Corporazione credito

 

solo qui    -->rispetto ad oggi rimane tutto invariato, eccetto che - Le banche assolvono una funzione economica e sociale; - prendere anche da aziende - come retribuzione per questa funzione hanno diritto ad un profitto, però questo loro ruolo deve essere certo. E lo sarà: il tasso di interesse bancario non è a libera discrezione del direttore della banca, ma, come ogni altra attività commerciale, a seconda del rapporto domanda/offerta. Meno fondi bancari disponibili e più domanda di finanziamento = tassi di interesse più alti – l’utile per la banca rimane progressivamente immutato, perché ci saranno meno prestiti ma a tasso più alto, rispetto ad una situazione con più prestiti a tasso più basso. 

Quello che viene prodotto nella nazione viene diviso (“allocato”) tra la nazione, in un modo o nell’altro (teoria del “trickle-down”). 

Chi investe non in banca scavalca banca. Ma se le banche esistono ci sarà un motivo! Investire al meglio le disponibilità di crescita nazionali, e non a caso col pericolo di rimanere preda di avvoltoi. Costantemente una certa percentuale di PIL va alle banche come corresponsione di interesse. Ma non è una ricchezza dilapidata. E’ ricchezza che circola. Non vi è un profitto superiore per le banche dato che anch’esse sono sottoposte alle leggi del mercato. --- messo anche su aziende -- 

a livello aggregato l'attività bancaria comporta la creazione di moneta - chi riceve il prestito, con il circolante così ottenuto dà origine a nuovi depositi (indirettamente attraverso colui al quale li da in pagamento) con i quali le banche potranno erogare nuovi prestiti (mera intermediazione quindi). Il volume complessivo dei depositi generati è calcolabile per mezzo del moltiplicatore dei depositi. Per queste funzioni la banca è il principale canale di trasmissione degli impulsi della politica economica al sistema economico. Le banche quindi nella loro funzione non avrebbero un vero grande capitale proprio, a parte quello umano (e difatti fino a qualche anno fa era loro proibito possedere partecipazioni mobiliari), ragion per cui la loro nazionalizzazione è sempre stata facilmente realizzabile e praticata spessissimo dagli stati ogni qual volta si sentisse la necessità di nazionalizzare qualcosa, il capro espiatorio erano sempre le banche per prime; e motivo per cui oggi, pur potendo possedere qualunque tipo di partecipazione, tendono a continuare ad accumulare beni immobili a gogo, prassi iniziata poco prima che venisse liberalizzato ---- (1993).   autocompensazione tra attivi e passivi = bancogiro o giroconto     -   banca paga interesse passivo - riscuote interesse attivo 

Il luogo comune che le banche paradossalmente prestino soldi solo a chi li ha già non è dovuto a sadismo e ---incongruenza--- dei direttori di banca come sarebbe comprensibile immaginare. E’ dovuto al fatto che a tutt’oggi chi dovrebbe garantire la solvibilità dei debiti, lo Stato, non lo fa. Di conseguenza, dato che come abbiamo già visto le persone tendono a credere che tutti siano come loro stessi, i direttori di banca non riescono ad avere fiducia nelle persone che gli si presentano davanti, non avendola (conseguentemente) nemmeno in loro stessi. Dopotutto se fossero diversi non avrebbero mai potuto accedere a livello di direttore di banca. 

- questo mettere anche su aziende?:  Per chi, nonostante quanto letto finora, fosse del parere della necessità di abolire il sistema bancario, verifichi di persona la situazione economica nei paesi dove il prestito è proibito dalla religione e quindi le banche, quando esistenti, si trovano con le mani legate. Questi sono i paesi dove vige il fallimentare “comunismo medievale” noto come islam. Difatti tuttora questo divieto esiste nella religione musulmana. Per questo le banche “islamiche” devono trovare altri mezzi per fare profitti, essendo loro proibito di ricavarne dai prestiti. Ed i risultati sono evidenti. Esplosi nel 1975 nel paese che, in quanto abitato anche da non musulmani (cristiani maroniti), il Libano (la “Svizzera mediorientale”), fungeva da banca per tutti i paesi musulmani del medio oriente. Eliminare la “daneistocrazia” (“governo dei prestatori di denaro”) non significa eliminare il sistema bancario, ma regolamentarlo nel modo descritto in questo capitolo.

James Harmon, capo della commissione presidenziale sul crimine organizzato, e Giovanni Falcone, il principale magistrato antimafia italiano, hanno entrambi ammesso con me che né loro né i loro assistenti sapevano niente di opzioni valutarie, commerciali, ecc. Mi dissero anche che non avevano idea di come funziona il sistema monetario internazionale! E’ ridicolo! Come bambini sperduti nel bosco! La mafia non potrebbe sperare di meglio” (Michele Sindona) Sergio Flamigni, “Trame atlantiche”, ed. Kaos, pag. 192.

Nostro scopo dal punto di vista della giustizia finanziaria non deve essere istruire i magistrati sui cavilli esistenti possibili, ma eliminare alla radice la babele finanziaria che crea questi cavilli, in modo da impedire ai furbastri di poter poi anche prendersi gioco dei magistrati “ignoranti” di meccanismi che non solo non devono essere obbligati a imparare e comprendere, ma che non dovrebbero proprio poter esistere e che sono sostenuti da --- è su aziende all'inizio - <--            solo qui

fiscalità monetaria   -   stato      -->E la socializzazione delle banche private, che dovrà necessariamente avvenire prima di tutto il resto, sarà realizzata con credito sociale messo a disposizione dalle banche ex partecipate pubbliche.<--           stato discorso di importanza banche - banche socializzate non più viste come ladre-  garanzie pubbliche a banche Secondo Joaquin Bochaca fu proprio il prestito agevolato a imprese solvibili il motore del colossale balzo effettuato dall’economia tedesca tra il 1933 il 1939, e non la grande capacità di lavoro dei popolo tedesco, come si è preteso. Fa notare che l’incontestabile capacità nel lavoro non la inventò il regime nazionalsocialista, però la sua decisione di strappare all’arbitrio delle banche il potere di creare, o sopprimere, occupazione, fu indubbiamente il provvedimento che consenti l’esprimersi di tale capacità. <--       fiscalità monetaria

