RIFLESSI
di

Carlo Bramanti

 

La neve ad Augusta era un miracolo: eppure stava accadendo .

Affacciati dalla finestra , parlammo per l'ultima volta .Con le mani le sfiorai il  volto: sapevo che doveva andare, che qualsiasi tentativo  di trattenerla sarebbe stato vano. Guardammo la gente che stava sotto di noi : adesso tutto sembrava così piccolo, insignificante .

C'era  un  uomo  con  uno  sporco impermeabile bianco che cercava di vendere dei piccoli oggetti  di quarzo. La gente, in un primo momento, non lo guardò nemmeno.

Disse, con tono disperato  e con un incerto italiano, che aveva una  famiglia  sulle  spalle; che anche lui aveva diritto di vivere, ed anche i suoi figli. Ora, la gente gli stava alla  larga, aveva paura .

Quando mi voltai lei non c'era più. La trovai sulla soglia, con  la  vecchia  valigia  rossa  in mano  .

"Cosa hai messo lì dentro ?",  chiesi trattenendo il pianto .

"Niente di pesante : c'è solo qualche ricordo tuo e dei tuoi fratelli ..."

"Smetti di fare quella faccia " - aggiunse.

"Muore un fiore e ne nasce un altro ".

Il vento chiuse violentemente la porta e per un attimo credetti  che  il  mio  cuore  si fosse fermato. Lo sperai.

Rividi lo stesso folletto aligero,  quel compagno di notti insonni che non poche volte aveva tentato di tirarmi su il morale, senza  mai riuscirci. La nebbia ingoiò un angolo di  casa  e con esso anche il folletto;  poi,  in pochi istanti, si dileguò.

L'eco del mio respiro in quella immensa casa all'improvviso vuota divenne insopportabile .

Sentii  la  sirena  della polizia : due  poliziotti  erano  venuti  per  portare  via   l'uomo  con l'impermeabile bianco ed i suoi inutili oggetti di quarzo; il terzo, un mio vecchio amico, per dirmi che ero diventato padre. Ma  neanche  così potevo gioire,  non  ci  riuscivo  e  credo che il mio amico mi prese per  pazzo  quando mi sedetti  a  braccia conserte, con in volto tutta l'amarezza che avevo dentro, davanti al computer .

Lo impostai a sedici milioni di colori e cominciai a  scorrere le immagini: le nuvole, il mare e tutto quel che vidi erano solo parte del niente .

Scrissi di un ragazzo  senza  lavoro   senza  mete  apriche  e  salvai  il  file  con  il  nome Disperazione .

Feci le svolte ai miei jeans, all'improvviso troppo lunghi, come  faceva  sempre mia madre prima di mandarmi a scuola, poi decisi, dopo anni, di andare a messa nella  chiesa  dove ero cresciuto .

Non so cosa dovrò inventare per credere di più  in  me  stesso  e  negli  altri,  quali  monti immaginari dovrò ancora scalare , ma l'unica cosa certa è che non sono il solo ad essere in questo buio angolo di mondo .

Prima di entrare in chiesa pochi rami sfogliati e un passero con un'ala insanguinata si specchiavano nell'acqua che bagnava l'asfalto.

 

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