LA BOTTEGA SOCIALE


Cosa c'è nell'aria:

C'è un Servizio di Salute Mentale con una lunga storia di collaborazione progettuale con la Cooperazione Sociale (progetti Pallium, Albedo, Laboratorio L'Arcobaleno), interessato allo sviluppo di reti tra i diversi progetti e tra gli stessi ed il “mondo esterno”, volte alla creazione di un tessuto di supporto e comunicazione sul quale i propri utenti possano sviluppare autonomie ed intrecciare relazioni, al di fuori degli spazi istituzionali.

C'è il laboratorio artigianale della Coop. sociale L'Arcobaleno, con ragazzi e operatori alla ricerca di una evoluzione progettuale, c'è un processo in atto che va nella direzione della costituzione di un'associazione di auto-mutuo aiuto.

Il laboratorio artigianale ha in carico ad oggi 12 persone inviatevi dal Servizio Psichiatrico Territoriale dell'A.S.L. Il laboratorio si configura come stazione intermedia tra i servizi di gestione territoriale dell'utenza (centri diurni, attività terapeutiche, etc.) e l'inserimento lavorativo. Obiettivo principale è quindi quello di avvicinare o ri-avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro, tramite l'acquisizione di regole e sviluppo di autonomie (presenza giornaliera, puntualità, comprensione ed esecuzione dei mandati ricevuti, rispetto degli impegni presi, aumento dei tempi di attenzione e concentrazione, capacità di assumere iniziative autonome), in un ambiente ancora “protetto” in grado i cogliere disagio e difficoltà e di sostenere le persone in questo percorso. Ulteriore obiettivo del servizio è far nascere un'associazione di auto-mutuo aiuto. Tale forma permetterebbe di dare un'identità al gruppo di lavoro il più possibile sganciata ed indipendente dai servizi attraverso la quale i ragazzi potrebbero trovare una modo collettivo e meno istituzionale con cui rappresentarsi all'esterno, con una più forte contrattualità e valenza sociale. Rispetto all'attività specifica del laboratorio lo strumento associativo faciliterebbe la commercializzazione dei prodotti ivi realizzati e potrebbe anzi fare da volano per il reperimento di commesse da parte di privati o Enti pubblici. Inoltre ci pare particolarmente rilevante la valenza riabilitativa Q intrinseca alla forma dell'associazione di auto-mutuo aiuto, nella quale l'utente “salta il fosso” passando dalla posizione di colui che utilizza/subisce le organizzazioni che gli ruotano attorno a quella di promotore del proprio progetto e partecipe di un'azione collettiva.

C'è il gruppo Pallium, della Coop. Incontro, struttura semiresidenziale con spiccate caratteristiche riabilitative, che necessita di nuovi spazi per potersi organizzare come microcomunità ed accogliere più persone.

C'è un gruppo genitori attivo e sensibile, già organizzato in segreteria.

C'è la spinta degli utenti e dei familiari ad uscire dall'isolamento ed a mettere in campo le proprie risorse e capacità.

C'è la voglia degli operatori di lavorare insieme al di là delle diverse appartenenze, c'è il Natale alle porte, ci sono rapporti in atto con le Botteghe del Mondo, c'è…

Ottobre 2000

Alcuni educatori del laboratorio protetto frequentano, insieme ad alcuni educatori della Coop. In/Contro ed in particolare del gruppo Pallium, il corso di riqualifica per educatori professionali. E' in quell'ambito che si iniziano a scambiare alcune riflessioni in merito al progetto “Bottega Sociale”, già nella mente degli educatori del laboratorio della Coop. L'Arcobaleno. Ambedue i gruppi sono interessati ad approfondire l'argomento e, tenendo presente che per i locali si può far riferimento all'attuale sede del gruppo Pallium, si programmano quindi alcuni incontri. Il tutto si rivela ancor più interessante in quanto è in previsione il trasferimento del servizio Pallium presso la nuova sede di Via Virgilio, ex Centro diurno del Servizio di Salute Mentale di Settimo T.se. La vecchia sede, un piccolo locale piano strada con vetrina, sarebbe ideale per organizzarvi una mostra natalizia dei prodotti del laboratorio – potrebbe essere una mostra lunga, si potrebbe aprire per 1, 2, 3 settimane – si potrebbero vendere prodotti di altre Cooperative sociali – si potrebbero vendere anche prodotti alimentari del commercio equo…Iniziamo ad organizzare una serie di riunioni a ritmo serrato: gli operatori di Pallium, i medici referenti del Servizio, i ragazzi del laboratorio, la Coop. Il Ponte di Giaveno. Tutti si dimostrano interessati al progetto, assolutamente disponibili a dare la propria collaborazione.