solo qui    -->Lo scopo lecito dell’attività economica degli individui è quello di soddisfare i loro bisogni, dato che sia la ricchezza nel mondo sia quella esistente in ogni società a sé stante sono pressoché limitate in ogni fase. E perciò nessun individuo ha il diritto di compiere un’attività economica con l’intento di impossessarsi di un quantitativo di ricchezza eccedente ai suoi bisogni e prerogativa di altri individui. Tuttavia a questo individuo spetta il diritto di risparmiare nell’ambito di quanto prodotto personalmente da lui, e non dal lavoro altrui, o a spese dei bisogni altrui. Perché se fosse lecito compiere un’attività economica all’infuori del soddisfacimento dei propri bisogni il risultato sarebbe che ogni uomo possiederebbe più di quanto è necessario per il soddisfacimento dei suoi bisogni, escludendo gli altri dell’appagamento dei propri bisogni (Dal “Libro verde” di Muhammar Gheddafi)

 

Le speculazioni sono certo più allettanti del semplice mercato depositi/prestiti; ma nelle speculazioni implicitamente se c’è qualcuno che ci guadagna deve per forza esserci chi ci rimette l’equivalente del superamento del normale tasso di interesse, visto che la ricchezza non nasce dal nulla. I numeri sono infiniti, le risorse non altrettanto. Il tasso di interesse non è altro che il prezzo di mercato dei beni presenti in funzione dei beni futuri. Almeno così dovrebbe essere. Ben diverso è quando un valore viene creato dal nulla e basato sul nulla. E questo è il caso del debito pubblico, ovvero del prestito chiesto dagli stati per sostituire le imposte, derivato dal clientelismo elettorale che oggi impone agli amministratori pubblici eletti di ridurre più possibile le imposte (imposte di per se stesse basate su parametri iniqui -----) - analizzare debito pubblico - un debito per definizione stessa complessivamente irrestituibile, ma fondato sul --impossibilità --- che tutti lo richiedano indietro contemporaneamente alla rispettiva scadenza; ossia una "bolla", ne più ne meno.  ------- debito pubblico -----------. Cioè quando il volume di massa monetaria esistente solo in teoria, si espande (come una bolla, appunto) senza che vi sia una copertura reale di beni atti a coprire il valore nominale di quella massa monetaria. Ed il debito pubblico è l'apoteosi di questo ---------, il debito pubblico, giunto oggi alla somma di 1.909.000.000.000 di euro (119% del pil annuo, con un servizio del debito di 70.000.000.000 di euro annui), è facile capire che non esistono quantità di beni dall'attuale valore atti a coprire questa somma. Se essa dovesse venire monetarizzata si dovrebbe suddividere il valore dei beni esistenti per la quantità di moneta, ed il risultato è facilmente intuibile: ---- inflazione poderosa ----.  ancor più retriva perché legalizzata, ------ perché di natura politica --------- consenso politico ------. Prima o poi arriva il punto nel quale le richieste di ---- restituzione ---- superano la possibilità di farvi fronte con nuovi -----------, ed allora la "bolla" scoppia. Famose sono le bolle di John Law e della Enron. Altro esempio tipico sono le truffe “multilevel”, dove gli "utili" vengono raccolti solo dai fondi iniettati dagli ultimi arrivati.

Anche l’usura è sicuramente più fruttuosa per lo strozzino. Non altrettanto per lo “strozzato”. Così come il gioco del lotto, gli investimenti speculativi non apportano alcun vantaggio alla società nel suo complesso. Sono solamente iniqui passaggi patrimoniali tra individui, spesso non basati sul merito ma sulla competizione o sulla “fortuna”. Quando si espandono in modo fraudolento originano delle “bolle” destinate inevitabilmente prima o poi a scoppiare avviando crisi economiche generalizzate, come è accaduto in Argentina nel 2001. Persone che invece di mettere soldi in banca investono in Parmalat o Argentina: investimenti “al buio”. La cambiale è una promessa di pagamento. Equivale quindi a prendere denaro dal “futuro”. Il suo circolo crea quindi inflazione nel presente.

 

Non c’è modo di evitare il collasso di un boom indotto da un’espansione creditizia” (L. von Mises)

 

La speculazione borsistica nell’economia capitalista ha una funzione ammortizzante le fluttuazioni dei valori, evita che oscillino troppo. Ma in uno Stato socializzato dove la proprietà dei mezzi di produzione non può essere cumulabile per definizione stessa - mettere anche su licenze taxi e prendere da li per qui - non esiste alcun bisogno di ammortizzare valori che sono fissati da altri fattori e fluttuano di per sé in modo lieve l'uno dall'altro non essendo legati a questioni psicologiche o ------- ma solo produttive. Uno stato socializzato non può fondarsi sul mantenimento della possibilità di speculazione. Non ne ha alcuna necessità. Un azienda di poco valore a causa di mala gestione o congiunture esterne (-----, ------, ----) ------------, non a fattori --------------. Le uniche attività finanziarie possibili saranno automaticamente solo il credito bancario e il mercato delle obbligazioni sociali e dei titoli di stato preesistenti (fino a che entrambi non verranno definitivamente restituiti). 

