POSTA E RISPOSTA  (2)

  Risponde Marco Piazza.

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38- Mi hanno ingannato con il riconoscimento dei crediti?
Sono un'infermiera diplomata nel 1996 e attualmente frequento l'università per il riconoscimento crediti. Mi trovo alquanto confusa: leggo continuamente che ero già equiparata e che quindi potevo accedere alla specialistica già prima. A che cosa serve allora il riconoscimento crediti? E' solo una manovra finanziaria delle università? Nel nuovo contratto che differenza ci sarà tra i diplomati, laureati e specializzati?

 

Ciao Gemma,
 
Se leggi la sezione "Domande e Risposte" dell'Area Formazione sarai certamente in grado di farti una tua opinione.
Il riconoscimento lo hai iniziato e tanto vale che tu lo finisca se hai intenzione di proseguire la carriera e continuare gli studi.
La laurea di primo livello non è indispensabile ma certamente aiuta ad accedere ai livelli formativi successivi a quello di base.
Le università fanno una grandissima fatica a far quadrare i conti con i finanziamenti risicati da parte dello stato (ricorderai le dimissioni di tutti e 56 i rettori dell'anno scorso per protesta) e combattono la loro battaglia per sopravvivere. Naturalmente possono farlo se incassano molte immatricolazioni......... non dico altro.
 
Il nuovo contratto (se mai lo firmeranno visto che il governo riesce nel difficile compito di scontentare tutti e non ha rimasto un euro a tintinnare con un atro) non credo possa distinguere tra diplomati regionali e laureati di primo livello.
Non so dirti di più neppure rispetto alla specializzazione visto che per ora il secondo livello non parte.
Come per ora nulla si sa di eventuali progressi economici legati al possesso di master (a parte quello in management visto che il coordinamento ha già un riconoscimento monetario).
 
Metti in conto che la tua fatica accademica di oggi è un assegno in bianco per il futuro... anche se non sai ancora che cifra verrà scritta e chi firmerà.
Coraggio,
Marco Piazza

 

37- Master in Area Critica, Regione Campania
Ciao sono un infermiere di Nocera Inferiore, lavoro in area critica da 2 anni, prima lavoravo in dialisi (8 anni) la mia domanda è questa: ci sono master in area critica in Campania?

ciao Alfonso

Ciao Alfonso,
 
ho dato una controllata proprio ieri sera e tutti i master della pagina "area critica" sono stati controllati.
Direi  che a oggi non sono ancora stati pubblicati bandi di Area critica"  più a sud di Roma....
Non p detto che non escano in un prossimo futuro (entro gennaio 2004) ma non sono in grado di promettere nulla.
Forse puoi trovare qualcosa a Chieti....
Ciao
Marco
 
P.s. Leggi ogni tanto gli aggiornamenti della pagina della formazione post-base

 

36 - Tesi su ustioni
Salve, sono una studentessa del terzo anno del diploma infermieri di Reggio Emilia; sto preparando una tesi sulle ustioni...ma veramente non so proprio da dove partire!!!!!
Di materiale non ne trovo molto, perchè mi interessano le: medicazioni e prevenzione delle infezioni!
I miei tutor mi hanno fornito articoli di vecchia data e per lo più in inglese!!
Volevo chiederle se riuscisse ad aiutarmi indirizzandomi su siti che potrebbero essermi utili o procurarmi materiale utile alla mia tesi!
In attesa di una solerte risposta
 
Saluto e ringrazio
 
 Monica (Reggio Emilia)
 
Ciao Monica,
 
scusa il ritardo per la risposta ma avevo bisogno di staccare un po' altrimenti ero io a bruciarmi!!
Purtroppo documentazione scientifica seria sul nursing dell'ustionato se ne trova praticamente solo in inglese; ti invio alcuni siti interessanti. Evito di riferirmi ai soliti PubMed la cui consultazione puoi scoprire leggendo il mio articolo o come di struttura la ricerca bibliografica su internet.
 
trovi certamente una tesi su infermieri.com del buon Fabrizio Tallarita
Nursing dell'ustionato di Rossella Montevecchi e me come relatore
un poster sulla rivista SCENARIO dell'Aniarti
la bibliografia che offre il sito di Giuly Centini: Nursesarea sull'argomento
materiale del colleghi infermieri del Meyer di Firenze sul trattamento delle ustioni;
alcune informazioni sulla regola del 9
per il materiale del soccorso puoi rivolgerti al sito dell Stencer (ma non mi pagano per la pubblicità!!)
 
 
Inoltre alcuni siti
and more....
 
Passerò naturalmente la tua richiesta a Rocco Amendolara, Francesco Falli, Rudy Lombardi e al rosso Stefano Burlando che da esperti di area critica sapranno meglio di me indicarti siti e materiale.
 
Ciao
Marco Piazza

(...sospensione...)

 

35- Corsi di Laurea per lavoratori - Obbligo di frequenza
Mi chiamo Stefano, ho 26 anni e da più anni sono volontario di CRI e Soccorritore-Autista professionista in provincia di Mantova.
Vorrei sapere se nell'obbligo di frequenza alle lezioni di infermiere e tanto più al seguente tirocinio non è o sarà magari prevista una forma di "frequenza part-time" per studenti-lavoratori con es. il doppio di anni
e relativa suddivisione di lezioni teoriche ed esami ?
Se la risposta è affermativa in che sedi universitarie è o sarà attivato un corso universitario del genere.
Ringrazio anticipatamente per le eventuali informazioni inviatemi.

