Il termine nazionalismo nacque nel XIX secolo come estensione del concetto di nazione: un insieme di individui aventi determinate tradizioni storiche, culturali, linguistiche e accomunati dalla coscienza di un'identità comune da difendere secondo il "principio di nazionalità", che fa corrispondere ad uno stato una nazione.
Inizialmente inserita in un contesto politico di stampo Mazziniano, che collocava l'idea di nazione in un panorama sociale intriso di valori spirituali e morali, la concezione di nazionalità andrà modificandosi con il sucessivo imperialismo (1870-1914 circa). In questo contesto gli stati dell' Europa centrale adottarono una politica mirata al colonialismo "competitivo" e abbatterono il "pricipio di nazionalità" con il termine nazionalismo, inteso come complesso di idee che esaltavano il primato e potenza nazionali di uno stato, che mira all'espansione personale, mosso da una "volontà di potenza" ed esasperazione del patriottismo, e si risolve nell'auoritaria affermazione di valori che trascendono le esigenze della realtà politica e sociale dei Paesi stranieri. Il nazionalismo di fine '800 propose ioltre una concezione autoritaria della vita politica interna: il disprezzo del sistema parlamentare, dei valori della democrazia e del socialismo; il culto della forza; l'esaltazione della guerra
Il carattere nazionalista prevalse, rispetto ai presupposti di carattere pacifista, nella Conferenza della pace, e sarà fortemente ripreso da Mussolini -per primo- nell'ambito del fascismo italiano e dal successivo nazismo di Hitler. Le ideologie di questi regimi totalitari sono state ricollegate alla "volontà di potenza" espressa dalla filosofia irrazionalistica (fine ottocento) di Friedrich W. Nietzsche.
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