Foglio Bianco Caratteri Neri

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-=Introduzione=-

 

Data di creazione : 29 luglio 2004

Ultima modifica : 30 ottobre 2006

 

L'idea di questo racconto è del 7 marzo 2004. L'idea nasce dalla constatazione del potere racchiuso nelle mani di uno scrittore: il potere di creare un mondo e il potere di distruggerlo. L'idea è quindi di descrivere la cancellazione di un'opera dal punto di vista di chi è cancellato. Un po' come accadeva con il Nulla nella Storia Infinita di M. Ende, anche se credo di aver accarezzato l'idea alla base di questo racconto leggendo un episodio di Rat Man (un fumetto davvero particolare che io apprezzo molto) in cui un disegnatore di fumetti riusciva a dare vita alle proprie creazioni, un episodio parodia di quello di un telefilm molto famoso quale X-Files.

 

 

-=Foglio Bianco Caratteri Neri=-

 

“Su quel foglio bianco

la sua mano era DIO:

ogni mondo, ogni singola creatura

dipendeva dal suo volere.

Nelle sue mani

Il potere della creazione

e il potere della distruzione”

 

 

Era una giornata come tante altre.

Noiosa.

Ero uscito a fare due passi visto che a casa non avevo praticamente niente da fare.

Per cui bighellonavo in centro, senza meta, senza fretta.

Osservavo tutto e niente: le giovani coppie che se andavano a zonzo e le vetrine dei negozi che mettevano in mostra le offerte del momento.

Osservavo la gente passare, le auto e il traffico di questa città in continuo fermento.

Una tiepida giornata d'autunno, come tante.

I pochi alberi che sopravvivevano qua e là sui marciapiedi avevano quasi del tutto perso le loro foglie e preannunciavano l'imminente arrivo dell'inverno.

Saranno state le cinque del pomeriggio, credo, era ancora abbastanza chiaro e la temperatura mite.

Mi fermai ad un incrocio, indeciso sulla direzione da prendere. Mi appoggiai al semaforo pedonale, uno di quei semafori che segnala quando si può o meno attraversare la strada – stupida macchina: pensi di stabilire le mie azioni? – e decisi di accendermi una sigaretta.

Con calma la portai alla bocca e poi, pigramente, la accesi.

Aspirai.

Fu allora che, guardando in lontananza, lo vidi per la prima volta.

E non provai nulla: sgomento, curiosità, ansia…

Nulla.

Vidi il grattacielo deformarsi.

Non stava crollando o sprofondando: si sarebbe sollevato un gran polverone e il rumore della sua distruzione avrebbe attirato l'attenzione di tutti.

No, semplicemente stava contorcendosi e scomparendo.

Quello fu solo l'inizio.

Rimasi ad osservare come affascinato mentre intanto fumavo la mia sigaretta, gettando di tanto in tanto lo sguardo agli altri che mi stavano attorno. Scrutavo i loro volti e i loro occhi.

Anche qualcun altro dei miei simili si era reso conto del fenomeno.

Un tizio, il primo della fila al semaforo, addirittura era rimasto imbambolato a fissare il vuoto lasciato dal grattacielo e si era dimenticato di partire: dalla colonna di auto dietro di lui, con ostile sincronismo, iniziò la cacofonia dei clacson.

Per un attimo pensai di essermi sbagliato, di non aver visto nessun grattacielo sparire.

Forse, nemmeno c'era mai stato un edificio lì.

Mi sbagliavo.

Lentamente anche i palazzi adiacenti al vuoto lasciato dal grattacielo scomparso iniziarono a contorcersi, allungandosi verso l'alto per poi divenire eterei e svanire nel nulla.

Ma questa volta il tutto fu molto più rapido.

Mentre continuavo ad osservare iniziai ad indietreggiare: tutto l'isolato stava iniziando a tremolare e a svanire.

Molte persone iniziarono a puntare il dito in direzione del fenomeno. Alcuni non ci fecero caso per nulla, continuando il loro tragitto come se nulla fosse.

Continuando a fumare iniziai a camminare, allontanandomi veloce da quel luogo.

Ben presto fu il caos: tutto iniziava, a sgretolarsi, a svanire.

