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LE CHIESE
Nel precedente capitolo abbiamo visto che nei documenti dei
condaghi vengono menzionate alcune chiese riferibili a Usini. Più
precisamente, nel CSPS sono citate le chiese di San Giovanni, Santa
Maria, San Giorgio di Oleastreto, San Pietro e forse Santa Caterina;
nel CSNT è ricordata la chiesa di San Pietro di Usune. Includiamo
pure tra le chiese usinesi quella di Santa Maria di Mascar citata
dal CSPS e, per ultima, quella di Sant'Andrea
Tre sono le chiese più antiche ancora esistenti tra l'abitato e
l'agro di Usini: Santa Maria del cimitero (odierna Santa Croce), San
Giovanni Battista, San Giorgio di Oleastreto.
Altri tre edifici religiosi possono ritenersi ormai scomparsi: San
Pietro, Santa Maria di Mascar, Sant'Andrea.
Un'altra chiesa è di incerta localizzazione, trattandosi non di una
struttura costruita in elevazione, bensì di un luogo di culto
rupestre e, quindi, ricavato all'interno di una grotta e aperto al
culto di Santa Caterina.
Un'ultima chiesa, però di costruzione recente, è l'attuale pievania,
sorta sotto l'invocazione della Madonna di S Ena Frisca e aperta al
culto nel 1825.
Le più antiche chiese usinesi sorsero probabilmente sotto la spinta
dei monaci benedettini, giunti in Sardegna nell'XI secolo su invito
dei giudici sardi.
Furono per molto tempo affiliate alla diocesi turritana.
Si conoscono i nomi di alcuni religiosi del XII secolo: "supreiteru
dessa villa donnu Convita Pinna" (doc. n. 418 CSPS), "supreiteru de
scu. Petru d'Usune donnu Furatu Cathari" (doc. n. 423 ,CSPS), "donnu
Dorgotori de Caruia preuiteru d'Usune" (doc. n. 435 CSPS), "prebiteru
Derricor d'Usune" (doc. n. 123 CSPS".
Si conoscono le decime e i censi che la chiesa di Usini,
unitamente alle altre della diocesi di Torres, versava negli anni
1341, 1342 e 1347 al Capitolo turritano:
Anno 1341
"Anno 1341 dieXVIII mensis maii poncium... ad
rectores de Geriti, de Scala, de Usane et de Lequilo ac S. Donatí
pro portandis litteris publicatis illorum qui erant excommunicati in
diocesi tum tana tradidi sibi Sol. V.
Item anno, indictione et pontificatu quibus supra die XXV mensis
iunii habui et recepi a Domino Benedicto Vicini rectore ecclesie de
Usune turritane diocesis pro particulari solucione dictarum
decimarum Alfonsinorum Minutorum Lib. III. "
Anno 1342
"ItemannoXL1I, indictioneX, pontificatus Domini
Clementis Pape VI anno primo die XXVIII mensis septembris habui et
recepi pro solucione dictarum decimarum Benedicto Viani rectore de
Usini turritane diocesis Alfonsinorum Lib. XV. "
Anno 1347
"Item die XVIII februarii pro ecclesia de Osune dicite diocesis Lib.
Decem.
Item die I77 augusti a Domino Guillelmo Pontic rectore de Osune
turritane diocesis Lib. Quinque. "
Nell'anno 1355 la chiesa di Usini versava al Capitolo turritano un
censo di 8 Alfonsini Minuti. In quel tempo il rettore della chiesa
era Pietro Saturnino.
É nostro intento riportare alla memoria le vicende che segnarono la
storia delle chiese usinesi, non tralasciando alcuna delle notizie
che ne hanno permesso l'identificazione e l'attribuzione all'attuale
territorio comunale.
CHIESA RUPESTRE DI SANTA CATERINA
Si tratta probabilmente del luogo di culto più antico relativo al
territorio di Usini. La chiesa è rupestre, quindi ricavata nella
roccia o all'interno di una grotta.
La localizzazione del sito religioso è purtroppo ancora incerta
perché numerose sono le caverne esistenti in regione Santa Caterina,
e nessuna di queste presenta nel suo interno tracce o altri indizi
che ne possano assicurare l'attribuzione.
Nell'agosto del 1986, con il proposito di localizzare la chiesa, il
Gruppo Culturale Usinese decise di avviare una puntigliosa
esplorazione del territorio compreso tra le regioni di Tanarighes e
Santa Caterina. L'indagine sul terreno non permise il rinvenimento
di resti di strutture murarie o altro, che potessero in qualche modo
definirsi ruderi di un qualsiasi edificio subaereo, per cui, la
ricerca fu indirizzata verso le numerose grotte che si addentrano
nell'ampio costone di roccia posto sulla riva destra del riu Mannu.
