|
...1989
Quante giornate pesano più delle
altre?
Talvolta fermo l'auto da qualche parte, magari vicino ad un panorama che
mi coinvolge, come quei crinali morbidi delle colline, che sembran fatte
di plastilina, con tutti i colori della terra, dei prati e delle colture.
Con all'orizzonte le cime ed un sovrastante cielo terso.
Fermo l'auto e rifletto sulla stupida condizione della quotidianità. Mi
tormenta l'insolubilità del problema, forse apparente.
Ho avuto un'infanzia e tanti desideri.
Ho avuto il dono della sensibilità e del senso estetico e poetico. So
decifrare un sentimento, anche non espresso. Comprendo il pensiero altrui
e so descrivere uno stato d'animo.
Avrei voluto fare cose diverse, da quelle che il caso e la mancanza di
coraggio mi hanno riservato.
Mi sento infelice, non espresso, non realizzato: sempre su un binario che
non è il mio.
Torno a casa stanco, troppo, per riuscire a giocare con un bimbo che non
aspetta altro.
E quando esco, la mattina, mi viene da piangere nel sentire la sua voce
che chiama, chiedendomi di restare, di non andare: di essere lì.
Sto accumulando dosi di nervosismo crescente ed un giorno, maledetto e
necessario, picchio il bimbo, senza neppure una vera ragione, se mai una
ragione può essere considerata vera e motivante.
E' forse il modo più semplice ed istintivo di scaricare la tensione ed
aggiungere un senso di colpa.
Il bambino si nasconde sotto il tavolo, si sente inseguito. E' spaventato.
Vedo i suoi occhi increduli. La sua voce mi paralizza: "babbo, ma io
sono solo un bambino!"
Mi lascio cadere sulla seggiola ed è impossibile trattenere le lacrime.
Il ragazzo viene a me, si lascia abbracciare. Ci stringiamo e piangiamo
insieme.
< Lo so - provo a dire, con poca voce - lo so che sei solo un bambino.
Lo so. >
Dopo
tanti anni, questi ricordi sono ancora vivi. Mi hanno segnato ed
insegnato. Mi hanno cambiato, aiutandomi a delineare diversamente il mio
rapporto con il tempo, le cose, gli impegni, gli esseri umani. Con me
stesso.
Ma mai, proprio mai, mi sono perdonato del tutto. Ma lui si. E gliene sono
infinitamente grato.
|