Il cavaliere demoniaco dalle ali angeliche

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(Dark Schneider - Bastard!!)

 

 

 
-=Spot=-
 


 
 
-=Introduzione=-

 

Data di creazione : 5 marzo 2003

Ultima modifica : 01 febbraio 2005

 

Ero indeciso se descrivere quanto segue in forma di racconto o in forma di poesia, anche se credo che un racconto di genere fantasy riesca a rendere meglio l'idea che avevo in mente.  Tutto il racconto è incentrato su di una figura, una figura demoniaca e divina al tempo stesso che rappresenta l'essenza stessa della distruzione, che rappresenta tutti i limiti imposti all'uomo, il destino e la presenza dell'assoluto. Naturalmente rappresenta anche molte altre “cose”, tutto dipende dal lettore. L'idea alla base del protagonista di questo racconto trae origine da Dark Schneider e da Belzebub di Bastard!! (di K.Hagiwara), da Gatsu di Berserk (di K.Miura), dal Bestelbulzibar della Trilogia del Demone (di R. A. Salvatore) e non solo. L‘idea che volevo rappresentare è quella di un personaggio fortissimo, incommensurabilmente potente, che vive al di là della dimensione umana ma che alla dimensione umana è in qualche modo legato: un essere insomma che non teme né il Bene né il Male, ma che da entrambi è stato generato, un essere che non trova limiti e pari nel mondo degli umani. Una divinità che non appartiene né alla luce né alla tenebra. Tuttavia sono riuscito a rendere questo solo in parte (in quanto anche al cavaliere demoniaco dalle ali angeliche sono stati posti dei limiti, come la schiavitù ad un segreto volere superiore), e questo credo sia dovuto al fatto che ho cercato di scrivere quanto segue il più rapidamente possibile, per imbrigliare l'idea stessa sul foglio, per intrappolarne l'essenza  del personaggio, quasi temendo di "perderlo" se solo avessi aspettato troppo prima di descriverlo.

 

 

-=Il cavaliere demoniaco dalle ali angeliche=-

 

“…Non esiste forza

o potenza alcuna

      che riesca a sovrastarmi…”

 

I due eserciti si stavano preparando per la battaglia che da lì a poco sarebbe infuriata. Si stavano studiando, ai lati della grande vallata, mentre i generali decidevano la miglior strategia di guerra e i capitani organizzavano gli uomini che avrebbero dovuto guidare contro il nemico.

 

Un tuono e, in un improvviso squarcio di luce, le tenebre si schiudono: una creatura dorme nell'oscurità della pietra.

 

La guerra ormai infuria.

Urla di rabbia e di dolore.

I comandi impartiti dai capitani e le urla di incitamento prima della carica.

Combattimenti e sangue: gli uomini combattono e si uccidono per la supremazia sul territorio.

 

Un tuono e, in un improvviso squarcio di luce, le tenebre si schiudono: una figura avvolta nel Manto delle Tenebre, un manto nero, antico come il tempo, siede su di una roccia all'imboccatura della caverna. E' una donna dai lunghi capelli. Siede in silenzio e con un flauto suona una musica dolce e divina.

La creatura informe imprigionata nell'oscurità e nella pietra apre gli occhi e, lentamente, si libera dal suo giaciglio secolare.

La musica diffonde nell'aria e, seguendone le note, la creatura assume forma di oscuro distruttore. Apre gli occhi e un cinico sorriso si dipinge sul volto mentre torna alla vita.

 

Ancora un tuono e, in un improvviso squarcio di luce, le tenebre si schiudono: la caverna è ormai vuota, ormai vuoto è il trono di pietra e di ghiaccio.

Dall'alto delle montagne lui osserva la vallata e la battaglia che i mortali stanno conducendo.

La donna suona ancora, avvolta dalle tenebre, mentre una lacrima scende sul suo candido viso d'angelo.

La creatura ne è consapevole: percepisce chiaramente il suono che dalle sue mani prende struttura. Percepisce la musica e il disegno in essa racchiuso.