Almeno due grotte visitate, per la loro ampiezza e posizione
geografica, avrebbero potuto ospitare il culto di Santa Caterina, ma
in nessuna di esse furono rinvenute tracce idonee o altri resti che
potessero definirsi validi elementi di prova.
Dalla chiesa rupestre di Santa Caterina, comunque segnalata dalla
Soprintendenza Archeologica di Sassari, proverrebbe una statuetta
acefala in pietra, raffigurante un frate francescano, la quale,
insieme ad altri oggetti ed arredi sacri provenienti dalla stessa
zona e dei quali si è persa ogni traccia, documenta
inequivocabilmente l'esistenza di un antico culto, forse bizantino,
in quella regione4.
Raccontano i vecchi contadini di Usini che nelle terre di Santa
Caterina, nella zona compresa tra il pozzo di Tomestighes e S'Iscala
'e Sa Figu, esisteva una profonda grotta il cui ingresso era segnato
dalla presenza di due statue aventi sembianze animalesche e nel cui
interno si poteva intravedere un grande altare di pietra e un certo
numero di nicchie scavate nella roccia viva.
Il discorso sulla localizzazione della chiesa rupestre di Santa
Caterina rimane ancora aperto.
CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
La chiesa di San Giovanni è ricordata nel già citato documento del
XII secolo contenuto nel CSPS.
Si tratta del foglio distinto dal numero due, nel quale si legge la
cronaca di una lite (Kertu) accesasi tra Massimilla, badessa del
convento di San Pietro di Silki, e l'arcivescovo di Torres Athu, per
il possesso della chiesa di San Giovanni di Usune.
In particolare, Massimilla rivendicava la proprietà della suddetta
chiesa perché questa, tempo prima, era stata donata alle monache di
Silki dal giudice Mariano, unitamente alle chiese di Santa Maria e
di Santa Caterina.
É questo un documento che lascia spazio ad alcune considerazioni. In
primo luogo è evidente che la citazione, fatta da Massimilla, del
giudice Mariano ci riporta indietro nel tempo e, precisamente, tra
il 1703 e il 1113, tanto è durato il regno di Mariano I di Torres,
figlio di Barisone I. Ciò presuppone una più alta antichità della.
chiesetta di San Giovanni Battista, la cui edificazione devesi
attribuire forse all'XI secolo, oppure, collocarsi tra gli anni che
seguirono il 1073 e quelli che precedettero il 1113, o, in ultima
ipotesi, al 1113, anno nel quale a Mariano I succedette alla guida
del giudicato di Torres il figlio Costantino.
Resta ancora da stabilire, e qui dipende dall'interpretazione che
viene fatta del documento, se anche le chiese di Santa Maria e Santa
Caterina, citate da Massimilla, siano da riferire a Usini. Nella
prima potrebbe riconoscersi l'attuale chiesa di Santa Croce, già
invocata alla Madonna di S'Ena Frisca; l'altra potrebbe invece
identificarsi, ma è meno probabile, con la chiesa rupestre di Santa
Caterina.
Vista l'importanza dei contenuti del documento in questione,
decidiamo di riportarlo integralmente in queste pagine, rispettando
la stesura originale in sardo antico:
"Kertu pro sanctu Johanne de Usune"
Ego appatissa Massimilla. Kertait mecu s'arkipiscopu de Turres,
donnu Athu, sa die de sinotu in Turres, in corona de iudike Gunnari
e dessos píscopos, plakendeli ad isse, ass'arkipiscopu, e dandelila
sa corona pro sua a iudike et assos píscopos ki ui furun pro faker
nos iustithia a mimi et ad isse. Naraítimi: "eccola s'apatissa,
naret progitteu li 1u leat a scu. Gauiniu a scu. Juuanne d'Usune ki
est pecuiare de scu. Gauiniu?" Et ego naraili ca sanctu Juanne et
sancta Maria et sancta Caterina ecclesias de rennu furun, et iudike
Mariane las deit assu munasteriu nostru cando vi deit totu sateru
cantu vi deit... Maria Venasca. Judikarun assarkipiscopu a battuker
testimonios... sanctu Gavinu inco Kertait testimonios non poteit
batuker, derumuli assu pbru meu pbr Ithocor de frauile cum... a
binki ca sanctu Juanne dusune non... de sanctu Gavinu inco mi
Kertait sarkipiscopu... "
Nei secoli successivi la chiesa di San Giovanni di Usune venne
annessa come filiale alla basilica di San Gavino di Torres.
Gradualmente, col passare degli anni cadde in disuso. Nel 1826 il
pievano di Usini Francesco Solinas ne lamentò le condizioni precarie
del tetto. Nel 1882 il consiglio municipale di Usini ne decretò il
rifacimento del portone d'ingresso.
Verso la metà di questo secolo un violento temporale ne fece
crollare la copertura e la parte dell'abside.