Stefano
Ciao Stefano,
 
Le lauree sanitarie richiedono l'obbligo di frequenza; quest'obbligo si estende alla parte teorica e a quella di stage pratico. Il corso di laurea in infermieristica richiede la frequenza di 5500 ore nei tre anni, una parte delle quali come lavoro individuale dello studente.
Nessuna università col nostro percorso di studi, che io sappia, ha attivato un corso di laurea in infermieristica "per studenti lavoratori" e quindi a scartamento ridotto; un corso di studi che preveda già in partenza la possibilità di una durata di, mettiamo per pura ipotesi, cinque anni invece dei canonici tre.
In definitiva l'unica possibilità che resta, oltre a fare tre anni duri duri, è quella di impegnarsi per ciò che si può e se non si può si va fuori corso.
Attenzione però perchè un fuoricorso ripetuto espone alla perdita di tutti i crediti universitari acquisiti!
Se vai fuoricorso per due volte nel medesimo anno devi ricominciare tutto da capo anche se sei tra il secondo e il terzo anno!
Ma che io sappia l'ostacolo non è mai stato il tirocinio ma la parte teorica; il tirocinio richiede presenza e partecipazione, intelligenza e programmazione ma non troppo impegno cerebrale e che io sappia solo alcuni, rarissimi, non sono riusciti a superarlo.
Gli esami sono la parte dura e faticosa per il loro numero e la loro vastità concettuale.
Peraltro l'attività di volontario non costituisce credito che l'ateneo riconosca ai fini della formazione.
Non so se le informazioni che ti ho fato ti soddisfino, ma.....
ambasciator non porta pena.
 
Marco Piazza

 

34-L'umanitè è un buon elemento per iniziare la formazione universitaria? Quali gli indirizzi.
Caro Marco,
sono Barbara da Roma, ho 25 anni e lavoro in uno studio legale, come segretaria.
Ti chiedo aiuto perché ho raccolto tutte le informazioni possibili sui corsi di laurea delle professioni sanitarie ma ancora non riesco a decidere quale corso fare.
In particolare mi piacerebbe, infermieristica (anche pediatrica) o tecnico della riabilitazione nell'età evolutiva ma non riesco a decidermi e i tempi stringono, anche se con gli studi per il test d'ingresso sono a buon punto.
Sono una persona che ha una grande umanità, non ho mai fatto volontariato, ma una volta, di mia volontà, ho aiutato un barbone napoletano a vivere i suoi ultimi mesi di vita (ma non sapevamo che fossero gli ultimi) con il sorriso e la gioia di avere un'amica. Ma soprattutto non è morto per strada, ma in un letto di ospedale perché io vedendolo ho capito che stava male veramente (e non per finta come faceva sempre) ... per me é stata una grande soddisfazione e mi ha aperto il cuore ancora di più questa esperienza.
Mi piace aiutare gli altri, il prossimo che ne ha bisogno, ma sono anche tanto sensibile e non sò se riuscirei a vedere la gente soffrire per tutti i giorni della mia vita, ma soprattutto sono una persona impressionabile.Ci si abitua a tutto questo oppure é impossibile non svenire per me e devo cambiare idea, anche se non vorrei!!!!!Premetto che mi piacerebbe lavorare anche con i disabili, la riabilitazione, aiutarli a sorridere, a fare movimenti che non riescono da soli, ma mi piace anche aiutare le vecchiette che stanno male e che sono sole!!!!!!Sono piena di dubbi, ma sento che potrei fare il lavoro della mia vita, dopo tanti cambi. Sento che c'é bisogno di una persona come me e come voi. Consigliami!!!!Presto. A settembre ci sono le prove d'accesso!!!!!!!!. Ho paura di sbagliare. Una domanda: con la laurea in infermieristica dove si può lavorare???Anche in riabilitazione?
Aspetto con ansia una tua risposta Marco.
Grazie anticipatamente per quello che farai per me.
Barbara - l'indecisa.

 

Ciao Barbara,
 
Se l'esperienza col clochard ha lasciato in te un profondo segno di umanità direi di evitare di fare una scelta che ti indirizzi verso un approccio tecnico e troppo specialistico.
Direi che infermiere va bene anche perchè, non dimentichiamolo mai, il posto di lavoro è assicurato; come recita il profilo (DM 739/94, art 1) : l'infermiere è l'operatore sanitario che, in possesso del diploma (ora laurea) universitario abilitante e dell'iscrizione all'albo professionale è responsabile dell'assistenza generale infermieristica.
L'assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa.
omissis.... svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie pubbliche o private, nel territorio e nell'assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero-professionale.
 
Come vedi un ruolo totipotente e aperto a tantissime possibilità.
Escluderei anche il corso di laurea per infermiere pediatrico perchè limiterebbe il tuo futuro mentre come infermiera potresti, decidendolo, di fare un master in assistenza infermieristica pediatrica.
Come dicevano i tuoi antenati? Ubi major, minor cessat!
Benvenuta fin da ora........collega!!!
Ciao da
Marco Piazza

 

33 - La strada si fa camminando
Caro Marco,
sto frequentando un corso per assistente domiciliare e desidero intraprendere la professione infermieristica. Nel tuo sito ho appreso però che occorre avere un diploma per poter accedere ai corsi di specializzazione o di laure. Mi puoi indicare alcune linee guida da seguire nonostante l'età e la mancanza di istruzione superiore?
Grazie e spero di avere ancora qualche chanches!
 
