home Green Rock Alpine Club

attivita

4000

arrampicata

alpi

relazioni

diari

storie

fotografie

4000

arrampicata

altre montagne

club

membri

contatti

guestbook

link

vari

sito

mappa

news

updates

disclaimer

4000arrampicataalpi


attivita

relazioni

fotografie

club

link




home arrampicata Torrione del Cinquantenario - Via Ottolini precedente successivo

Torrione del Cinquantenario

Via Ottolini

La via è divertente, purtroppo solo un po' corta: i due tiri di IV grado permettono appena di ambientarsi alla bellissima roccia del posto. L'arrampicata non è mai sostenuta e la struttura della roccia permette di muoversi per una infinità di piccole varianti, nessuna al di sopra delle difficoltà dichiarate. Non lasciarsi scoraggiare dall'aspetto del caminetto d'attacco spesso scivoloso per l'umidità e dalla sua uscita per roccette precarie: appena al di fuori cambia completamente. La chiodatura è solida, forse solo un po' scarsa (un solo chiodo nel primo tiro e una buona catena di sosta intermedia), ma le difficoltà non richiedono altro; nel secondo chi vorrà potrà facilmente integrare il materiale sul posto con fettuccie o friend, data la struttura molto articolata e la solidità della roccia. La via si conclude in due tiri di difficoltà omogenee mai superiori al IV ma mediamente li si troveranno facili; non esiste una variante diretta della via che porta fino alla vetta, ma una volta raggiunta l'ultima sosta sarebbe un'eresia non proseguire lungo l'ultimo tiro della via normale; gli ultimi venti metri di roccia portano alla vetta del Cinquantenario con difficoltà non superiori a quelle già incontrate, anche se l'ultima placchetta, da superare d'aderenza, è un po' più tecnica e da non sottovalutare. Notevole il particolare dell'esposizione: non significa che la via è particolarmente esposta e che fa sentire il vuoto sottostante, ma che l'intera l'inea di salita è esposta all'osservazione dei numerosi spettatori che sempre si radunano al rifugio Rosalba, a meno di un centinaio di metri in linea d'aria.

Difficoltà: AD+ (passaggi di IV)
Sviluppo: 2 lunghezze, 60 m
Esposizione: O/NNE
Chiodatura: sufficiente, sosta su catena
Materiale: 4 rinvii, dadi, friend, 1 corda
Salite: 03.05.97    Mirko, Silvano
23.04.06    Mirko, Andrea

AvvicinamentoIl Torrione del Cinquantenario può essere raggiunto comodamente dal rifugio Rosalba, in pochi minuti: basta scendere lungo i pendii erbosi sottostanti e portarsi in prossimità del torrione, ultimo (quello più in basso) del gruppo composto da Campaniletto, Torre del Rifugio, Torre Cecilia e Cinquantenario, che delimita i pendii erbosi a Est. Dai Resinelli, il più comodo e veloce è l'avvicinamento per il sentiero delle Foppe (n.9) che, partendo dal rifugio Alippi, porta senza giri viziosi fino ai pendii del Rosalba; ancora più diretto il sentiero dei Morti che si stacca dal sentiero delle Foppe e risale ripido fino al gruppo di torri; evidenti cartelli segnalano l'intero percorso. Per il sentiero dei Morti ci si avvicina al Torrione del Cinquantenario dal basso e lo si individua immediatamente, appena usciti dal bosco. Il sentiero prosegue lungo i crinali che delimitano il canalone ghiaioso al di sotto delle torri. Per portarsi all'attacco si deve raggiungere il canalone alcune decine di metri più in alto della base del torrione, dove un sentierino si stacca dal crinale per addentrarsi nel canale. Si scende pochi metri fino ad uno spiazzo, quindi si può decidere se proseguire immediatamente verso l'attacco vero e proprio o iniziare a legarsi in cordata perchè il resto del percorso è di arrampicata, sebbene elementare: si segue uno stretto canalino segnato da evidenti bolli rossi, si sale per una decina di metri, si raggiunge una catena (a volte utilizzata per calarsi al ritorno lungo questa via), si prosegue in alto, quindi si obliqua in basso a destra, verso il torrione, sempre seguendo una traccia di bolli. Si arriva proprio ad un ampio spiazzo al di sotto del grande strapiombo dove la via ha inizio.

