Palazzo della cripta di Balbo

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Nel corso del 2000, gli scavi della Soprintendenza Archeologica di Roma sul lato orientale del complesso di Balbo hanno riportato alla luce un edificio antico a piu' piani per gran parte conservato. La mostra propone una ricostruzione del tessuto urbano circostante e racconta le vicende svoltesi in questi ambienti dall'epoca della loro costruzione fino al loro abbandono.Il settore orientale della Cripta di Balbo sorse, apparentemente, in un'area libera da costruzioni.
La sua facciata, articolata da un sistema di nicchie monumentali e di doppi accessi, fu notevolmente danneggiata dal grande incendio che distrusse il Campo Marzio nell'80 d.C.
Il conseguente riassetto urbanistico comporto' la realizzazione di un complesso di edifici che occuparono il piazzale antistante la Cripta. Tre corpi di fabbrica, addossati al portico e all'antica esedra ormai trasformata in latrina, sorsero accanto a due vicoli, forse parzialmente coperti.
Questo complesso venne realizzato tra l'eta' traianea (98-117) e quella adrianea (117-138).
Intorno alla fine del II secolo d.C. una grande aula al pianterreno venne trasformata in mitreo.
Il culto di Mitra - dio della luce celeste di probabile origine iranica - si diffuse soprattutto ad opera dei legionari ed ebbe una straordinaria fortuna in eta' imperiale.
E' possibile che il mitreo sia stato chiuso in conseguenza degli editti che alla fine del IV secolo imposero la fine dei culti pagani.
Intorno alla meta' del V secolo il mitreo venne smantellato e insieme all'ambiente adiacente fu trasformato in stalla. Questa violenta distruzione e' un riflesso della crisi che in questo periodo investe tutta la citta' e i suoi monumenti. Con essa ha inizio quella ruralizzazione del paesaggio urbano che caratterizzera' anche i primi secoli del Medioevo.
Nel VI secolo inoltrato gli ambienti attigui alla stalla, ormai abbandonata, vengono occupati da sepolture infantili in anfore: si tratta della stessa necropoli gia' individuata nell'adiacente esedra ed esposta nel Museo.
L'abbandono definitivo del complesso si data agli inizi del VII secolo, quando un enorme cumulo di macerie riempÏ gli ambienti per un'altezza di circa 7 metri. La causa potrebbe essere individuata nel terremoto che colpÏ Roma nel 618.
Tra le macerie sono state recuperate alcune sculture, anche di notevole fattura, ed alcuni frammenti di iscrizioni, riutilizzate nelle murature o abbandonate nelle vicinanze mentre il paesaggio urbano si andava trasformando.
