In viaggio agli albori della creazione:
dalla valle d’Intelvi all’antico regno dell’orso bruno

 

Un piacevole itinerario che vi proponiamo in questo numero natalizio, auspicandoci anche quella magica nevicata che da alcuni anni allieta le nostre ferie di fine anno, ci conduce sulle maestose vette del monte Generoso. A piedi e calcando prevalentemente suolo italiano.

Portiamoci innanzitutto verso Erbonne, frazione raggiungibile dalla via Regina imboccando, poco dopo Argegno, il bivio per la val d’Intelvi che passa per Veglio e Casasco. Da qui, piegando a sinistra per lunghi tornanti, la strada per il rifugio d’Orimento è segnalata. Arriviamo prima ad un vasto pascolo con una malga e una bolla per l’abbeveraggio degli animali. In caso di forte e recente innevamento è consigliabile parcheggiare qui quindi proseguire a piedi lungo la carrozzabile che, dopo alcuni tornanti, giunge infine alla baita di Orimento.

I proprietari assicurano comunque l’agibilità della strada in ogni condizione climatica e dispongono di un piccolo parcheggio per le autovetture.
Il rifugio, collocato a quasi 1300 metri di altezza a cavallo dell’omonima sella che congiunge i monti Orimento e Della Croce, funge da ristorante ed ha a disposizione anche alcune camere per il pernottamento, fuori uso, purtroppo, in inverno. Nel periodo invernale il rifugio, gestito da Loredana e Domenico, apre solo il fine settimana e i giorni festivi. È in pietra e legno levigato a mano, costruito quasi del tutto artigianalmente con gusto raffinato evocando un caldo tepore di accoglienza e di sano rapporto con la natura; si mangia bene. Con la locanda la strada carrozzabile finisce e un ampio ventaglio di possibilità escursionistiche si apre per tutti i gusti e tutte le età.

Accanto alle trincee della prima guerra mondiale, vecchi impianti di risalita ormai in disuso percorrono il costone del pizzo Della Croce (1491m.) che s’erge dirimpetto al rifugio. Alle pendici dello stesso sono invece in funzione, innevamento permettendo, dei baby skilift. Vicino, dalla bocchetta di Orimento verso l’alpe Pesciò, ci si imbatte in numerose antiche nevere: costruzioni in pietra, generalmente rotondeggianti che esternamente assomigliano a delle piccole stalle ma che all’interno si stringono a imbuto. Servivano ai pastori, prima dell’utilizzo dei frigoriferi, per conservarvi la carne e i prodotti caseari. Tutta la zona circostante, dal Generoso alla val d’Intelvi alla val Breggia, ne è disseminata. Una delle tre nevere in prossimità della bocca d’Orimento presenta al suo interno anche un’interessante particolarità: una scaletta destrorsa che si tuffa a spirale verso la cavità centrale. In genere invece era più diffusa una scaletta a chiocciola sinistrorsa perché più pratica per chi scendeva con il secchio del latte. L’aspetto esteriore può essere semicircolare, cilindrico o anche quadrato anche se di preferenza una struttura rotondeggiante espone meno superficie diretta ai raggi solari. Curiosamente in alcuni paesi sudamericani il frigorifero viene tuttora chiamato: "nevera".

Tra le passeggiate facili con partenza dal rifugio d’Orimento è segnalabile quella al rifugio Giuseppe e Bruno: una mezz’oretta soltanto per scavalcare il pizzo Della Croce e ridiscendere il versante sulla destra. La croce sul pizzo è un interessantissima finestra sul Lario: vi si rispecchiano il monte Disgrazia, il Legnone, le Grigne, il Bisbino, il Galbiga e il Sasso Gordona; tutte montagne queste che vantano la presenza di tracciati militari, vecchie trincee e gallerie.

Un’altra camminata agevole, partendo dalla bocchetta di Orimento può essere verso il rifugio Cristè (1253m.) Ci si avvia lungo il sentiero per il Generoso: si aggira il monte Orimento, poi a un bivio si prende a destra per il "sentiero alto". Si sale in costa fino all’alpe Bol (1333 m.) per poi scendere attraverso il bosco che ammanta il versante settentrionale del monte. Si imbocca una carrareccia che sfocia nei pressi di una villetta e si scende lungo l’ultimo tornante di una carrozzabile; scivolando giù per ripidi pascoli si giunge quindi al rifugio Cristè, 1253m. Un ora circa.