Novembre 2000

Ci si pongono una serie di problemi molto concreti: sarà una mostra o un negozio? Chi ci lavorerà? Possiamo aprire un esercizio commerciale così in fretta? Chi ne sarà titolare? Dobbiamo fondare legalmente l'Associazione? Ci serve la partita I.V.A.? E il registratore di cassa? Cosa sappiamo del commercio equo? Quale sarà il ruolo dei ragazzi?

Riunioni su riunioni su riunioni:

•  Gli operatori della Coop. In/contro, che confermano l'imminente trasferimento, si dicono da subito molto interessati e disponibili a collaborare attivamente al progetto.

•  Si presenta l'iniziativa ai medici referenti del Servizio, che dicono: “cazzarola! E' un casino mai visto ma è bellissimo!”.

•  Si fonda l'associazione (statuto, atto costitutivo, iscrizione all'ufficio del Registro, attribuzione di C.F. e partita I.V.A., ecc.ecc.)

•  Due operatori partecipano al corso per volontari organizzato dalla Coop. Il Ponte.

•  Il Ponte si dà disponibile ad assumersi la titolarità dell'esercizio.

•  Comunicazione al Comune di Settimo.

•  Si presenta il progetto alla Coop. Animazione Valdocco (operante sul territorio) e ad alcune famiglie dei ragazzi.

•  Si crea un folto gruppo di volontari disponibili a coprire i turni di apertura (tra cui le famiglie).

•  Si preparano i volantini.

•  Si organizzano i turni in negozio di operatori, ragazzi e volontari.

•  In laboratorio i ritmi accelerano: c'è un negozio da riempire! Si sega, si incolla, si tornisce, si dipinge, si cuoce e si ricuoce.

•  Si raccolgono, in conto vendita, i prodotti del commercio equo e quelli del laboratorio di cartotecnica della Coop. In/contro.

•  Si organizza l'inaugurazione, si invita, si convoca la stampa locale.

2 Dicembre 2000

Inaugurazione.

Dal 3 al 23 dicembre

Il negozio è aperto tutti i pomeriggi, sabato e domenica tutto il giorno, ragazzi, operatori e volontari non sono commercianti né ragionieri, ma si trovano a vendere, impacchettare, presentare i prodotti, fare le ricevute a mano (il registratore di cassa sarebbe servito!) e, dulcis in fundo, ogni sera c'è da tirar giù i totali, divisi per I.V.A. e tipologia, e comunicarli al Ponte, ed i contanti in cassa devono ben corrispondere!

Nessuno sa come, ma tutto è filato liscio come l'olio.

Tra l'altro il servizio Pallium non ha trasferito la propria sede educativa (i muratori, si sa, hanno i loro tempi), ma ha coraggiosamente deciso di sostenere fino in fondo il progetto, anche condividendo la sede con l'attività commerciale.

Dal 24 al 31

Ci dedichiamo a ringraziare tutti i santi per la riuscita di un progetto più demenziale che azzardato e cerchiamo di recuperare le forze attraverso le consuete libagioni natalizie.

Viene gennaio silenzioso e lieve…

Mese di inventari, bilanci, verifiche e progetti.

