Consapevolezza e Condanna

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Fantasy Story

 
-=Introduzione=-

 

Data di creazione : 15 giugno 2005

Ultima modifica :  18 luglio 2005

 

Il brano che segue è, o almeno dovrebbe essere, un capitolo del romanzo fantasy che più e più volte ho tentato di (iniziare a) scrivere sin da quando ero al Liceo. Non so se riuscirò mai a realizzarlo: per questo intanto comincio con il fissare quello che avevo in mente riportandolo nei miei racconti. Come accade in questo di racconto, in pratica.

Prima di lasciarvi alla lettura preciso che alcuni degli elementi che ho riportato sono omaggi alle opere di R. A. Salvatore (vedi i monaci e le loro pietre dell'anima) e a La Leggenda dei Drenai di D. Gemmel (da cui ho preso l'incantesimo di evocazione di Guardiano che, nel romanzo originale, si chiamava Tempio).

Buona lettura!

 

 

 

-=Consapevolezza e Condanna=-

 

Il carro si muoveva lentamente, seguendo placido il sentiero tracciato nel bosco.

I suoi due passeggeri viaggiavano sereni attraverso la vegetazione di conifere.

Non temevano alcun pericolo: nessuno tra gli animali della foresta li avrebbe attaccati e, fortunatamente, nel bosco non trovavano rifugio né ladri né fuorilegge.

Il passeggero più anziano era un monaco di nome Vargas, un vecchio sacerdote dai corti e radi capelli bianchi, un uomo semplice e calmo, che parlava lentamente istruendo il proprio compagno di viaggio sulle proprietà guaritive di questa o quell'altra pianta che scorgeva ai lati del sentiero.

L'altro passeggero del carro era invece un adolescente, un giovane ragazzo dai capelli corti e chiari e dai vispi occhi intelligenti.

Ascoltava sorridente tutto ciò che il vecchio monaco aveva da insegnargli, utili indicazioni per migliorarsi nel proprio lavoro di guaritore: seppur così giovane Saga, questo il suo nome, era stato infatti avviato allo studio della magia di guarigione.

I due erano in viaggio già da qualche ora e procedevano verso il monastero della Cascata Blu, luogo che contavano di raggiungere per la fine della mattinata.

Fecero una breve sosta per far riposare i cavalli e per rifocillarsi un poco, approfittando del momento di pausa per sgranchirsi un poco le articolazioni prima di tornare a sedere per completare l'ultima parte del loro viaggio.

La mattinata era serena e il cielo appariva limpido oltre la sicura protezione offerta dagli alberi.

Nemmeno un suono né un rumore disturbava la quiete dei due viandanti, nemmeno un suono si levava dal bosco.

Poco dopo decisero di rimettersi in viaggio, risalirono sul carro e partirono nuovamente in direzione del monastero.

Come previsto, giunsero a destinazione in tarda mattinata.

Il monastero della Cascata Blu apparve all'orizzonte come una sorta di piccola fortezza costruita a ridosso di una montagna  ed isolata dal mondo intero.

Era un luogo conosciuto soprattutto per l'antica biblioteca che custodiva numerosi tomi sulle antiche profezie e sull'origine della magia.

Ma non solo: era in quell'eremo che venivano addestrati i migliori monaci combattenti della Nazione, profondi conoscitori delle arti marziali e dell'utilizzo della magia.

Le grandi porte di legno che permettevano l'accesso al monastero si aprirono quando il carro era ad ormai pochi metri: naturalmente, i monaci della Cascata Blu sapevano del viaggio dell'anziano monaco Vargas, un amico di lunga data del loro padre abate.

I viaggiatori vennero quindi accolti calorosamente.

Vennero guidati verso le sale comuni per rifocillarsi con un pasto frugale, secondo l'usanza di quel luogo santo. Nel frattempo, dei confratelli si sarebbero incaricato di portare i loro cavalli nelle stalle e avrebbero provveduto a scaricare gli otri di olio che i due visitatori avevano portato dal loro villaggio quale segno di amicizia nei confronti dei monaci dell'eremo.

