La "Conferenza della pace" tenutasi a Parigi, dal 18 gennaio 1919 al 10 agosto 1920, mise definitivamente termine alla grande guerra.
    Improntata sui quattordici punti di Wilson -il presidente americano-, la discussione tra i vincitori del conflitto, era accomunata dal desiderio di imprimere una svolta radicale capace di allontanare gli spettri di nuovi possibili conflitti. La strada intrapresa risultò però errata: ne è dimostrazione il cattivo esito che ebbero i trattati, stipulati nella conferenza, mossi in particolar modo dalla volontà di attribuire agli sconfitti l'esclusiva responsabilità della guerra.
    Il trattato di Saint Germain en-Laye, che l'Austria firmò nel 1919, sfaldò l'impero Asburgico, dalle cui rovine si costituirono la Repubblica Austriaca, la Repubblica Cecoslovacca, il Regno Jugoslavo, mentre il Trentino, Sud tirolo-Alto Adige, Gorizia e Trieste vennero cedute all'Italia, che dovette però rinunciare alla Dalmazia, rivendicata dalla Jugoslavia anche se, per le clausole del precedente Patto di Londra, sarebbe stata l'Italia a doverla avere.
    Wilson non si sentiva però vincolato da quel Patto e, anzi, accuserà
    l'Italia -nel "Manifesto al popolo italiano"- di aver assunto un carattere imperialista che andava contro i diritti degli oppressi.
    La reazione dei delegati italiani -Vittorio Emanuele Orlando e il ministro Soninno- fu di abbandonare (24 aprile 1919), il tavolo delle trattative.
    Questo gesto suscitò nelle masse italiane un senso di orgoglio ferito, stimolato da quelle agitazioni di carattere nazionlistico-patriottico che già nel 1918 avevano spinto Gabriele D'Annunzio e i suoi fedeli a occupare Fiume. Ci troviamo di fronte a quello che passerà alla storia come il "mito della vittoria mutilata".
    Le conseguenze della prima guerra mondiale furono ben evidenti in Italia, che come nel resto d'Europa, era entrata in una grave crisi base di un periodo di forti tensioni politoco-sociali, cui la vecchia classe dirigente liberale non seppe far fronte. Questa fu individuata come causa fondamentale dell'affermazione del fascismo in Italia.