Versante occidentale del torrione, dal sentiero di avvicinamento

L1L'attacco è alla base dell'evidente caminetto che sale direttamente in direzione del grande tetto caratteristico della parete Ovest di congiunzione tra Cinquantenario e Cecilia; non si trovano chiodi d'ancoraggio, perciò ci si dovrà accontentare di un'assicurazione in vita; al massimo chi assicura potrà approntare un ancoraggio alla buona su friend nel camino. La grossa frattura deve essere percorsa per tutta la sua lunghezza senza lasciarsi fermare dalla scivolosità della roccia umida e da appoggi a volte non particolarmente attraenti; le difficoltà non superano in ogni caso il III grado. Si arriva al termine del camino dove la verticalità diventa eccessiva ed una cengetta invita a spostarsi verso destra: è l'inizio del lungo traverso che porta fino alla sosta. All'inizio del traverso, abbastanza in alto da permettere di evitare le ultime rocce malsicure della via, si trova un buon chiodo, l'unico del tiro, quindi si dovrà arrivare fino alla sosta senza altre protezioni; si tenga perciò in considerazione che in questa decina di metri di traverso chi arrampica da secondo di cordata non troverà difficoltà inferiori al primo (sarà anzi vero il contrario perchè l'ultimo tratto è più semplice del primo e il secondo si troverà nel punto più delicato - IV - con assicurazioni meno valide). Si sosta su una comoda cengia protetta da una buona catena su spit.

Placca di attacco della L2

L2Il secondo tiro di corda è mediamente semplice ma non sono da sottovalutare i primi dieci metri dove si dovrà fare particolare attenzione alla scelta della direzione da seguire per superare il tratto più impegnativo. Dalla sosta si sale in verticale per alcuni metri; si possono vedere numerose fratture che solcano in verticale la roccia fino al termine del punto visibile dalla sosta (punto in cui la parete si abbatte e si nasconde alla vista). La soluzione più semplice consiste nel traversare in diagonale verso destra per qualche metro, in direzione dello spigolo destro della parete: lo si raggiungerà in corrispondenza di un brevissimo strapiombino di roccia solida molto articolata, un po' atletico ma di difficoltà contenute (IV). In alternativa è possibile scegliere di salire più direttamente, seguendo la profonda fessura spostata di poco più di un metro verso destra dalla verticale della sosta (soluzione poco meno faticosa e poco più tecnica). Oltre lo strapiombo (o oltre la fessura) si raggiunge la seconda metà del tiro di corda, più abbattuto e su roccia a gradoni (non supera il III+). Si sale inizialmente in leggera diagonale a sinistra, quindi in verticale; si arriva all'altezza del traverso del terzo tiro della via normale, in prossimità dell'intaglio del grande terrazzo alla base della testa del Torrione.
A questo punto la teoria vorrebbe che si continuasse per terreno elementare fino alla sosta della via normale e che di questa si seguisse l'ultimo tiro fino in vetta al Torrione del Cinquantenario (ma qualcuno potrebbe anche sentirsi autorizzato a considerare la Ottolini come una variante a sé e potrebbe voler concludere qui la via, per scendere immediatamente, oppure per dirigersi direttamente verso l'attacco del frequentatissimo Spigolo Marimonti: nel primo caso si raggiunge l'anello di calata della seconda sosta della normale, qualche metro in orizzontale a sinistra; nel secondo caso si prosegue in diagonale a sinistra lungo la facile rampa di collegamento al Cecilia).

Testa del torrione, dall'ultima sosta

L3E' l'ultimo tiro della via normale. Dal terrazzo si seguono i fix sulla parete di sinistra; in pochi passi di III / III+, dapprima sulla parete N, verticale, poi su terreno più abbattuto, si raggiunge un nuovo terrazzino dove spesso non si nota un chiodo cementato di assicurazione. Si rimonta un masso e ci si innalza lungo la placca finale, granulosa, d'aspetto granitico; la struttura a conglomerati della roccia non si intona con il liscio calcare del torrione, ma i passi d'aderenza nell'esposizione della parete NE sono emozionanti. Il vecchio chiodino con anello che si trovava in prossimità del termine della placca è stato sostituito da due fix nuovissimi e l'aspetto psicologico del passaggio ne è stato notevolmente ridimensionato; in ogni caso le difficoltà non superano il IV grado.

DiscesaChi raggiunge la cima dovrà per prima cosa fare una doppia in direzione dell'ultima sosta: la calata è fattibile con una sola corda ma attenzione alla misura della metà perchè l'intera lunghezza è di poco inferiore ai 25 metri. Da qui si può scegliere tra due possibilità: si potrà scendere con una calata da 50 metri direttamente da questa sosta lungo la linea del "Camino dei Trentini", fino al canalone sottostante (attenzione al recupero), oppure si potrà scegliere la catena che si trova una ventina di metri spostata in direzione del Ceilia (la seconda della Normale), da cui la calata da 40 metri è più comoda (ed emozionante, completamente nel vuoto per tutta la lunghezza del grande strapiombo). Chi possiede una sola corda dovrà adattarsi a calarsi lungo i due tiri della normale o più comodamente lungo la stessa Ottolini.

precedente successivo
© 2007  Green Rock Alpine Club  v2.0             built: 27.05.2007