ZELARINO: Note Storiche

 

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Ecco qui alcune essenziali note storiche perchè conoscendole si possa apprezzare l’importanza del passato e delle tradizioni di Zelarino, comprendere come il presente ne sia strettamente legato ed essere in grado di progettare sapientemente il futuro.

Probabilmente, almeno una volta nella vita, chi e’ nato e vive a Zelarino si sera’ domandato come era il suo paese nel passato, che etimologia ha il suo nome, da chi era abitato e cosi’ via.

La storia della comunità, è patrimonio di tutti, anche se deriva da una semplice curiosità, anzi il più delle volte, e’ da questa curiosità che nascono i migliori spunti per una ricerca costruttiva.

Vorremo con queste note dare una risposta alle domande che forse, qualche volta, ci saremo fatti a quésto proposito.

IL TERRITORIO

La conformazione del territorio era boscosa, e sulla base di ciò molto probabilmente, alcuni studiosi hanno ipotizzato, per Zelo e Zelarino, la derivazione dalla parola tedesca "Zohl" che significa legno o bosco.

Piuttosto fantasiosa e priva di fondamento e’ l’interpretazione settecentesca del. Pezzagna che postula che la parola "rin" fosse un sinonimo di rivo e quindi il toponimo deriverebbe dalla locuzione "dal rin" ossia luogo prossimo al fiume.

L’interpretazione più attendibile e’ quella che postula la derivazione dal termine cella forse scritta anche "celluljnu" intesa come unità territoriale minima oppure cappella o oratorio campestre o deposito di prodotti della campagna. Zelo, invece, potrebbe derivare da "agellus" ossia piccolo campo o podere, mentre Selvanese deriva piuttosto chiaramente dal latino "silva".

L’intera zona del territorio di Zelarino era occupata, come testimoniano, lo storico latino Strabone e il poeta Marziale, da un bosco, con paludi e acquitrini, chiamato Sélva Fetontea che si estendeva a coprire un quadrilatero i cui vertici erano individuati nei centri di Zelarino , Campalto, Meolo e Casale.

Alcuni oggetti di selce, rinvenuti recentemente attestano l’insediamento di uomini primitivi mentre mancano elementi che possano testimoniarci I’ esistenza di un villaggio romano nonostante l’importanza che rivestiva l’asse viario della Castellana che era la più comode e diretta via di comunicazione fra le lagune venete e i valichi alpini.


Non ci sono più notizie di questa zona, ne fonti documentarie, fino al 1006, quando la moglie del conte Longobardo Wangerio lascia al monastero benedettino di San Zaccaria di Venezia un terreno posto In Villa Cilarini

Nel documento di donazione c’e’ la descrizione dell’assetto di quest’area, all’inizio del primo Millennio: vi sono alcune case con corti che hanno orti, terre arative, pascoli vigne e alberi da frutto di loro pertinenza. L’ambiente circostante e’ caratterizzato dalla presenza di vaste aree boschive e da corsi d’acqua su cui e’ stato costruito un mulino

Zelarino nel Basso Medioevo si trova sia amministrativamente che religiosamente sotto il Dominio di Treviso.

Infatti, fino agli inizi del 1300, e’ nominata solamente nelle bolle papali che confermano al vescovo di Treviso i suoi possedimenti e la sua giurisdizione

Una definizione più approfondita del territorio di Zelarino risale al 1315, quando i Trevisani intrapresero la descrizione delle strade pubbliche del territorio di Mestre che era diviso in Regole fra cui troviamo citate Zelarino, Zelo, Selvanese e Taru’. Nelle fonti documentario troviamo citata la strada Castellana chiamata "via lmperialis" e il fiume Marzenego e apprendiamo che ogni regola comprendeva un villaggio, la cui autorita’ pubblica era costituita dal "meriga" (una specie di sindaco), le sue pertinenze di campi, le strade pubbliche, i corsi d’acqua e i ponti.