Sempre da Orimento lungo la val Breggia, passando per Erbonne e l’alpe di Cerano si arriva al rifugio Prabello (1200 m.) in circa due ore. Da qui è anche possibile proseguire, a piedi, per il rifugio di Binate (1125 m.) a 45 minuti di marcia oltre Prabello (Sasso Gordona ).In totale quasi tre ore tutte in discesa.

Ma i due itinerari per eccellenza che dipartono dal rifugio di Orimento sono quelli per la vetta del Generoso. Entrambi suggestivi, panoramici e ricchi di fascino sia da un punto di vista geomorfologico che paleontologico sennonché anche attrattivi per la flora e la fauna che abitano l’ambiente.

Il gruppo montuoso in considerazione è costituito da rocce carbonatiche (dolomia e calcari) formatesi da depositi marini organici. La morbidezza di questo tipo di substrato facile all’erosione ha modellato nei secoli un paesaggio pittoresco a guglie e pinnacoli, pareti strapiombanti che ricordano i fiordi norvegesi, canaloni, ponti di roccia, sculture e anfratti. Lungo i pendii delle montagne invece verdi praterie e colline moreniche con abbondanza di bolle d’acqua per il pascolo, cascate e sorgenti.

Da Orimento al monte Generoso per l’alpe Pesciò:

Dal rifugio si parte diritto oltrepassando alcune cascine e si prosegue lungo una carrareccia alle pendici del monte Orimento. Al bivio, lasciato a destra il "sentiero alto" per l’alpe Bol, si continua lungo il sentiero basso che è anche la via più diretta. Si attraversa il torrente Breggia (che nasce nel Parco dei Montoni, attraversa la valle elvetica di Muggio e sfocia a Cernobbio) e si giunge all’alpe Pesciò ombreggiata da ciliegi e grandi aceri. Oggi in disuso, questo alpeggio un tempo ospitava ben 9 famiglie con 400 capi di bestiame. Oltrepassato un caratteristico stagno si imbocca un sentiero che corre serpeggiando a metà costa e sale poi sulla cresta orientale che separa i due confini di stato. Bello districarsi tra i pascoli, le rocce, gli incavi e i crestoni che questo terreno carsico ci ha tramandato dal passato. Seguendo la dorsale si arriva alla stazione terminale della Ferrovia Monte Generoso e volendo, dopo ancora un quarto d’ora di sforzo, si conquista la vetta del Generoso. Ben attrezzata con binocoli e carte topografiche… la visuale è impareggiabile spaziando praticamente a 360 ° dalle Alpi svizzere a quelle italiane, dalle Prealpi alle città, dai laghi al cielo. Un anello di natura che ti abbraccia e ti parla raccontandoti molti segreti…

Il tempo di percorrenza è un’ora e mezza circa e la difficoltà media. Non sono richieste particolari abilità alpinistiche ma la semplice prudenza che è sempre raccomandabile quando si affronta la montagna.

La struttura ricettiva del Generoso resta attiva anche in inverno, tranne il mese di novembre, e sia l’albergo sia il servizio ferroviario che porta giù a Capolago in territorio svizzero sono qualitativamente apprezzabili e generosi nelle offerte: allettante per esempio quella di Capodanno con cenone, tramonto e pernottamento inclusi. Ma di questo "Broletto" ha già ampiamente raccontato, nel corso degli anni, nei precedenti articoli. (vedi es. Broletto n.56 inv.1998)

In inverno le corse vengono ridotte e le tariffe tagliate; i locali di accoglienza sono riscaldati così come le carrozze ferroviarie. L'ampia terrazza panoramica è rifornita di sedie a sdraio per l'abbronzatura e il ristorante resta a disposizione per conferenze o banchetti. Anche il rifugio rimane aperto: un'area alberghiera con 7 camere doppie e un ostello per gruppi o giovani con 6 camerate da 10 cuccette ciascuna.

Dal 1995 un presepe scivola a valle lungo i binari della ferrovia e ogni anno si aggiungono nuovi gruppi di personaggi prodotti e vivacemente colorati dagli ospiti dei laboratori protetti del mendrisiotto. Proprio il 2002 è l’anno conclusivo che chiuderà la rappresentazione a Capolago facendola diventare così il presepe all'aperto più lungo del mondo, 10 km circa. Resta allestito fino al 15 gennaio e in alcune serate particolari viene illuminato.