Nella sala comune, una stanza ampia e arredata in modo spartano, i due poterono mangiare un poco prima di procedere con le questioni che rappresentavano il vero motivo del loro viaggio.

Nel primo pomeriggio Vargas incontrò l'abate del monastero all'interno del tempio: gli si sedette vicino per meglio discutere le importanti questioni che era necessario trattare.

Anche il ragazzo era nel tempio: si sistemò lontano da loro, in meditazione e paziente attesa.

In questo modo gli anziani monaci potevano parlare senza temere di venire ascoltati o disturbati.

E al contempo potevano osservarlo attentamente

Nella fioca luce del tempio, il ragazzo non aveva modo di ascoltare i discorsi dei due anziani e, cosa ben più importante, non aveva visione del volto del vecchio Vargas, del monaco che l'aveva cresciuto come un padre sin da quando, ancora in fasce, era stato abbandonato nella foresta.

Si impose quindi di disinteressarsi della loro conversazione e iniziò ad osservare quel luogo imponente e antico. Era una costruzione di pietra e legno con variopinte decorazioni sulle pareti: immagini di lotta tra creature della luce e malvagi esseri di tenebra. Il pavimento era in legno e non erano presenti sedie ma solamente dei cuscini su cui i fedeli potevano sedersi in meditazione.

Una pratica a cui Saga si dedicò non appena i monaci iniziarono a parlare tra loro: gli era stato concesso di entrare nel tempio ma non di ascoltare le loro parole.

Non capiva il senso di tale decisione ma, mite e ubbidiente, si era limitato ad accettare il volere di Vargas.

“Il viaggio è stato tranquillo: nemmeno un suono si è levato dal bosco. Nemmeno un fruscio o il canto di un uccello.”

Esordì Vargas, ansioso di aggiornare l'anziano amico in merito al recente passato del giovane Saga.

“La Natura lo teme” fu la breve e acuta risposta dell'abate Derbeer.

Nella semi oscurità di una stanza di uno degli edifici situati nelle vicinanze del tempio, i dodici monaci personalmente selezionati dal padre abate si erano ritirati in preghiera.

Nessuno li avrebbe disturbati.

A loro era destinato un importante compito, un'azione al contempo pericolosa e terribilmente critica per il futuro dell'intera Nazione.

Si sedettero in circolo, denudandosi il petto, con le mani giunte dinnanzi al volto.

Ognuno teneva gli occhi chiusi.

Ognuno di essi teneva una pietra dell'anima tra le mani unite in preghiera.

Un canto sommesso venne intonato dal monaco designato a guidare il rituale.

Era l'inizio dell'incantesimo.

Dopo il primo monaco, anche quello alla sua destra iniziò ad intonare lo stesso canto, unendosi in preghiera al proprio fratello. E così fecero tutti, unendo le loro voci e le loro anime, facendole vibrare assecondando la melodia che guidava il rito.

All'unisono attivarono la magia delle pietre.

Ciascuno di loro venne avvolto da una tenue luce azzurra, una leggera luminosità che infondeva pace e calma al corpo mentre lo spirito di ogni singolo invocatore poteva uscire dalla sua prigione fatta di spoglie mortali e muoversi liberamente nello spazio poco illuminato della stanza.

Uno ad uno, lo spirito di ogni monaco si trovò a fluttuare in aria, debolmente ancorato al proprio corpo tramite una serie di luminosi e sottili fili spirituali.

Vargas stava parlando con l'abate, aggiornandolo su quanto accaduto dopo il loro ultimo incontro.

Parlavano del ragazzo che, poco distante, in silenzio e con gli occhi chiusi, stava raccolto in  meditazione.

Parlavano del suo futuro, se così si può dire.

Molti dubbi opprimevano il cuore di Vargas che ancora non si convinceva della decisione presa assieme al suo anziano amico.

Temeva di non aver fatto la scelta più giusta, condannando per sempre quella creatura maledetta, quel ragazzo a cui si era oramai affezionato.

L'aveva trovato, accolto e cresciuto.

