IL MONOTEISMO EBRAICO
E LA MONOLATRIA












NON AVRAI ALTRI DEI DI FRONTE A ME

(ESODO 20,3)





 

IL MONOTEISMO EBRAICO E LA MONOLATRIA

 

 

 

     Nei confronti di Gesù Cristo e del culto sono state finora possibili tre posizioni:

 

·        il monoteismo ebraico, con fede in un solo Dio padre e rifiuto di Gesù Cristo come figlio di Dio;

·        la monolatria (Ario, Socino, Newton, Unitari, Testimoni di Geova) cioè l'adorazione di un Dio grande (il Padre) ed il culto relativo di un dio piccolo (il Figlio); per alcuni Gesù Cristo avrebbe natura divina mentre per altri sarebbe solo una creatura angelica;

·        il trinitarismo cioè la fede in un solo Dio che ha cognome Jahvé e che si è manifestato nelle persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

     Secondo una definizione comunemente accettata[1] per monoteismo si intende la fede in un solo Dio, mentre per monolatria si intende la fede in una solo Dio senza però escludere l'esistenza ed il culto di uno o più dei minori. La fede in un Dio grande (Jahvé) onnipotente e degno di adorazione assoluta ed allo stesso tempo in un dio minore (Gesù Cristo) potente e degno di adorazione relativa sembra pertanto rientrare nella monolatria. Evidentemente la monolatria non è cosa grave come il politeismo (fede in più dei) ma crea problemi molto gravi per il vero monoteista che crede in un solo Dio e non accetta l'esistenza di altri dei (uguali o minori).

 

     Alla luce del monoteismo ebraico, la monolatria risulta invece inaccettabile, anche ammettendo l’esistenza di altri אלחים (elohim o dio minore).[2] Alla creazione del mondo la presenza di un dio minore insieme a Jahvé è infatti drasticamente negata. Infatti sta scritto:

 

·        "Io sono Jahvé, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me" (Esodo 20,2-3);

·        "or  vedete che solo io sono Dio e che non c'è altro dio accanto a me" (Deuteronomio 32,39);

·        "prima di me non fu formato alcun dio e dopo di me non ne sarà formato alcuno" (Isaia 43,10);

·        "sono io Jahvé che ho fatto tutto, che da solo ho spiegato i cieli ed ho disteso la terra, senza che ci fosse alcuno con me" (Isaia 44,24);

·        “Io sono Jahvé e non c’è alcun altro, fuori di me non c’è dio” (Isaia 45,5).

 

     Il Nuovo Testamento parla invece della presenza del Verbo come collaboratore (artefice, strumento, mezzo) alla creazione di Dio (Giovanni 1,3; Ebrei 1,2; Colossesi 1,16; Apocalisse 3,14): se il Verbo non è Dio si cade inevitabilmente nella monolatria.

 

     Anche la presenza di Cristo sul trono di Dio o peggio sul trono di Dio e dell’Agnello nega il monoteismo ebraico e fa scadere il cristianesimo nella monolatria.

 

     Al momento Cristo è infatti seduto alla destra di Dio e sul trono di Dio (Apocalisse 3,21), come profetizzarono Davide (Salmo110) e Daniele (Daniele 7,13-14), come Cristo stesso annunziò (Matteo 26,64), come insegnarono gli apostoli Pietro (Atti 2,33) e Paolo (Ebrei 1,13) e come confermano le visioni di Stefano (Atti 7,55-56) e di Giovanni nell’Apocalisse (Apocalisse 5,13). Alla fine dei tempi poi Gesù Cristo non si siederà più sul "trono di Dio" ma sul "trono di Dio e dell'Agnello" (Apocalisse 22,1 e 22,3): in pratica il Figlio non sarà più ospite ma contitolare dello stesso trono del Padre.

 

     Se oggi Jahvé ha vicino a sé nella gloria un "elohim" (dio minore, angelo o arcangelo) (Apocalisse. 5,13) e se alla fine dei tempi Jahvé darà il suo trono ad un "elohim" (il trono di Dio e dell'Agnello di Apocalisse 22,1 e 22,3), la sua potenza sarà sminuita perché condividerà il potere e la gloria con un essere inferiore. Sta infatti scritto: "Io sono Jahvé; questo è il mio nome; e non darò la mia gloria ad un altro …" (Isaia.42,8 e Isaia 48,11) e "Nessuno gli è simile, neppure tra gli angeli di Dio" (Isaia 46,9; Salmo 86,8 e Salmo 89,6).

 

 

PERCHÉ L’IPOTESI TRINITARIA È RISULTATA VINCENTE?

 

     Nella storia del cristianesimo l’ipotesi trinitaria è risultata vincente perché ha permesso di mantenere fermo il monoteismo ebraico, senza cadere nel politeismo, nel diteismo[3] e nella monolatria.    