E percepisce qualcosa che non riesce a spiegarsi, una spiacevole sensazione di dejà - vu che non riesce a tollerare e che origina da quella donna che umana non lo è di certo.

Per un poco rimane ad osservarla, indugiando a lungo con lo sguardo su di lei, quasi tentasse di rammentare qualche evento del passato, cercando di ricordare, cercando di scrollarsi di dosso il torpore di secoli di letargo.

Ma poi da essa si allontana, vittima dell'incantesimo che dal Manto delle Tenebre scaturisce e, volgendo la propria mente al compito che lo attende, osserva la battaglia nella vallata sottostante.

 

Piove mentre gli uomini combattono.

Cariche si alternano a duelli.

Il clangore delle spade, scudi che si infrangono e lame che tagliano la carne.

Un vento gelido percorre il campo, si insinua ovunque, nell'animo e nelle armature.

Scende la notte. O almeno è quanto sembra.

 

Un tuono, e poi un lampo irrompe nel caos della battaglia a illuminare tutto per un istante: una figura umana è sospesa a mezz'aria, immota.

Una terribile esplosione di colore viola nel centro della vallata.

Rimane solo un cratere e degli uomini che vi erano nemmeno la cenere.

Gli uomini arretrano sgomenti mentre scende un inquietante silenzio di morte.

Un tuono e poi un lampo ad accompagnare le nuvole tenebrose, mentre la figura di uomo scende lentamente tra i combattenti.

Si posa dolcemente all'interno del cratere che ha creato, mentre il vento gioca con le sue candide ali di luce bianca. Il fuoco nero gioca ai suoi piedi: servo ubbidiente e fedele.

Le candide ali bianche suscitano il dubbio nel cuore delle centinaia di soldati.

L'armatura perfetta e completa, come quella dei nobili più raffinati, di colore tenebra argento e oro. Lo ricopre completamente lasciandogli scoperto solo il volto e i lunghi capelli neri lucenti.

Il volto perfetto e bellissimo, che niente ha di umano. Levigato e irreale, con leggere tracce d'inchiostro ad ornargli le tempie: strani simboli di una lingua antica ormai perduta, simboli arcani e proibiti.

I suoi occhi d'oro scrutano attentamente gli umani attorno.

Chiude gli occhi per un istante, e tutto tace. Anche il vento smette di soffiare: la natura è in ascolto dei suoi comandi. Anche le nuvole del cielo sono incapaci di muoversi e la pioggia smette di scendere dal cielo, si fossilizza nell'aria: nulla si muove e nulla si ode.

Molteplici espressioni sui volti dei soldati: meraviglia e terrore.

Alcuni pensano che sia un prodigio.

Alcuni silenziosamente pregano.

Alcuni sacerdoti, chiamati a benedir le armi, si inginocchiano a pregare.

Domande e dubbi, la gola secca e un terribile silenzio tutt'attorno.

Un'immobilità irreale che pervade la natura stessa.

 

All'improvviso il cavaliere apre gli occhi e un frenetico martellare di tamburi si diffonde nella vallata accompagnato da striduli suoni e rumori inquietanti che i soldati sanno provenire dall'inferno. E poi il turbinio del vento, che disperde e trascina lontano il canto degli inferi.

Poi tutto tace di nuovo, come se il suono fosse stato trasportato altrove dai suoi pensieri, di nuovo confinato nel baratro oscuro da cui originava.

E poi il tuono, e la figura terribile e silenziosa con voce atona e maledetta, proclama il destino di ognuno: “Io porto la distruzione!”

Cuori in subbuglio e muscoli incapaci di muoversi, mentre il nero cavaliere dell'abisso porta lentamente una mano alla schiena e solleva nell'aria una spada magnifica e perfetta: la lama d'argento con strane coloriture nere ai lati della lama su cui simboli antichi riportano parole funeste di incantesimi proibiti. Un teschio umano ad ornare l'impugnatura possente.

