il Rimino - Riministoria

Dossier sulla massoneria riminese



Che cosa c’è dietro l’attacco a Pietro Corsi, per quella recensione dantesca?

C’è un personaggio della Chiesa e della diocesi che per colpire il direttore del Ponte ha utilizzato (pure) uno strumento massonico, quel centro studi danteschi di cui lo stesso Ponte ha documentato l’ispirazione in un articolo, A Montefiore un Dante massonico. Che cosa si nasconde dietro le «tre cene») apparso il 14 aprile 2002.

A questo articolo risposero da Montefiore con questa lunga lettera («Ponte», n. 16/2002 28.4.2002):

IN RIFERIMENTO all'articolo apparso su "Il Ponte" sotto il titolo "Dante in zuppa massonica" esprimiamo vivo rammarico per le gravi inesattezze che contiene e per il tono con cui tratta le iniziative del Mese Dantesco Montefiorese.
Inoltre, precisiamo quanto segue:
1) Il Mese Dantesco Montefiorese, organizzato in collaborazione con il Centro Dantesco "S. Gregorio in Conca", il Lions Club di Cattolica e l'Istituto di Istruzione Secondaria di Morciano, non nasconde altro che una precisa e decisa intenzione di diffondere cultura e di evidenziare i legami dell'Alighieri con le nostre Terre e la Romagna.
b) Le serate del programma, presentano ufficialmente attraverso una conferenza stampa in Comune, sono due e non tre, come incredibilmente riferisce "Il Ponte" parlando anche dello svolgimento di una cena mistica (faccia fede il cartoncino d'invito che avete ricevuto).
c) La Lectura Dantis tenuta dal prof. Angelo Chiaretti, Presidente del Centro Dantesco, ha evidenziato i percorsi mistico-ideologici danteschi della formula "Per Crucem et Aquilam ad Rosam", senza alcun riferimento ai significati attribuibili nel XVIII secolo, prima, da Luigi Valli, poi da Rene Guenon e dal "Ponte" infine.
d) La II parte della Lettura è stata tenuta da don Piergiorgio Terenzi, sacerdote di Montefiore, il quale ha meravigliosamente e magistralmente commentato i versi del canto XXXIII del Paradiso, incentrando il discorso sulla figura di Maria, madre di Cristo. I versi sono stati letti dalla dott.ssa Chiara Russo.
e) La serata mirava, per un verso, a recuperare la capacità delle persone di meditare in silenzio sul valore della vita del cibo (sono stati serviti orzo, formaggio, uova benedette da don Piergiorgio e Vin Santo!) e dell'insegnamento cristiano di Dante Alighieri, e per l'altro ad attirare l'attenzione sulla necessità di restaurare gli affreschi dell'Oratorio dell'Hospitale in cui si svolgeva la cena silenziosa.
f) Alla serata hanno preso parte circa 40 persone, ma altrettante sono rimaste escluse per mancanza di posto. Fra i presenti, oltre a semplici cittadini, studiosi, componenti di associazioni, operatori turistici, industriali e culturali, spiccavano il dott. Umberto Calandrella, prefetto della provincia di Rimini, e gentile signora Beatrice, una rappresentanza delle Maestre Pie dell'Addolorata, il Sindaco e l'Assessore alla Cultura del Comune di Montefiore, il Maresciallo Comandante della locale Stazione dei Carabinieri, il celebre pittore fiorentino Raffaello Mori, giunto appositamente da Firenze, studenti delle Scuole Superiori ed Universitari di Rimini ed Urbino.
g) La serata si è svolta in un'atmosfera di grande serenità e pace, che tutte le persone di buona volontà dovrebbero impegnarsi a costruire, senza cadere, come ha fatto "Il Ponte", in tentazioni inquisitorie di triste memoria.
Nell'augurio che la presente venga pubblica da "Il Ponte", quale smentita e precisazione de suddetto articolo, siamo certi che non si ripeteranno infortuni simili, poiché certamente non contribuiscono a costruire ma piuttosto distruggere il quieto vivere civile ed il progresso culturale.
L'Assessore alla Cultura
del Comune di Montefiore Conca
(dott. Pietro Cipriani)
Il Presidente del Centro Dantesco
(Chiaretti prof. Angelo)


La risposta del «Ponte» nello stesso numero fu questa:

