Home













Sei il visitatore

POESIE e CANZONI

IN UNA LONTANA NOTTE (il Natale di Greccio)

In una lontana notte dell'Età di mezzo
nella buia valle reatina di selva folta
due miti e umili animali
dialogavan fra loro
"Or son milledugent'anni ‑ una notte come questa -
Riluceva il firmamento sulla grotta buia e pesta
Al pensiero ancor mi sento tutta l'anima in fermento".

"Oh stella che brillasti su misera stalla! Fratello asino il cuor ti balla!
(rispose il bue assonnato lasciando il ruminare), or ti metti anco a poetare
non sei poi del tutto asino o frate mio a quanto pare".

Proseguì il somarello riprendendo a narrare
"allora ero solo or siamo in due, o mio caro frate bue
(parlo di mille e più anni fa) quando ancor ero colà
nella terra di Israele dove scorre latte e miele.

Giunsi a Behtlem portando Maria, sulla groppa mia lungo la via
portava in grembo il regale infante, sempre gemendo ad ogni istante.
Teneami Yoseph per la cavezza, dal mar non lontano spirava la brezza".

Qui l'asinel tutto contento, si mise a sferrare calci al vento
e un di quelli un po' violento, raggiunse il bue proprio al mento.
Rimase il bue tutto confuso, sì da chinare a terra il muso.

Però l'animal comuto, non rimase affatto muto,
né tanto meno inerte, ma con le coma sue erte
alle natiche raggiunse il compare orecchiuto
piuttosto esuberante frenandolo all'istante.

Ma giunse proprio in quell'istante il Poverello
"Ma non vi vergognate ? Non è ancora mezzanotte
e già avete le
ossa rotte per i calci e le cornate "
Coi suoi severi accenti mise in pace i contendenti.

Recò in braccio il Bambinello
e lo pose fra i due dicendo Frate bue
non avertela a male, è la notte di Natale
Perdona fratello mio caro, l'esuberanza di frate sornaro".

Giunge orinai la mezzanotte non è tempo di far botte
Già brilla di luci il firmamento, mentre le nubi disperde il vento,
la selva di felci risplende, e un serpe di fuoco si estende
sul ripido nevoso pendio, orsù intoniamo il Gloria a Dio.

 

Di Luciano Monteu Bottero  

 

CANZONE

'N PAISOT / UN PAESETTO

 di Bertolo Marco 

A j'è 'n paisòt che a l'è na meravìa, / C'è un paesetto ch'è una meraviglia
e lì sa sta tant mej che 'na sità / e lì si sta tanto meglio che in una città
tut coj ch'a rivu a van pì nen via / tutti quelli che arrivano non se ne vanno più via
quaidun a l'ha tirassi su na ca. / qualcuno si è costruito una casa.

 A va da 'n Proc fin‑a là giù a la Ròva / Va dal Procco fino laggiù alla ruota
a l'ha na bela piassa e '1 Valentign / ha una bella piazza e il Valentino
su 'n tl'Arsett l'ha la montagna / sul nel ricetto ha la montagna
'1 so mar a l'é la rosa dal mulin. / il suo mare è il canale del mulino. 

La Tor l'é '1 me pais / Torrazza è il mio paese
lì i l'heu i ricord e tant amis / ho i ricordi e tanti amici
giugavu ansema da masnà / giocavamo insieme da bambini
a pé par tèra an mes la stra. / a piedi nudi in mezzo alla strada 

Ricòrdo la mia morosa, / Ricordo la mia ragazza
i s'aspetavo '1 fond di'n giardin / ci aspettavamo al fondo di un giardino
sota jë stèili, 'n mès a 'j fior / sotto le stelle, in mezzo ai fiori
i së davo sent basin d'amor. / ci davamo cento baci d'amore. 

La Tor a serca mac 'n pòch ëd pas / Torrazza cerca solo un po'di pace
e i paisan a seugnu 'n pòch dë boneur, / e i paesani sognano un po'di felicità
adess a l'han l'impiegh ò a son giusteur. / adesso hanno un impiego o sono rifinitori 

La festa a sono e a canto 'n companìa / La festa suonano e cantano in compagnìa
i veciòto a balo al lisciò / gli anziani ballano il liscio
i giovo a discuttu dal balon. / i giovani discutono di calcio 

La Tor l'è al me pais / Torrazza è il mio paese


Inviate le vostre e-mail