Da Orimento al Generoso per l’alpe Bol:

La partenza è la stessa per i due itinerari ma al bivio si prende il "sentiero alto", oltrepassando un cancelletto, che porta all’alpe Bol. Un vecchio tracciato militare prosegue per prati verdi d’estate e bianchi d’inverno, fino al Parco dei Montoni. Abbandonando la pista si sale in direzione sud entro un fitto bosco fino a sbucare sul crinale che separa il versante boschivo a ovest da quello prativo a est.

Si costeggia la cima Piancaccia giungendo all’omonima sella ove è infisso il cippo di confine di stato. Si prosegue in suolo italiano contornando un cucuzzolo e si arriva alla sella Squadrina. Si costeggiano i contrafforti rocciosi del Baraghetto, preziosi per la morfologia e la numerosa presenza fossile al suo interno, quindi si sale a 1650 m. ove esce la via attrezzata. Da qui lungo una gradinata di massi rocciosi si raggiunge direttamente la cima più alta del Generoso (Punta Càdola, 1701 m.). Due ore circa in totale. Uno scosceso sentiero protetto da ringhiera conduce alla struttura ricettiva a valle.

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Naturalmente al Generoso si può arrivare anche da Capolago, in Svizzera, con la famosa Ferrovia Monte Generoso SA che, tenendo in considerazione il cambio sfavorevole agli italiani, propone ormai da tempo ribassi del 50% sul prezzo base con buoni sconto distribuiti in molti locali pubblici del comasco, sui treni delle Ferrovie Nord e con l'adesione al progetto "Carta amicotreno".

Tutto il gruppo del Generoso coi suoi picchi e declivi è disseminato di fenomeni carsici, grotte, erosioni. Facilmente riconoscibili sulle rocce a pinnacolo che caratterizzano queste località così a lungo lavorate e intagliate dall’acqua sono le strutture a stratificazione dei sedimenti marini, elementi confermati anche dalla frequenza di fossili intrappolati nella pietra, in vetta al Generoso ma anche nei torrioni del Baraghetto e altri gruppi rocciosi: ammoniti, stelle marine, brachiopodi ancora in perfette condizioni.

La vegetazione che si incontra lungo questi percorsi varia da media ad alta montagna; quindi conifere, ontano, acero, faggio, tiglio, betulla, agrifoglio, corniolo, biancospino (un tempo considerato dimora preferita delle fate) e un’infinità incredibile di fiori alcuni dei quali crescono esclusivamente su queste montagne.

Ricca anche l’avifauna che ospita anche esemplari rari come Il Nibbio Bruno: è il rapace più diffuso sul Generoso; appare in primavera e nidifica sulle pareti rocciose, è facilmente confondibile con la poiana. Piuttosto raro e avvistato anche nelle stagioni fredde è il picchio muraiolo, quasi somigliante ad una grande farfalla.
E poi ancora passeri, il codirosso e il beccafico fanno parte delle molte specie di uccelli migratori dalle piccole dimensioni che sostano sulle pendici di questi monti. Avvistate anche quaglie ed allodole.

La fauna locale è costituita da una gamma ancora più ampia che va dai piccoli roditori ai grossi ungulati. Abbiamo quindi il cervo, il camoscio, il capriolo, la volpe, la faina, la lepre, il tasso, il riccio, il ghiro, il toporagno, lo scoiattolo, il topo selvatico e il pipistrello.
Degli orsi, che 40.000 anni fa dominavano incontrastati il territorio, sono rimasti alcuni reperti, frammenti, ossa che ci rimandano ad un passato remoto sospeso fra fantasia e realtà.
Venendo da Orimento e prima di raggiungere il Generoso, sulla sinistra, è segnalata la direzione per la famosa "Grotta dell’orso" che, essendo in suolo italiano è stata a lungo oggetto di contestazione tra la giurisdizione intelvese e quella svizzera. I biglietti per le visite, guidate e di gruppo, si acquistano alle Ferrovie Monte Generoso.

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broletto n.71 inv.2003

 

Info Baita di Orimento (S. Fedele Intelvi): tel. 031-830.412
Domenico o Loredana.

Info Ferrovie Monte Generoso: 004191 (091) 6481105; www.montegeneroso.ch

 

segue articolo sul gruppo del Nava sopra Tremezzo