Le «gravi inesattezze» di cui ci si accusa, non sono altro che un attento, documentato esame, sotto il profilo storico-letterario, di un tema («Per Crucem et Aquilam ad Rosam») che era stato annunciato per la “cena” di Montefiore. (L’oratore ha parlato successivamente al nostro articolo.) Quel tema, ribadiamo, è ancor oggi proposto in ambito massonico per dare un’interpretazione esoterica dell’opera di Dante. Esistono sull’argomento centinaia di libri. (Ignorarli, non significa cancellarli.)
I firmatari della lettera non possono quindi smentire né l’esame dell’argomento, da noi condotto con citazioni incontrovertibili (e ben conosciute proprio da chi, anche a Rimini e Circondario, segue quelle “teorie”), né il contenuto teorico del nostro articolo che ne derivava come logica conseguenze. Hanno soltanto reagito in maniera scomposta: prima inventandosi le citate «gravi inesattezze», e poi accusandoci di «tentazioni inquisitorie di triste memoria». Ci siamo semplicemente comportati come la nostra coscienza ci ha suggerito, illustrando un argomento che tutti possono esaminare ricorrendo alle fonti ricordate nel nostro scritto.
Quanto al numero delle “cene” (tre), ne abbiamo letto sulla stampa locale (non smentita).


Sul «Ponte» del 5 maggio 2002 apparve questa «lettera firmata»:
«In una ben nota "Biblioteca massonica" pubblicata a Foggia da Bastogi editore, c'è un libro, "Dante templare ed alchimista, 1998, di Primo Contro. Sullo stesso tema, Angelo Chiaretti ha presentato nel 1999 (Mediamed, Milano) un testo intitolato "Dante medico, mago, alchimista. Profili ed immagini di un Alighieri sconosciuto".
Per una semplice proprietà transitiva, si vede che l'argomento di Chiaretti è lo stesso della "Biblioteca massonica". Perché protesta con voi per l'articolo pubblicato».

Sull'argomento Chiaretti-Dante medico vedi anche questa pagina.


Il 30 giugno apparve sul «Ponte» questa nota:

Montefiore, le streghe e la Massoneria


Montefiore Conca si riconferma capitale romagnola della Massoneria: domenica scorso, 23 giugno 2002, ha infatti ospitato, con il patrocinio dell’amministrazione comunale, la seconda «accademia» del Rito Simbolico Italiano.
L’iniziativa è stata presentata come un appuntamento a cavallo della notte di san Giovanni, «data esoterica per il mondo cristiano e per il mondo massonico».
Libero ognuno di scegliersi sul calendario le occasioni più propizie per manifestare le proprie opinioni, non è però lecito inquinare le acque, mescolandovi sacro e profano. Il mondo cristiano non ha date esoteriche, né tanto meno confonde [cioè, letteralmente: mette assieme] manifestazioni puramente folcloristiche con le ricorrenze sacre.
Su di un foglio locale, alla stessa pagina in cui si trovano le parole appena riportate, c’era anche l’annuncio di una festa di San Giovanni in Marignano, spiegata come «legata ai riti pagani ed alla tradizione popolare cristiana».
Non occorre un particolare acume per comprendere che una cosa è una «tradizione popolare» sic et simpliciter derivante da lasciti di riti pagani, ed un’altra è la «tradizione popolare cristiana» vera e propria. Parlando, nello specifico, di «Notte delle streghe», non sappiamo dove si possa trovare una base religiosa con cui giustificare l’affermazione che abbiamo letto.
Il fatto è che per ragioni di bottega e di folclore (che alimenta quella bottega), si vanno a pescare collegamenti senza dubbio irrazionali, talora puerili e talaltra furbescamente studiati per adescare le persone meno ferrate su certi argomenti.
Il che accade, ancora una volta, pure per le ospitate massoniche a Montefiore, con spiegamento ufficiale delle autorità e, come si è detto, patrocinio comunale.
Per chi volesse saperne di più sulle fantasie del Rito Simbolico Italiano, diciamo che nel suo sito in Internet si leggono anche le cosiddette interpretazioni esoteriche e massoniche sul nostro Tempio Malatestiano. Esse sono ispirate al rifiuto della «mentalità moderna di porre tutto alla portata di tutti», affermando che occorre pervenire ad una «superiore conoscenza», di cui si porta come esempio un «Fratello» che «taoisticamente, alchemicamente, in una parola tradizionalmente, sapeva e non parlava».
Beati i nostri vecchi che invece sostenevano: chi non sa, taccia. Adesso i Massoni ci spiegano che soltanto chi sa, tace.