 

Convenienza tipo di investimento qui? - prendere da aziende -  a capitalisti non interessa come ottengono i soldi; quindi variando  ------- non dovrebbero lamentarsi.  se il tasso di interesse bancario superasse il tasso di interesse fisso dell'obbligazione (cioè in caso di recessione) si avrebbe un crollo del valore delle obbligazioni, e quindi la convenienza del riacquisto aziendale (che non si avrebbe nel caso opposto), e viceversa   ----simile anche su aziende!: aziende   -->l'opzione alternativa sarà l'obbligazione. gli ex dipendenti stessi dovranno accondiscendere all'acquisto, pena il restare disoccupati. dove mettere??? - già corretto altrove (su aziende?) - qualora il meno abbiente dei dipendenti non riesca a raggiungere la cifra richiesta pro capite per l'acquisto dell'azienda (neanche ricorrendo a ------ oltre al credito sociale), e non si trovi nessun altro esterno disponibile ad entrare come socio per coprire la cifra mancante, a tutti adeguarsi al suo massimo, e la restante cifra essere fornita agli ex proprietari sotto forma di obbligazioni senza scadenza e ad un tasso concordato tra le due parti. Tali obbligazioni saranno emesse a nome dell'azienda, non di soci come persone fisiche. Queste obbligazioni non avranno scadenza, ogni anno si dovrà versare la percentuale di interesse, e potranno essere riacquistate dall'azienda emittente in ogni momento al prezzo di mercato per non dover più pagare gli interessi su di esse; la cessione tra soggetti sarà del tutto libera. Probabilmente saranno tendenzialmente riacquistate dall'azienda quando il loro tasso di interesse sia maggiore rispetto al tasso di interesse bancario ---o al tasso di rendimento del capitale? --- e viceversa ---- ma ciò modificherà il loro valore ------ <--     aziende

 

Di conseguenza non esisteranno più Spa né Srl, né altri tipi di società anonime (accomandita, ecc.), né fondi comuni di investimento, né buoni statali o postali, né derivati e opzioni (eccetto che per il mercato delle merci) - regolamento? -, e quindi nemmeno le società di intermediazione finanziaria che oggi si occupano della loro gestione: società di leasing, società di factoring, società di credito al consumo (?), società di credito immobiliare (?), società di intermediazione mobiliare, fondi comuni. Le “casse peota” (fondi comuni semi-legali) vedranno quindi ridotti i margini di investimento essendo possibile solo investire (una volta scomparsi titoli di stato e obbligazioni) in conti correnti bancari; il prestito privato sarà poco vantaggioso a causa della maggior efficienza bancaria; per lo stesso motivo anche la pratica dell’usura scomparirà. Anche i pegni e le cambiali non saranno riconosciuti legalmente; reati collaterali legati al recupero di tali crediti saranno considerati aggravati. Solo i prestiti bancari potranno essere garantiti da ipoteche di immobili, veicoli, ed attrezzature aziendali, ma non di prime case private e quote aziendali.

