Agosto 2002

ANVERSA E BRUGES: BIRRA E MERLETTI, RIBS E DIAMANTI

Quest'estate dovevamo andare in Russia, purtroppo a pochi giorni dalla partenza sono sorti degli ostacoli e quindi è stato necessario cambiare pagina dell'atlante e indirizzarci verso una meta più abbordabile. Il gruppo vacanze consisteva in due coppie: cosa c'è di meglio allora di un romantico tour acquatico, che facesse sospirare nello spazio di 15 giorni davanti ai canali di Bruges, Amsterdam, Haarlem, Strasburgo, al canal St. Martin di Parigi, nonché davanti ad altri fiumi, porti, laghetti e fontane? Il viaggio in treno ci permette di leggere, anche se ci mette un po' d'affanno e ci irrigidisce i trasferimenti. Prima tappa, la "Fiandra" (o Fiandre), la regione settentrionale del Belgio federale. E' la parte più tradizionalista e monarchica, ma anche la più dinamica e florida. Qui predomina la lingua fiamminga, simile all'olandese, mentre in Vallonia (progressista e industrializzata) è prevalente il francese. E' vero però che un po' tutti parlano e capiscono il francese che è studiato nelle scuole.
Arriviamo alla stazione di Bruxelles Midi in mattinata, facciamo colazione in un bar dove una signora londinese che ha vissuto in Belgio e Olanda attacca bottone e mi impedisce così di catturare un'immagine bellissima: una famigliola seduta al tavolo della colazione (padre, madre, due ragazzini) ognuno con il suo giornale spiegato a braccia aperte davanti a se': la famiglia dei lettori.
Prendiamo il treno per Anversa (Antwerpen in fiammingo o Anverse in francese), la città dei diamanti, e lì troviamo un alloggio vicino alla stazione. La stazione è molto bella e davanti, nella piazza, ci sono scavi e lavori di ristrutturazione in corso. Ripuliti e docciati prendiamo la via del centro: il primo impatto con la città comporta la rilevazione di cozze, pallotte di carne, birra a volontà. Incocciamo in una sfilata di gente in abiti tradizionali, che portano con se' stendardi. Trattasi, scopriremo più tardi, della Festa delle antiche corporazioni (Gilden feesten), che prevede la piazza principale gremita di personaggi in loschi costumi, calzamaglie, medaglie, cuffiette. Qui vanno molto orgogliosi del periodo storico tra il '500 e il '600, in cui sia Brugge che Anversa divennero importantissimi porti e centri di scambio commerciale. Le corporazioni di artigiani e commercianti (le cosiddette "gilde") diventavano sempre più potenti, mentre i banchieri furono i protagonisti del mecenatismo che favorì il trionfo delle arti figurative. Dice un certo Philipp al protagonista cinquecentesco di Q di Luther Blisset: "Anversa, 20 aprile. - Qui ad Anversa si sta bene, ti lasciano vivere, qui comandano le gilde e chi fa la grana, altro che quei figaioli pettinati degli hidalgos e degli ufficiali dell'Impero, i mercanti fiamminghi sí che sanno qual è il prezzo delle cose, potrebbero stimarti in fiorini anche il Catai, o anche il mondo intero, sannno farli i conti quelli, hanno certe teste, mica come quei cazzofacenti degli spagnoli, che sanno soltanto inventare nuove tasse e mettere incinta ogni figa a portata d'uccello."
In piazza si spilla De Koning in gran quantità, si assiste a spettacolini rivoltanti di ragazzine majorettes e musicisti. Mostra delle antiche professioni con all'opera, nei loro stand, il sigaraio, la merlettaia, la cardatrice, il bottaio e via dicendo. Ci immergiamo nella festa bevendo a nostra volta buona birra belga - il bicchiere diventa un souvenir. Per gli amanti della birra ovviamente il Belgio è un paradiso, le varietà sono innumerevoli, artigianali e prodotte nelle antiche abbazie, e sono innumerevoli i negozi specializzati nella vendita di bottiglie, bicchieri, sottobicchieri e così via.
Le città delle Fiandre sono tutte organizzate intorno a una piazza principale (Grote Markt o Gran Place), al municipio, alla cattedrale e al beghinaggio. Nella Grote Markt di Anversa si possono ammirare diversi palazzi storici, la casa del pittore Peter Paul Rubens e la fontana di "Silvius Brabo", un legionario romano che, secondo una leggenda, avrebbe fondato la città, sconfiggendo il tiranno Antigon e gettando la sua mano mozzata nel fiume. Infatti, il nome fiammingo della città, Antwerpen, deriverebbe da "Hand" (mano) e "Werpen" (gettare). Oltre alla Grote Markt, mi ha colpito tantissimo la bellissima Hand Schone Markt (piazza dei guanti).
Visitiamo la cattedrale di Notre-Dame (2 Euro), giusto nell'orario in cui iniziano le visite guidate in tutte le lingue, gratuite, tenute da ragazzi di vari paesi. Si tratta della più grande chiesa gotica in terra fiamminga (Fiandre e Paesi Bassi), ma non si può salire sul campanile perché pare ci siano stati troppi suicidi. La sera dopo ad Anversa casualmente incontriamo per strada le guide e con loro beviamo della birra in un pub con concerto jazz.
Passeggiamo lungo il fuime Schelda, dove c'è un bel castello e una torretta su cui non saliremo. Il Beguinage, dall'altra parte della città, è chiuso da poco. Disdetta. In centro è pieno di carrozze trainate da cavalli frisoni, cavallini tenerissimi con le zampe a "zampe d'elefante" pelosone. Numerosissimi i turisti che aspettano placidamente di montarci.
Per la cena chiediamo a dei probabili indigeni di indicarci un ristorante carino. E una coppietta ben piazzata ci indica l'Amadeus Sparerib (St. Paulusplaats, 20) dove si possono consumare ribs a volontà. Trattasi di uno sfilzone di costolette di maiale laccate di materiale dolciastro con patatona al forno e salse cementizie dove il burro, come dovunque in Belgio, la fa da padrone. Oltre il bis non ce la facciamo. Il ristorante ha uno stile liberty-kitsch con un suo perché, un bagno uni-sex delizioso e prevede la presenza di un bottiglione di vino da cui puoi mescere e che ti faranno pagare nella quantità bevuta. E' durante questa cena che faremo un errore e trarremo una lezione di vita per il resto del viaggio: abbiamo la sventatezza di prendere dell'acqua. Avranno pensato che fossimo dei miliardari: la bottiglia infatti costava lo sproposito di 5,50 Euro.
Eletti i ribs a sponsor ufficiale della vacanza, passeggiamo alacremente allo scopo di digerire la cena e ci avventuriamo in una strada a luci rosse, con le signorine, poche e racchie, in vetrina e passeggiatori soli o in gruppo, tutti maschi. Spira una gelida arietta dal fiume. Terminiamo la serata affogandoci di birra in un pub.