I ruderi della chiesa di San Giovanni sono ormai dimenticati, tanto
che i più non ne conoscono neppure l'esistenza. É visibile ancora la
facciata, alla quale è stato murato l'ingresso, nella parte bassa
del rione usinese di Corrau.
CHIESA DI SANTA MARIA DEL CIMITERO O DI SANTA
CROCE
É l'attuale chiesa di Santa Croce, sorta in origine sotto
l'invocazione di Santa moria de S Ena Frisca.
Situata nell'immediata periferia del paese, sul ciglio destro della
strada provinciale per Sassari, è un monumento in stile
romanico-pisano, con evidenti segni di rimaneggiamenti avutisi in
diverse fasi costruttive. Antichissima è la costruzione del suo
corpo originario che pensiamo si debba far risalire all'XI secolo.
Si tratta, forse, della stessa chiesa di Santa Maria citata dal
documento n. 2 del CSPS, il cui possesso fu rivendicato "in corona
de iudike Gunnari" dalle monache di San Pietro di Silki. Se così
fosse, la data della sua edificazione sarebbe, come per la chiesa di
San Giovanni, antecedente o contemporanea al 1113.
Tra le carte del XII secolo il CSPS riporta altre notizie riferibili
alla chiesa di Santa Maria di Usini. Si hanno, infatti, varie
testimonianze di donazioni di beni immobili eseguite da personaggi
usinesi del tempo, in favore della nostra chiesa.
Rispettando la lingua della stesura originale, riportiamo
integralmente i documenti in questione distinti dai numeri 418, 419,
431, 435 e 436:
418
"Ego abatissa Tedora qui pomo in condake sa terra qui poserunt a
sca. Maria d'Usune pross'anima sua Granuciu Catha: deit sa terra
dessu Muteclariu, et est termen d'ecusta terra ossa dessu ispitale,
et termen adsa de padules, et termen ad sa dessos de Mortis, dessu
planu dess'ariola.
Testes, su pruiteru dessa uilla donnu Convita Pinna, et Convita de
Campu de Serra, et Convita de Thori. Testes ".
419
"Posit Convita de Mortis, pross'anima sua, ad sca. Maria d'Usure
dessa terra sua de monticlu de Dominike su latus.
Testes, Convita de Campu, et Granuciu Catha, et Convita de Serra
Pirastru. Testes".
431
"Posit donnu Ithoccor de Thori ad sca. Maria d'Usune et ad scu.
Petru parte d'unufiiu dessu saltu de Campos, et dessu saltu d Arae.
Testes, su preuiteru Derricchor qui li deit penitenthia, et Janne
Casula, et Simione sufrate, et Gunnari de Thori. Testes".
435
"Posit ad sca. Maria d'Usune donna Jorgia de Gitil pross'anima
sua de IIJ. partes una qui auiat in su saltu de Nussu.
Testes, donnu Comita de Campu Tiria, et donnu Dorgotori de Caruia
preuiteru d'Usune, quifuit in sa penitenthia, et donnu Comita
Caprinu. Testes ".
436
"PositMarcusa Uardane ad sca. Maria d'Usune pross'anima sua, et
in uita et apus morte, sa parte canta l'intrauat in su saltu deNussu.
Venit termen: uia Turresa dessa funtana dessa ficu, et termen assu
uadu de pithu altu, falat toctuue riuu ad s'ilike de termen de Patru,
collat toctune valle de iugu iunctu, lassandesi ad manca su uigna de
scu. Petru, collat toctue uia ad sa iscala berbekile de Riuorarza,
baricat toctue s'atha et torrat ad sa uia maiore.
Testes uue fekit custu vene ad sca. Maria d'Usune, donnu juuanne de
Thori, et donnu Mariane de Itii, e donnu Comita de Serra. Testes ".
L'undici marzo del 1553, in occasione di una delle sue visite
pastorali, l'arcivescovo Salvatore Alepus si recava nella "villa" di
Usini per amministrare la cresima, per portare a concordia le varie
liti sorte tra gli usinesi, per esaminare i registri parrocchiali e
compilare l'inventario dei beni appartenenti alla chiesa di Santa
Maria.
Il documento cui facciamo riferimento è scritto in latino volgare,
ne riportiamo la traduzione di alcuni brani:'
"In seguito visitò la chiesa maggiore del villaggio, volgarmente
detta Santa Maria de Ena Frisca, sotto l'invocazione della Natività.
E visitò l'altare maggiore della detta chiesa nel quale furono
rinvenuti in sequenza: un'icona nuova, dipinta e scura, con la sua
cornice di tela e con il suo tabernacolo...]