L'essere che non può essere ucciso allora sorride e improvvisa scende la nebbia sulla vallata, una nebbia fitta e malvagia.

Inizia la macabra danza della morte mentre la nebbia tutto avvolge.

I soldati non vedono più nulla, sono ciechi ed inermi di fronte al destino.

Si avvertono solo i fendenti della spada dell'oscuro cavaliere demoniaco dalle lucenti ali angeliche.

Fendenti e strazianti urla di agonia ovunque.

E la paura, un terrore primordiale, gelido e profondo.

Combattimenti che non si possono definire tali, tra esseri umani inconsapevoli e una creatura dell'assoluto.

La nebbia tutt'attorno e la privazione della vista.

La nebbia si nutre del terrore delle vittime e cresce e si espande e copre ogni cosa: i suoni giungono ovattati e distorti.

Ovunque solo urla e mutilazioni.

Cresce il terrore mentre la nebbia divora la speranza.

Non vi è scampo, nemmeno la fuga.

Sarà questione di tempo, solo questione di tempo.

Nessuno può competere con il cavaliere della distruzione, così è stato in passato, così sarà ora.

Solo morte. Solo distruzione.

Poi ad un tratto scompare la nebbia ed un raggio di sole squarcia le nuvole del cielo. Il cavaliere ha già ucciso centinaia di soldati e si sta pulendo la spada con le vesti dell'ultimo sacerdote che ha trucidato, un uomo che si nascondeva invano dietro una croce in cui a malapena credeva.

I soldati si cercano l'un l'altro sgomenti e terrorizzati, mentre il sole vince le tenebre della notte apparente.

Il cavaliere guarda al cielo in silenzio.

Molti, alla vista di tanta morte si sentono persi e fuggono.

Nessuno di loro, riuscirà tuttavia ad abbandonare vivo la vallata.

 

Una musica suona nell'aria, una musica per i soldati umani. Il requiem a loro dedicato dalla suonatrice che siede all'imboccatura della prigione della bestia.

Ecco allora che accade qualcosa: nel cuore degli uomini torna la speranza e una rinnovata forza e i soldati decidono di combattere insieme l'araldo della morte.

Uniranno le forze e vinceranno la morte.

Nessuno pensa a fuggire.

Nessuno vuole concedere vittoria al cavaliere demoniaco dalle ali angeliche.

Una pioggia di frecce e di dardi si abbatte sull'oscuro combattente. Ma di esse egli non si cura, poiché protetto da una magia potente. Nessuna delle frecce lo scalfisce: tutte bruciano in volo.

Allora i soldati si lanciano alla carica, compatti e uniti, al seguito di Sigfrid Leone Bianco, l'eroe della Battaglia dei Cento Giorni, il cavaliere indomito che non è mai stato sconfitto.

Il cavaliere nero lo vede e, con un rapido movimento, ne scansa la lancia e ne ferisce a morte il cavallo.

Sigfrid si rialza deciso a distruggere il demone, che nel frattempo già ha ucciso altri due guerrieri, valorosi soldati del suo seguito.

Il Leone Bianco urla e si getta contro il possente guerriero delle tenebre ingaggiando con lui uno scontro senza pari, mentre i soldati lo incitano e urlano.

Il cavaliere del destino ride: ”Stupido mortale!”.

Le spade si scontrano parecchie volte: Sigfrid combatte come un leone, senza sosta e con il cuore. Dopo qualche istante, finalmente, un varco nelle sue difese e, scansata la poderosa spada d'argento con un bracciale, la spada della giustizia trafigge il cavaliere nero al petto.

Sgorga sangue nero dal cuore tenebroso del mostro.

I soldati esultano per la vittoria, mentre Sigfrid rigira la spada nella ferita.

Ma il demone non fa una piega, alza il volto, e fissa l'eroe con i suoi occhi d'oro, lo fissa e ride feroce.

La lama del Leone bianco, inizia a corrodersi e l'eroe, il bianco paladino della giustizia, ne abbandona la presa.