Annarita

 

Ciao Annarita,
per la professione infermieristica è obbligatoria la maturità quinquennale e la frequenza di un corso di laurea triennale piuttosto duretto.
Nella Sede ove insegno ci sono alcuni OTA o comunque Operatori Assistenziali di Base che stanno frequentando il primo anno e sono piuttosto motivati e contenti.
Purtroppo (o per fortuna) non esiste altra strada per diventare infermiere: maturità e corso di laurea. quindi entro il 30novembre puoi iscriverti ad una scuola serale (Istituto professionale per tecnici dei servizi sociali ad esempio) e prendi in uno/due anni la maturità; non è impossibile e molti lo fanno. Non regalare soldi a costose scuole private se non sei più che motivata, le serali richiedono tempo e impegno ma sono a bassissimo costo, ma in due anni potresti diplomarti.
Poi ti iscrivi al corso di laurea e ti fai tre anni duri e intensi! Le persone mature come te sono più motivate e riescono a gestire meglio  di un ventenne lo sforzo e la fatica.
Anzi, dirò di più! le persone mature che scelgono con cognizione di causa il percorso infermieristico hanno rendimenti accademici più alti della media.
 
Altrimenti non i resta che formarti come operatore di supporto: l'OSS (operatore socio-sanitario) che è in grado di svolgere semplici funzioni assistenziali sotto il controllo e la supervisione dell'infermiere.
Per questa figura è prevista anche una "specializzazione" che abilita allo svolgimento di semplici pratiche terapeutiche (semplici medicazioni, terapia per vie naturali ecc.).
Questi corsi sono attivati presso le ASL e/o i centri di formazione professionale delle diverse province e durano un anno.
Se pensi di aver bisogno di ulteriori informazioni, non esitare a farti sentire.
Ciao e permettimi di dirti...."benvenuta!!!"
 
Marco Piazza

 

32- Riconversione del Diploma Regionale in Laurea di Primo Livello
Desidererei ottenere informazioni in merito ad eventuali riconversioni del diploma regionale triennale in laurea di primo livello.
L'art.4 comma 1 della legge 42/99 recita:"ai fini dell'esercizio professionale e dell'accesso alla formazione post-base, i diplomi e gli  attestati conseguiti in base alla precedente normativa, che abbiano permesso l'iscrizione ai relativi albi professionali o l'attività professionale in regime di lavoro dipendente o autonomo o che siano previsti dalla normativa concorsuale del personale del Servizio sanitario nazionale o degli altri comparti del settore pubblico, sono equipollenti ai diplomi universitari di cui al citato articolo 6, comma 3, del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni e integrazioni, ai fini dell'esercizio professionale e dell'accesso alla formazione post-base".
Da quanto sopra enunciato, i  titoli precedenti sono tutti equipollenti e l'ingresso ad un eventuale corso di laurea specialistica (post-base) dovrebbe essere legato solo al possesso o meno del diploma di maturità  quinquennale. Per quale motivo e su quali basi legislative sono, allora, stati organizzati in varie università corsi di riconversione in laurea?
 E' utile parteciparvi, nel caso, per seguire un eventuale corso di laurea specialistica? E' prevista la possibilità di partecipazione ai suddetti corsi da parte di studenti-lavoratori (usufruendo solo delle 150 ore)?

 Vi ringrazio anticipatamente.
 
Ciao Antonio,
rispondo io alle tue domande in quanto "esperto" del settore;
brevemente perchè a queste domande ho già, con mille sfumature,  risposto in precedenza.
 
Tra le tante norme molto correttamente citate hai dimenticato certamente la più esplicita e importante: la legge 1/2002 di conversione del DPR 402/01 che recita testualmente:
" il possesso di diploma secondo il precedente ordinamento  ...(...omissis...)... è valido per l'accesso ai corsi di Laurea Specialistica, ai master e agli altri corsi di formazione post-base"
La maturità quinquennale è obbligatoria.
Quindi i titoli sono certamente equipollenti e la Federazione Naz. IPASVI vigila insonne; ma equipollenza non significa accesso dato che si tratta di corsi a accesso programmato appunto! Per accedere bisognerà superare una selezione basata su titoli ed esami (probabilmente).
L'accesso sarà facilitato dal possesso di titoli accademici (laurea di base, master, perfezionamento ecc.) e punteggi di carriera (docenze, pubblicazioni, attività di ricerca ecc.).
Chi possiede poca carriera e pochi titoli deve certamente aumentarli ed una buona strada è quella della riconversione a laurea del diploma regionale o il frequentare master.
Le università, nella loro autonomia garantitagli dal DM 509/99, hanno individuato questo meccanismo per aumentare gli introiti derivanti dalle tasse di immatricolazione (dai 600 ai 2000 euro e più).
Ogni ateneo stabilirà come attivare la laurea specialistica (per ora sembra parta solo Milano) facilitando o meno il percorso agli studenti lavoratori, su questo nulla si sa!
Le 150 ore non sono obbligo, ma un diritto vincolato ad un tetto del 5% del personale negli enti pubblici, 3% nel privato
Ricordo inoltre che per il momento solo il titolo di infermiere  (professionale) è abilitante la professione; per ogni altro titolo, ad esclusione del Coll. Prof.San.Esterto Infermiere (Livello DS) e per il capo del Servizio Infermieristico (legge 251/2000 che lo colloca nella dirigenza) non sono ancora previsti regimi stipendiali o profili contrattuali adeguati ai possessori di master o laurea specialistica.
 