Dopo aver contato e ricontato, ci ritroviamo in associazione (in associazione le decisioni vengono prese da un “consiglio direttivo allargato”, al quale partecipano quasi tutti i ragazzi del laboratorio e due degli operatori), c'è da decidere cosa fare dei proventi delle vendite: ciò che deriva dai prodotti del commercio equo resterà in cassa dell'associazione, per finanziarne le attività. Resta da dividere ciò che deriva dai lavori dei ragazzi: ognuno avrà i soldi relativi ai propri pezzi? Ci sarebbero così grandi differenze, poiché non solo i tempi di lavoro sono diversi ma anche il tipo di lavoro a cui si sono dedicati ha rendimenti differenti (chi ha lavorato alla decorazione delle ceramiche, per esempio, ha potuto vendere molto di più di chi ha lavorato in gruppo alla costruzione degli scaffali del negozio), uno dei ragazzi propone allora di riconoscere il 60% del ricavo all'autore ed il restante 40% viene versato in una cassa comune da dividersi per tutti in parti uguali, la proposta (equa e soprattutto solidale) passa all'unanimità.

Dallo statuto sociale dell'associazione Il Tiglio:

“L'Associazione non ha scopo di lucro e pone come scopo statutario ed attività istituzionale la ricerca, l'organizzazione, il coordinamento di iniziative volte a favorire la “resistenza” degli associati: resistenza nei confronti dell'esclusione sociale, del pregiudizio culturale, della marginalizzazione economica, della pressione volta all'eliminazione delle differenze ed all'omologazione esistenziale, delle tentazioni autosvalutative derivanti da difficoltà di relazione col proprio contesto di vita. L'associazione si pone altresì come strumento a disposizione dei soci volto a potenziare il potere propositivo ed istituente degli stessi, dentro e fuori dalle istituzioni, ed a migliorarne la qualità della vita, a partire dagli orientamenti degli stessi soci, attraverso la collaborazione, il sostegno reciproco e le pratiche di auto e mutuo aiuto”.


Tutti i soci, inoltre, si dichiarano favorevoli ad una prosecuzione dell'esperienza “bottega sociale”.

Convochiamo quindi una riunione plenaria: operatori, cooperative, medici, ragazzi, famiglie, volontari; c'è da decidere cosa fare.

Da febbraio a…

Il 9 febbraio si riaprono le serrande: l'esperimento continua.

Gente nuova, nuovi contatti, nuovi fornitori: la rete ci irretisce!

Gli orari di apertura si allungano: da 3 a 4 a 5 giorni la settimana per il mese di giugno, cominciamo ad avere clienti “veri” (né amici né parenti) sempre più spesso, la contabilità (incubo degli operatori) si complica ma ecco che all'orizzonte, soffuso in un'aura di luce, si staglia il Sig. Luciano che si offre di occuparsene, l'A.S.L. ci propone un contributo economico per il riconoscimento dell'impegno di chi tiene aperto il negozio, si fa la prima cena sociale e la mamma di Pino prepara, nel retro, le tagliatelle alla chitarra, si pensa all'allestimento di un piccolo spazio-laboratorio dove, chi copre i turni, possa mettere in pratica la propria creatività.

Insomma, non solo il tutto si regge ma il progetto, come un sano infante, cresce giorno per giorno.

Diventa quindi urgente riflettere un po' su:

Il senso del progetto

Pensa e ripensa, proviamo qui a dare alcune risposte possibili a questa domanda:

cos'è oggi per noi la bottega?

E' la stazione più concreta ed avanzata di un percorso orientato a:

•  la conquista di autonomie

•  l'assunzione concreta di responsabilità verso sé stessi e verso gli altri

•  la capacità di pensare, fare e decidere con altre persone

•  l'acquisizione di un ottica pluralistica e solidale, nella quale i bisogni ed i desideri del singolo riguardano tutto il gruppo

E' un confine tra il dentro ed il fuori , tra i luoghi protetti del disagio ed il mondo “vero”, ed è proprio su questo confine che può realizzarsi un movimento osmotico, una libera uscita ed una, altrettanto libera, entrata.

E' uno spazio sociale , dove fermarsi a prendere il caffè in compagnia, proporre una cena, una gita o un lavoro da fare insieme, dare una mano o usare il computer, leggere, scambiarsi delle idee, ridere o piangere, ma non da soli.

E' un esercizio commerciale e come tale richiede cura e precisione, etica ma anche estetica, promozione, conti e previsioni, strategie economiche e d'immagine.