Il demone avanza, afferra l'eroe con entrambe le mani e lo solleva da terra.

Le gambe di Sigfrid non toccano il terreno, mentre la paura torna sul suo volto, come prima nella nebbia si sente solo, impotente, privato di se stesso.

In quegli occhi dorati, vede l'inferno e gela il sangue nelle sue vene.

Con un ringhio demoniaco e tremendo, emettendo un suono orribile che strazia i timpani, appellandosi alla sua forza, strappa in due il corpo dell'eroe e ne getta i resti ai piedi dei soldati che poco prima incitavano il loro capitano.

Armatura ossa e carne giacciono a terra, in una pozza di sangue e visceri.

Una risata diabolica si diffonde tremenda nell'aria.

Sul suo corpo nemmeno una ferita appare evidente. E nemmeno una goccia di sangue intacca lo splendore della sua armatura divina.

Osservando i soldati e l'espressione di terrore nei loro volti, esclama calmo: “Non esiste forza o potenza alcuna che riesca a sovrastarmi!”

Poi, la sua spada prende fuoco e, bruciando di un fuoco bianco, candido come le ali che porta sulla schiena, con un colpo solo, si libera la strada riducendo a brandelli e polverizzando i soldati coraggiosi che seguivano Sigfrid.

Poi solleva in alto la spada e richiama la nebbia, un vortice d'aria che scende dal cielo e si diffonde ovunque divorando ogni cosa.

Una risata torna a riecheggiare nell'aria, mentre il demone riprende la sua macabra danza di morte, il compito al quale è preposto.

Di nuovo i soldati sono prigionieri di una prigione senza pareti, schiavizzati dalle proprie paure, incapaci di sfuggire alla forza inarrestabile del demone alato.

Impotenti, ridotti a niente: impossibile la lotta, impossibile la fuga.

Ogni speranza è negata da tutte quelle urla e tutto quel terrore.

Ogni soldato si ritrova solo, perduto e terrorizzato. Sente costantemente le urla di morte dei suoi compagni farsi ogni istante più vicine.

Lentamente, ognuno sente l'avvicinarsi del distruttore.

E il distruttore avanza, nella nebbia che lui stesso comanda. Avanza e semina morte e dolore, a cui è insensibile e indifferente, un burattino inconsapevole schiavo di quel suono che lui solo ode. Il suono dolce e armonioso di un flauto, che lo incita e lo governa, e annulla in lui la ragione.

La nebbia si apre e ogni soldato lo vede avanzare verso di se, potente e maestoso. Immenso e perfetto.

Non vi è speranza, solo un terrore primordiale e assoluto.

E poi la morte.

 

Al tramonto la vallata è ricoperta di sangue e cadaveri dilaniati.

Nessun uomo è stato risparmiato dai fendenti della belva: colpi così potenti e devastanti da squarciare la terra.

E per coloro che non son stati colpiti dalla spada, è stata la magia a fare da guida verso l'oltretomba. La magia in forma di folgori e spaventose visioni, e fiamme viola e rocce infuocate dal cielo.

Neri avvoltoi e corvi e sciacalli si aggirano tra i morti nell'ora del crepuscolo. Nel cielo i colori del tramonto mentre uno stormo di uccelli migra verso sud e il vento muove le fronde degli alberi.

Nessuno è stato risparmiato.

Nessuno vive.

Poi, inchinandosi deferente al sole dell'alba, l'occhio di Dio che tutto vede, l'essere della distruzione si alza in volo.

Per qualche istante quel suono tace, quel suono melodioso che lo ammaliava.

Libertà finalmente, dopo secoli di prigionia nel suo trono di pietra e ghiaccio: per il cavaliere eterno dall'armatura di tenebra e argento questa è la vittoria più grande.

Ma il suo volo è breve.

Una forza sconosciuta lo trattiene.

Una forza magica e invisibile che riecheggia nelle sue orecchie divine.