L'aveva trattato come una sorta di figlio, educandolo alla giustizia e alla carità, insegnandogli la lealtà ed il rispetto della vita.

Ma Saga non era un bambino come tutti gli altri: lo sapeva bene.

Come era ben consapevole del pericolo racchiuso in quella giovane vita.

Eppure, continuava a ripetere all'anziano abate, forse non tutto si sarebbe avverato…forse non tutto sarebbe andato come descritto nelle antiche profezie…forse qualcosa sarebbe cambiato…

Il futuro avrebbe anche potuto essere differente: in quel ragazzo albergava anche un potere buono, dopotutto!

Era compito dei monaci ricorrere al sacro potere della magia e salvare le vite umane di coloro che chiedevano l'aiuto del cielo.

Sanare malattie, guarire infermità del corpo e dello spirito: ecco, quello era uno dei compiti che per tutta la vita Vargas aveva umilmente compiuto.

Una missione a cui aveva cercato di iniziare anche il giovane Saga.

E quale meraviglia scoprire con quanta facilità egli giocava con le mistiche forze del mondo!

In lui la magia scorreva forte, illimitata e infinita, primordiale e pura.

E a differenza di chiunque altro, di qualunque altro umano utilizzatore della magia, egli non necessitava di recitare incantesimi o rituali: no, per Saga la magia era una parte naturale della propria esperienza terrena, un atto spontaneo come il semplice parlare o respirare.

Quante vite aveva salvato, quanto si era prodigato per curare coloro non era stato possibile sanare con la magia di molti potenti sacerdoti umani!

Aveva assistito a dei veri e propri miracoli, alla creazione di arti e al risanamento di ferite mortali per le quali nemmeno l'intervento combinato di dieci monaci esperti e preparati come lui o Derbeer avrebbero potuto nulla.

Vi era qualcosa di straordinario in lui!

E al contempo, proprio per questo suo dono, per la sua innaturale familiarità con la magia, vi era in lui qualcosa di maledetto.

Piccoli indizi e segni celati di un male atavico e oscuro, di un potere proibito che nessun umano avrebbe mai potuto ottenere.

La Natura lo temeva: la foresta taceva al suo cospetto, nessun animale si faceva accarezzare o anche solo avvicinare da quel ragazzino sereno e sempre sorridente.

E talvolta anche gli esseri umani, gli stessi che Saga aveva contribuito a sanare, percepivano in lui qualcosa di oscuro, un vago senso di timore per un essere tanto familiare con l'utilizzo della magia, per un essere tanto vicino alle forze primigenie del potere.

Per alcuni era infatti un bambino maledetto: altrimenti, perché l'avrebbero abbandonato quando ancora era in fasce?

E mentre tanti ricordi si affacciavano alla memoria dell'anziano monaco, che invano tentava di ritornare sulla propria decisione, cercando di insinuare il dubbio nel cuore del proprio amico e superiore, il giovane parve avvertire qualcosa.

Saga aprì gli occhi, come fosse stato disturbato, come distratto da un qualche suono inesistente, come punto da un insetto fastidioso.

Lentamente volse la testa ad est.

Derbeer, che poteva osservare il ragazzo spiandolo al di sopra della spalla del vecchio Vargas, si accorse che il giovane volgeva lo sguardo esattamente in direzione dei dodici.

Nell'edificio ad est del tempio, i dodici monaci avevano ormai completato il rituale e ognuno dei prescelti ardeva in un fuoco sacro e divino.

I loro spiriti, usciti dal corpo, iniziarono a muoversi in cerchio prima lentamente e poi sempre più velocemente. In un vortice luminoso i loro spiriti si unirono a formare un'unica entità magica, una possente figura mistica in grado di combattere il male direttamente sul piano astrale, un'entità antropomorfa costituita di puro spirito e di magia in grado di portare a termine il difficile compito loro affidato dal Fato.

Ci volle un poco perché ciascuno spirito all'interno dell'entità spirituale appena creata tacesse se stesso e rinunciasse alla propria individualità: solo in questo modo l'entità generata da quel rituale avrebbe acquisito piena consapevolezza.

