Armando Nocentini: presentazione della mostra personale di P.Toschi (1975)
Figlio darte, è un giovane di razza che ha avuto la
fortuna di nascere in una casa che odorava di vernici e di ragia,
di vivere in un ambiente familiare saturo darte. E
dallesperienza del padre, Ermanno (uno dei maggiori pittori
toscani fino dagli anni Trenta), ha appreso sia il gusto di fare
arte, di dipingere, come pure il senso di quale prezzo esiga
larte dai suoi fedeli, delle difficoltà che essa comporti;
e come la strada da percorrere sia sempre, anche per un giovane
dotato come lui, una via non facile, anzi addirittura scomoda,
che richiede umiltà e rigore, sacrificio e perseveranza,
costanza e fatica.
Ma la formazione di Paolo, come accade di regola, per natura,
nei figli e nei giovani, non è avvenuta allombra e nella
scia del padre: è stata invece del tutto autonoma. Egli ha
visto, sì, dipingere il padre, ma ha voluto percorrere da sé
altre vie, fare tutte quelle esperienze che sono necessarie ad un
giovane aperto alle problematiche del suo tempo, ai nuovi
linguaggi e, quindi, alle nuove tecniche.
La formazione sua, nel glorioso Istituto dArte di Porta
Romana, a contatto, per un lato, con un estroso maestro come
Caligiani e, nella sezione di ceramica (per sua natura portata
alla sperimentazione) con Bruno Paoli, anchegli pittore
raffinato e gustoso, è stata determinante per la sua attività e
ci spiega la voglia e lo spirito di ricerca che sono nel Toschi
per un linguaggio che egli ritiene più consono ad esprimere il
mondo che gli pulsa intorno e gli stimoli che ne derivano. Si
comprende così luso chegli ha fatto, per anni, del
collage, da lui portato avanti con sicuro gusto e
intelligenza.
Ora, Paolo Toschi ha quasi del tutto
abbandonato quella tecnica; ma i rari inserimenti della carta nel
lavoro di oggi ci dicono con quanta pertinenza e con quanta
raffinatezza egli ne faccia uso e come il suo attuale linguaggio,
in prevalenza fatto di campiture dipinte, con piccoli, scattanti
elementi di collage, sia efficace e chiaramente scandito.
Si veda a questo proposito la grande natura morta nel tondo.
A confermarci lautonomia della ricerca di Paolo Toschi
nei confronti dellambiente artistico fiorentino, non solo
familiare ma della coetanea giovane pittura, basterebbe il
colore: che egli sente profondamente, giocando su accese e
variate tonalità di blu e di verde, di rosso e di arancio, che
egli sa accordare con ordine, con ben dosata misura, con gusto
musicale. In tal modo il colore assume liricamente, nella sua
pittura, il maggior peso espressivo, facendo divenire il quadro
un momento musicale di grande intensità emotiva. La bellezza e
la sonorità di certi colori puri, che sembrano trasferire nel
quadro lintensità e lo splendore degli smalti ceramici,
rendono i lavori di Paolo molto personali, ben riconoscibili.
Ma già la musicalità della sua pittura si manifesta nella
scansione misurata e geometrica dello spazio chegli crea
tanto nei paesaggi che nelle nature morte; che riportano col
pensiero alla chiarezza e allequilibrio compositivi,
allordine spaziale di certe tarsie rinascimentali.
Quella di Paolo Toschi è, quindi, una voce nuova,
giovanilmente fresca e vivace, che sta conquistando ora la
maturità e che, pur partendo da quella spinta genuina (sempre
indispensabile) che proviene dal naturale istinto
dellartista, non si ferma a quella, manifestando così
limpegno in un ordine razionale, che è segno sempre
distintivo della buona pittura.
Armando Nocentini
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