Ciao
Marco Piazza
 

 

31- Impiegata o Infermiera: questo è il dilemma!
Ciao sono sempre Mara, intanto ti ringrazio per la risposta esauriente che mi hai data e sto già prendendo provvedimenti in merito; vorrei proporti altri due quesiti burocratici perchè finora non ho trovato risposta:
1) io sono stata assunta presso uno studio privato in qualità di IP ma con un contratto di impiegata III livello con mansioni di terapia iniettiva (al 2001 non si trovava inquadramento diverso,mi hanno detto) visto che ora vorrei tramutare il contratto in part-time non esiste un contratto legato alla mia professione con il giusto inquadramento e non come impiegata?
2) visto che i ecm devo farli (e non è un problema questo) perche obbligatori dallo stato posso detrarli nella denuncia dei redditi?visto che io me li devo pagare a differenza di chi lavora in un'azienda?
grazie ancora per la tua cortese attenzione.

 

Ciao Mara,

Dunque, la cosa si complica parecchio. 

Se sei assunta in qualità di Infermiera puoi agire come tale, se sei assunta come impiegata di III° livello non dovresti fare la terapia iniettiva nè agire come infermiera. Ho seri dubbi anche sull'impossibilità di trovarti inquadramento diverso da quello impiegatizio.

Ma in questo settore preferisco inviare la richiesta ad un collega della Associazione Infermierionline più competente. 

Rispetto agli ECM siamo al paradosso! se sei inquadrata come impiegata non li devi reperire ma se non li reperisci c'è il rischio di perdere l'abilitazione professionale.

Sentiamo cosa ne pensa il collega Salvatore

 

Marco

 

Carissimi,

intanto l’inquadramento “impiegata di III livello con mansioni di terapia iniettiva” è quanto meno singolare: hanno approfittato della tua “professione” .

Il contratto lo puoi avere, nel giusto, come infermiera e chiedere di svolgere l’attività in part time. Sicuramente non ti daranno il contratto professionale, preferiscono pagarti con il III livello di impiegata ed avere una che svolge (anche) l’attività infermieristica.

Concordo con l’analisi di Marco sull’ECM. E’ da aggiustare il tiro e dare indicazioni ben precise, ma ancora siamo nella prima fase e piano piano arrivano i correttivi.

Sull’uso dei crediti passeremo dall’accreditamento delle strutture all’accreditamento professionale e quindi avranno valore i vari punti acquisiti.

Tu non risulti infermiera per cui l’obbligatorietà non esiste. Però fa parte del “peso della tua attività” avere crediti formativi e nell’eventualità di un concorso o quant’altro avranno il loro valore.

E’ una valutazione tua personale (il tuo futuro) con cui fare bene i conti (e peraltro fare i conti anche per partecipare ai corsi).

Sulla perdita dell’abilitazione professionale , siamo ancora in campo aperto. La normativa iniziale rimandava ai contratti di settore eventuale penalizzazione(si pensa economica, e legata a chi nei fatti lavora) ma nella realtà non è accaduto niente.

Ancora oggi manca chi materialmente raccoglie i crediti: la FSNM ha avuto mandato di cercare referee per l’accreditamento dei corsi,; sono in bilico gli ordini professionali(e quindi la nostra IPASVI) per controllare il credito individuale annuo di ogni iscritto, ma ciò comporterà una enorme mole di lavoro e senza soldi (da noi si dice) non si canta messa.

Come vedi è una continua evoluzione. Intanto ad ottobre partirà la formazione a distanza, da ottobre al massimo gennaio avverrà l’accreditamento dei provider con una griglia di entrata molto particolare che ridurrà gli attuali 8500 provider registrati a 2500 provider accreditati.

Spero di avere risposte a tutte le perplessità, comunque mI trovate disponibile per ulteriori chiarimenti.

Salvatore         

Decreto LegIslativo 229/99

Art. 16-quater
(Incentivazione della formazione continua)

  • La partecipazione alle attività di formazione continua costituisce requisito indispensabile per svolgere attività professionale, in qualità di dipendente o libero professionista, per conto delle aziende ospedaliere, delle Università, delle unità sanitarie locali e delle strutture sanitarie private.
  • I contratti collettivi nazionali di lavoro del personale dipendente e convenzionato individuano specifici elementi di penalizzazione, anche di natura economica, per il personale che nel triennio non ha conseguito il minimo di crediti formativi stabilito dalla Commissione nazionale.
  • Per le strutture sanitarie private l'adempimento, da parte del personale sanitario dipendente o convenzionato che opera nella struttura, dell'obbligo di partecipazione alla formazione continua e il conseguimento dei crediti nel triennio costituiscono requisito essenziale per ottenere e mantenere l'accreditamento da parte del Servizio sanitario nazionale.

 Salvatore Modica

 

 

30 - Infermiera Giapponese: cosa fare per esercitare la professione in Italia.
La prego di scusarmi se Le arreco disturbo presentandoLe una ragazza giapponese, che sta studiando come infermiera professionale in Giappone avrebbe intenzione di lavorare un ospedale in Italia.
Le sarei estremamente grato, se Lei potesse dargli un consiglio.
*Con l'autorizzazione giapponese, puo' lavorare come infermiera in un ospedale italiano?
*Se non e' possibile, come deve fare?
*Quali sono le regole da seguire?
Cogliendo l'occasione, Le porgo i miei distinti saluti".