Il giorno dopo andiamo a Bruges (Brugge in fiammingo). In treno, oltre noi, ci sono soltanto persone anziane, c'è qualcosa che ci sfugge. Fatto sta che il turismo da queste parti ha una certa età. Aspetto sociologico interessante.
La città è tutta in ghingheri quest'anno per via che è capitale europea della cultura: pullula di mostre d'arte e iniziative culturali.
A Bruges intraprendiamo una delle passeggiate consigliate sui depliant turistici, che ci informano che il centro storico di Bruges nel 2000 è stato dichiarato patrimonio culturale di interesse mondiale dall'UNESCO e che il primo "edificio di Borsa" al mondo, dove si cambiava la valuta e si trattavano affari commerciali, si trovava presso la casa della dinastia di commercianti Van der Beurse (da cui il nome "Borsa"). Se nel '400 era una delle più fiorenti cittadine europee, un secolo più tardi, a causa dell'insabbiamento dell'estuario che la collegava al Mare del Nord, le attività commerciali si spostarono ad Anversa e per Brugge ebbe inizio una lenta decadenza. Solo alla fine del 19° secolo la città tornò ad essere famosa grazie al romanziere belga Georges Rodenbach che le intitolò un suo romanzo, "Bruges la morta", descrivendola come una cittadina addormentata e morta, ma misteriosa. Questa sua vocazione fu molto amata dai poeti simbolisti di inizio '900 e in particolare dai nostri poeti crepuscolari - come Govoni e Moretti - che le dedicarono molte poesie.
"Io penso ai numerosi beghinaggi/ di Bruggia tra le nebbie autunnali./ sola con i suoi placidi canali/ pieni di grappoli di cigni saggi./
Nei cortili dei chiostri silenziosi/ gorgogliano de le fonde cisterne;/ dentro i vasi de le finestre interne/ sboccian dei profumati tuberosi.
Sopra l'orlo d'un abbeveratoio/ tubano due colombe in amore:/ s'ode per l'orto sui giaggioli in fiore/ l'aspersione d'un annaffiatoio.
E mentre le campane la chiesetta/ nutriscono de l'azimo de gli Ave,/ da un davanzale sporgesi un soave/ viso sotto una candida cornetta."
(Corrado Govoni, Armonia in grigio et in silenzio - 1903)

