Le notizie seguenti riguardanti alcuni "piatti tipici" costaltesi (in ladino e in italiano)
sono state redatte da Lucio Eicher Clere

I COLAZES 

I colazes gnee fate dle sagre o cuön ch'era la cresma di canai.
Gnee liede co na corda rosa duce insieme e btude intorno al col. Par solto era al sentul chí fadee avöi al fiozo i colazes al dì dla cresma.
Pi longia era la corona di colazes e pi siora era la festa.

 LE CIAMBELLE

I colazes venivano preparati per le sagre e per la cresima.
Legati con una cordicella rossa, erano posti, come una collana, attorno al collo dei festeggiati.
Normalmente era il padrino che li regalava al cresimando nel giorno della cerimonia.
Più lunga era la collana dei colazes e più ricca era la festa.

I CROSTI

I crosti era al daburiò pi fin che se podee mangé de dolze ple cede d'nota.
El fömne i fadee da Sant'Ana o cuön ch'era un maridoz o calch'autro avenimönto importante z ceda. Onto, vöve, farina e zucar, e, co era, un cuchet de sgnapa par impastà e dopo al ladagné par tiri pi fins che s podee. Gnee frite zl'oio o zal sime.

I CROSTOLI

I crostoli erano il dolce fritto più leggero che si poteva mangiare nelle case di un tempo.
Si facevano a S. Anna o quando in famiglia si sposava qualcuno o c'era qualche avvenimento importante. Burro, uova e zucchero e, se c'era, un bicchierino di grappa per impastare e poi il mattarello per stendere la pasta più sottile possibile. Erano fritti nell'olio o nello strutto.

I NIGHI

La parola "nighi" vögn dal todösco pustar ìnigelenî. Iné fate con farina, vöve e gherm (a la todösa) o lievito (a la taliana). S'incariese a mangé pöna frite, col zucar sora, opur a disné aped al café bianco.

  I NIGHI

La parola deriva dal pusterese ìnigelenî.
Si fanno con farina, uova e lievito.
Li si gusta mangiandoli appena fritti
con sopra lo zucchero
oppure a colazione con il caffelatte.

CSANZÖI

Csanzöi era al piato pi bon che l fömne d ceda podee böte su la taula. Forse parché ch era tanto laoro a föi csanzöi, gnee fate d raro, ma sempro a la stösa maniöra: farina, vöve e aga par impastà la pasta ch gnee tireda col ladagné. Con un goto s taiee fora el so rode e zal medo se btee l patate conzade e misiede co la dota, col pulié o coi craute. Gnee sarade a pizgo e tude z aga. A conzai sul piato se btee sora zigar e onto scarltù.

Un vecio didee:
"Canai e csanzöi ne n'é mai asöi". 

CSANZÖI

Csanzöi era il piatto più gustoso che le donne di casa potevano portare in tavola. Forse per la laboriosità che richiedeva la loro preparazione, si facevano raramente, ma sempre allo stesso modo: farina, uova e acqua, per la pasta che veniva stesa con il mattarello. Con un bicchiere, poi, si ritagliavano i cerchi, al centro dei quali si disponeva l'impasto di patate condite e mescolate con erbe e mentuccia o con crauti. Chiusi a mezzaluna e pressati ai lati, erano lessati e serviti con burro fuso e ricotta affumicata con erba cipollina.

Un vecchio di Costalta (e la sua battuta è rimasta come un proverbio) diceva:
"Bambini e csanzöi non ce ne sono mai abbastanza".



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Informazioni più dettagliate sugli squisiti csanzöi
si possono leggere
nella pagina
I csanzöi... a Costalta
e
nell'articolo di G. Giuseppini
"E' nel ripieno
il segreto dei casunziei"



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