AVVENTURE D'AGOSTO
di

Roberto De Nart

 

   


Lo scenario in cui si svolge l’avventura estiva che brevemente andremo a raccontare, è quello della piccola provincia veneta, Belluno ad esempio, ma potrebbe essere anche Rovigo o, se preferite uno di quegli agglomerati urbani minori, quei tranquilli paesi cresciuti un po’ troppo in fretta e divenuti dei dormitori dove la sera rimangono aperti pochi locali e le facce che si incontrano sono sempre quelle da vent’anni e più. Fate voi insomma e giudicate, per gioco si capisce, chi dei due nostri protagonisti vada assolto o condannato in questa pubblica arena dove tutti possono esibirsi e dire la loro.

Nella sonnolenta Belluno d’estate dunque, cessato il coprifuoco invernale, e lontano dalle tradizionali e fragorose sagre paesane nelle frazioni limitrofe, le occasioni d’incontro appaiono per lo più relegate ai soliti pub ed enoteche, se si escludono i locali notturni, quelli dove più o meno esplicitamente oltre alla birra, viene servito anche un variopinto parco divertimenti per adulti con annesse inequivocabili varianti di club privée . Pub ed enoteche, insomma, continuano ad essere i luoghi più immediati e diretti dove diventa più facile entrare e socializzare, dove si riconosce ancora l’impiegato, l’elettricista ed il commercialista le due amiche in carriera di passaggio dopo la palestra e dove si possono scambiare quattro chiacchiere e, perché no, conoscere gente nuova. Tutto secondo un rituale “politicamente corretto”, con moderatore il barman, sempre in prima linea come un poliziotto di quartiere. E, del resto, sono oramai rimaste immortalate nel celluloide e nei ricordi degli anni ’60 e ’70 quelle scene di abbordaggi lungo le passeggiate del centro. Oggi nessuno oserebbe più riprovarvi. E’ in questa atmosfera rassicurante e familiare del pub che nasce l’avventura da “grande città”, in un villaggio che si crede, ma non è parte di quel Nord-est locomotiva economica, e vuole un po’ trasgredire, ma alla fine sceglie sempre di nascondere, occultare, piuttosto che esibire i propri vizi come appunto nelle sognate grandi città che trasudano opulenza e disincanto come in una pubblicità. Diciamo che il protagonista apparente di questa avventura di mezza estate è preferibilmente un piccolo imprenditore, un commerciante, o un professionista quarantenne o cinquantenne, meglio se coniugato, come vedremo più avanti. Il cerimoniale è sempre quello, ma garantisce il barman che funziona a meraviglia dai tempi di Adamo ed Eva. Un sorriso, l’approccio, un invito a casa di lei, un drink e della musica. Soltanto che con il click dello stereo si avvia anche la videocamera nascosta che registra l’intera performance. Poi quando tutto è passato, la partner occasionale si fa viva: ”Guarda che avrei qualcosa che appartiene un po’ anche a te, un filmato interessante”. Quindi una garbata richiesta di un pensiero. Un regalino in cambio della videocassetta. Come negarlo? Che sarà mai un cadeaux a chi vi ha dato l’illusione, per una notte, d’averla conquistata? Nulla di penalmente rilevante viste le circostanze, commenta l’amico avvocato, intendiamoci, nessun ricatto, non si configura l’ipotesi…la fattispecie, trattasi di mero invito. E a conti fatti, è poco più di una scatola di cioccolatini, se rapportato al reddito dell’intraprendente latin lover. Non rimane che assecondare questi comprensibili capricci, rimanendo in attesa di quella stramaledetta videocassetta che nessuno ha mai visto e  che potrebbe perfino non esistere, ma potrebbe anche essere già stata duplicata e finire chissà dove. Eppoi, ce l’avevano detto un po’ tutti, la televisione, i giornali, gli stessi amici nelle chiacchierate perditempo: mettiamoci in testa una volta per tutte che ci sono telecamere o web cam minuscole piazzate dappertutto pronte a spiarci, negli alberghi, in treno, al ristorante, non parliamo poi delle banche dei negozi e per le vie. Satelliti in grado di vedere un gatto che ruba la bistecca. Si, d’accordo, ma la faccenda ora non è più teorica. Qui c’è una videocassetta vagante che può avere conseguenze irreparabili se finisce nelle mani sbagliate. Per carità, lasciamo stare, mano al portafoglio senza discussioni. Forse il lettore, per un attimo nei panni del nostro protagonista, stava pensando ad un secco, Non ci sto?.  Cosa? Per così poco? Per quella famosa scatola di cioccolatini che dicevamo? Avete riflettuto bene? No, lasciate stare, date retta a noi, ora lo sapete, non potete più fare a finta di nulla. La prossima volta, dovesse capitarvi il sospirato incontro casuale, non chiedete nulla al barman sulle abitudini della ragazza, i dati sensibili li chiamano ora, non ve lo direbbe. Ed una volta nella stanza, non guardatevi troppo in giro in cerca di web cam o videocamere, tanto non le trovereste. Piuttosto, non dimenticate di portarvi sempre una maschera o una calzamaglia, da infilarvi in testa prima d’aver abbassato pantaloni e le mutande. Parola di barman.

 

 

 

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