Saranno permessi i consorzi (che verrebbero praticamente a rappresentare sottosezioni trasversali delle corporazioni, sia locali che nazionali) e le cooperative; quest’ultime però solo se appartenenti alla corporazione manodopera oppure se ONLUS avranno personalità giuridica. I titoli di Stato (BOT, CCT, BTP, ecc) esistenti saranno progressivamente definitivamente restituiti, e non più emessi. Inizialmente avranno la possibilità di essere rinnovati, ma i tassi di interesse saranno abbassati di anno in anno in modo da ridurne progressivamente la volontà di rinnovo, ed il nuovo tasso sarà quindi di volta in volta calibrato su una certa progressività di cadenza di restituzione. Il debito pubblico sarà quindi alla fine ripianato; i fondi restituiti saranno versati in conti bancari e vincolati come depositi a tempo (50-200.000: 80-10-10; +200.000: 40-40-10-10) come gli altri depositi a tempo sottoposti a tassi maggiori. Per le obbligazioni preesistenti, le aziende dovranno liquidarle definitivamente alla scadenza, anche facendo ricorso al normale credito bancario; potranno essere prolungate solo quando eccedenti una certa cifra; ovviamente la loro eventuale esistenza originaria influirà in maniera determinante sul prezzo che i nuovi soci offriranno all’ex-proprietario per l’acquisto dell’azienda; non potranno più esserne emesse. Continueranno a circolare illimitatamente solo le obbligazioni senza scadenza emesse per l'acquisto delle aziende da parte de --------- nella fase iniziale della socializzazione. Un azienda potrà anche farsi prestare soldi sotto forma di un obbligazione, ma il prestatore saprà che ciò non sarà riconosciuto legalmente, seppur non punibile. Solo il prestito del socio sarà riconosciuto legalmente - ma da altra parte scritto l'opposto! dove giusto? -. Saranno solo lievemente tassati (“Tobin tax”) - eliminare? - gli investimenti liquidi, azionari, immobiliari, ed obbligazionari all’estero di privati, secondo criteri stabiliti dall’Istituto nazionale per il Commercio Estero del consiglio dei ministri (attorno a 0,1%, sul totale esportato, non sulla rendita). Per le aziende saranno invece supertassate; solo le dirette acquisizioni produttive (“delocalizzazione”) saranno esenti da tasse e anzi rese più vantaggiose proprio dalla tassazione sugli altri tipi di attività; questo verrà compensato dalla libertà di scelta delle assemblee aziendali sugli utili da accumulare e quelli da distribuire tra i soci (ed in parte la determinerà). Si tenga presente che anche le attività e le passività finanziarie sono equiparabili a scambi commerciali e ne seguono le stesse leggi economiche. Quando una persona investe all’estero “acquista un attività finanziaria”, mentre lo straniero “vende una passività finanziaria”. I flussi internazionali di capitali quindi seguono le stesse leggi di quelli dei beni fisici, e quindi una loro limitazione provoca gli stessi guasti. - commercio internazionale, bilancia commerciale, tendono ad 
equilibrarsi come la teoria dei vasi comunicanti. I dazi lo bloccano. Analizzare sanzioni e aumento del prezzo di domanda di stato sanzionato. - mettere su aziende dove scritto aumento di produttività e scomparsa di disoccupazione - forse non è su aziende? ---
La Tobin tax citata è solo ------------, più simbolica che altro. Quando la produzione aumenta oltre il suo livello naturale anche il livello dei prezzi è superiore al livello atteso dei prezzi. Questo induce chi oggi fissa i salari a rivedere verso l’alto le sue aspettative sul livello dei prezzi, causandone un aumento effettivo. Il prezzo dei beni nazionali in termini di beni esteri è il tasso di cambio reale. Se aumenta il prezzo dei beni nazionali espresso in valuta nazionale aumenterà anche il tasso di cambio reale, quindi un aumento della produzione interna provoca un apprezzamento reale (il prezzo dei beni esteri rispetto a quelli nazionali diminuisce). Un afflusso di capitali (non un acquisto di titoli di Stato, si badi, che sono ne più ne meno che valore di una "bolla") determina l’aumento del volume di moneta circolante a fronte dell’invariata produzione aggregata, e quindi ne causa la svalutazione; un deflusso fa l’opposto. L’aumento di produzione interna rivaluta la moneta e quindi la apprezza all’estero, favorendo con ciò l’esportazione di beni (minore è il costo di una moneta, maggiore è la sua domanda e diffusione, “legge di Gresham”) e limitando l’importazione di beni, con tendenza all’acquisto di moneta estera ed alla vendita di quella interna, quindi acquistando
piuttosto che vendendo attività finanziarie, causa ed effetto della caduta tendenziale dei tassi di interesse con conseguente tendenza al mantenimento in equilibrio della bilancia dei pagamenti. Ma si tenga presente che il meccanismo della fiscalità monetaria comporta l’adeguamento del volume di moneta assecondando pienamente l’aumento o la diminuzione di produzione, contribuendo a ridimensionare gli sbalzi. Quindi non è ragionevole limitare artificialmente l’esportazione di liquidità. I ricardiani stessi ammettono che “i movimenti internazionali di beni e capitali garantiscono un uso efficiente delle risorse”, a differenza dei mercantilisti che sostenevano che un aumento della moneta circolante avrebbe portato ad un aumento delle transazioni e non dei prezzi. La keynesiana “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta” corregge parzialmente il concetto neoclassico che “la propensione al risparmio è determinata dal livello del saggio di interesse”, facendo notare come le forzature si ripercuotano solo sul “moltiplicatore” (il rapporto tra l’offerta di moneta e la base monetaria) e quindi sulla domanda; il tasso di interesse quindi non agisce da sé sull’equilibrio tra risparmio ed investimento, ma sulla domanda di moneta; dato che domanda ed offerta di moneta per investimento tendono ad equilibrarsi sulla variazione dei tassi, ne consegue che la necessità interna sarà sempre appagata, in quanto, quando in surplus di domanda (e quindi tendenziale aumento dei tassi) attirerà attività, cioè acquisterà passività, e quando in surplus di offerta (ovvero tendenziale diminuzione dei tassi) essa troverà sfogo all’estero nell’acquisto di attività, regolato dalle percezioni dei costi di opportunità. Sulla base della “teoria quantitativa della moneta”, ed in particolare delle tesi di David Hume, non sempre gli stati desiderano che la bilancia commerciale sia perennemente in pareggio, e tantomeno in attivo. Ciò infatti comporta un afflusso di valuta che provoca un aumento dei prezzi interni e rende meno competitive le esportazioni. Questo è il motivo per il quale la oggi "turbo"capitalista Cina vuole mantenere basso il valore dello yuan acquisendo dollari Usa. Ovviamente questa è un arma a doppio taglio, e la scarsa qualità della vita dei cittadini cinesi ne è chiaro indice. 

 

Che cosa ci farà la gente che ci vende la roba coi soldi? Compreranno dollari. Che cosa ci faran coi dollari? Li mangeranno?!” (Milton Friedman, in risposta alla prospettiva che la completa libertà di scambio finirà con i prodotti dell’estero, più convenienti, che invadono il mercato e causano disoccupazione)  

 