Le auto iniziarono a cozzare le une contro le altre mentre la gente, in preda al panico, urlava come impazzita cercando di allontanarsi da quella assurda diavoleria.

L'intero isolato stava scomparendo senza lasciare traccia!

Ma non solo.

Il cielo, il cielo era come privo di colore, come se l'azzurro iniziasse a scolorire.

Rimase solo il bianco mentre tutto svaniva: la strada, le case, le auto, i negozi.

E poi fu il turno delle persone, della gente impaurita e terrorizzata.

La folla cercava scampo correndo lontano, nella direzione opposta a quella specie di cancro che si stava portando via tutto.

Anch'io iniziai a correre.

Mi sforzavo di rimanere lucido ma la paura iniziava a prendere il sopravvento.

Tutto ciò che mi stava alle spalle pian piano svaniva, inghiottito dal nulla.

Anche il suono scomparve: il mondo si fece ovattato.

E allora corsi, corsi disperato chiudendo gli occhi, senza curarmi della meta.

Sentivo la presenza di altre persone alle mie spalle.

Furono i colori che successivamente scomparvero, lasciando tutto nell'indefinitezza che precede la creazione.

Un giovane cercò di superarmi, disperato, sulla destra.

Chiusi gli occhi per un istante appena, quando una goccia di sudore mi raggiunse l'occhio. Li riaprii quasi subito, in tempo per vedere il suo braccio venire come inghiottito dal nulla.

Di lui non rimase traccia.

Nemmeno un'ombra, una molecola oppure un urlo.

Nemmeno una goccia di sangue.

Nulla.

Solo il vuoto.

Solo il bianco cancro che tutto divorava.

Dietro di me tutto era ormai bianco: totalmente vuoto.

Io correvo, disperato, col respiro affannoso, incapace di comprendere cosa stesse accadendo.

Pensavo solo a mettermi in salvo.

Nel mio disperato bisogno di dimostrarmi reale correvo e piangevo e disperavo.

Poi mi prese, come una morsa di gelo: mi prese la gamba destra, mentre ancora stavo correndo.

Caddi a terra.

Nemmeno una goccia di sangue dalla ferita.

Poi non ebbi più scampo: quella forza invisibile aveva cominciato a distruggermi.

Anche senza gambe cercai di divincolarmi al mio destino, cercai di trascinarmi verso la vita.

Inutile: anche il mondo che mi stava dinnanzi stava svanendo.

Ovunque il bianco inghiottiva tutto quanto.

In un breve istante di me non rimase traccia alcuna: una repentina sensazione di freddo e di vuoto e poi il nulla assoluto.

 

Rimase solo il foglio bianco.

La premessa di una nuova creazione mentre la penna, nera, sospesa, attendeva la decisione del padrone dei mondi.

 

Il padrone del mio mondo aveva deciso di azzerare e di ricominciare, aveva dato i via alla cancellazione del racconto in cui vivevo, la cancellazione del mio mondo, la cancellazione della mia storia.

Il suo potere era ed è totale: la creazione e la distruzione.

Ma questo al tempo lo ignoravo.

Credevo di essere una persona reale.

Mi sbagliavo.

Ero solo frutto di una sua idea.

Ora, conosco la verità.

Ora, che sono tornato alla sorgente.

Ora, sono in attesa di una nuova collocazione, di un mondo nuovo, un racconto a caratteri neri in cui abitare.

 

 

Leonardo Colombi

 

Creative Commons License
Opera proposta sotto una Licenza Creative Commons.

 

 

-=Commenti ricevuti=-

 

Commenti ricevuti su ewriters:

da joey (11 ott 05) :

quello che hai scritto è semplicemente fantastico..tu,noi,abbiamo un potere che in questi tempi è sottovalutato..ma è sempre forte..complimenti.. joey**

da Astfelia (16 ott 05) :

Davvero un bel testo, evocativo e coinvolgente. Sinceri complimenti!

da Vito Rubino (21 maggio 2006):

Una gran metafora raccontata in modo semplice e fruibile. A dire il vero la tua premessa mi ha levato un pò il gusto della scoperta...mi sarebbe piaciuto leggermi il racconto senza saperne niente, perdermi in questo "antiracconto", un mondo da te creato in un istante e distrutto nello svolgimento. Bello...