É stato dato ordine al curato del detto villaggio in modo che entro
otto giorni si riporli il Santo Sacramento alla detta chiesa di
Santa Maria e che entro detto termine si faccia una porta al
tabernacolo dove prende posto il Santo Sacramento, con la serratura,
e una serratura alla porta della sacrestia e una alla porta
grande... "
Lo stesso giorno il reverendo don Augustino Zunquello visitò gli
altari di Santa Lucia, della Vergine Maria, di Sant'Agostino, del
Crocifisso e di San Sebastiano, e vi fece l'inventario degli oggetti
sacri. Inoltre, alla presenza del nobile don Giacomo Manca e del
predetto Augustino Zunquello, vennero portate a risoluzione alcune
liti che avevano avuto come protagonisti alcuni personaggi usinesi.
Tra questi Fiorentina Murru e la figlia Bastianella; Paolo e
Geronimo Opia e Giovanni Barbariguino.
Due anni più tardi, i130 novembre del 1555, giungeva ad Usini il
commissario apostolico Giovanni Pilo, delegato dall'arcivescovo
Alepus per visitare gli altari della Vergine della Raccomandata e di
Sant'Agostino nella chiesa di Santa Maria, la quale, a quel che si
legge dalle carte del tempo, era la chiesa maggiore del villaggio8.
Tra gli antichi documenti conservati nell'Archivio Storico Diocesano
di Sassari, giudichiamo interessanti alcune relazioni circa lo stato
delle chiese di Usini, scritte negli anni 1826 e 1834 dal pievano
don Antonio Francesco Solinas:
Dalle carte del 1826
"S'ignora l'anno dell'erezione della chiesa parrocchiale antica. Si
suppone che sia stata, una volta, chiesa dei monaci vallambrosani.
Il santo titolare era la Madonna de s'Ena Frisca la cui festa si
celebra il giorno otto del mese di settembre. Questa chiesa si è
determinata per servire in luogo di camposanto essendo adesso fuori
di popolato.
Ogni lunedì della settimana si canta in essa la solita messa detta
volgarmente di purgatorio, come anche tutte le messe cantate per i
defunti. il giorno due novembre si fa in essa la solenne funzione
per i morti.
In detta chiesa ci sono, oltre l'altare maggiore, sei cappelle.
L'altare maggiore è ora dedicato alla Madonna del Rosario. Le
cappelle alla parte del vangelo sono sotto l'invocazione: la prima
di Sant Antonio di Padova, la seconda di Sant Antonio Abate, la
terza senza. Alla parte dell'epistola, la prima è dedicata alla
beata Rita da Cascia, la quale cappella è stata data ai confratelli
di Santa Croce per celebrarvi i loro uffizi, la seconda è dedicata
al Crocifisso, la terza a San Luigi.
Oltre queste cappelle evvi un oratorio interno che chiama-si la
cappella di Purgatorio, nella quale si conservano le ossa dei
defunti. In detta cappella non si celebra mai messa, ma solamente
ogni lunedì s'entra processionalmente cantando il salmo Miserere con
l'orazione "Vis qui sunt in cementherio".
Evvi nella chiesa una sacrestia, un cimitero ed un piccolo tratto di
terreno che la circonda. (...]
Ci è la confraternita di Santa Croce il cui scopo ed instituto è di
accedere alle funzioni parrocchiali ogni volta che il parroco lo
giudichi espediente. Le funzioni che da loro si,fanno
restringendosi: primo, alla festa di Santa Croce U giorno tre di
maggio; secondo, il giorno 11 settembre l'Esaltazione.
Sono priore Sebastiano Buioní, sottopriore Gregorio Piras, i quali
impieghi si rinnovano ogni anno (...] non. ci sono altre reliquie
che il santo legno della croce il quale si espone il venerdì santo,
il reliquario che suol portarsi processionalmente (...] il pavimento
della vecchia parrocchia è di mattoni. In detta chiesa non ci sono
sepolture., promiscuamente tutti si seppelliscono eccetto i
sacerdoti i quali sono sepolti davanti la cappella dell'altare
maggiore, i fanciulli si sepelliscono separatamente dagli adulti,
nelle cappelle.
Nella detta parrocchia c'è il cimitero il quale non si sa chi
l'abbia. benedetto. É chiuso e la chiave la conserva
l'amministratore [ ...]gode la chiesa dello scudo della sepoltura
per gli adulti che si sepelliscono in essa e mezzo scudo per i
bambini. Sono eccettuati i confratelli che a tenore della grazia
ottenuta l'anno scorso 1825 si sepelliscono gratis... »
Dalle carte del 1834
"C'è la vecchia chiesa parrocchiale ove non ci sono che l'altare
maggiore nel quale s'uffizia per i defunti e l'altare del Santissimo
Crocifisso in cui si celebra la messa il giorno 3 di maggio, festa
dell'invenzione della Croce, titolare della confraternita. Negli
altri altari non si celebra (...] essendo a tal uopo destinata la
vecchia chiesa parrocchiale nel cui altare maggiore si sepelliscono
i sacerdoti, nel corpo della chiesa i secolari, nelle cappelle
laterali i bambini.