Il tasso di cambio è un prezzo. Se la Cina tiene fisso il prezzo, per definizione non si rivaluta. L’unico modo per cui lo yuan possa rivalutarsi è l’abbandono del cambio fisso che la Cina cerca di mantenere accumulando riserve in dollari e imponendo restrizioni alla fuoriuscita di capitali. La banca centrale ha un bilancio: nelle passività c’è la moneta nazionale, nelle attività (detto per semplificare), la moneta estera. Quando la banca centrale decide di tener fisso il tasso di cambio, non svaluta né rivaluta niente, semplicemente si impegna a cambiare yuan per dollari a quel prezzo che ha deciso. Se c’è eccesso di offerta di dollari (e oggi c’è) deve prendersi i dollari e rilasciare yuan, per pareggiare il suo bilancio. Il dollaro non può deprezzarsi nei confronti dello yuan, per il semplice fatto che la Cina non lo permette. Dunque il meccanismo sotto un regime di cambio fisso (sottovalutato) è il seguente: eccesso di offerta di dollari = creazione di yuan (con potenziale inflazione conseguente). Ma nel caso concreto non si tratta propriamente di offerta o domanda di dollari per avere yuan ma dollari per avere merci, quindi valori di merci contro valori monetari in dollari, dei quali in occidente si dubita perfino il valore reale. Mantenere artificialmente basso il valore della propria moneta equivale a voler vendere ad un prezzo inferiore al valore reale, ben più di un normale dumping (è detto dumping quando un azienda vende a clienti dedicati, per esempio all’estero, a prezzi inferiori a quanto vende ad altri, in questo esempio all’interno) facendo della Cina un paese definibile quantomeno generoso… a scapito dei propri lavoratori-schiavi. Questo è sempre stato tipico dei paesi comunisti, ed è l'ultimo retaggio evidente del comunismo in Cina. La Corea del nord lo pratica tuttora alla grande. La disparità nella distribuzione del reddito rende più conveniente acquistare, per prodotti omogenei o percepiti come tali, i prodotti cinesi; la domanda di prodotti cinesi da parte dei paesi occidentali aumenta a questo punto, dovrebbe anche aumentare la domanda di yuan. L’aumento della domanda di yuan rivaluta la moneta, riequilibrando il rapporto tra i prezzi, e per effetto feedback dovrebbero aumentare le importazioni cinesi. Tutto questo, però, non avviene per ragioni politiche, tipiche del sistema comunista. A causa di questa disparità nella distribuzione del reddito e nel sistema dei prezzi, è aumentata la domanda di beni cinesi, ma essendo pagati in dollari o in euro, il sistema dei prezzi relativi non si riequilibra. Ma se il cambio dello yuan sul dollaro non si apprezza, non è per le disparità nella distribuzione del reddito e nel sistema dei prezzi tout court. E’ perché il governo cinese così vuole (forse retaggio di una mentalità pseudo-comunista rimasta al tempo del mercantilismo), ed ha sull’economia, in particolare sulle banche, un potere tanto forte da poter realizzare ciò che vuole, a dispetto di quel che farebbe un libero mercato. In questo caso il rafforzamento dello yuan sul dollaro e sull’euro, che dovrebbe essere una conseguenza naturale e spontanea in un mercato libero dei cambi, non avviene perché il governo cinese non lo vuole, e ha un controllo così forte sull’economia e sulle banche che riesce ad impedirlo. Se in situazione di piena occupazione un notevole incremento di spesa cinese (effetto feedback) causerebbe un inflazione mondiale trascinandosi dietro le economie di tutte le nazioni, in caso di assenza di spesa il risultato è tendente alla depressione generale, ed è quello che sta accadendo nel 2010. La Cina risparmia all’estero, provocando una fuga di reddito determinata dal risparmio. In questa circostanza l’Occidente non ha nulla da guadagnare perché investire in beni capitali all’estero non crea domanda di consumo in occidente. La Cina tenendo depresso il proprio mercato interno esportando il massimo della produzione vendibile non consente all’economia occidentale di piazzare le sue produzioni destinate al consumo ma consente tuttavia di realizzare investimenti autonomi che incrementano la base produttiva. Certo dal punto di vista occidentale è difficile capire perché la Cina si comporta così. Tutto il surplus che investe all’estero potrebbe impiegarlo importando beni di consumo per una popolazione che ha ancora centinaia di milioni di persone in condizioni di estrema povertà. Ma il cripto-comunismo cinese è così, grazie all’appiglio offertogli dall’ideologia confuciana di totale deferenza verso il potere statale, sovrasta le condizioni del popolo ed ignora le logiche commerciali internazionali. Non c’è da stupirsi se si considera che gli ultimi 60 anni sono trascorsi per loro o leggendo “economia” marxista, o chiudendo le università e mandando i professori “borghesi” a pulire le latrine. Non si può pretendere troppo dal loro livello di cultura economica, ma purtroppo oggi tengono il coltello dalla parte del manico.

Studiare gli scritti del Presidente Mao, seguire i suoi insegnamenti e agire in accordo con le sue istruzioni” (Lin Piao)

 

Guardati dall’uomo d’un solo libro” (Tommaso d’Aquino)  

 

Uno dei motivi per cui c’è stata la crisi “gemella” in Tailandia è dipeso dal fatto che giapponesi e americani hanno inondato le banche locali di prestiti, poi finiti a sostenere le speculazioni edilizie dei lacchè di regime. Quando hanno fatto rientrare i capitali, poi i moral hazard degli speculatori hanno fatto il resto, distruggendo il valore del bat tailandese, indifendibile perché speculazione al ribasso (la moneta nazionale la puoi stampare, mentre per difendere al ribasso devi vendere le riserve in valuta e comprare bat; ma quando le riserve sono al limite è finita). Quando i capitali entrano in Tailandia, la moneta locale si rafforza o almeno non si svaluta. Quando i capitali vengono ritirati, la moneta locale si svaluta. Il caso cinese e tailandese ci conferma che il libero mercato è in buona compagnia con draghi, elfi e fate nell’immaginario dell’essere umano. Dovrebbe bastare l’esempio della crisi bancaria seguita a quella dei mutui subprime per case in Usa: se le banche esagerano nella concessione di prestiti le case vengono comprate a prezzi alti, ma poi dato il calo di domanda di case (dato che tutti l’hanno ormai acquistata) i prezzi si abbassano, e quando agli insolventi la banca pignora la casa, questa ha un valore inferiore alle cifre di cui la banca è debitrice. La banca ne riceve un danno. Ma anche i pignorati ne hanno un danno, nella forma delle rate già pagate per una casa che non hanno più. Ed è un circolo vizioso. 

Si ricordi che quando aumenta il tasso di interesse la tendenza è “meno spese, più risparmio”; viceversa quando diminuisce il tasso di interesse: “più spese, meno risparmio”, tendendo all'equilibrio perfetto. Le aziende domandano crediti quando il tasso di interesse è inferiore al tasso di rendimento dell’investimento fisico, mentre le banche offrono crediti quando il tasso di interesse è superiore al tasso previsto di rendimento dell’investimento fisico. Questo viene ad equilibrare internamente i tassi. Tendenzialmente le aziende mantengono denaro in conto corrente (utili non distribuiti) quando i tassi di interesse sono alti; utilizzano questo denaro (per acquistare macchinari ad esempio) quando i tassi di interesse sono inferiori al tasso previsto di rendimento dell’investimento tecnologico. Se ne potrebbe ingenuamente ricavare che i tassi di interesse alti siano un limite al progresso tecnologico, e viceversa che la diminuzione di fondi per investimento rialzi i tassi di interesse, ma in realtà ciò sarebbe un effetto e non una causa, con tendenza all’equilibrio. Una limitazione artificiale tesa a far diminuire i tassi di interesse si rivelerebbe solo mera “forzatura del risparmio”. I tassi sono il “dito” e non la “luna”.

