Il 18 gennaio 1919 si aprì a Parigi la Conferenza per la pace, presieduta dal premier francese Clemenceau, alla presenza dei ventisette Paesi vincitori.
La Conferenza era dominata dai quattro "grandi" -Wilson per gli USA, Lloyd George per l'Inghilterra, Clemenceau per la Francia, Orlando,anche se ebbe minor peso nelle trattative, per l'Italia- e si concluse il 10 gennaio 1920 con la stipulazione di cinque trattati che dettavano le loro condizioni .
La discussione si svolse in un clima carico di tensione, dovuta alle diverse esigenze dei Paesi vincitori.
Da una parte c'era Wilson, che, attraverso i suoi quattordici punti del 1918, formulava principi di una pace giusta e duratura al fine di costruire un mondo pacifico, basati in particolar modo sulla libertà dei mari, la fine della diplomazia segreta, il rispetto delle nazionalità, il diritto dei popoli all'autodeterminazione(ebbe origine con il Congresso di Vienna del 1814 mentre, con l'età dell'Imperialismo, non fu più rispettato) e la costituzione di una Società delle Nazioni con sede a Ginevra. Quest'ultima ebbe però problemi quando, nel 1919, il senato americano si rifiutò di ratificare il trattato di Versailles.
Oltre a Wilson presero posizione le volontà dei Paesi vincitori, che volevano trarre il massimo vantaggio dalla vittoria, scaricando tutte le colpe sugli sonfitti e in particolar modo sulla Germania, verso la quale, soprattutto la Francia aveva dei risentimenti.
Come risultato, quindi, gli intenti pacifisti che accomunavano gran parte dell'opinione pubblica passarono in secondo piano, mentre prevalsero gli interessi imperialistici di Francia e Inghilterra, che dominarono le decisioni prese nei trattati, dai quali uscì ridisegnata la carta politica europea in seguito al crollo dell'impero germanico e dei secolari imperi di Austria, Russia e Turchia.
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