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MOZZARELLA DI BUFALA CAMPANA DOP |
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ORIGINE, ZONA E
TECNICA DI PRODUZIONE:
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Mozzarella deriva dal termine
"mozza", che fa chiaro riferimento alla fase finale del
processo di lavorazione. La storia della mozzarella è legata a quella
della bufala. Secondo alcune fonti storiche i bufali sarebbero stati
introdotti in Italia dai Longobardi di Agilulfo nel 596; altra
ipotesi, meno forte, sostiene l'origine autoctona del bufalo
mediterraneo italiano. La prima notizia sulla mozzarella di bufala
risalgono al XII secolo e fanno riferimento ai monaci benedettini di
Capua e Salerno, che offrivano pane e "mozza" quale segno di
ospitalità. La Mozzarella di Bufala Campana è oggi, tra i formaggi,
la DOP più importante della Campania. E' un formaggio fresco a pasta
filata, prodotto nelle pianure umide e costiere meridionali; ricade in
tale area parte del territorio beneventano e napoletano, la pianura
del Volturno in provincia di Caserta, quella del Sele nel salernitano,
altre aree vocate fuori regione: Frosinone, Latina e Roma. Il latte
ottenuto dalle bufale arriva in poche ore al caseificio, dove viene
portato ad una temperatura tra i 33 e i 36 gradi centigradi. Sono
lontani ormai i tempi delle bufalare, dove la mozzarella era prodotta
nello stesso ambiente di mungitura costituito da giunchi. La
coagulazione è preceduta dall'aggiunta di sieroinnesto, ottenuto dal
siero ottenuta dalla lavorazione del giorno precedente, lasciato
acidificare a temperatura ambiente ed avviene per aggiunta di caglio
liquido di vitello. La rottura della cagliata, effettuata
tradizionalmente con un bastone di legno, oggi anche con altri mezzi
meccanici, viene spinta fino ad ottenere grani della grandezza di una
noce. Per 3 -6 ore la cagliata matura sotto siero, tale tempo varia in
funzione della carica batterica. La pasta matura viene tagliata in
fette sottili, poste in "tine" di legno nelle quali si
aggiunge acqua a 95° centigradi. Con l'aiuto dei bastoni di legno
viene tirata fuori e lavorata fino ad ottenere un impasto omogeneo e
lucido. Segue la mozzatura, tradizionalmente a mano; un operatore
tiene in mano il grosso dell'impasto, l'altro a mano "mozza"
tra indice e pollice una parte più piccola: è la mozzarella. Il
prodotto viene raffreddato in acqua, per mantenerne la forma ottenuta.
Segue la salatura (salamoia 10-18%), per un tempo variabile in
funzione della pezzatura. |
ELEMENTI DI DIVERSITA':
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La Mozzarella di Bufala è un
unicum. Le aree crù sono quattro: quella della piana del Sele, del
Volturno, di Aversa e l'area Pontina. Esistono lievi ma assai discusse
differenze nelle tecniche di allevamento delle bufale e in quelle di
produzione della mozzarella. Solo nel basso Volturno e basso Lazio si
procede ancora al pascolo brado e semibrado. Sembra tuttavia, che le
differenze territoriali possano essere imputate più al diverso
foraggiamento, assai mutevole per le varietà di graminacee spontanee,
che si differenziano a seconda degli areali. L'utilizzo esclusivo
della bufala mediterranea italiana, una popolazione unica e
riconosciuta, è ovviamente il maggior elemento di diversità. |
I SENSI:
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La mozzarella di bufala si
presenta di colore bianco porcellanato, crosta di un millimetro,
superficie liscia. Al tatto, nelle prime 10 ore è più elastica,
successivamente è più fondente; secondo i buongustai la mozzarella
dovrebbe essere consumata tra le 10 e le 15 ore dalla lavorazione. Al
taglio è frequente la fuoriuscita di siero. Emana profumi assai
variabili, di fermenti lattici ma anche di altre essenze: muschio
funghi e sottobosco le più frequenti. In bocca deve rimanere
leggermente elastico e presentare il delicato caratteristico sapore.
Va presentata in tavola intera, se a bocconcini o ciliegine, o
tagliata in ampie fette. Pane casareccio, mozzarella e pomodoro è un
ottimo pasto. |
VINO CONSIGLIATO:
Asprinio
di Aversa Greco
di Tufo Fiano
di Avellino |
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MOZZARELLA NELLA MORTELLA |
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ORIGINE, ZONA E
TECNICA DI PRODUZIONE:
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Questa mozzarella, ottenuta
da latte vaccino, si conserva e si serve su rametti di mirto (Vaccinimus
mirtillus): questo arbusto è detto in dialetto "mortella",
donde il nome di "Mozzarella nella Mortella". Questo uso
potrebbe essere scaturito dall'esigenza di conservare al fresco la
mozzarella, nel trasporta dai pascoli, dove era prodotta, alle
abitazioni. Il territorio di produzione è il basso Cilento, ed in
particolare alcuni comuni compresi nelle Comunità Montane del
Bussento, Mingardo, del Cervati e del Gelbison. Il latte di vacca,
prevalentemente di razza Podolica, viene portato a 37 gradi, segue
l'aggiunta di caglio. Il tempo di coagulazione è di 70 minuti, si
procede poi alla rottura della cagliata. La maturazione avviene in
appositi tini, in assenza o quasi di siero, per 12-24 ore. Segue la
tradizionale operazione di filatura e formatura delle mozzarelle. La
forma ellissoidale - allungata è conferita alla pasta manualmente. Le
confezioni sono contenute in "mazzi" che comprendono da 6 a
10 mozzarelle, racchiuse in rametti di mirto, legati alle estremità
con germogli di ginestra o altre essenze arbustive. |
ELEMENTI DI DIVERSITA':
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L'area crù coincide con
quella di produzione ed è il grande pregio. Il pascolo risente del
clima mediterraneo, caratterizzato da estati caldo asciutte e stagioni
autunno - invernali piovose, che determinano lo sviluppo di
vegetazione spontanea tipica: graminacee (poa, avena, agrotis),
leguminose (trifoglio ginestrino) e altri arbusti. Il mirto,
largamente diffuso, conferisce al formaggio un inconfondibile aroma.
Il latte proviene prevalentemente da vacche di razza Podolica. |
I SENSI:
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Il colore della mozzarella
nella mortella è bianco intenso, con superficie ruvida, al tatto e al
taglio è leggermente elastica. Il profumo di mirto e di latte fresco
schiude il palato ad un sapore aromatico. Si serve in pezzi abbinata a
rametti di mirto. Mangiata da sola è l'optium, può essere
accompagrata con prosciutto e pomodori. |
VINO CONSIGLIATO:
Cilento
Bianco Capri Bianco
Fiano
di Avellino |
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