E' un posto dove vendere i propri prodotti, dove fare qualche soldo, e, checché se ne dica, chi è portatore di un disagio si trova spesso e volentieri a confrontarsi con problemi assai poco “psico” tipo i soldi per le sigarette, per il caffè, per l'affitto o la benzina.

E' un punto caldo , un nodo della rete, dove si incrociano esperienze e progetti, le idee ribollono, mutano e prendono forma.

P.S.: un anno dopo…

A un anno abbondante dalla prima apertura de “La bottega sociale” proviamo a dare qualche dato relativo a tutto il 2001 per tentare un primo bilancio che non sia solo un bilancio economico:

•  chi c'è : ad oggi prestano la loro opera a rotazione presso la bottega 3 volontari, 4 familiari, 9 persone seguite dal servizio e 3 operatori

•  cosa fa : la bottega è ormai aperta dal martedì al sabato per un totale di 10 turni settimanali, 3 dei quali vengono coperti senza supporto di operatori o volontari.

Inoltre si è partecipato a fiere, feste e mercatini con un banchetto di vendita per un totale di 11 giornate, di cui 3 a Genova in occasione della fiera nazionale del commercio equo (che è stata anche l'occasione per effettuare un piccolo soggiorno marino presso la sede della Coop. L'Arcobaleno ad Andora, SV); 5 in Settimo To.se, con l'obiettivo di dare visibilità al progetto e promuovere sul territorio l'attività commerciale della bottega; gli altri banchetti sono stati organizzati c/o: assemblea sociale della Coop. M.A.G. 4 Piemonte, seminario “Dalla culla alla bara” del corso di riqualificazione per educatori professionali dell'A.S.L. 7 e “L'altro mercatino” presso Hiroshima mon amour.

•  Quanto e per chi : nel corso del 2001 la bottega ha commercializzato i prodotti artigianali di 7 tra Coop. sociali e gruppi del territorio per un totale di vendite di £ 3.190.000; si sono vendute opere prodotte dai soci nel laboratorio L'Arcobaleno per £ 1.969.000 e prodotti alimentari del commercio equo e solidale per un totale di £ 13.419.000. La proporzione tra artigianato e alimentari (23% artigianato e 77% alimentari) ci pare, come ci conferma il responsabile commerciale di C.T.M. per Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta, più che soddisfacente tenendo conto che i prodotti alimentari fanno da volano a quelli artigianali attirando clientela già sensibile alle problematiche sociali e che, con gli anni, tutte le botteghe di commercio equo vedono salire progressivamente le vendite relative all'artigianato. Inoltre è vero che molte delle realtà che utilizzano il nostro spazio di vendita sono alle loro prime esperienze produttive e stanno procedendo su un percorso di affinamento estetico e tecnico dei prodotti.

•  Altro : la bottega non è solo un posto dove si lavora, è un luogo per incontrarsi e diverse persone che la frequentano hanno stretto legami di amicizia e collaborazione, c'è sempre qualcuno che passa a salutare, a dare una mano o a bere un caffè, si viene in bottega per incontrarsi, per parlarsi e per organizzare di vedersi al di fuori. Inoltre, visto l'interesse di diversi soci, si è aperto uno spazio di counselling artistico-espressivo, condotto da un consulente della Coop. L'Arcobaleno ogni due settimane; la presenza presso la bottega dei materiali espressivi ha dato lo spunto ad alcuni per frequentarla anche al di fuori dei momenti prefissati, dando luogo quindi ad incontri autogestiti di disegno e pittura.

•  Bilancio: ovviamente il bilancio economico della bottega non è brillante, il giro d'affari è ancora piccolo e il ricarico sul venduto è volutamente molto basso, ci pare però, visti gli elementi di cui sopra, di poter affermare che il “bilancio sociale” dell'iniziativa, sia per gli attori coinvolti che rispetto alla visibilità ed al coinvolgimento del tessuto sociale, si possa chiudere nettamente in positivo.

Q (nel senso di: “riabilitazione come pedagogia del potere in senso completo, lato: dei poteri interni e dei poteri esterni, dei poteri pratici e dei poteri giuridici” C. Castelfranchi).