Biospeleologia del Piemonte

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Biospeleologia - Cenni essenziali

Storia

Ecologia e fattori ambientali

Categorie trofiche biospeleologiche

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Biogeografia


Un po' di storia

La vita nel buio non si adatta in genere a noi umani, abituati come siamo a valutare mediante la vista le distanze ed a rapportare i nostri movimenti all'ambiente che percepiamo intorno a noi. La situazione di un individuo che si trovi repentinamente al buio, magari in un ambiente sconosciuto, genera apprensione e disorientamento. Per questo nel corso della storia intorno alle cavità naturali sono sorte leggende ricche di fantasiose credenze di mostri, draghi e fantasmi.

Non dobbiamo dimenticare, però, che l'uomo preistorico ha trovato nelle grotte un luogo più sicuro dell'ambiente esterno in cui rifugiarsi e ripararsi dalle intemperie, dagli animali predatori e, spesso, dalle tribù nemiche di altri umani.

Questi primitivi esploratori per necessità furono costretti a disputare il possesso delle cavità in cui si insediarono con animali che già vi si erano stabiliti e questo ci è testimoniato da reperti costituiti da impronte di piedi umani e animali contemporanee e da denti, oggetti, pitture, incisioni che dopo millenni ci sono pervenuti raccontandoci quanto fosse dura l'esistenza di questi nostri progenitori.

Un'incisione databile a circa 30.000 anni or sono ritrovata in Francia ad Ariège, nei Pirenei, nella "Grotte des Trois-Frères" e realizzata su un osso di bisonte, rappresenta un insetto fedelmente riprodotto al punto da poterne ascrivere la specie al genere Troglophilus, un Ortottero, una cavalletta simile a Dolichopoda ligustica di abitudini spiccatamente troglofile che il nostro remoto antenato artista poteva osservare normalmente nella grotta che costituiva la sua abitazione e che era per lui non di certo motivo di interesse scientifico quanto, probabilmente, una variante entomologica alla sua dieta, insieme a molti altri insetti. Anche se impropriamente, potremmo considerare questo troglodita come il primo biospeleologo di cui ci siano giunte notizie.

Dobbiamo arrivare al 1689 per avere la prima notizia scritta riguardante un'entità troglobia; in quell'anno, infatti, il barone Johann Weichard Valvasor descrisse il ritrovamento di un animale chiamato "Dragone" dalla fantasia popolare e che periodicamente, con le piene veniva portato fuori dal suo ambiente ipogeo dall'irruenza delle acque.

Nel 1768 il Laurenti in un'opera intitolata "Il Dragone" descriveva questo stesso anfibio cieco attribuendogli il nome scientifico con il quale ancora oggi è conosciuto: "Proteus anguinus".

Nel 1799, l'esploratore tedesco Alexander von Humbolt, durante uno dei suoi viaggi nel Sud America, visitò una grande grotta che venne poi chiamata "Cueva del Guacharo", e descrisse un uccello di notevoli dimensioni, chiamato dagli indigeni "Guacharo" (Steatornis caripensis), che nidifica nelle grotte venezuelane e che oggi è in via di estinzione ed oggetto di protezione in quanto i popoli locali ritengono i suoi nidi dotati di poteri afrodisiaci.

I primi veri studi a carattere scientifico aventi come oggetto ancora il Proteo sono datati 1829 da parte di Configlianchi e Rusconi.

Possiamo però datare la nascita della biospeleologia moderna al 1831 con la scoperta, da parte di un naturalista austriaco, il conte Franz von Hohenwart, del primo insetto cavernicolo, il Leptodirus hohenwarti, un coleottero Cholevidae decisamente adattato alla vita ipogea.

 

(tratto da: "Biogeografia delle caverne italiane", 1982)


Nel 1842 viene scoperto nel Kentucky, da parte di De Kay, un pesce cavernicolo cieco (Amblyopsis spelaea) e nel 1849 con la prima monografia dello studioso danese J.C. Schiödte sugli insetti viventi nella grotta di Adelsberg si può affermare che siano iniziate le prime ricerche biospeleologiche.

Il termine "BIOSPELEOLOGIA" è stato coniato dal Virè nel 1904: lo slancio positivista che ha caratterizzato la fine del XIX° secolo portò a ricerche attive sul campo con il ritrovamento e la descrizione di molte nuove specie più o meno legate all'ambiente ipogeo. Spesso si trattava di animali che vennero ritrovati casualmente in grotta, con errori interpretativi di carattere ecologico e biologico.

Racovitza, naturalista rumeno, viene considerato il padre della moderna biospeleologia e nel 1907 pubblicò le sue idee in merito dando una impostazione corretta agli studi che poi si sarebbero sviluppati nella prima metà di questo secolo. Nacquero i primi laboratori sotterranei ed il primo fu allestito dal Virè, ma venne distrutto da una piena della Senna nel 1910.

Dall'inizio del secolo numerosi studiosi si sono occupati di biospeleologia ed in particolare Packard, Absolon, Jeannel, Leruth, Chappuis ed in tempi più recenti, nella regione Piemontese, Allegretti, Boldori, Bologna, Casale, Cavazzuti, Focarile, Ghidini, Giachino, Vailati, Vigna Taglianti, Stoch e tanti altri.

Oggi, al termine Biospeleologia bisogna ascrivere un significato più ampio, in quanto, intorno agli anni cinquanta, ricercatori, fra cui gli italiani Bucciarelli, Meggiolaro, Tamanini, Agazzi ed altri, allargarono con buona intuizione i loro studi biospeleologici a quei luoghi che presentano caratteristiche ambientali simili alle grotte come ad esempio temperatura ed umidità.

Gli studi, condotti negli ambienti sotterranei superficiale ed endogeo, portarono gradualmente, con l'affinarsi delle tecniche, ad appurare che molte specie ritenute esclusivamente cavernicole vivono anche in quelle porzioni di terreno ricco di anfratti che, ad una certa profondità, presentano caratteristiche ambientali paragonabili a quelle delle grotte (ambiente ipogeo).

Per "Biospeleologia" o "Biospeologia", secondo la grafia di altri autori, si intende quindi l'insieme di studi inerenti le varie biocenosi degli ambienti sotterranei ed in particolare dell'ambiente carsico, sia ipogeo che endogeo e delle sue zone limitrofe; per estensione vi si dovrebbero anche ascrivere quelle specie che presentano adattamenti alla vita sotterranea come certi crostacei ed altri invertebrati che vivono sotto le sabbie in ambiente marino costiero. Non si deve intendere solo la ricerca in grotta di specie animali, magari sconosciute, ma anche tutte quelle informazioni di carattere ecologico, biologico ed etologico oltreché sulla fisiologia e sulla corologia o diffusione biogeografica delle singole specie e sulle interrelazioni fra le stesse; naturalmente vi ha una parte importante anche la sistematica, cioè le tecniche per l'identificazione e classificazione tassonomica ed evolutiva delle entità biologiche.

Studi biospeleologici e biogeografici hanno anche permesso recentemente di chiarire aspetti della storia geologica dei territori in cui si sono svolti con particolare riguardo alle glaciazioni ed ai loro effetti.




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