La musica di un flauto che nuovamente suona. La musica infernale e divina dalla quale non può trovar riparo. Contro di essa a nulla valgono i suoi poteri, né le sue armi né la volontà. Questa volta il suono è violento e tagliente, una musica cacofonica che lo annienta.

D'improvviso cade e, mentre si contorce e divincola, come intrappolato in una rete, il suo corpo inizia a sgretolarsi, colpito come da un'invisibile frusta celestiale: è il potere della musica divina che la donna suona all'imboccatura della caverna.

Questo il suo ultimo rabbioso pensiero mentre si riduce in polvere, polvere e piccole fiamme che un vento sovrannaturale trasporta fino al suo trono di pietra.

 

Non è ancora terminato il tempo della prigionia e nonostante i suoi sforzi, il cavaliere demoniaco dalle ali angeliche è ridotto di nuovo in pietra.

Di nuovo il sonno indotto, per dominare colui che non si può contrastare. Arriverà nuovamente il tempo per la battaglia.

E secondo il Patto Antico, giungerà anche il momento della Liberazione, ma per ora è ancora Lui ad averla vinta.

Per adesso, solo un lago di morte e devastazione ne rammenterà a tutti la tacita presenza.

Armi e corpi devastati riposano per sempre sotto la protezione delle stelle e quando compare la luna, la figura di donna avvolta nelle tenebre smette la sua divina melodia. Alzatasi, rimane immobile nell'aria della sera ad osservare la creatura della distruzione e della guerra.

Racchiuso nella pietra non ha forma alcuna, e la sua forma, non è la stessa di quando, nei secoli passati, il suo splendore eguagliava il sole.

Per un attimo, quella donna misteriosa si abbandona sulla scia dei ricordi, rammentando le sue gesta e le sue parole, sussurrando senza voce quell'antica promessa.

Un ultimo sguardo alla figura di pietra informe, una lacrima e un saluto all'essere che un tempo amava e, sciolto il Manto delle Tenebre, libera le luminose ali angeliche per tornare al mondo cui appartiene.

 

Leonardo Colombi

 

 

 

Creative Commons License
Opera proposta sotto una Licenza Creative Commons.

 

 

-=Commenti ricevuti=-

 

Commenti sul sito e dalla ml di Fantasy Story :

da black rose (14 aprile 05) :

un racconto stupendo!! ps : anch'io rivedo Gatsu nelle tue parole...

da Astfelia (02 giugno 05):

Ciao Leonardo,
ho apprezzato questo tuo racconto, rende abbastanza bene l'idea del personaggio al di là del Bene e del Male, solo che a volte il tono della narrazione mi sembra un po' troppo altisonante, anche forse se il clima
della storia lo richiede.
Mi è piaciuta in particolare la figura della donna col flauto: molto suggestiva.
Complimenti!

da Malkavian (04 giugno 05):

Ciao Leo!
Allora lo stile diverso e scheletrico mi dava un po'  fastidio all'inizio, ma poi, gia alla terza quarta riga, mi sono accorto che piaceva e funzionava, per certi versi da anche una certa musicalità al racconto, ogni tanto rime velate e assonanze fugaci completano un bello stile dopotutto, bella trovata
La vicenda mi sembrava "la solita sbobba" ma subito si avverte qualcosa di diverso, gia come lo avvertono i combattenti, qualcosa di strano è in arrivo, così pure nella stesura c'è come un cambiamento di velocità e di stile che accende il piacere della lettura.
non faccio mai commenti o domande sulla storia, mi limito a leggerla, ma mi piacerebbe sapere se hi in serbo un preque lo un sequel, davvero sono rimasto affascinato dalla vicenda e dalla descrizione del massacro. La discesa dell'angelo poi, sei riuscito a rispolverare una scena sbobbosa rendendola biblica [nel senso di leggendaria].
Per altre cose, non so, non ti conosco molto bene ancora e non so dove avresti voluto o potuto dire altro, perciò mi limito al commento, scusa.
Senza fiato. Complimenti

da Elfwine (05 giugno 05):