Il cimitero è vicino alla vecchia chiesa parrocchiale, ben chiuso e
murato la cui chiave conservasi nella sacrestia dall'economo... "
Nei primi anni del secolo scorso, precisamente il giorno 1 novembre
del 1825, ultimata la costruzione della nuova chiesa, la statua
della Madonna di s'Ena Frisca venne trasferita dalla vecchia alla
nuova parrocchia con solenne processione. La vecchia chiesa di Santa
Maria divenne allora sede della confraternita di Santa Croce, dalla
quale prese l'attuale invocazione. Vi si continuò comunque ad
officiare le messe per i defunti, visto che nei sotterranei9 e
nell'area adiacente all'edificio religioso, trovava posto l'antico
cimitero di Usini.
CHIESA DI SAN PIETRO
La chiesa di San Pietro di Usune è citata nei condaghi di San
Pietro di Silki e San Nicolò di Trullas perle donazioni di terre e
di servi che le furono fatte nel XII secolo.
In particolare, il doc. n. 431 del CSPS riferisce del lascito "dessu
saltu d Arae" eseguito da "donnu Ithoccor de Thori" in favore delle
chiese di Santa Maria e San Pietro di Usune.
Abbiamo anche già visto come il doc. n. 423 riporta come testimone
di un'avvenuta donazione il prete di San Pietro di Usune "donnu
Fìuratu Cathari".
Dal CSNT riprendiamo altri due atti di donazione:
"De Puzopaseris"
Posit inke donna Seguzana s'una parte de su saltu suo d'Uras et pro
s'atera parte deibili I libra de argentu lavorata et meza et
Iplaneta de ciclatone ke la dei a sanctu Petru d'Usune prossa anima
sua e dessa mamma. Testes: prebiteru Dericor de Portu".
"De Usune"
Posit a sanctu Petru de Usune donna Seguthana VII Homines pro sa
anima sua cando es morta. Testes. Comita de Thori maiore de Iscolca,
Mariane d'enticla e su prebiteru Iohanne de Salvenor".
L'undici marzo del 15531a chiesa di San Pietro di Usini riceveva la
visita pastorale dell'arcivescovo Alepus.
Traduciamo dal latino alcuni brani del documento originale che
registra l'avvenimento.
"L'undicesimo giorno del mese di marzo dell'anno 1553 dalla natività
del Signore, nella chiesa di San Pietro del villaggio di Usíni, il
predetto reverendissimo Don Salvatore Alepus, arcivescovo turritano,
visitò la chiesa parrocchiale di San Pietro del villaggio di Usini
dove fu ricevuto decorosamente dai curati di quel villaggio cantando
in processione l'inno "Veni Creator" con l'antifona "Pietro
Apostolo" e con le solite orazioni.
Quindi visitò il Venerabile Sacramento del Sacrissimo Corpo di
Nostro Signore Gesù Cristo, il quale fu ben conservato decorosamente
dentro una custodia d'argento (...]
Inoltre visitò la fonte battesimale e ordinò che la si ponesse
vicino al luogo dell'acqua santa, precisamente accanto alla grande
lapide che era in detta chiesa. E non in quella che lì rimaneva che
era molto piccola (...]
In seguito fece assoluzione dei defunti cantando l'antifona "Si
Iniquitates" con il salmo "De Profundis "... "
Il 30 novembre 1555 giungeva nella chiesa di San Pietro la
commissione apostolica guidata da don Giovanni Pilo, su delega
dell'arcivescovo Alepus.
Nell'occasione veniva fatto l'inventario degli oggetti sacri, tra i
quali, il Santo Sacramento, il suo tabernacolo e il libro dei
battezzati. Infime, si fece la commemorazione dei defunti 13
Della chiesa di San Pietro di Usini non restano che alcuni
riferimenti desumibili dalle fonti storiche. Invano sono stati
ricercati i ruderi dell'edificio religioso. A nulla è valso il
tentativo di certi studiosi che pensarono di localizzarne la
primitiva posizione in luoghi distanti dal centro abitato di Usini.
La verità è un'altra: la chiesa di San Pietro è scomparsa per volere
degli usinesi, i quali, nei primi anni dell'800, la distrussero,
demolendola fin dalle fondamenta, in modo da lasciare il posto alla
nuova chiesa di Santa Maria, principiata a costruire nel 1814 e
terminata nel 1822.