Questo territorio fu teatro di battaglie, scorribande e distruzioni per tutto il XIII secolo fino a quando Venezia volse il suo Interesse verso la Terraferma e nel 1339 Treviso e Mestre passarono sotto la dominazione della Repubblica di Venezia.

Prima si verifico’ un avvenimento che caratterizzo’ la storia di Zelarino. Nel 1331 Giovanni di Boemia, figlio di Enrico VII scese in Italia per ricostituire il Sacro Romano Impero e investi’ il nobiluomo veneziano Nicolò Foscari e i suoi eredi del titolo di conte di Zelarino. Il feudo onorevole era costituito da 400 campi, che il Foscari aveva precedentemente acquistato.

Questo feudo passo’, nel corso dei secoli, al primogenito maschio e il titolo fu successivamente rinnovato dal doge verso la metà del 600 e nel 700.



Zelarino cosi’ dal XIV secolo unì il suo destino politico alla Repubblica di Venezia venendo compresa nella podesteria di Mostre e al casato dei Foscari, mentre spiritualmente rimase legata alla diocesi di Treviso.

Dopo la guerra di Cambray, fino alla caduta delle Repubblica di Venezia e l’arrivo delle truppe napoleoniche il paese e il suo territorio godettero di un periodo di relativa tranquillità.

Durante la breve dominazione Napoleonica il nostro paese venne a formare un comune indipendente, e cosa interessante da segnalare non sottostando a quella che era una delle più famose leggi della dominazione francese, a Zelarino non fu imposto di spostare il cimitero che si trovava attorno alla chiese come da usanza.

Ciò e’ ancor oggi testimoniato dalle lapidi poste sui muri esterni della chiese, in cui si leggono nomi che ai più non diranno niente, ma che ricordano gli appartenenti a quelle che un tempo erano le famiglie più in vista del paese: i Foscari, i Gradenigo, con loro imparentati, i Pezzagna, i Fustinoni ecc.

Successivamente, nel 1814 Zelarino entro’ a far parte del regno del Lombardo Veneto e dal 1866 fu un comune del Regno di Italia fino a quando, nel 1926, con Mestre venne incorporato come frazione nel comune di Venezia e contemporaneamente passo’ dalla diocesi di Treviso a quella di Venezia.

 

LA VITA

Quattro erano i colmelli della parrocchia cioè Zelo, Zelarino, Selvanese e la Gatta.

La vita di questi paesi e dei loro abitanti e’ stata strettamente legata, fino alla metà dì questo secolo, alla campagna e al raccolto annuo e di conseguenza dipendente dagli eventi naturali, quali tempeste e "brentane" (inondazioni) che determinavano i periodi di carestia accentuate molte volte da altri fattori come gli eventi bellici o le pestilenze.

Nel XVIII secolo Zelarino era abitata da circa 700 persone, ma possiamo ipotizzare che il numero degli abitanti sia sempre oscillato, nel periodo della dominazione veneziana, fra i 500 e i 700 abitanti. La quasi totalita’ della popolazione di Zelarino era costituita da "pisnenti" ossia braccianti che avevano in affitto dai proprietari terrieri delle chiesure che non raggiungevano i dieci campi di estensioni ed erano inoltre sottoposti a prestazioni lavorative ogni qualvolta ciò fosse necessario e da massanioti" ossia mezzadri che coltivavano terreni di medie dimensioni.

Si trattava, quindi, di famiglie che si occupavano di coltivare i campi e che il più delle volte vivevano in condizione al limite della sopravvivenza.

L’affitto, generalmente era pagato o in denaro o in natura cioè in granturco, "formento crivellato" miglio, legumi avena, sorgo, vino, canapa, uova, galline, capponi ecc.

Vi erano inoltre, due famiglie di mugnai, una che sovrintendeva al mulino Foscari sul Marzenego e una che si occupava del mulino Pezzagna sempre sul medesimo corso d’acqua a Zelo.