"La domenica di Bruggia
Chinar la testa che vale?/ e che val nova fermezza?/ Io sento in me la tristezza/ del giorno domenicale,/ del giorno crepuscolare/ nel quale l'anima prova/ il bisogno di una nuova solitudine, e di andare.../ e di andare fino a Bruggia,/ fino al vecchio beghinaggio/ per vedere un paesaggio/ lagunare che si aduggia!/ (...) Oh dolcezza del mio cuore,/ de' miei sensi un poco stanchi!/ Vanno i cigni, i cigni bianchi,/ van sul pio Lago d'Amore;/ van gli uccelli frettolosi/ frettolosi sui canali,/ vanno insieme, uguali uguali,/ sotto cieli freddolosi;/ nel mattino che par sera,/ fra la nebbia fine fine/ vanno insieme le beghine/ le beghine alla preghiera;/ nel mattino che par sera/ vanno unite unite unite/ le romite le romite/ le romite alla preghiera!/ Oh dolcezza del mio cuore!/ Tra la nebbia fine fine/ vagan meste pellegrine/ presso il pio Lago d'Amore,/ e guardando il bel paese/ che di nebbie ancor s'ammanta/ pregano pregano Santa/ Elisabetta ungherese!/ Lenta lenta lenta va/ Nei canali l'acqua verde/ e coi bei cigni si perde/ nella grigia immensità,/ nell'eterno mezzo lutto/ mentre il giunco tristemente/ s'è chinato a bere il flutto/ della placida corrente.../ Il tintinno d'una folla/ di campane fa tremare/ lievemente la corolla/ d'uno smorto nenufare;/ scioglie il salcio la sua chioma/ e il suo pianto nel canale/ e diffondesi un aroma/ pio d'incenso e di messale;/ s'alza il tiglio da una corte/ a guardar l'acqua che va/ nella grigia immensità;/ nelle braccia della morte:/ (...) Nel tranquillo canaletto/ che le nebbie avvolgon lente/ va la zattera dolente/ per il tacito traghetto,/ e va il vicol solitario / a piegare la sua fronte/ di mendico sotto un ponte,/ verso un piccolo estuario;/ ma ai mulini fermò l'ali/ delle nebbie il sottil gelo,/ e ora s'alzano nel cielo/ per specchiarsi nei canali.../ La città piangendo il fato/ che le tolse al mondo tutto/ porta il dolce mezzo lutto/ dell'antico, fidanzato:/ suora dal mantello bruno,/ suora dalla cuffia bianca,/ ella piange, amara e stanca,/ l'abbandono di qualcuno:/ l'abbandono del suo mare/ piange piange la pia suora,/ mentre io sento io sento ancòra/ il desio folle d'andare.../ sì, d'andare fino a Bruggia/ fino al vecchio beghinaggio/ per vedere un paesaggio/ lagunare che si aduggia.../ Nel viottolo dai tetti/ rossi e azzurri, lustri e bassi/ fanno i lor piccoli passi/ verso il ponte i zoccoletti;/ nella piazza del trecento/ verso il pio Lago d'Amore/ i mantelli di due suore/ vanno via gonfi di vento;/ in stanzette linde e tristi/ presso tende di percalle/ sotto mani ossute e gialle/ sboccia sboccia il punto mistico/ (i giacinti al balconcino/ che s'affaccia sul canale,/ i gerani al davanzale,/ le candele all'altarino,/ e sul tombolo i profili/ di qualche anima sopita/ e il passare delle dita/ intreccianti ratte i fili),/ sotto aguzzi e lustri tetti,/ sotto mani ossute e gialle,/ sboccian facili i merletti/ come i fiori dal percalle,/ e àn l'odor di sacrestia/ della tepida casina,/ sotto un guardo di beghina,/ sotto un guardo di Maria…/ Ma poiché scende la sera/ lascian tacite il lavoro/ le beghine, e vanno in coro/ vanno in coro alla preghiera
" (Marino Moretti, Poesie scritte col lapis - 1910)

