Andrea Granchi: presentazione della personale di P.Toschi (1991)

La vicenda artistica di Paolo Toschi vanta ormai diversi decenni di vivace e feconda operosità. Nel suo itinerario operativo dagli anni ‘50 ad oggi, ancorchè lungo e vario, vi è però un’interna, sottile continuità, che scandisce, senza brusche interruzioni o scarti improvvisi, il progressivo evolversi dell’opera, caratterizzandone i tratti con coerenza e rigore.
Per meglio capire la qualità e la continuità di questa linea occorrerà risalire al Paolo Toschi degli inizi, al giovane studente dell’Istituto d’Arte di Porta Romana a Firenze, grande fucina di artefici e di mestieri, non dimenticando il privilegio di una contiguità operativa con il padre Ermanno Toschi, maestro notissimo del ‘900 toscano. E proprio dalla metà degli anni ‘50 Paolo inizierà a realizzare nella piccola fornace attrezzata nella casa paterna in Via Angelico, una fitta serie di opere in ceramica e smalto di eccezionale interesse, fondamentali per la comprensione delle sue predilezioni estetiche e dei passaggi successivi di carattere tecnico e tematico del suo lavoro.
Esemplari, in questo senso, i due smalti su tavelle in cotto datati 1957, ancor oggi nella collezione personale dell’autore, e che ben definiscono gli interessi predominanti in quegli anni nel giovane Toschi. Il primo pezzo, Composizione verticale, è una fresca rilettura di un certo Cubismo "analitico". Il secondo, Composizione orizzontale, è memore delle finezze cromatiche e compositive di Georges Braque. Ma da questi due pezzi, in particolare dalla Composizione orizzontale, emerge con evidenza quello che sarà uno dei leitmotiv che accompagneranno Paolo Toschi durante tutto l’arco della sua vicenda artistica: la ricerca attenta e sensibile della "materia".
Già l’aggiunta negli smalti di polveri di marmo, rene e altri materiali "inconsueti’ o l’attuazione di particolari tecniche di cottura, rendeva le superfici ceramiche corrusche e crepitanti con risultati di colore e di superficie del tutto eccezionali, e in parallelo, fra l’altro, con esperienze che l"’Informale" compiva tra la fine degli anni ‘50 e i primi anni ‘60 ponendo in primo piano la questione del "supporto", della "materia", etc.
natura morta Ma l’attenzione alla materia e alla preparazione del supporto in Paolo Toschi si è progressivamente evoluta senza mai venire meno, anche quando dall’impasto denso dei colori ad olio e degli smalti su tela - tecnica assimilata anche attraverso il padre Ermanno - Paolo è progressivamente passato a puntualizzare una materia più sua: la pittura a tempera, più adatta a distendersi sulle superfici rigide delle tavole e delle masoniti", più legate all’idea di "parete", e preparate in questo senso con complessi impasti a base di rena, tali da rendere il supporto assai vicino alla consistenza e alla "solidità" di un muro. Una netta propensione per l"’affresco" quindi, e molti legami, nei lavori più recenti, con la tempera murale. Opere come La finestra, Il borgo e la città, o Interno con limone, sono veri e propri frammenti "staccati" da un’ipotetica parete.
In taluni lavori più recenti vi è poi un’accentuazione di quel senso compositivo che già caratterizzava le opere giovanili: gli elementi rappresentati, o meglio, affettuosamente elencati e raccolti, frutta, oggetti, costruzioni, non vivono in quanto tali, ma sono organizzati in un complesso gioco in cui i particolari convergono in un’idea d’insieme, sottesi ad una sorta di "superiore modello" decorativo.
Continuità quindi con le esperienze degli anni ‘50, a cui, semmai, si aggiunge un vago e prezioso sapore "sintetico" e un certo gusto "razionalista" che rimanda a certe vedute urbane anni trenta o quaranta.
Un lavoro quindi, quello di Paolo Toschi, pieno di suggestioni e di rimandi, ricco di una cultura tecnica e di "mestiere" genuinamente di "bottega", oggi tanto rara a trovarsi e che conferma in lui la vena di autentico "figlio d’arte". Ma il lavoro di Paolo è anche espressione "alta" di un mondo estetico tipicamente "toscano", pervaso purtuttavia da suggestioni "europee": l’attenzione per la cultura artistica francese già precedentemente notata.
E si arriva alle due opere chiave di questa mostra: Composizione con cari ricordi e Grande composizione estiva. Intorno a questi due lavori di grandi dimensioni ruota tutta la poetica più recente di Paolo Toschi, fatta di ordine costruttivo, di severe simmetrie, di ritmi compositivi e di preziose combinazioni tonali. E’ la ricerca di un mondo limpido e stabile in cui figure e cose con-vivono in supremo sereno equilibrio; un mondo talvolta inciso da lutto e dolore - l’immagine sognata della moglie e del figlio, recentemente scomparsi, si staglia emblematica e teneramente raccolta sullo sfondo della Composizione con cari ricordi - ma mai distolto dalla propria interna coerenza e da una superiore fiducia per una trasparente e positiva interpretazione delle cose e del mondo.

Andrea Granchi


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