Ma vi siete dati tutti al male...^___^...scherzo ovviamente, è che questo è il secondo racconto consecutivo in cui è il Male a far da padrone. Penso però che in questo caso la questione sia più profonda. Nella parte finale, infatti, lasci aperta ogni possibilità interpretativa quando dici <<Un ultimo sguardo alla figura di pietra informe, una lacrima e un saluto all' essere che un tempo amava...>>, perché lasci in sospeso la storia di questo cavaliere, facendo supporre che un tempo fosse diverso. E la figura della misteriosa Suonatrice che tanto potere ha su questo essere demoniaco contribuisce ad accrescere quest'aura di suspense. E ritengo che il valore di questo racconto risieda più in quello che non dici e lasci intendere che
in quello che descrivi. Complimenti!

da Straniero (11 giugno 05):

non sono molto ferrato nella lettura delle opere che ti hanno dato ispirazione (ho soltanto letto qualche numero di Berserk), però credo tu sia riuscito a tirare fuori una storia ben orchestrata, con un ritmo serrato ben suggerito dalla punteggiatura. certo, Lui è fortissimo, anche se non si capisce bene quale sia la sua maledizione e perché faccia quello che fa...probabilmente è parte di un ciclo, o no?

da Hikaru Hino (05 dicembre 2006):

a me piacciono le tue idee narrative, mi piace che lavori su cose che ti ispirano e che arrivano da ogni parte per trarne dei racconti, mi piace che rielabori personaggi che puoi aver amato (evitando le fan fiction, ma mettendoci del tuo), mi piace il modo in cui ti esprimi, insomma questo testo mi è piaciuto, ma... ma. Non so, mi sarebbe piaciuto che fosse più narrativo e meno poetico, come hai detto eri indeciso se rendere l'idea un racconto o una poesia e si vede, ma credo che se avesse avuto uno stile meno poetico sarebbe stato ancora più incisivo

da Caladan Brood (19 aprile 2006):

molto bello. certo, poveracci quelli si sono trovati sul campo di battaglia ^_^ ma l'idea che volevi dare di personaggio inbattibile direi che l'hai centrata in pieno (che tra l'altro non so quanto sia somigliante al peronaggio di Salvatore, non l'ho mai letto, ma la somiglianza con Gatsu la vedo, in particolar modo per quanto riguarda il cimitero che si lascia alle spalle ogni volta ^_^). L'idea poi di dare proprio alla donna che un tempo era innamorata del cavaliere la capacita' di risvegliarlo e rimetterlo a nanna mi e' sembrata molto bella, la relazione che c'era tra loro due e' appena accenata ma non per questo meno profonda. Il tutto scritto molto bene, prosa poetica, ammesso che il termine esista ovvio ^_^. Un bel racconto, complimenti veramente

 

Commenti ricevuti via mail:

da Death Knight ( www.apocalisse.org )

il cavaliere demoniaco secondo me è la versione alata di Gatsu! :-P

da Alyb (29 aprile 2006):

Evvai, finalmente un racconto come lo avrei scritto io! Mi è piaciuto il gioco tra la battaglia che infuriava e la musica di sottofondo che sembra quasi ricordare al cavaliere che non è invincibile, anche se non sembra. Per essere dei veri pignoli, secondo me devi stare attento a non cadere nello stereotipo di un fantasy: mi spiego, leggendo il testo, alcuni penseranno che non è originale o che i riferimenti a patti antichi sono troppo campati per aria... Comunque, io penso che il racconto sia molto bello e che spiazzi il lettore (vedi quando muore l'eroe umano) lasciandolo a ripensare alle sue esperienze, alle sue battaglie... P.S.: mai pensato a scrivere un seguito per spiegare qualcosa di più?