E non appena Guardiano prese coscienza, una volontà propria nata dall'unione delle anime dei dodici eppure ad esse totalmente estranea, si diresse alla velocità del pensiero verso l'obbiettivo per il quale era stato creato.

Trasferendosi sul piano astrale alla ricerca della propria preda viaggiò in una dimensione nuova, fatta di magia e di spiriti, finché non percepì l'essere per il quale era nato, l'essere cui avrebbe dato la caccia.

Ed ecco, poco lontano, un luogo inesistente, il rifugio di un male antico, protetto da un'arcana magia a forma di fuoco e di fredde fiamme nere.

Sembrava pulsare di vita propria, come un cerchio di nulla che di buio si nutre.

Una barriera impenetrabile contro la quale si abbatté, violenta, la luminosa magia di Guardiano.

Lo spirito iniziò a lottare al fine di crearsi un passaggio, una breccia per entrare in quel cerchio di vuoto: ricorse a tutta la sua forza e a tutto il suo potere per aprirsi un varco.

Suo il compito di annientare il male che albergava all'interno di quel cerchio di nulla.

Ad est del tempio, i corpi dei giovani monaci ansimavano per lo sforzo di mantenere salda e coesa l'entità Guardiano.

La magia impiegata era infatti un incantesimo di altissimo livello, l'unico mezzo possibile per sperare di abbattere il demone prima che giungesse il tempo del suo completo risveglio.

Nel tempio, Saga si portò una mano al capo e, con perplessità, si mise ad osservare il padre abate mentre Vargas, il monaco che per lui era come un padre, gli dava le spalle.

Si chiedeva di cosa discutessero: dalla posizione del vecchio monaco, doveva trattarsi di cose delicate e dolorose.

Per un poco rimase ad osservarlo, con la schiena incurvata e il capo piegato in avanti, le mani che stringevano forte la tunica: il ragazzo capì che stava piangendo.

Percepiva la sua sofferenza anche se non poteva vederne le lacrime mentre piangeva per la condanna a cui aveva appena acconsentito.

Derbeer cercava invece di trovare le parole per rassicurare il suo vecchio amico: quello era l'unico modo, il solo indicato negli Antichi Testi!

Nessun umano poteva uccidere l'involucro del demone sul piano fisico: il demone l'avrebbe difeso ferocemente, combattendo e uccidendo chiunque avesse attentato alla sua incolumità.

Una triste esperienza che non avrebbero più tentato, non dopo lo spettacolo offerto dai corpi dilaniati dei monaci inviati per uccidere Saga!

A niente erano servite le loro tecniche marziali e la loro conoscenza dell'uso della magia: quello che si erano ritrovati a combattere era un demone con le sembianze di un bambino!

Nessuno era sopravvissuto alla sua furia, la furia di un demonio imprigionato nel corpo di un giovanetto di sei anni che di certo non aveva né la forza né il modo di uccidere quattro monaci a mani nude!

E i successivi attentati, perpetrati nel corso degli anni ad opera di sicari o di monaci ben addestrati nell'arte di uccidere, non avevano portato a nulla più che ad una tragica serie di cadaveri.

No!

Quel demone non poteva essere contrastato sul piano fisico: andava distrutto sul piano astrale!

Proprio perché prigioniero del corpo mortale di un giovane umano, la sua magia non poteva avere lo stesso potere che aveva sul piano fisico e per questo i dodici avrebbero trionfato annientando il male racchiuso nel corpo di quel ragazzino maledetto dal cielo!

Mentre Guardiano ricorreva alla sua magia per contrastare il muro di fiamme nere che si era trovato dinnanzi, Vargas piangeva sommessamente, scongiurando che il ragazzo venisse risparmiato.

Le antiche profezie non si sarebbero avverate: c'era del buono in quel giovane umano!

Era evidente nelle sue limpide risate, nella sua genuina generosità e in quegli occhi profondi, carichi di una grande tristezza: la tristezza che deriva dalla consapevolezza di essere dannato!