 
Cara Eri Sone,
Mi è stata girata la Mariagiovanna la domanda circa la possibilità per un'infermiera di venire a lavorare in Italia
Oltre naturalmente a rimandarti al post del 7 febbraio 2003   cercherò di integrare con alcune altre notizie:
Ogni paese del cosiddetto occidente cerca affannosamente infermieri e escogita ogni "trucco" pur di reperirne.
Il nostro non è da meno anche se è insolito vedere richieste che arrivano così da lontano.
 
Gli argomenti con i quali abbiamo a che fare sono sostanzialmente due:
  1. abilitazione professionale e riconoscimento dei titoli
  2. norme generali sulla permanenza di stranieri in Italia
Rispetto al primo punto è necessario provvedere al riconoscimento del titolo abilitante la professione di infermiere.
Il mio consiglio è di acquisire ulteriori informazioni dai testi e anche presso il collegio IPASVI delle tua provincia:
Buone informazioni si trovano su: 
  • Greco M., Rocco G.; Guida all'esercizio della professione di infermiere; Ediz. Medico Scientifiche c- Torino 2002  ppgg. 74 - 80
  • Benci L.; Manuale giuridico professionale per l'esercizio del nursing; McGraw-Hill - Milano 2001 pag. 27
Sinteticamente: la posizione di un cittadino straniero extra UE che intende far riconoscere il proprio titolo di infermiere richiede il ricorso a vie diplomatiche; infatti è necessario otterene il riconosciumento del titolo (sul sito del ministero della salute  è disponibile ogni informazione sulle modalità per fare domanda) che avviene con l'emanazione di uno specifico decreto ministeriale.
E' inoltre indispensabile essere in regola con le norme in materia di immigrazione e ottenere il permesso di soggiorno per il quale (e per fortuna gli infermieri sono richiestissimi) occorre la dichiarazione del datore di lavoro.
Infine, dato che in Italia è necessario essere iscritti al collegio IPASVI per poter esercitare, è il collegio stesso che verifica il possesso di ulteriori requisiti (conoscenza della lingua, cultura professionale, ecc.), occorre superare un esame davanti ad una commissione collegiale della provincia in cui si sarà iscritti.
Insomma, la cosa non è proprio facile, ma il tempo a disposizione della futura collega per terminare gli studi e il ricorso al consolato Italiano a Tokio le dovrebbero consentire di avvantaggiarsi rispetto allo studio della lingua e nella traduzione giurata degli atti e di ogni successivo passo formale richiesto.
Ciao
Marco Piazza
 
29- Da Medico ad Infermiere
Se un medico volesse esercitare la professione di infermiere, qual'è il percorso da seguire? E' necessario conseguire comunque la laurea in scienze infermieristiche? Se cosi' fosse, sapete dirmi se il percorso verrebbe accorciato, vista la formazione teorica già posseduta?
Esistono casi del genere?
Vi sono grata per tutte le informazioni che mi saprete dare su questo argomento.
Dott. Rossi
 

 

Se un medico vuole esercitare la professione di infermiere deve avere una abilitazione professionale che è ottenibile esclusivamente attraverso il percorso formativo di base.
Chiaramente ogni titolo precedente deve essere misurato e riconosciuto ai fini della valutazione di crediti o debiti formativi .
In pratica ogni esame che caratterizza un corso di laurea deve essere sostenuto; tutti gli esami di infermieristica applicata alla medicina , alla chirurgia ecc., le teorie del nursing, la metodologia infermieristica applicata sono da frequentare e superare; inoltre con la riforma sono diventati obbligatori corsi riferentesi ad attività elettive (corsi a scelta) che dovranno probabilmente essere frequentati e superati.
La durata del corso dipende dalla commissione per la valutazione dei titoli pregressi.
Solitamente il corso si articola in tre anni e credo che sia difficilmente comprimibile in meno tempo anche evitando la maggior parte di appelli delle discipline mediche. Inoltre deve essere frequentato il tirocinio che, rispetto a quello medico, ha scopi e finalità diverse.
Ma la risposta definitiva circa la durata la può dare colo la commissione
Ciao
Marco Piazza
28 -Crediti ECM: cambiamenti in vista

Ciao sono Mara e sono un'infermiera professionale (diplomata nel 1991) ex dipendente dell'azienda ospedaliera di Verona (iscritta al collegio Ipasvi)

Attualmente lavoro presso uno studio di medicina integrata (omeopatia, osteopatia,....) Sempre con mansione di infermiera professionale visto che sono fuori dal cosiddetto ambiente ospedaliero come mi devo comportare a proposito dei crediti formativi ed in qual caso dove posso trovare l'elenco dei vari convegni a cui fare riferimento per acquisire questi crediti possibilmente a basso costo, visto i prezzi che circolano per partecipare a congressi in cui rilasciano gli ecm.ho cercato presso il collegio Ipasvi di Verona senza ottenere alcuna risposta. Grazie anticipatamente per una vostra risposta

 

 