Da allora è diventata un centro turistico e una città d'arte.
Bruges è una città romantica, piena di odori di talco-vaniglia, canali e scorci pittoreschi, casette leziose con i fiorellini colorati e le tendine. Essendo lunedì ovviamente i musei sono chiusi: peccato, sapevo che c'erano diverse cose interessanti. File interminabili per fare il giro in battello. I souvenir contemplano la presenza inquietante di pizzo - Bruges va fiera dei suoi preziosi merletti e dei tessuti di Fiandra - e cioccolata: nelle Fiandre infatti il cioccolato è un'arte, i cioccolatini hanno le forme più varie e prendono il nome di "pralines".
Passeggiando tra stradine e canali pittoreschi, abbiamo modo di visitare la Cattedrale gotica di Notre-Dame che non mi piace quanto quella di Anversa: interessante la navata centrale, il pezzo più noto è la Madonna con bambino di Michelangelo, in marmo bianco, ultra-fotografata dai giapponesi. Viene diffusa "Orinoco floor" di Enya, bah! Mostra di quadri. Poi ci concediamo qualche bicchiere di birra Straffe Hendrick accompagnata da zuppa alla birra, formaggio, pane e burro, nell'antichissima birreria "Straffe Hendrick", di cui si parlava già nel 1546, seduti a un tavolino. Accanto c'è un museo dove è rappresentato il vecchio mestiere di birraio, ma lo evitiamo accuratamente.
Visitiamo il beghinaggio (Begijnhof), fondato nel 1245. In Olanda e Fiandre ce ne sono in quasi tutte le città: erano degli alloggi per donne nubili o vedove che si autosostenevano con il ricamo, le arti, l'artigianato. Di solito si trovano in città, ma in zone chiuse e nascoste, piene di verde e di pace. Molti studiosi hanno identificato in loro le antesignane del femminismo. Quello di Bruges oggi è abitato dalle benedettine.
Qui vicino c'è il parco "Minnewater", un tempo porto fluviale, e il contiguo lago dell'amore, con i cigni. Dei bambini stanno giocando con le rane.
Dopo una sosta alla Cattedrale di San Salvatore arriviamo nel Markt, centro della vita cittadina dove si affaccia la torre comunale alta 83 metri e poi nel Burg, la piazza del Municipio. Comincia a piovere. Anche questa "piazza grande" è bellissima, vendono patatine fritte piene di salsa, che è il piatto tipico belga, insieme alla gaufre. Purtroppo la "passeggiata gioiello" è durata diverse ore ed è tempo di ripartire, con i piedi in fiamme, senza aver visto i mulini a vento, un po' distanti.

 

 

ANVERSA:


Robinia ad Anversa

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Grotemarkt

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Campanile della cattedrale

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Festa delle gilde

 

BRUGES:

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Canale

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Cattedrale

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Merlettaia

INFO BRUGGE

 

LETTURE

"La finestra sul porto" di Renata Mambelli

"I canali della cultura" di Gianluca Ronchetti
"L'anima fiamminga" di Rosanna Di Bartolomeo