Quindi quando c’è ricchezza in avanzo è necessario al sistema economico nazionale esportarla: limita l’aumento tendenziale dei tassi d’interesse, pareggia la bilancia dei pagamenti, mantiene stabile il valore della moneta. Proibirla o limitarla (anche indirettamente, applicando tassi di cambio fissi) significherebbe squilibrare tutti questi parametri e forzare il risparmio, con conseguenze fortemente negative su tutto il sistema economico. Difatti solitamente, quando la ricchezza non viene esportata, significa semplicemente che non c’è un avanzo nella bilancia dei pagamenti. Tanto maggiore è questa esportazione e tanto meno necessaria diviene proporzionalmente nel mantenere il conto finanziario e i tassi di interesse in equilibrio, e la destinazione sarà sempre ripartita anche sulla percezione della sicurezza dell’investimento in un dato paese, ripercotendosi sui suoi stessi tassi d’interesse. Per questo motivo vi è a volte una notevole differenza ("spread") tra tassi di diversi paesi. Quindi un limite ai traffici finanziari si impone già automaticamente da sé sull’equilibrio tra saldo del conto corrente della bilancia dei pagamenti e saldo del conto finanziario, compensati dalle variazioni dei tassi di cambio tra unità monetarie, senza bisogno di interventi dirigisti. Questa è, dopotutto,  la base di economia politica del cosiddetto “neocolonialismo” e della globalizzazione. Delle implicazioni etiche non è nostro compito preoccuparci, ma finché ci saranno paesi liberisti con cui dover commerciare, anche uno Stato socializzato non potrà esimersi dal prenderne atto del sistema economico mondiale e del suo mercato. Socializzare non implica diventare buoni samaritani.

Per quanto riguarda invece le propensioni autonome causate dalla percezione della sicurezza degli investimenti a seconda della stabilità economica e politica di un dato paese, esse sono eticamente equiparabili alla “direzione” politica come intervento artificiale, e la “fuga di capitali” indipendente dagli automatismi di mercato è deleteria solo quando (come in questo caso) artificialmente indotta, e quindi fattore di “drogaggio” del sistema finanziario, con compensazione sfociante nel rialzo dei tassi di interesse (e tutte le variazioni conseguenti sugli altri parametri) indotta non da fattori reali. Per questo motivo (e solo per questo!) per la socializzazione si ritiene inizialmente necessario vincolare i fondi derivati dalle transazioni delle quote azionarie aziendali. ----linkare da li (aziende) a qui------ Una loro “fuga” all’estero sarebbe indotta solo da motivazioni psicologiche, non utilitaristiche. Cioè non legate ad una razionale valutazione del costo di opportunità, ma da mera emotività. Ne consegue che l’esportatore ne potrebbe ricavare solamente un danno personale, quindi il vincolo è finalizzato prima di tutto a proteggere egli da ciò che gli si rivelerebbe un atto autolesionista sfruttabile da sciacalli esteri. In un secondo momento il prevedibile aumento percentuale del tasso d'interesse bancario (reale, non nominale, e comunque con uno spread ridotto tra i due tassi; ovvero la stabilità monetaria perpetua) dello stato socializzato lo limiterà. Inoltre in un contesto nel quale tutti sono proprietari della propria azienda, essi prediligeranno utilizzare capitali per il proprio investimento diretto anziché per altri, magari concorrenti esteri; ovviamente considerando la comparazione tra i vari tassi di rendimento. 

Però si tenga presente una cosa: l’automatismo prima spiegato riguardo le leggi economiche che regolano implicitamente le bilance commerciali trovano un risvolto “imprevisto” nel ritorno indiretto dei capitali di “esportazione psicologica” in un circolo vizioso. Il deflusso di capitali alza i tassi di interesse interni, i tassi alti riportano spontaneamente indietro i medesimi capitali, facendo riabbassare i tassi ovvero riequilibrandoli. Di conseguenza le famigerate esportazioni indiscriminate di capitali all’estero rappresentano sempre solo fino ad un certo limitatissimo punto un deflusso artificiale di ricchezza dal paese, e la conferma è che storicamente sono state indirizzate soprattutto non a banche straniere, ma a banche “off shore” facenti capo a finanzieri italiani, i cui fondi esportati in un modo o nell’altro ritornavano in Italia. E’ per questo motivo che nel 1973 Andreotti definì Sindona “salvatore della lira” nonostante i suoi maneggi potessero apparire a prima vista deleteri.

Una fuga di capitali all’estero diverrebbe totalmente inutile all’esportatore dello stato socializzato, giacché le banche socializzate avranno la più ampia libertà di manovra sui movimenti valutari (perfino maggiore di oggi!), ragion per cui i tassi di interesse e parametri collegati saranno lasciati alla completa mercé della libera concorrenza sui mercati finanziari, rendendo del tutto inutile l’esportazione valutaria indiscriminata, la quale fin’ora è dovuta unicamente a quelle dirigistiche legislazioni finanziarie e fiscali che con la socializzazione scomparirebbero. Detto in parole povere, come risultato si avrebbe che un determinato capitale renderebbe nello stato socializzato tanto quanto renderebbe nel più appetibile dei paradisi fiscali, e sarebbe altrettanto (se non di più!) sicuro. Considerando le nuove norme statali garanti del recupero dei crediti inesigibili, le banche lavorando con questa retro---- sicurezza saranno certamente incentivate ad una maggior accondiscendenza verso i loro clienti. Il mantenimento nello stato socializzato dei capitali è nell’interesse primario delle banche socializzate più che dello Stato, quindi è ad esse che dovrebbe spettare la responsabilità di evitare le esportazioni indiscriminate, calibrando i tassi di interesse in tal senso; non con leggi statali. Anche l’allentamento delle norme sul segreto bancario ed anti-riciclaggio elimineranno questo scopo di esportazione. Sia chiaro che tale allentamento è determinato puramente dall’introduzione di quelle altre norme che in buona sostanza già di per sé eliminano alla radice la necessità di “riciclare” i soldi e “nasconderli” e le altre falle lasciate aperte dall'attuale sistema (quelle sulle quali i giudici sarebbero ignoranti). Come si può vedere, con la socializzazione verrebbe a mancare fondamentalmente la sussistenza di uno scopo di esportazione indiscriminata di capitali. In definitiva nel mercato mobiliare dello stato socializzato resterebbero tutti i fondi di cui esso abbisogna ovvero esso domanda (se ci fosse un surplus i tassi di interesse crollerebbero), né più, né meno. 

