John Fante

 

Il Dio di mio padre
Marcos y Marcos, pag.136


 

Può celebrare gioie e misfatti del proprio impossibile padre.
Oppure raccontare una fuga da casa per cercare di entrare a far parte della squadra di baseball dei New York Giants.
O ancora descrivere l'eroica epopea di un lavoratore filippino alla conquista di una bionda americana, e con lei di tutta l'America.
Quale che sia la situazione, John Fante sa come arrivare al cuore dei lettori. Riesce a stupirli e a commuoverli con la calda, quasi disarmante immediatezza di una scrittura che sembra alimentarsi direttamente dalla vita.
Questi racconti, finora inediti in Italia, risalgono per lo più agli anni Quaranta e ai primi anni Cinquanta, e sono un'ulteriore conferma della straordinaria vitalità di uno scrittore che come pochi ha saputo rappresentare gli incanti e gli "assoluti" della fanciullezza e dell'adolescenza, le intermittenze e le ribellioni di un carattere giovane e "ruggente", che sa sorridere di fronte alle lusinghe e ai disinganni dell'esistenza.
Diceva Charles Bukowski: "Fante scrive con le viscere e per le viscere, con il cuore e per il cuore".

 

***

Suora non più

Alle medie mia madre andò a scuola dalle suore. E dopo voleva farsi monaca pure lei. Me l'ha detto nonna Toscana. Però la nonna, e con lei tutta la famiglia, non sentiva ragioni. Le dissero che magari in altre famiglie non ci sarebbe stato nessun problema se una ragazza si faceva monaca, ma non nella loro. Mia madre si chiamava Regina Toscana, ed era così santa che la santità le illuminava lo sguardo. Teneva in camera sua una statua di santa Teresa, e ogni volta che la tormentavano sulla faccenda del farsi o non farsi monaca si chiudeva là dentro e pregava davanti a santa Teresa, giorno e notte.
"Oh venerabile Santa!" la invocava. "Dammi la luce che io possa vedere il cammino che vuoi ch'io compia, sì che risponda al Tuo invito. Inondami della Tua grazia santificante nel nome della nostra Madre Benedetta e del Signore Gesù, amen!"
Una preghierona. Ma non funzionò. L'irremovibile nonna toscana ripeté: niente da fare. Disse a mia madre che la piantasse di bamboleggiare e si mettesse finalmente a ragionare. Tutti le parlavano così, lo zio Jim, lo zio Tony, nonna e nonno Toscana. Erano paesani italiani e non gradivano quel comportamento. Gli italiani non sopportano che le loro donne vogliano rimanere zitelle. Non lo sopportano e trovano che sia uno stupido capriccio. Meglio, molto meglio sposarsi, per le italiane. Paga il marito e tutta la famiglia risparmia. Questo andavano ripetendo a mia madre.[...]

 

 

 

 

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