Dalla relazione dell'anno 1834 del pievano Solinas si legge:
"La chiesa parrocchiale fu con l'autorità dell'illustrissimo
penítenziere don Giuseppe Puliga, Vicario Capitolare, intrapresa a
fabbricarsi dal defunto pievano teologo Francesco Sanna l'anno 1814
nel luogo ove esistevano due piccoli oratori, uno dedicato alla
Madonna del Rosario, l'altro alla S. Croce, ambí per tal oggetto
demoliti con la vendita di parecchi stabili appartenuti alla
parrocchiale chiesa e fu ultimato il fabbricato l'anno 1822... "
I due piccoli oratori in questione dovevano far
parte di un unico complesso religioso del quale si era forse già
dimenticato il primitivo nome. Poiché il pievano Solinas, non
citando espressamente la chiesa di San Pietro, non riesce ad
avvalorare del tutto la nostra tesi, dobbiamo necessariamente
rifarci ad un'altra fonte scritta, forse un pò meno "ecclesiastica"
della precedente, ma senz'altro più chiarificatrice.
Si tratta di una poesia dialettale tissese, scritta intorno al 1815
dal poeta di Tissi Antonio Maria Scanu. Vogliamo proporvela
integralmente:
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"De sa chéja `e Usini mi rio
Bolthas cantas bi 'enzo a bi passare.
Ca no iskho `e pínna no iskhrio
Ca in pabilu lu tia assentare,
M'a sseguru imbasciada lis imbio,
S'apo per chie, de bi lis mandare,
Ber'est ch'est taldhu... (mezus e no mai...)
E proite sa chèja lassan gai?
A Tissi, nd'imbièsin dybaratu
Fattende beffes de su campanile,
Nalzende ch'in carrela `e palattu
Bi tian fagher mandras e annile (s)
Per'a nois sa turre nos an fattu
Ei sa chéja issoro est à cuile,
E nd'at de campanile pes e teltha
Ei sa chèja issoro est iskhobeltha.
Mi torran a repiter de ch'est proa...
Ello, e prite mi dan tanta cumbatta?
Nelzan ch'an cominzadu chèja noa
Ma no si dían s'onore ch'est fatta!
Mesale bei cheret, punta e coa
E ca b'at pagu no bessin a patta,
Ne si diskhurran chi 1'an'accabbada
Proghì pius bi cheret chi no b'ada.
Issos naran ch'anfattu valentia
Però no l'an pro chèja cominzada.
Ch'aèren fattu cussu no creia
Ch'a mesos muros I'aèren lassada,
Ca tantos, e pur'eo, dtskhurria
Chi I'aèren finida e accabbada
Ma però si sa mente no m'inganna
Bi cheret muros, cobelthura e gianna.
Nàdemi si bos torrat a cuntrattu
O si su chi cant'eo est fahidade?
Fatt'azis unu mannu dybarattu
Pro `essire de cheja in zivilthade...
Sa chéja `e Santa Rughe azis íffattu
Chi nde causaiat piedade!
Ite dolu, ite làlthima, ite pena
Su ìdella a forràina piena!
E bois, Santu Pedru gloriosu,
De su chi bos an fattu a bond'ílthades?
Già no sezis pius meraculosu
S'est ch'in terras de mundu los lassades!
Proghì sezis guvaldhu e bisghonzosu
Ca sas domos anzenas infadades;
Ca 'ettadu bond'an s'abitassione
Sezis in dom'anzena e a pejone.
Pro una, duas chejas nd'an bettadu
Ei culth'una no est concruida;
Eo apo a mente mia althroligadu
Chi no det esser in sa nolthra vida,
Proghì s'an una cosa Ymmentigadu
Leare a su `inari sa medida.
No bi lis naro ca nd'apo isghonza
Ma cuss'è su pius chi bi bisonza (t).
Daghì tet esser fatta lis ten dare
«Med'annos chi nde fettan, a s'ypissa!»
Deus, vida chent'annos iis det dare
E s'an'a morrer senza b'ider missa,
Proghì chie 1'at bida cominzare
No la 'idet cumprida sa prommissa.
Chie tet bider sa cheia fatta in muros
Tet naskher in sos seculos venturos.
Finis - pro cuncruire ogni rejone
Pius chelzo de culthu fentomare
Ca si fit a nde fagher minzione
E cantu b'at ancora ite dittare!...
Lead'an tanta miza `e mattone (s)
A créntia, e ancora est a pagare...
E Usini est relthadu depidore
Sutta unu meskhante accriadore. "
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Dalle ottave n. 5, 6 e 7 di questa divertente poesia si ricava
chiaramente che gli usinesi, per costruire la nuova parrocchia, non
solo demolirono la chiesa di San Pietro, il cui simulacro fu
trasportato altrove, ma impoverirono notevolmente anche la chiesa di
Santa Croce che fu privata degli addobbi e degli arredi sacri.