 

qui faraone?

 

Si veda anche l’esempio fatto a pagina -------- sulla società del pane, dove il Faraone che compra l’oro dall’altra società (società A) in cambio di cipolle provoca la diminuzione di cipolle all’interno (e quindi un aumento del prezzo) della sua società (società B), ma in mancanza di dazi essa viene compensata dalla cessione di servizi o di farina (i cui prezzi interni alla società B aumentano) in cambio del ritorno di parte delle cipolle. Quindi la società B avrà meno sudditi dotati di cipolle, ed i prezzi di farina e servizi aumentati rispetto alle cipolle. Mentre invece la società A avrà più cipolle (e quindi il prezzo diminuito) con le quali ottenere farina e servizi (i cui costi interni diminuirebbero). Questa differenza si scaricherebbe su un altro bene: nel caso che le economie delle due società fossero regolate da un bene simbolico (denaro) nel caso della società B (prezzi interni aumentati) il valore della moneta diminuisce rispetto a quello della società A (prezzi interni diminuiti), per riequilibrare reciprocamente i diversi valori interni dei beni, per cui ora per una moneta A si riceveranno più monete B. Un’altra conseguenza è che i sudditi della società B dovranno emigrare nella società A per svolgere i servizi, oppure che la società A “delocalizzerà” le sue attività nella società B per poter ottenere questi servizi. Tutto questo vale non solo nel caso di scambio commerciale ma anche nel caso di investimento finanziario, in cui il Faraone della società A presti la pepita al Faraone della società B ricevendo un interesse in cipolle. In questo caso la società A è la nazione che investe all’estero (manda oro, riceve cipolle), mentre la B è la nazione in cui va l’investimento (riceve oro, manda cipolle). Ovviamente questo meccanismo presuppone che la società A inizialmente possegga la pepita d’oro e la società B no: “quando c’è ricchezza in surplus è conveniente alla nazione esportarla”. Ovviamente, tanto più flusso d’oro (ovvero tanto più la pepita sarà grande) ci sarà dalla società A alla società B, tanto meno cipolle la società B sarà disposta a cedere (quindi il prezzo dell’oro diminuisce), fino al momento in cui la società B avrà tanto oro da preferire tenersi le cipolle: “tanto maggiore è questa esportazione e tanto meno vantaggiosa diviene proporzionalmente”, e ciò determina il tasso di interesse, non la “propensione al risparmio”.

 

--- spostare all'inizio? --- Il debito pubblico è un debito con se stessi. Oggi in pratica chi possiede 31.000 euro in bot in realtà non possiede nulla di questi, il che è comunque sempre meglio di chi non possedendo alcun bot ha comunque 31.000 euro secchi di debito. Ma è comunque un problema che non si pone, dato che molto difficilmente questi soldi verranno un giorno “restituiti” ai “creditori”, oggi come oggi. Solo un sistema comprensivo di fiscalità monetaria renderebbe possibile la graduale restituzione. I Bot stanno al denaro come il vino al metanolo sta ad un vino buono e come il latte alla melammina (di cui esempio già fatto) sta ad un latte naturalmente ricco in proteine.

 

Restituzione bot: 5.000+5.000 per due anni, il restante suddiviso per 30 anni, ai quali si aggiungerà un trentunesimo come interesse. Le rate annuali non potranno superare i 50.000 euro, altrimenti la restituzione sarà dilazionata ulteriormente nel tempo. Restituzione bot – rimarranno negoziabili, sarà sempre possibile commerciarli con girata.  Potranno essere rinnovati alla scadenza; i tassi di rinnovo saranno calibrati su una cadenza di restituzione alla quale si riesca a fare fronte. - tagliare subito un 10%, chi vende subito ci rimette, chi aspetta ci guadagna per via del tasso. Ma esso diminuito pari a tassi bancari e maggior fiducia - restituzione calibrata in 1 x 1.000 annuo, cioè in 1.000 anni -   oppure bot nuovi messi senza scadenza e lasciati al mercato, con riacquisto statale? come obbligazioni  - titoli di stato per restituzione: se fissi senza scadenza riacquistabili da stato sul mercato (come per obbligazioni per aziende): si dice mercato aperto? come una negoziazione di cartelle fondiarie, ritirate ed annullate (da banche?) - sconto di cambiali = obbligazione senza termine/scadenza???????

 

capitolo organizzazione bancaria?

L’abolizione dei titoli di Stato eliminerà lo “spiazzamento” che essi provocano, aumentando così i fondi circolanti disponibili all’investimento produttivo (seppurchè i soldi investititi come titoli di stato oggi come oggi sono soldi tolti dal circolo e quindi --------). messo anche giù --> vendere titoli significa ritirare moneta dalla circolazione e quindi far salire i tassi di interesse, e viceversa. - Quindi i bot aumentano i tassi di interesse? vedi sopra anche quelli 5.000 e 10.000????