Infine per comprendere altri aspetti della vicenda, si legga Ma i miracoli non sono leggende. I «misteri romagnoli» secondo Marco Valeriani.
In particolare rimandiamo a questo passo:


Da Montefiore spunta il nome di quel matto di Gabriele Rossetti (1783-1854), carbonaro e (soprattutto) massone, noto per le sue strampalate interpretazioni del poema dantesco, e questa volta responsabile dell'invenzione secondo cui l'Alighieri sarebbe stato rappresentato dal Boccaccio nei panni di Tebaldo degli Elisei, reo di omicidio che viaggiando per forza in incognito si faceva chiamare Filippo da San Lodeccio. Un Eliseo è fratello dell'avo Cacciaguida (Pd., XV, 136-138). La coincidenza però non è una prova per certificare il discorso di Rossetti.
Alla fantasia di Rossetti s'è oggi sovrapposta la 'certezza' che quel Filippo da San Lodeccio dalla città d’Ancona di Boccaccio passò alla Romagna malatestiana, per cui (non si sa in virtù di quale legame logico o fattuale) a Montefiore sarebbe stato rappresentato in affreschi del Quattrocento, con aspetto ben riconoscibile per il suo naso «difficile da dimenticare».
Da Savignano invece arrivano odori sulfurei grazie alla biblioteca dei Filopatridi (che tuttavia non per questo è un covo diabolico, anche se ha densi fumi massonici), dove si dice rinvenuto uno scritto del 1965, siglato «R. C.» e relativo ad un Crocifisso dipinto «demonis manu».
Perché a Valeriani non sia stato spiegato che quel «R. C.» è la sigla di un grande studioso della religiosità popolare romagnola come Romolo Comandini (elogiato ed apprezzato pure da Augusto Campana), lo comprendiamo bene pensando ad analoghi precedenti. L' archivio di Comandini (da lui lasciato ai Filopatridi), è stato ripetutamente saccheggiato, e le sue carte raccolte con fatica sono state presentate come felici e casuali scoperte da parte di chi non voleva riconoscere gli altrui legittimi meriti, impossessandosene fraudolentemente.
A proposito di diavolo. Le pagine sulla Valconca presentano figure settecentesche di animali con una sola testa e due corpi, forse considerate sataniche, mentre appartengono a più pacifici (anche se, allora, controversi) testi scientifici sui mostri.


Alcune informazioni aggiuntive, sempre ricavate da «Il Ponte».
Sul numero del 3 febbraio 2002 concludevo una mia nota con queste parole:


«Consentitemi, in margine, un piccolo memento: di «pietas popolare» e storia religiosa si occupò Romolo Comandini, grande uomo e studioso originario di Roncofreddo, vissuto a Rimini dove insegnò, ora dimenticato, con la grande ricchezza dei suoi documenti d’archivio sepolta a Savignano, non classificati, quasi dimenticati da tutti se non da pochi che furtivamente li leggono e se ne fanno ripetitori, osando persino fingere di ignorare la fonte, e si appropriano così di quello che lui scrisse con passione, scienza e fatica.»

Il 27 febbraio 2002, in «Pagina aperta», il mio pezzo «La politica indossi nuovi panni» conteneva questo passo:

«C'era la massoneria un tempo, c'è anche oggi, forse ancora più forte, meglio mascherata di una volta (nonostante le campagne ‘pubblicitarie’), ma stranamente più agguerrita di prima. C'è il perverso gusto di quasi tutti i politici di credersi onnipotenti (caro Tiziano, non parlo di te, beninteso).
C'è l'assurda, immorale situazione che nulla si può fare nella società italiana, a livello nazionale o a livello locale, senza il sostegno di un partito, di un suo esponente, o dei gruppi massonici (e ‘paramassonici’). Io mi sono sempre e soltanto interessato di questioni culturali: possibile che esclusivamente a politici e massoni sia consentito di agire indisturbati? E che contro chi non appartiene a queste due categorie, si possano commettere impunemente scippi e sgambetti? Occhio, ragazzi: qui ne va di mezzo non la sorte dei partiti (che possono morire o rinascere come i funghi, con rimborsi pubblici anche ai loro giornali che nessuno legge se non chi li compila), bensì la sorte della stessa democrazia.»

Un altro servizio «Sogliano dice sì al Museo della Scienza»(20 gennaio 2002), conteneva questo passo:

«Il nostro augurio è che l’erigenda istituzione abbia sorte migliore di altre vicine, analoghe iniziative, dove agli interessi generali della cultura sono stati anteposti quelli personali, di partito o di massoneria, espropriandone chi li aveva pensati ed avviati.
La figura di Veggiani merita, come uomo e come scienziato, il massimo rispetto. I suoi studi storici e geologici restano a testimoniare un’attenzione amorosa e continua verso la nostra Terra, che auguriamo a Sogliano di coltivare e difendere con la correttezza che è mancata a qualche altro paese (per questioni fluviali) nei confronti dell’illustre personaggio, il quale fu anche vicepresidente della Società di Studi Romagnoli.»

N. B. L’altro paese è ovviamente Savignano.

Dossier sulla massoneria riminese



    Alle altre pagine:
      1. Recensione dantesca, di Pietro Corsi.
      2. Attacco a Pietro Corsi.
      3. Alighieri dottor Dante: medico, mago ed alchimista


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