese ove si parla di una divisione di fondi rustici posti «in loco Basiliniano iuxta castellum». Il nome potrebbe derivare da 'Basilius', forse il possidente delle prime case del borgo, o da 'Basiliniani', monaci di S. Basilio che avrebbero costruito un Convento in quel territorio, che per successiva modifica di pronuncia sarebbe mutato in 'Balsinianum', e quindi Balsignano.

Nel 1102 la borgata fu donata da Ruggero il Normanno all'Abbazia dei Benedettini di Aversa, ai quali forse si deve l'erezione della bellissima chiesa di S. Felice.
Dal secolo XIII Balsignano fu posseduta da diversi feudatari. L'ultima notizia risale al 1450, anno in cui risulta feudo di Nicola De Babiano, ma quando e come sia stata distrutta non si sa. L'unica certezza è che nel 1528 Balsignano non esisteva più, dal momento che in una sentenza del Regio Consiglio del 24 marzo di quell'anno si parla del castello e dell'abitato già rovinati. Della borgata di Balsignano sono rimasti unicamente i ruderi di un castello e della chiesa di S. Felice. Il Castello è un manufatto che non ha particolarità architettoniche. È da ammirare la solida costruzione in pietra calcarea sulla quale i secoli hanno posato una patina giallo-rosata, tipica delle costruzioni dell'epoca di Federico II. Fino a qualche decennio fa il Castello era ancora abitabile ed era utilizzato come dimora del coltivatore. Attualmente una delle torri è rovinata ed il resto del monumento è gravemente lesionato. All'interno della cinta muraria vi è una corte di superficie irregolare delimitata dalle torri e dalla chiesa del castello. Nell'atrio si entra da un portale di considerevole fattura, forse parte di un altro fabbricato della stessa Balsignano, adattato dopo la distruzione della cittadina.


S.Maria della GrottaLa Chiesa di S. Maria di Costantinopoli è la chiesetta di Balsignano la cui immagine si intravede nell'affresco dell'abside. La costruzione è il risultato di varie vicende storiche cui fu soggetta. Successivamente pare si volle costruire accanto un'altra chiesa più grande, ma probabilmente si fermò al solo transetto. In sostanza la chiesa è formata da due corpi comunicanti fra loro, ma solo quella di sinistra è completa con l'altare, mentre quella di destra probabilmente rappresenta il presbiterio della nuova chiesa. Notevole invece è la facciata su cui si nota il primitivo coronamento a doppio spiovente – proprio dello stile romanico – successivamente riquadrato nell'attuale forma rettangolare. Il portale d'ingresso è sobrio, senza ornamenti, ma di struttura elegante. Sono presenti all'interno affreschi, in discrete condizioni, di due figure di Santi di stile bizantino: uno raffigura un vescovo di cui non si conosce l'identità, l'altro sicuramente S. Lucia per l'inequivocabile simbolo degli occhi.
La Chiesa di S. Felice è stata chiamata nel passato Chiesa di S. Pietro in Balsignano, confusa con una vicina chiesetta di campagna. Ma un atto notarile del 17 maggio 1229 prova che l'Abbazia Benedettina di Aversa concedeva al sacerdote Simone De Stefano De Donato di Balsignano le due chiese di S. Maria di Costantinopoli e di S. Felice, assegnando 50 alberi per la manutenzione del culto e indicando anche la precisa ubicazione delle stesse.
La chiesa di S. Felice è un piccolo gioiello di arte architettonica, come ricorda don Nicola Milano nel suo libro "Curiosando per Modugno" (Levante Editori), poiché è tra i primi esemplari di architettura romanico-pugliese del tipo di chiesa a cupola con influenza dell'arte bizantina e araba.
La parte oggi esistente della Chiesa rappresenta la metà della primitiva, dal momento che la volta della navata, distrutta, termina nei pressi del tamburo che sorregge la cupola. Della costruzione è rimasta solo la bellissima cupola e la graziosa facciata laterale, che presenta un lavoro architettonico così ricco da far credere al profano che sia stato l'ingresso principale della chiesa.
Per i dettagli tecnici e per ulteriori aggiornamenti si rimanda alla pubblicazione di don Nicola Milano, sopra citata, dalla quale sono state rilevate le notizie di questa nota.

Vittorio Polito

Foto: "Bari e Hinterland" di Buono Delle Foglie. ED. Levante Bari

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