Lettere ad un
bambino già nato

Ottobre  1991

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Sei anni sono tanti, per decidersi ad un secondo figlio. 
Il corridoio dell'ospedale non era cambiato in nulla. Addirittura le persone erano sostanzialmente le stesse. Era diverso il senso dell'attesa.  Meno ansia, meno paura, più certezza.
Eppure un motivo d'inquietudine serpeggiava ed andava affrontato, ad evitare che diventasse un vero e proprio problema. Da mesi  il bambino, di sei anni per l'appunto, andava ripetendo che finalmente arrivava il "fratellino" col quale poter giocare a palla e con le macchinine. Raccontava che parlava con Gesù affinché fosse un maschio e, naturalmente, la risposta era affermativa.
Evidentemente Gesù aveva dimenticato di avvisare il medico dell'ecografia: in arrivo era una bimba, per nulla interessata a far la parte del maschietto.
"Il difficile equilibrio", dicevo tra me e me. Non è facile per niente trovare le parole giuste per spiegare al ragazzo che le sue aspettative non sono deluse, anche quando "le apparenze" mostrano l'esatto contrario.
Eravamo seduti su una panca del corridoio, quando l'infermiera ci informò. Già sapevo che dovevo ascoltare "lui", il deluso e che, prima di andare in stanza, tutto doveva essere risolto. In fretta.
La fiumana triste delle parole di chi si sentiva ingannato arrivò puntuale. Gesù non doveva fargli questo torto. Lui lo aveva pregato, gli aveva rivolto il pensiero tante volte. Non era giusto ingannare un bambino. 
Ascoltavo, lasciavo che si sfogasse. Tornò l'infermiera a dirmi: < guardi che può andare da sua moglie >. Credo che il mio sorriso fu sufficiente a farle capire la ragione della mia calma apparente.
< Ascolta - dissi al bimbo - pensa ai tuoi giochi preferiti. Alle tue macchinine, alle costruzioni, a tutte le cose che mai daresti via, che mai vorresti regalare o abbandonare. Un fratellino ci vorrebbe giocare, le vorrebbe per sé, te le chiederebbe. Una sorellina no, non te le chiederà. Potrà comunque giocare con te e a tutti i giochi che vuoi, ma mai ti chiederebbe per sé un tuo giocattolo>.
Fu la frase giusta. Stette qualche attimo in silenzio. Sembrò guardare fuori, verso quel cielo che non lo aveva capito. Poi, con un po' di incertezza, ma non troppo, dichiarò:
< Beh, se Gesù ha preferito una sorellina, forse è meglio così >.
< Già > sentenziai, con una gran voglia di andare a vedere la piccolina.
Andammo.
Si ripeteva l'emozione dello scoprire il viso, la manina con la sua linea, netta e lunga anche questa volta.
L'impressione che mi diede la bimba è che sapesse il fatto suo, già da allora, da neonata. Sicura di sé e determinata, come infatti si rivelò: era questo un aspetto che fino ad allora era stato un po' carente in famiglia. 
Finsi di non essere particolarmente interessato, non volevo che il maschio sviluppasse una qualche forma di gelosia. Gli rimasi vicino, gli diedi chiari segnali di non trascurarlo, di non abbandonarlo, di non avere una preferenza per quell'ultima arrivata.
E' stato uno dei miei successi. Crescendo, hanno giocato senza dare rilievo alle differenze sessuali, non hanno mai maturato forme di rivalsa, di invidia od altro. Si sono accolti, l'un con l'altra. 
Il maschio non tornò mai, con il pensiero, a quel suo desiderio del fratellino. Mai ha mostrato un rimpianto o una delusione.

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