Ciao Mara,
 
la necessità di adottare comportamenti di formazione continua non è solo un obbligo morale nei confronti dei cittadini che si rivolgono a noi, principio recepito dal nostro codice deontologico, ma è anche utile per fornire a tutti gli operatori sanitari gli elementi di conoscenza necessari per mantenersi professionalmente aggiornati e competenti.
L'ECM è lo strumento attraverso cui il Ministero ha pensato di garantire questo aggiornamento, anche di fronte al continuo progresso tecnologico e della conoscenza biomedica ed assistenziale e all'ultimo rivoluzionario approccio basato sull'evidenza.
Il nostro lavoro quotidiano si basa su tre colonne portanti: la nostra formazione, la nostra esperienza e l'aggiornamento che manteniamo (ci sarebbe anche l'organizzazione nella quale siamo immessi, ma per ora facciamo finta [ho detto facciamo finta!]che sia un parametro inamovibile); ogni giorno che passa ci allontana dalla nostra formazione e le nozioni apprese diventano flebili e obsolete; la nostra esperienza aumenta ma mantiene sempre caratteristiche di empirismo e sempre più settorializzate in un unico ambito professionale: la nostra unità operativa, l'aggiornamento è forse il parametro più aleatorio in quanto la sua qualità dipende da una miriade di variabili e non solo.
Anche in questo l'ECM interviene attraverso l'accreditamento degli organizzatori di eventi formativi e con l'assegnazione di un punteggio, i crediti, incrementale rispetto alla correttezza, qualità, coerenza e capacità dell'organizzazione, dei docenti e del materiale distribuito.
I crediti sono quindi il "valore vero" di ogni evento formativo e sono assegnati da tre esperti (dell'area professionale cui l'evento si rivolge) chiamati "referee" che in forma anonima l'uno verso gli altri e sorteggiati automaticamente da un computer, sulla base di criteri e tabelle, individuano tale valore.
Si sarebbero potute studiare strade più semplici ed economiche ma tant'è! ed è con questo con cui abbiamo a che fare.
Siamo attualmente ancora in fase di messa a regime (finirà del 2006) tanto è vero che non esistono ancora sanzioni serie per coloro che non adeguano il proprio aggiornamento raccogliendo crediti ECM.
Attualmente, per quanto sia giunto a mia conoscenza, solamente bandi di mobilità interna alle ASL (compresa la mobilità regionale e interregionale) e concorsuali hanno previsto il criterio ECM tra quelli richiesti ai candidati.
Ma in futuro è certo che il possesso di un percorso formativo e di aggiornamento mantenuto influenzerà la stessa abilitazione professionale.
E' vero che si stanno affacciando percorsi formativi "alternativi" quali quello a distanza e quello sul lavoro e che l'accreditamento dei provider con la possibilità di autocertificare gli eventi creerà un'offerta maggiore e a minor costo, ma fin da oggi è necessario investire parte del proprio tempo e delle proprie risorse per la formazione continua.
Nel pubblico (collegi, associazioni professionali, società scientifiche ecc.) si organizzano già oggi moltissimi eventi (77.000 nel 2002) ma considera che dal 2006 i 900.000 operatori della salute dovranno acquisire 50 crediti ogni anno (stiamo parlando di 45 milioni di ore ogni anno dedicate alla formazione). Per allora qualcosa dovrà cambiare e l'offerta sarà presumibilmente basata su internet, su pacchetti di autoapprendimento e di formazione sul campo altrimenti non esiste sistema che possa permettersi di investire tali quantità di risorse (si parla di 0.77 crediti /ora, facci un pò di conti!!).
Resta il fatto che bisogna mettere in conto di acquisire minimo 10 crediti per quest'anno (meglio 20 e non più di 40) e a crescere di 10 ogni anno fino ai 50
Dove cercare eventi a basso costo?
La regione è autorizzata ad accreditare eventi (e a costi infinitamente inferiori) quindi buona cosa è collegarsi col sito della tua regione (che in questi giorni però è in manutenzione) e cercare la pagina che presenta i corsi ECM (l'Emilia-Romagna ha un sito dedicato), oppure collegati al sito ECM nazionale dove trovi  eventi o progetti  suddivisi per tipologia di operatore e di area geografica (sei server dedicati).
Anche i collegi o le organizzazioni professionali sono promotori di eventi (i collegi sono anche orientati a limitare la spesa essendo quello della formazione degli associati un mandato istituzionale), vedi se fanno qualcosa, almeno una volta l'anno!
Infine, e mi fermo qui, contratta con il tuo "datore di lavoro" dei benefit per formarti altrimenti non potranno farsene molto di un infermiere che non può esercitare! e sarai costretta ad andare altrove ove ti facilitano questi percorsi.
 
Sperando di esserti stato utile  ti saluto!
Ciao da
Marco di Infermierionline
27 -Ho pensato di fare l'infermiera: cosa deve esserci alla base di questa particolare scelta?
ciao,
temo di aver sbagliato scuola. Adesso incomincio a capire che forse mi piacerebbe fare l'infermiera, ma ho scelto tutt'altro indirizzo scolastico. Quando avrò finito le superiori come mi dovrò regolare? Cosa devo fare? Sono disinformata al massimo... Se é il caso di lasciar perdere ditelo subito però..... Grazie!!
Erika

 