Il giovane Saga rimase a fissare i due monaci per un poco, perplesso e al contempo preoccupato. Poi tornò in meditazione, immobile nel silenzio, desideroso di cancellare dagli occhi l'immagine del pianto di colui che chiamava padre.

Avrebbe pregato per lui, perché il Cielo gli concedesse conforto e serenità.

E nel proprio silenzio, solo con se stesso,  Saga conobbe la verità.

Uno sciame di pensieri sussurrati, una serie di rivelazioni, di insinuazioni, suggerite da un cuore che sapeva non esser suo.

Una lacrima scese lentamente, scivolando sulla sua guancia destra: il parto di un pensiero subito abortito, la conseguenza di una triste e spietata rivelazione.

Il ricordo di una fuggevole consapevolezza che sapeva non esser propria ma dell'essere che albergava nel suo cuore e nei suoi incubi peggiori.   

Contemporaneamente, le fiamme di tenebra che fino ad allora si erano opposte ai colpi e agli incantesimi di Guardiano, concessero un varco all'essere di puro spirito che con tanto accanimento aveva cercato di estinguerle.

I monaci erano allo stremo per lo sforzo di mantenere unite le loro anime ma ciononostante continuarono a infondere potere in quell'essere destinato ad uccidere il demone.

Riversarono in esso tutto il loro potere per impedire che fallisse nel suo compito: così Guardiano divenne più forte, più luminoso e più deciso.

Sicuro di sé avanzò nella tenebra che gli si presentava innanzi.

Avanzò nel buio mentre alle sue spalle, improvvisamente, il muro di fiamme si richiudeva e un'arcana sensazione di gelo si diffondeva in un luogo in cui ogni sensazione fisica era negata.

Il Guardiano riconobbe la verità: ne acquisì consapevolezza non appena lo vide.

Aveva fallito.

Giunse quindi il terrore, la paura primordiale, il freddo eterno ed una lugubre risata di morte mentre artigli di fiamma straziavano il suo corpo spirituale raggiungendo, tremende ed affilate, gli involucri umani che originavano quel patetico essere spirituale inviato ad annientarlo.

Guardiano aveva fallito: era stato il demone ad aprirgli un varco tra le fiamme, illudendolo.

Il male aveva semplicemente atteso che l'entità magica scatenata contro di lui cadesse in trappola.

Saga aprì gli occhi all'improvviso mentre poco lontano un bagliore esplose in un lampo.

Non si udì alcun suono provenire dal luogo del massacro, come se il suono fosse stato divorato da un potere al di là della comprensione umana.

Il tempio venne investito da quel bagliore, un lampo accecante che investì ogni cosa.

Per un poco, Saga, rimase ad osservare l'abate del monastero e la sua espressione dura e severa. E non appena scorse il tenue riflesso della luce sul volto del ragazzo, un leggero riflesso causato da una lacrima che scendeva lenta, il dubbio iniziò ad insinuarsi nel suo vecchio cuore.

Subito si alzò e uscì dal tempio per dirigersi dai dodici.

Vargas, in lacrime, con le mani appoggiate a terra, si voltò lentamente verso Saga.

E per un attimo lo vide, come un'ombra avvolta dal buio eterno, una fugace visione del male che albergava nel ragazzo e di cui il ragazzo era indissolubilmente parte.

In quell'istante Saga si alzò e gli si diresse incontro preoccupato, lo abbracciò forte e, premurosamente, gli chiese: “Padre, va tutto bene?”

Nella sala dei dodici solo uno di essi ancora respirava, ormai prossimo alla morte, ridotto a brandelli e miracolosamente ancora aggrappato alla vita.

Il padre abate raccolse quello che restava del busto di quel giovane sicario, muovendosi cauto tra il sangue e le viscere dei suoi fratelli dilaniati e orrendamente trucidati.

“E' troppo forte….troppo….” confessò il monaco a colui che, a stento, riconosceva come il padre abate, ”…lui….ci attendeva….lui…presto….sarà libero…”

Queste furono le ultime parole di uno dei dodici che avevano dato la vita nel tentativo di uccidere il demone attaccandolo sul piano astrale.