 

Commenti su Scrivendo :

da Kyle (29 maggio 05) :

Bella l'idea del demone bellissimo (perchè alla fine è praticamente una specie di demone, no?) e cattivissimo, anche quella della donna misteriosa che un tempo era l'amante del mostro!
Forse la carneficina fine a se stessa e totalmente gratuita è, appunto, un po' troppo immotivata, specie se il supercattivo non si schiera, ma forse è proprio questo che volevi rendere... (e poi chissà che non abbia un valore simbolico?) e l'hai reso bene...
Ecco, c'è solo quel Leone Bianco che salta un po' fuori dal cilindro e viene liquidato un po' più in fretta degli altri che ti lascia un po' lì... Ma alla fine non era la SUA di storia, no? (e si è visto!)
...Alla fine i buoni sono passati di moda! ;-)
Ciao!

da WEST (29 maggio 05) :

CLING, CLANG. Cozzano le spade in uno scenario apocalittico.
Anche l'altro racconto era bello, quello che sembrava una miscellanea tra la prima guerra mondiale con le trincee e rollerball con i caschi in testa.
Spesso dietro le figure malefiche e demoniache che descrivi arriva a sorpresa una vicenda di sentimenti che fa da contrasto nel girone infernale delle armate delle tenebre o di creature mostruose. Prenderei i tuoi racconti e li farei leggere cento volte agli sceneggiatori due camere e cucina ma questo è un altro discorso, torniamo alla scrittura. Sei in autore che "osa". Descrivi grandi scenari ma allo stesso tempo dici tante cose che vengono da mondi lontani, immaginari ma che sono molto attuali. Cosa chiedere di più alla tua fantasia? Quando leggo "io vedo" vedo quello che descrivi nelle tue righe.
Siore e siori Leonardo Colombi, il mitico.
("cacofonica" termine che sento troppo moderno in questo contesto.)

da LoRe (29 maggio 05) :

Wow! Forte!
Mi ha fatto pensare un po' a Final Fantasy, ai migliori mostri/demoni di Final Fantasy ( quando evocavo Odino o Odin e lui veniva giù dal cielo e spaccava tutto! ).
Ho pensato anche al Signore degli anelli.
Ecco: pensato e basta! Perché la tua è una storia originale e stupendamente scritta/descritta, con un finale inaspettato e molto bello.
Originale anche il fatto che il demone/mostro non abbia un tallone d'Achille: mi aspettavo che Leone Bianco lo trovasse e invece... che shock!
Anzi, forse il suo unico tallone d'Achille è la musica ammaliatrice suonata dalla donna misteriosa...
Complimenti!

P.S. Mi piace chi osa e chi sperimenta stili e storie diverse. Ci provo anch'io. E' bello esplorare nuovi mondi!

da dany (29 maggio 05) :

bellissimo, leonardo,Un ultimo sguardo alla figura di pietra informe, una lacrima e un saluto all'essere che un tempo amava e, sciolto il Manto delle Tenebre, libera le luminose ali angeliche per tornare al mondo cui appartiene. forse siamo tutti cavalieri demoniaci dalle ali angeliche nel fragore rutilante delle armi mitiche e reali, sei bravissimo, ciao, daniela

 

Commenti ricevuti su Racconti:

utente anonimo (16 maggio 2006):

Commento: è un racconto che esprime tutta la violenza e il contrasto fra la forza bruta e primitiva di fronte a quella paradisiaca

 

Discussioni su Graphite :

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Commento ricevuto dalla redazione de Il Salice narrante :

Potere arcano di antiche leggi che con violenta mano irrompono nel mondo degli umani. La furia degli uomini in battaglia non vale di fronte al destino che incombe sopra ognuno di loro. Demoni ed eroi si sfidano impavidi fino al compiersi supremo del proprio destino. Un magico racconto fatto di espedienti che scendono nell'anima, che pongono un limite a ciò che limite non ha. Narrato come un antico poema, risveglia il senso d'immensità dell'uomo di fronte all'eterno. Nuphar Salix

 

 

-=Riconoscimenti e Pubblicazioni=-

 

Pubblicato sul numero di luglio-agosto 2006 della rivista letteraria creata da "I Vedovi Neri"

Link: http://www.ivedovineri.it/sf.html         Download

 

 

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