Ciao Erika,
 
non ti preoccupare del tuo attuale percorso, non dovrebbe ostacolare la successiva scelta di intraprendere la carriera di infermiere (a meno che lady Joy Moratti non faccia danni!).
Attualmente nel Corso di Laurea in Infermieristica (sembra questa la dizione definitiva) dove insegno accedono studenti provenienti dai più disparati corsi: ragionieri, geometri, periti di ogni tipo, tecnici di ogni razza,  ogni tipologia di maturità compresi l'artistico, il classico e lo scientifico.
La cosa veramente importante è il possedere una umanità ricca e una predisposizione alle relazioni umane, il non temere il dolore (proprio e altrui) e la sofferenza, il sentirsi portati ad una visione solidaristica per la vita.
E' una professione magnifica e durissima che nell'arco di poche ore può farti toccare il cielo e subito dopo farti sprofondare. Arricchisce molto la propria umanità ma è così avida della tua vita, essere infermiere significa vivere una condizione avara di gioia e prodiga di problemi.
Il percorso di studi è duro tanto da scoraggiare i pavidi e allontanare gli insicuri.
Fatti un esame e fai volontariato (ti serve anche come credito per l'accesso all'esame di maturità), guarda se stare vicino agli altri ti fa sentire bene e se aiutare chi soffre ti fa sentire viva: se la risposta è si allora benvenuta altrimenti pensa ad altre vie di realizzazione.
 
Ciao
Marco di Infermierionline
26- Master Coordinatori: dove.
Sono un infermiere coordinatore di un blocco operatorio di chirurgia e ortopedia + dermatologia, vorrei sapere dove posso effettuare un master per coordinatori in qualsiasi sede del meridione, da Roma in giù.
Spero mi darete notizie nel più breve tempo possibile.
ciao Sergio

 

Ciao Sergio,
le informazioni che cerchi sono alla pagina della Formazione post-base del nostro sito.
La situazione è molto fluida e sono convinto che le università si attiveranno (non si faranno sfuggire l'opportunità di attirare a se un nuovo tipo di studente/lavoratore quale noi siamo) attivando una ricca offerta formativa.
Ad oggi ho notizie di Roma, Chieti, Catanzaro ma sono certo che a queste si aggiungeranno altri atenei
 
Ciao
Marco di Infermierionline
25- La maturità magistrale quadriennale è valida per intraprendere un percorso di laurea?
Ciao sono Anna, Infermiera di napoli, vorrei sapere se avendo una maturità magistrale quadriennale ed una laurea in pedagogia conseguita presso il magistero, mi potranno negare l'accesso alla laurea triennale infermieristica o ai master. Grazie della risposta

Anna

 

Ciao Anna,
 
l'autonomia degli atenei e molto ampia oggigiorno ed il tuo percorso formativo lo conoscete solo tu e l'Università dove hai conseguito la laurea in pedagogia.
Non sono in grado di risponderti con esattezza perchè ho provato a contattare tre segreterie di università presentandomi con i tuoi titoli e due mi hanno detto che avrei dovuto guadagnarmi la parificazione alla maturità quinquennale se avessi voluto accedere ad un percorso formativo universitario mentre l'altra ha chiesto ulteriori elementi che non ero naturalmente in grado di dare.
La vecchia laurea ottenuta sarà certamente in grado di semplificare il tuo percorso universitario (verso la specialistica ad esempio) ma il tuo ostacolo è sicuramente rappresentato dalla maturità quadriennale che è incompatibile con qualsiasi percorso formativo odierno.
Il mio consiglio è quello di contattare l'università alla quale pensi di iscriverti e verificare quali ostacoli ti troveresti di fronte in caso di iscrizione.
 
Marco di Infermierionline

 

24- Equiparazionee proseguimento degli studi
Ciao, mi chiamo Paola, lavoro in provincia di Pisa e sono infermiera professionale dal 1993. Quest'anno ho finalmente conseguito il diploma quinquennale ed ora mi stavo chiedendo se davvero il mio diploma di infermiera è parificato alla laurea triennale o se devo fare qualcos'altro (esami, tesi) per poter andare avanti con gli studi (laurea di 2° liv.).  Inoltre vorrei sapere se per poter prendere la laurea di 1° liv. come ostetrica devo frequentare i tre anni di corso, oppure se, essendo infermiera, sarà la commissione debiti-crediti a stabilire quanti e quali esami dovrò sostenere.

Grazie  e buona giornata.
Paola

Ciao Paola,
 
la risposta alle tue domande la trovi in parte gia indicata nelle "domande e risposte" dell'area Formazione.
L'abilitazione professionale è parte inscindibile del tuo vecchio diploma e quindi a tutti gli effetti il tuo titolo è da considerare alla stessa stregua del diploma universitario o della Laurea per quanto riguarda l'esercizio della professione.
La legge 2/2002 afferma infatti che il titolo di infermiere che abilita alla professione e che impone l'iscrizione ad un albo: "è valido per l'accesso ai master e alla laurea specialistica".
Ma validità e parificazione sono due cose diverse, soprattutto per il mondo accademico.
le strade di fronte a te sono tante e trovi certamente indicazioni nella nostra pagina sulla "Formazione post-base".
Puoi convertire il titolo in laurea, puoi tentare acceso alla specialistica quando partirà (queste risposte le ho già date più volte, guarda le domande e risposte) puoi fare master e acquisire crediti formativi universitari (CFU) che possono essere valutati per ogni tuo successivo passo formativo. Su questo non mi ripeterei.
Interessante credo anche per altri nostri colleghi il quesito sulla possibilità di orientare il proprio orizzonte professionale verso la professione di ostetrica.
Oggi il percorso formativo per ostetrica non richiede come requisito, come in passato, il possesso del diploma di infermiere ma è, sempre nel novero delle lauree dell'area sanitaria, corso a sè.
Delle lauree dell'area sanitaria condivide molti contenuti di base e molti corsi integrati sono i medesimi. Un infermiere che tenta l'accesso al corso per ostetrica/o sarà certamente sottoposto al vaglio di una commissione per la valutazione dei crediti che stabilirà quali debiti sarà necessario colmare per raggiungere la fine del percorso formativo. Queste commissioni agiscono su mandato rettorale e su regolamenti votati dal consiglio di corso; non sono in grado di sapere come si comporterà la commissione di Pisa, puoi sempre fare la cosa più semplice: telefona alla segreteria del corso di laurea di Ostetrica e chiedi a loro!
 