Nell'edificare la nuova chiesa il pievano Francesco Sanna risparmiò
sui materiali di costruzione, riciclando i resti dell'edificio
demolito, e, invece di procurarsi una nuova pila dell'acqua santa,
riutilizzò, in parte, quella della distrutta chiesa di San Pietro,
la quale è tuttora visibile all'ingresso della chiesa nuova di Santa
Maria e presenta incisa, sul marmo che ne costituisce la base, la
seguente iscrizione:
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1544 - HOC OPUS
FIERI FECIT
MATHEUS VARGIUS
PLEBANUS DE USINI
DE LARGARIA"
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CHIESE DI SANTA MARIA DI MASCAR E DI SANT'ANDREA
Un'altra chiesa che vogliamo attribuire al territorio di Usini è la
chiesa di Santa Maria di Nascar o Mascar, citata più volte dal
Condaghe di San Pietro di Silkí18 e che doveva trovarsi annessa al
villaggio scomparso di Mascar.
Con ogni probabilità fu edificata nella zona attualmente denominata
Santa Maria che si trova nei pressi della stazione ferroviaria di
Tissi-Usini, sulla riva sinistra del riu Mascarí e, quindi, in
territorio usinese.
Oltre alla conservazione del toponimo, abbiamo anche l'esistenza di
altre fonti di prova costituite dagli evidenti ruderi di antiche
strutture e dal ritrovamento dei resti di una fonte battesimale,
proveniente dalla predetta regione.
Scomparsa è anche la chiesa di Sant'Andrea che fu edificata sulla
sommità dell'omonimo colle posto al confine tra i territori comunali
di Usini e Tissi.
La chiesa di Sant'Andrea non è ricordata dalle fonti storiche, ma di
essa rimangono, comunque, evidenti resti sul terreno, costituiti dai
numerosi blocchi di pietra perfettamente squadrati che ne
componevano la struttura.
CHIESA DI SAN GIORGIO DI OLEASTRETO
Tra le chiese di Usini quella di San Giorgio di Oleastreto è
indubbiamente la più importante e la più ricca di storia.
Il Boscolo20 la vuole costruita per volere del giudice di Torres
Costantino II, il cui regno principiò nel 1191 ed ebbe termine nel
1198.
La notizia è per noi priva di credibilità in quanto sì hanno precisi
riferimenti storici della nostra chiesa in tempi precedenti la
carica di Costantino.
Infatti, il primo documento che riguarda San Giorgio di Oleastreto è
del 113521. In quell'anno l'arcivescovo di Pisa Uberto intervenne
come legato pontificio al sinodo di Ardara, tenutosi per risolvere
le controversie sorte tra i canonici dì Torres e il monastero di
Montecassino. Dalle fonti scritte si ricava che la chiesa di San
Giorgio pagava al Capitolo turritano lo stesso censo versato dalla
chiesa di San Nicola di Sassari.
Nel 1176, l'arcivescovo di Torres Alberto fece donazione della
chiesa di San Giorgio di Oleastreto all'ospedale pisano di Stagno,
in occasione di una visita dell'arcivescovo di Pisa Villano, al fine
di continuare le buone relazioni esistenti tra Pisa e il giudicato
di Torres. La chiesa di San Giorgio veniva donata con le sue
pertinenze, ovvero le terre, vigne, boschi, servi e ancelle, animali
ed armenti. Alberto si riservava però i diritti parrocchiali della
chiesa ed il censo di una líbbra d'argento da utilizzarsi in
occasione della venuta di altri legati pontifici nel Logudoro o di
una sua partenza per il
continente.
Da una pergamena del 31 ottobre 1250 dell'archivio di Stato di Pisa,
conosciamo il censo annuale che la chiesa di San Giorgio di
Oleastreto versava all'arcivescovo di Torres: 9 lire e 12 soldi di
genovini minuti.
Da allora le sorti della nostra chiesa furono legate a quelle
dell'ospedale di Stagno fino al 1259, quando la chiesa venne
assegnata al monastero di Tutti i Santi di Pisa, all'ordine di San
Damiano, donata con le sue pertinenze dal Papa Alessandro IV24.
Da un documento redatto i124 agosto 1322 nella chiesa di Tutti i
Santi di Pisa, si viene a conoscenza che donna Andrea di Casa Neri,
badessa del convento di Tutti i Santi e signora dell'ospedale di San
Leonardo di Stagno, cedeva in locazione le chiese di San Giorgio di
Oleastreto e di San Leonardo di Bosue25, della diocesi di Torres, a
Guantino Pala di Sassari, per tre anni a partire dalla festa di San
Michele del mese di settembre dello stesso anno 1322, al prezzo di
180 fiorini d'oro l'anno26;
Dalle carte dei manoscritti Baille della biblioteca universitaria di
Cagliari, si ha notizia di un atto stipulato a Pisa i122 agosto
1341: Ricuccio, sindaco e procuratore del monastero di Tutti i Santi
e dell'ospedale pisano di San Leonardo di Stagno, concedeva in
locazione a Vanni Pighinelli e a suo figlio Giacomo le chiese di San
Leonardo di Bosue e di San Giorgio di Oleastreto per otto anni, a
cominciare dalla festa di San Michele, per la somma di 200 fiorini
d'oro l'anno27.