Violentemente, la consapevolezza si impadronì del padre abate: il risveglio del demone era ormai prossimo! Questa l'unica spiegazione al fallimento di una simile potente magia!!

Le antiche profezie si sarebbero avverate: nuovamente sarebbe giunto il buio, una nuova epoca di violenza e di morte si sarebbe abbattuta sul presente!

Avevano fallito…

Avrebbero dovuto tentare anni prima, quando ancora era un bambino in fasce…non avrebbero dovuto permettergli di vivere…sarebbe stata tutta colpa loro, della loro incapacità, del loro errore di valutazione…della loro umana e limitata capacità di usare il potere magico…

Avevano fallito e tutti sarebbero stati condannati..

In preda a cupe visioni di un futuro sconvolto da guerre e brutalità, l'abate si mosse nuovamente verso il tempio mentre altri suoi fratelli si occupavano di ciò che restava dei dodici, accorrendo disperati e urlando in preda all'orrore causato dal macabro spettacolo offerto dei corpi dilaniati e fatti a pezzi dei loro confratelli.

Il vecchio abate entrò nel tempio, celando il proprio sconforto, non curandosi del sangue impresso sulla sua tunica di colore blu scuro.

Fu in quel momento che un'immagine si impresse nel suo vecchio cuore, un'immagine che mai più avrebbe dimenticato: Saga sosteneva e consolava il vecchio Vargas.

Lo sguardo dell'anziano abate incrociò quello del giovane e, per la prima volta, si accorse del dolore e della tristezza in essi riflessi.

Riconobbe la consapevolezza del ragazzo e assieme ad essa una profonda sensazione di innocenza.

Saga era a conoscenza di tutto: dei ripetuti tentativi di assassinarlo e del demone prigioniero nel proprio cuore.

Era consapevole della maledizione che gravava su di lui.

Eppure non vi era odio nel suo sguardo, né rancore né spirito di violenza.

Nel suo sguardo vi era solo innocenza e una profonda sensazione di tristezza.

Per la prima volta si ritrovò a pensare che le antiche profezie non si sarebbero realizzate: in quegli occhi vi era una strana forma di consapevolezza, come un disperato desiderio di voler dominare quell'oscura presenza che rappresentava parte della sua stessa essenza.    

In quegli occhi albergava una speranza che da tempo egli aveva escluso dal proprio cuore.

Forse, il padre abate si ritrovò a pensare tra sé e sé, forse le profezie non si sarebbero avverate…

 

 

Leonardo Colombi

 

 

-=Commenti ricevuti=-

 

Commenti dal sito e dalla ml di Fantasy Story :

da Straniero (05 lug 05):

Ciao Leo!
ho finito adesso di leggere il tuo racconto " Consapevolezza E Condanna ". il tuo modo di raccontara la magia mi piace, come mi era piaciuto in altri tuoi scritti e la storia della maledizione, che in questo caso grava sul ragazzo, è una che hai già sfruttato con successo e con abilità. penso proprio che potrebbe ( e dovrebbe) essere il capitolo di una saga, magari un
flashback in un contesto ben più ampio (come sono certo avrai immaginato tu). soltanto che... beh, ho dei piccoli appunti da farti (ma proprio piccoli, eh!): il nome del ragazzo non mi piace moltissimo, lo trovo un po' banalotto, potresti sforzarti di trovargli un nome più consono alla sua
doppia natura, dopotutto Vargas, il monaco che l'ha trovato, ne era consapevole fin dall'inizio, no? comunque questa è soltanto un'impressione personale :-) il racconto in se è scritto bene, il ritmo è ben dosato, ma a questo punto non so se è una tua scelta, quella di trascurare l'aspetto descrittivo. A parte qualche accenno sulla strada che fanno Vargas e Saga per arrivare al monastero (?), non c'è nemmeno un cenno sugli ambienti e , secondo me, non si capisce molto bene dove si trovano i "dodici": inizialmente sembra siano nei pressi del luogo in cui si svolge il colloquio, poi si lascia intendere che sono distanti (quando Saga si gira verso di loro, forse?), ma in effetti non dai alcun riferimento. Non so potresti arricchirlo e dare alla storia uno spessore diverso, capisco che il racconto è incentrato sull'incantesimo e sul ragazzo, ma creare un ambiente potrebbe servire a separare ancora più efficacemente il piano reale da quello astrale, no? beh, sappi comunque che la storia mi è piaciuta e ribadisco che, a mio parere, potrebbe benissimo essere parte di una saga (ed ho in mente un paio di tuoi racconti che potrebbero farne parte, se rivisti ed opportunamente rielaborati).
spero di no averti stancato con troppe parole e spero altresì di non essere stato troppo impertinente!
saludos
Antonino (Straniero)