 

     Nell'Antico Testamento, alla creazione, esisteva già la Sapienza di Dio (Proverbi 8) e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque (Genesi 1,3): non si trattava di dei minori, di angeli, di arcangeli, di messaggeri o di rappresentanti ma di parti integranti di Jahvé (e nessun ebreo ci ha mai trovato niente di strano)[4].  Del resto per un monoteista non è illogico che Dio si sia manifestato come Padre, Figlio e Spirito Santo, come non è illogico che l'acqua si manifesti in cielo sotto forma di nubi ed in alta montagna sotto forma di ghiaccio.

 

     L'unità di Dio שמע ישראכ יחךח אלחים יחךח אחד cioè "Ascolta Israele, Jahvé è Dio, Jahvé è uno" (Deuteronomio 6,4) è probabilmente una unità composta che gli ebrei hanno reso con "uno" אהד (echad), mentre la parola ebraica ideale per indicare unità assoluta sembrerebbe essere "unico" יחיד (yachid). Con ciò, non vogliamo certo negare che il termine "uno", cioè echad , possa essere stato usato per indicare l'unità assoluta (vedansi, ad esempio: Genesi 11,1; Genesi 19,9; Genesi 22,2; Esodo 29,15; Esodo 29,23, Deuteronomio 17,6; 1 Samuele 9,3; 2 Samuele 12,3…..) o l'unità di Dio. Vogliamo solo dire che la forma "unico", cioè yachid, avrebbe sicuramente indicato unità assoluta, sbarrando definitivamente il passo alle teorie trinitarie, mentre il generico uso di echad ha lasciata aperta la possibilità di unità composta (come ben capì qualche zelante traduttore o copista ebraico medioevale). Inoltre echad lascia non solo aperta la possibilità di unità composta (i grappoli d'uva sono composti di vari acini, le persone di miliardi di cellule, ...) ma anche di unità composta pluripersonale (un solo popolo è fatto di migliaia di persone, una famiglia comprende più componenti, marito e moglie sono due ma formano una sola carne, ...).[5].

 

Per la parola  אהד, usata per indicare unità composta, si veda ad esempio:

 

  • Genesi 2,24 (marito e moglie saranno una sola carne);
  • Genesi 11,2 (essi sono un solo popolo);
  • Genesi 34,16 (diventeremo un solo popolo);
  • Deuteronomio 6,4 (ascolta Israele, Jahvé l'Iddio nostro è uno);
  • Numeri 13,23 (un solo grappolo d'uva);
  • Geremia 32,39 (darò loro un solo cuore).

 

Per la parola  יחיד, sempre usata per indicare unità assoluta, si veda ad esempio:

 

  • Giudici 11,34 (era l'unica sua figlia);
  • Proverbi 4,3 (quand'ero ancora fanciullo presso mio padre, tenero ed unico presso mia madre)
  • Salmo 25,16 (sono solo ed infelice);
  • Salmo 68,6 (a quelli che sono soli Dio dà una famiglia);
  • Geremia 6,26 (fai lutto come per un figlio unico);
  • Amos 8,10 (il paese piomberà nel lutto come quando muore un figlio unico);
  • Zaccaria 12,10 (guarderanno a colui che hanno trafitto come a un figlio unico).

 

     Di fatto, il concetto di trinità fece capolino solo verso la metà del secondo secolo[6] dopo Cristo, mentre il dogma della trinità venne definito ben due secoli dopo, con i Concili di Nicea e di Costantinopoli[7]. Nel Nuovo Testamento sono però già chiari i fondamenti della trinità:

 

·        "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (Matteo 28,19);

·        "La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi" (2 Corinzi 13,13);

·        "…uno solo è lo Spirito, …uno solo è il Signore, …uno solo è Dio" (1 Corinzi 12,4).

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] Vedere ad esempio: De Mauro, Dizionario della lingua italiana, Paravia.

 

[2] Di fatto, il monoteismo ebraico faceva largo uso della parola אלחים "elohim" soprattutto per  designare alcuni esseri potenti come gli angeli della corte celeste (Salmo 138,1). Secondo alcuni ciò sarebbe dovuto al fatto che la lingua ebraica era meno evoluta di quella greca, che distingue sempre il termine angelo (aggeloς) dal termine dio (θεός) (si confrontino ad esempio Salmo 97,7 ed Ebrei 1,6). Secondo altri il monoteismo ebraico avrebbe accettato l'esistenza di dei minori senza cadere nella monolatria; sarebbero stati i cristiani ad adottare forme di monoteismo molto più strette e radicali. Qualunque cosa si possa pensare delle due tesi sopra ricordate occorre sottolineare che gli "elohim" o "dei minori" del Vecchio Testamento non furono mai e poi mai oggetto di adorazione (Apocalisse 22,8-9), furono creati (Ebrei 1,5) e furono considerati figli di Dio (Giobbe 1,6; Salmo 29,1; Salmo 89,7) solo per adozione. Dio comandò a Mosé di rappresentare due cherubini d'oro sopra l'arca dell'alleanza (Esodo 25,18) proprio perché avevano funzioni decorative e non erano oggetto di  culto (Esodo 20,4).

 

[3] Il politeismo ammette ed adora più dei, mentre il diteismo ammette ed adora due dei.