Sempre dai manoscritti Baille apprendiamo che i122 settembre del
1342 il Vanni Pighinelli chiedeva la revisione del contratto
registrato l'anno prima, e, sette giorni dopo, si lamentava che,
giunto in Sardegna per prendere possesso dei nuovi beni, aveva
trovato la maggior parte delle terre occupate da altre persone con
le quali era stato impossibile discutere28.
Una pergamena dell'archivio di Stato di Pisa riferisce che i131
dicembre 1362 Simona Belluca, badessa del monastero di Tutti i Santi
di Pisa, concedeva in locazione a Giovanni del fu Catello di
Sassari, tutte le case, terre e mulini di San Leonardo di Bosue e di
San Giorgio di Oleastreto per la somma di trenta fiorini d'oro
l'anno per un periodo di cinque anni.
Negli ultimi anni del XV secolo le monache di San Damiano di Pisa
presero la regola francescana e si trasferirono nel convento di San
Vito sulla riva destra dell'Arno, da dove, nel 1552, si spostarono
per stabilirsi definitivamente nel monastero di San Lorenzo alle
Rivolte dove abitarono fino alla loro soppressione avvenuta nel
1808.
Da un documento dei manoscritti Baille, redatto in lingua catalana
i113 marzo 1568 ad Alghero, si legge di un atto di locazione
eseguito a nome delle suore del convento di San Lorenzo alle Rivolte
di Pisa, in favore di Girolamo Araolla per le terre appartenenti a
San Leonardo di Bosue, al prezzo di 29 fiorini d'oro italiani l'anno
per cinque anni3o.
I15 maggio 1570 il viceré Aragall, venuto a Sassari, pronunziò una
sentenza condannando gli eredi Solinas a cedere in favore del dotto
Girolamo Araolla i terreni di San Leonardo di Bosue e di San Giorgio
di Oleastreto, già appartenenti al monastero pisano di San Lorenzo
alle Rivolte31.
La chiesa di San Giorgio diede il titolo alla contea che venne
istituita dal Re di Spagna Filippo N, in data 21 aprile 1643, in
favore di don Antonio Manca De Homedes, conte di San Giorgio.
Dall'archivio di Stato di Pisa, un doc. redatto a Roma il 17
novembre 164532, descrive i confini delle terre annesse alla chiesa
di San Giorgio di Oleastreto e appartenenti alle monache di San
Lorenzo, che, in quegli anni, avevano come affittuari i Manca De
Homedes. Tra i nomi delle località menzionate nel suddetto
documento, figura quello di Baingiu Era che risulta essere proprio
quella regione nella quale si trovano oggi i resti della chiesa di
San
Giorgio.
Intorno alla metà del secolo scorso la chiesa era ancora officiata,
come si rileva chiaramente dalle pagine di padre Vittorio Angius:
"Nella campagna alla parte di ponente - maestro a distanza di miglia
3,12 prossimamente alla confluenza del rio d'Uri e di quello di
Mascarí col fiume torritano sorge l'antichissima chiesa di S.
Georgio, la quale diede il titolo alla baronia.
La festa del Santo si faceva a spese del feudatario per cura del
fattore baronale, il quale seguito dalle cavallerie di Tissi ed
Usini, che componevano il feudo, portavasi alla detta chiesa per gli
offici del vespro e pe' mattutini in mezzo a gran concorso di popolo
de' due paesi e delle regioni vicine. Cessata la giurisdizione del
barone per l'abolizione del sistema feudale, la cavalleria armata
cessò di andare, ma continuò il solito concorso de' divoti e di
quelli che vogliono fare una partita di ricreazione... "
Dai manoscritti del pievano Solinas35
"Nel distretto Parrocchiale non vi è verun benefizio, né
cappellania. Ci è la chiesa di San Giorgio, distante quattro miglia
circa da Usini. Vi si celebra la festa nei primi di maggio dall'íllustrissimo
Duca di Vall Ambrosa, il quale l'ha per titolare suo essendo Conte
di San Giorgio... "
La chiesa romanica di San Giorgio di Oleastreto completamente
abbandonata e dimenticata, si trova oggi allo stato di rudere. Circa
sessanta anni fa avvenne il crollo della copertura, agli inizi degli
anni '70 la facciata rovinò in una sola notte. Attualmente altri
crolli interessano la parte dell'abside e il muro laterale sinistro.
I suoi resti sono visibili in regione Baingiu Era, poco distante dai
ruderi del ponte romano di San Giorgio e, come scrisse padre Angius,
proprio nei pressi della confluenza tra il fiume Mascari, il riu
Mannu e il riu Carrabusu (rio d'Uri).
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