 

Commenti ricevuti su Fantasy Story:

da Hikaru Hino (18 ott 05) :

Wow, straordinario! mi ha incuriosita subito l'idea e ho avuto ragione di leggerlo. è incredibile, spt il modo in cui hai giocato con lo sfasamento del punto di vista.

da Daruldan (01 giugno 2006):

S - p - e - t - t - a - c - o - l - a - r - e !!!

da Mizar (22 febbraio 2007):

Cavolo ke bello! e pensare ke sn capitata in questo racconto per caso, ma mi ha rapita fin dalle prime pagine.. bellissimo l'inizio! hai un stile stupendo ke mi intriga proprio... mi chiedo come mai nn ho letto prima qlcs di tuo!! ^_^ cmq davvero bella questa idea dello scrittore come creatore di mondi che piega e distrugge a suo volere.. mi è piaciuta proprio!! insomma, complimentoni!! hai davvero la stoffa dello scrittore!! prometto ke leggerò presto altri tuoi scritti(ne hai 1 po'vedo!!^_^) e spero ke se vorrai potrai leggere anke tu qlcs di mio!! a presto, ancora complimenti, mizar

da Alurin (02 ottobre 2007):

Wau! Non ho parole, magnifico

 

Commenti ricevuti su Penna d'Oca:

da Nefti/Cinzia Baldini (01 gen 06):

Carinissimo questo racconto. Mi e piaciuto il modo originale in cui lo hai impostato. La prima parte, è quasi una lirica che vela opportunamente il "corpo" del racconto. La parte centrale (il secondo capitolo) è ricco di suspance e carico di attesa. Il finale annunciato in maniera sibillina da qualche parola della seconda parte svela il suo contenuto che ritengo bellissimo; infatti tutti noi che scriviamo sappiamo che la vita dei personaggi da noi creati è proprio così. Bel lavoro, complimenti

 

Commenti ricevuti su Poetika:

da Hair (17 agosto 2006) :

complimenti

da stella (17 agosto 2006):

Visione apocalittica di un mondo che va verso la fine ma che può essere "riscritto" da chi ha il potere di farlo

da venexiana (17 agosto 2006):

Molto bravo, complimenti. Manuela

da myrddyn (23 agosto 2006) :

"Nirvana" in versione letteraria... non male. Mi indispettisce solo l'idea che il protagonista, ormai divorato dal Nulla, continui a pensare e a raccontarci i retroscena... ma la considero una licenza narrativa! :-)

da robinia (07 settembre 2006):

dea originale davvero: hai ragione, non creiamo, noi distruggiamo, senza pensare a che fine fanno le nostre creazioni e cosa ne pensano. L'accenno a Dio è ottimo-sarcastico: anche Dio si comporta così! Poichè, però, Dio lo abbiamo creato noi, chissà cosa accadrebbe se...lo cancellassimo e lo riscrivessimo! Attento ai troppi refusi. Rob.

 

Commenti ricevuti su Arcadia:

da ectoplasma infetto (25 ottobre 2006):

L'avvio del racconto rivela preoccupanti manie di grandezza. Per il resto, attento alle allucinazioni urbane ... sono tremnde!

 

Commento dalla redazione di HomoScrivens: (29 ottobre 2006)

L’idea che ci propone in questo suo “Foglio bianco caratteri neri” è sicuramente molto intrigante. Del resto, lei stesso ci spiega che ha ispirato autori sicuramente importanti; dunque ci domandiamo cosa abbia di nuovo, se non di nuovo di significativo, di personale questo suo lavoro. A nostro modesto avviso, forse potrebbe giovare eliminare tutte quelle spiegazioni, non farle proprio leggere a nessuno, un racconto è buono quando riesce a far capire o intuire tutto quello che c’è dietro da solo, senza altre indicazioni. Sicuramente molto buono è il pensiero rivolto al semaforo del protagonista. Meno buona è la descrizione dell’azione a proposito della sigaretta, che sembra dire che viene accesa due volte. In definitiva, prima di procedere ad un’eventuale pubblicazione, la invitiamo a tornare ancora su questo suo racconto.

 

 

 

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