 

da anjiinsan2003 (06 lug 05):

Il tuo racconto sembra veramente l'inizio di qualcosa di più vasto, una specie di prologo. Ha un tono pacato e quasi sognante nel descrivere situazioni abbastanza forti, e questo non è male, anche se secondo me mancano delle emozioni un pò più decise: ho trovato solo molta malinconia. Comunque l'ho apprezzato più di altri tuoi lavori. Le frasi spezzate....beh, generalmente non mi piacciono come impostazione di stile, ma devo dire che qui danno un certo ritmo non spiacevole. Due cose: i nomi dei protagonisti li metterei subito all'inizio, e caricherei l'incantesimo dei monaci contro il demone con un pò più di preludio drammatico.

Dimenticavo di aggiungere una cosa....scusa questo commento a rate, ma a volte mi capita: L'idea è svolta in modo originale e tutto sommato un momento "forte" c'è. quando Saga ha la consapevolezza di quello che è ma riesce a consolare il suo maestro...e Vargas, che tale consapevolezza ce l'ha già da tempo, piange per lui e per la sua vita già così predestinata...

 

da iliannrs (07 lug 05):

Penso che questo scritto abbia tutte le carte in regola per diventare qualcosa di più.
Il personaggio di Saga è molto carismatico.

 

da Elfwine (07 lug 05):

Non c'è che dire...non posso dire che l'intreccio non mi sia piaciuto, anzi!
E' interessante questo spostamento che descrivi da astrale a fisico, che riprende poi la doppia natura di Saga. L'unico appunto che potrei farti è che il tutto mi sembra un pò confusionario, non si sa quasi nulla di questi personaggi tranne il presente, non c'è nulla che possa far tornare alla
mente, ad esempio, perchè il demone ha deciso di insediarsi proprio in un bambino, oppure che tipo di monaci sono quelli che nomini nel racconto. Di certo l'indeterminatezza è funzionale ad un racconto breve, è fuor di discussione, ma penso che forse da quesa base potresti trarci fuori qualcosa di interessante un pò più esteso, anche perchè, come ti ho detto, la trama mi sembra vada più che bene.
Ciao...

 

da ominoVerde (07 lug 05):

Il racconto mi è piaciuto.
Per l'esattezza, l'idea mi è piaciuta molto, i personaggi anche. Lo stile è comunque scorrevole ma mi pare un po' troppo troppo secco per i miei gusti, non solo, come ha notato qualcun altro, per l'assenza di descrizioni, ma anche per un ritmo che mi è sembrato un po' troppo monotono, composto quasi sempre di brevi frasi staccate. Non so bene come spiegare questa mia sensazione. Come ho detto è probabilmente questione di gusti. Ho avuto un po' l'impressione che, forse per timore di annoiare, non abbia voluto espandere bene certe scene come avrebbero meritato ( e meritavano a mio parere : l'idea è mi è piaciuta molto e mi sembra che ci sia anche una discreta scioltezza nello scrivere). Insomma, niente male e spero di leggere ancora e di più su questi personaggi

 

 

-=Riconoscimenti=-

 

Agenzia ALeS: Racconto giunto in finale nella prima edizione del concorso "I mondi di altrove" (2006)

 

 

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