C’e’ da segnalare inoltre, un’osteria di proprietà dei Foscari a Zelarino, a cui era legata un’attività di beccheria, una bottega da fabbro e pochi altri artigiani.

I contadini che risiedevano nei quattro colmelli che formavano la Parrocchia abitavano generalmente casoni di paglia , mentre i più abbienti risiedevano in casette o masserie generalmente in muratura con il coperto in tavole di legno.

Fra le più importanti costruzioni a Zelarino vanno ricordate, nella seconda meta’ del XVIII secolo, due palazzi Foscari, uno dei Foscari di San Simeone Piccolo, un altro detto Foscari della Ca’ Grande:

A Zelo, invece, c’erano tre ville, Villa Muttoni, Villa Pezzana , Ca’ Lin con l’oratorio sulla Castellana nel colmello della Gatta, oltre alle abitazione dei braccianti e dei mezzadri c’era un oratorio campestre, mentre a Selvanese spiccava il Palazzo Zino che aveva anch’esso un oratorio campestre.

La maggior parte dei fabbricati (106 neI 1828) era localizzata lungo gli assi viari principali, la strada comunale Castellana, la strada comunale Selvanese e la strada comunale della Gatta, mentre le massene si trovavano ubicate lungo gli assi viari secondari cioè le strade consortive.

Dagli Atti Preparatori del Catasto Austriaco si ricavano interessanti notizie sul territorio e sui tipi di coltivazione praticate a Zelarino nell’ottocento.

Il territorio era diviso in possedimenti che comprendono dai 20 ai 50 campi e avevano la loro casa colonica, il rimanente era costituito da piccole "chiesure" costituite da 1 a 5 campi.

In questi possedimenti si trovavano campi arativi con alberi e viti, campi prativi e generalmente dei pascoli. Gli alberi presenti erano in genere aceri, frassini, pioppi e salici, la distanza di due pertiche fra albero e albero era occupata da 4 gambi di vite (la pertica e’ una misura che corrisponde a circa 2 metri).


Di solito in ogni campo c’erano due filari di viti a una distanza variabile fra le 10 e le 20 pertiche per un totale di 50 alberi e 200 viti piu’ frequentemente di uva nera. I terreni venivano lavorati con l’aratro e i prodotti del lavoro contadino come granturco e fieno erano consumati dagli stessi abitanti mentre gli altri generi venivano venduti e scambiati nei mercati di Venezia, Mestre e Mirano.

Gli arativi, gli arborati e i vitati migliori erano quelli che si trovavano nei pressi della Castellana mentre i prativi, che si falciavano due volte l’anno, erano localizzati nelle immediate vicinanze del Marzenego e del Dese.

Anche per tutto l’ottocento la popolazione di Zelarino rimane costituita prevalentemente da fittavoli, che avevano contratti di locazione, con i pochi facoltosi possidenti della zona nelle cui mani si concentravano estesissimi latifondi; molto pochi erano i fondi condotti a mezzadria mentre i fittavoli si valevano per lavorare i campi di servitori salariati.

NeI 1876 la popolazione di Zelarino raggiunse le 2134 unita’ mentre all’inizio del XX secolo si attesto’ sulle 2500 unita’ circa.

Le condizioni sanitarie non erano delle migliori poiché - esistevano un notevole numero di abitazioni malsane da cui bisognava allontanare stalle e letamai e dato che c’erano notevoli problemi di approvvigionamento idrico.

L’assetto territoriale e urbanistico rimase pressoché invariato per altri cento anni circa infatti le trasformazioni più rilevanti nello sviluppo urbano di Zelarino, sono avvenute a partire dalla fine della Seconda guerra Mondiale.

La perdita, nel 1926, della sua autonomia amministrativa, pero’ influirà notevolmente sull’assetto urbanistico del territorio e sullo sviluppo dei servizi.

 

(Ricerca di Elio Bessega e Paola Mar)