 

[4] Qualcuno ha formulato l'ipotesi che Gesù Cristo fosse l'angelo di Jahvé (Genesi 16,7; Esodo 23,20; Giudici 13,18-22; Giudici 6,22-23; Zaccaria 1,11; Malachia 3,1; Matteo 1,20; Atti 7,38). Senza voler negare a tutti i costi che la Parola di Dio possa anche aver assunto forma angelica, occorre onestamente riconoscere che, di sicuro, sappiamo solo che l'angelo di Jahvé fu un messaggero potente di Dio che portava su di sé il nome di Jahvé (Esodo 23,20). I Padri della Chiesa erano comunque convinti, già nei primi secoli, che nessuno avesse visto Dio Padre ma che l’Angelo di Jahvé manifestatosi ai patriarchi ed ai profeti altro non fosse che il Figlio di Dio, cioè la Parola di Dio (vedasi, ad esempio, Giustino, Dialogo con Trifone; LX; Ireneo, Contro le Eresie, IV, 20, 7; Tertulliano, Contro Prassea, XV-XVI; Teofilo, Ad Autolico, II, 22; Novaziano, La Trinità, XVIII-XX).

 

[5]  La possibilità di sostituire "echad" con "yachid" nello "shema" non è un'invenzione di qualche cristiano con conoscenze grammaticali estrose ed approssimative, ma pare risalga addirittura al filosofo ebreo Mosé Maimonide (1135-1204), interessato così a sbarrare definitivamente il passo all'ipotesi trinitaria. Nel secondo principio della fede giudaica, Maimonide scrive: "Il Secondo Principio è l'unità di Ha Shem, Benedetto sia il suo Nome. In altre parole bisogna credere che questo Essere, che è causa di tutto, è unico. Questo non significa uno come uno di un paio e neppure uno come di un gruppo che comprende molti individui né uno come un oggetto che è fatto di molti elementi e neppure come un singolo semplice oggetto infinitamente divisibile. Piuttosto, Egli, Ha Shem, Benedetto sia il suo Nome è un'unità diversa da ogni altra possibile unità. Questo secondo principio è riferito a[lla Torah] quando dice: Ascolta Israele! Ha Shem è il nostro Dio, Ha Shem è uno (Deuteronomio 6,4)". Di fatto, "yachid" è presente solo in alcune traduzioni ebraiche dei "Tredici articoli della fede giudaica", all'interno di un "Commentario della Mishnah", peraltro originalmente scritto da Maimonide in lingua araba. Il termine “yachid” è poi tuttora presente in alcune traduzioni della preghiera yigdal che sembra tratta direttamente dal II articolo della fede giudaica di Maimonide. Non sembrano poi rilevanti le critiche di coloro che citano Genesi 22 (versetti 2, 12 e 16) per relativizzare il significato di yachid: Abramo chiamò Isacco yachid (cioè figlio unico) perchè Isacco fu l'unico figlio nato secondo la promessa (Galati 4,28; Genesi 17,19). Per amor del vero e per rispetto verso Mosè Maimonide, va anche detto che, sul fronte della cristianità, i termini "unus" e "unicus" furono parecchio strumentalizzati dall'eresia modalista, che nei primi secoli dell'Era Volgare sostenne l'unità radicale della sostanza divina. Secondo i suoi più illustri esponenti (Noeto, Sabellio e Prassea) il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo altro non sarebbero che differenti modi di apparire dell'unico Dio. Tertulliano li accusò di aver fatto patire e morire in croce il Padre e per questo furono chiamati "patripassiani". Tertulliano affermò anche che "In vari modi il demonio combatté la verità. Egli cercò talora di distruggerla, fingendo di difenderla. Si fece difensore dell'unico Dio, Onnipotente e Creatore del mondo, per far nascere l'eresia anche dalla parola unico" (Tertulliano, Contro Prassea, I, 1).

 

[6] Pare che il primo a parlare di trinità (τριας) sia stato Teofilo, Ad Autolico, Libro II, cap.15. L'apologeta greco visse tra il 120 ed il 185 dopo Cristo. Teofilo si riferì però alla triade Dio, Verbo di Dio e Sapienza di Dio. Il concetto di trinità, come è oggi conosciuto, fu usato per la prima volta da Tertulliano verso il 200 dopo Cristo: Tertulliano parlò infatti di un Dio unico nella sostanza ma trino nelle persone (Tertulliano, Contro Prassea, II).

 

[7] Il Concilio di Nicea (325) condannò infatti l'eresia di Ario che esaltava l'umanità di Cristo, affermò la divinità di Gesù e proclamò il Credo, simbolo della fede cristiana. Il Concilio di Costantinopoli (381) riaffermò la divinità del Figlio e sottolineò con vigore la divinità dello Spirito Santo. Il Concilio di Efeso (431) condannò l'eresia di Nestorio e proclamò la reale unione in Cristo della natura umana con quella divina. Il Concilio di Calcedonia (451) condannò l'eresia di Eutiche che, di Cristo, esaltava la divinità ma trascurava la natura umana.