Sulla base della mia esperienza credo sia meglio chiedere il riconoscimento dei titoli pregressi dopo aver convertito il diploma regionale di infermiere in laurea (Siena è la sede più vicina a te che già oggi si è attivata in tal senso).
Ti ricordo che un percorso di tal genere rappresenta non un avanzamento professionale ma una percorso formativo di base; forse è meglio pensare ad un livello di formazione superiore (master, specialistica ecc.) che ricominciare dopo 10 anni di esperienza.
Ciao
Marco di Infermierionline

 

23- Equiparazione Diploma con Laurea di primo livello

Ciao, sono un infermiere professionale diplomatosi nel 1996 con le scuole "regionali" ed in possesso della maturita'. Vorrei porre una domanda molto semplice .E' necessario equiparare il mio diploma con la laurea di primo livello attraverso un corso integrativo di studi all'università ? Ho contattato un tutor universitario e mi ha consigliato di farlo per poi poter accedere alla laurea di secondo livello.Pensavo che con la legge 8 gennaio 2002 n°1 l'equiparazione del "vecchio" diploma fosse "TOTALE".Grazie per l'attenzione e soprattutto grazie per aver creato un sito completo ed aggiornato come il vostro. 

Marco

 

Ciao Marco,

Pre quanto riguarda la risposta al tuo quesito ti rimando alle precedenti risposte date e disponibili nelle FAQ..

Colgo però dell'occasione per approfondire l'argomento.

E' vero che la legge 1/2002 afferma che il possesso di titolo che consente l'iscrizione all'albo è "valido per l'accesso alla formazione post-base e ai master".

Ma resta certamente vero, con ogni probabilità, che coloro che non saranno in possesso di laurea triennale dovranno probabilmente compensare gli eventuali debiti formativi che gli atenei con un percorso più oneroso in termini di contenuti di studio e che alle selezioni per l'accesso ai corsi di studio a numero chiuso incontreranno l'altro grande ostacolo determinato da punteggi certamente inferiori riconosciuti ai possessori del diploma regionale.

 

Volevo però fare una considerazione che ha modificato la mia iniziale diffidenza verso la necessità del riconoscimento degli studi pregressi.

La laurea non è indispensabile se si intende proseguire lungo una strada formativa "convenzionale" (permettimi questo termine) ma lo diventa se si intende deviare dalla retta via lungo sentieri trasversali e non convenzionali.

Non esiste solo la formazione sanitaria in senso stretto: i master in area critica, pediatrica, geriatrica critica, di sanità pubblica o di management per intenderci; esistono anche corsi interfacoltà magnifici ed interessantissimi circa la divulgazione scientifica, la formazione, l'uso di tecnologie multimediali, l'e-learning, il diritto sanitario, l'etica e tantissimo altro che richiedono necessariamente un titolo di studio universitario (nei bandi si fa riferimento a quanto affermato dal DM 509/99) verso i quali ci si potrebbe orientare per estendere le competenze infermieristiche in campi nuovi e affascinanti.

Per questo la laurea diventa indispensabile.

Cercheremo di tenere aggiornata la pagina della "Formazione post-base" anche su questo tipo di proposta.

Ciao da

Marco di Infermierionline

 

22- Corso di riqualificazione OSA - OSS

aiuto... sono una OSA che tenta disperatamente di trovare un corso di riqualificazione per diventare OSS, da 2 anni, non so dove cercarlo e a chi rivolgermi.

Auro.

 

Ciao Auro,
neanche io posso aiutarti più di tanto perchè non so da dove scrivi. Oggi la formazione per OSS deve essere realizzata attraverso una sinergia tra Aziende sanitarie e Centri di Formazione Professionale; la prima garantisce l'apprendimento dei contenuti di carattere sanitario (e gli stage), i secondi le conoscenze di tipo sociale. Non sono in grado di essere informato sulle oltre 200 ASL + tutte le Az. Ospedaliere.
Posso però consigliarti di rivolgerti:
  1. alla ASL del tuo terriotorio (formazione)
  2. presso il Centro di Formazione Professionale della tua città
  3. presso un sindacato qualsiasi chiedendo della persona che si occupa di Funzione Pubblica
  4. Informagiovani o altro centro di orientamento alle professioni
  5. presso la medesima scuola che ti ha formato come OSA
  6. presso il sito internet della tua regione (assessorato sanità, formazione professionale ecc.)
Qualcuno sarà certamente in grado di aiutarti
Penso di averti aiutato nonostante l'assoluta mancanza di informazioni circa la tua realtà
Ciao
Marco Piazza

 

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