Una volta liquidati tutti i titoli di Stato l’unica forma di risparmio nazionale saranno implicitamente i conti correnti bancari (soprattutto per stranieri questo sarà l'unico investimento possibile), semplificando ed equilibrando così quella che oggi è una giungla finanziaria e rendendo disponibili nel circolo finanziario cifre reali maggiori e meglio organizzate, che inizialmente saranno probabilmente assorbite dal credito sociale, ma restando ugualmente nel circolo bancario grazie al vincolamento temporale dei ricavi delle entità ex proprietarie, rimanendo quindi comunque disponibili a qualunque altro finanziamento, anche estero (per l’influenza sui tassi di interesse, vedi fiscalità monetaria”; si tenga presente la tendenza bancaria all’impiego di tutti i fondi disponibili, stante soprattutto l'abolizione della riserva minima). Potranno sussistere i depositi bancari “a tempo” come forma di investimento a tasso maggiore rispetto ai normali conti correnti. Le banche continueranno a mantenere la loro attuale funzione base (depositi-prestiti), e come ogni altro ambito diventeranno di proprietà dei loro lavoratori. comunicazioni  -    previdenza   -->Ogni ufficio bancario sarà un azienda a sé, ma più uffici potranno rimanere uniti mantenendo un identificazione comune (come filiali), e contabilità comuni dei clienti (non dell’azienda stessa) mediante l’applicazione del concetto consorziale di “joint venture”. Lo stesso meccanismo regolerà ad esempio anche le compagnie assicurative ed i servizi postali.

Questo sarà incentivato mediante una imposta fissa che ognuno di questi consorzi “joint venture” dovrà pagare, imposta che verrebbe equamente suddivisa per ogni filiale cosicché più filiali unite pagheranno cifre gradualmente inferiori pro capite, mentre una singola azienda del settore che non si affilia ad altre dovrà pagare interamente da sola una cifra insostenibile, come fosse un consorzio a sé. <--    comunicazioni -   previdenza Questo eliminerà il proliferare di piccole società finanziarie. L’entità dell’imposta sarà adattata per far in modo che sia sostenibile solo da un gruppo formato da più di 15 filiali. In questo modo la quantità di marchi bancari nello stato socializzato dovrebbe rimanere grossomodo quella attuale. Ma potrebbe dipendere anche dalla quantità di clienti che una filiale detiene, e dall’entità totale dei conti di questi clienti.

Per le banche non saranno proibiti gli investimenti speculativi all’estero, ma ovviamente sarebbero tendenzialmente considerati meno fruttiferi a causa del cambio negativo con le monete estere indotto dal sistema bimonetario e dalla più ampia domanda interna dovuta alla delegazione di tutte le attività finanziarie al sistema bancario; tuttavia verranno a compensarsi allo stesso modo di quelli privati (si veda la pagina precedente   - difatti già scritto sopra? cancellare? -). Potranno certamente possedere proprie filiali e finanziare aziende che delocalizzano all’estero. Ogni banca sarà assicurata sul rischio di fallimento, in modo che i risparmi siano almeno parzialmente garantiti. Stante la suddetta inappetibilità delle speculazioni, il rischio di fallimento bancario sarebbe comunque molto basso. Inoltre, anche se fallisse una singola agenzia (ipotesi già più plausibile), i conti correnti sarebbero legati alla joint venture, e non alla singola filiale. Questo sarà certamente di incentivo alla meritocrazia interna.  
vedere odierne regole bancarie e abolire varie 

italia 2000: banche: 841
499 crediti cooperativi (abolire?)
210 a breve termine
24 a medio-lungo termine
44 popolari
6 centrali di categoria ecc

succursali di 58 banche estere

le banche non potranno più possedere azioni (ma estere?) - anche questa stessa cosa, dato il numero oggi di partecipazioni bancarie in ------- nome? ---- , determinerà il crollo del prezzo delle quote per ------- (data la svendita bancaria, a differenza delle ----- implicitamente obbligatoria)

le banche potranno avere sportello per assicurazioni? si, ma sportello è un altra azienda condividente solo immobile con azienda banca, oppure banca svolge su pagamento il servizio per conto delle aziende assicurative? banca-assicurazione  

l'abolizione della riserva minima resa possibile dalla liberalizzazione del credito interbancario e da quello statale alle banche   -    non esisterà più il concetto di razionamento del credito e nemmeno vincoli di portafoglio

consorzi possono praticare credito cooperativo? ossia prestito interno extra-bancario? le attuali banche di credito cooperativo, cosa fare? 499 nel 2000  - casse di risparmio oggi: controllate da enti con struttura di "fondazioni" = come fare? ovviamente socializzare ai dipendenti e parificare a qualunque altra banca, con possibilità di fusioni e rimpasti vari; quindi le fondazioni, ricevuto quanto dovuto (certamente non molto), non vi avranno più a che fare se non come consulenti.   -  cassa di compensazione e garanzia   -  cassa depositi e prestiti - conti postali (bancoposta)??? abolire????? dividere in due le aziende; ovviamente niente impedirà ad un ufficio postale di condividere lo stesso immobile con una banca...       -    società trasferimento soldi, come fare?

scrivere parte di attività verso clienti:

credito privilegiato: garantito da ipoteca 
credito chirografario: tutti gli altri

credito mobiliare - imi
credito ordinario

certificati di deposito = a tempo 

depositi a risparmio = a tempo ma ritirabili con preavviso

Dato l’appiattimento dei margini d’azione bancari, probabilmente banche a breve termine e banche d’affari (es. mediobanca) verranno ad omologarsi in un unica media categoria. Di conseguenza anche tutte le diverse tipologie di banche (casse di risparmio, crediti cooperativi, ecc) verranno ad uniformarsi in un’unica semplice tipologia bancaria base (depositi-prestiti). Difatti saranno abolite tutte le residue leggi che ancora differenziano i tipi di banche a seconda delle specializzazioni.

Il calcolo dell’interesse annuale dei depositi si baserà sulla media mensile del minimo e del massimo raggiunti, ovvero verranno sommate le cifre minima e massima di ogni mese ed il totale diviso per 24; a questa cifra verrà aggiunta la sua percentuale di interesse, con capitalizzazione trimestrale degli impieghi. Per evitare frodi il calcolo della sua media avverrà comunque fino ad una certa forbice massima di differenza con base la media delle cifre minime raggiunte durante i tre mesi. I tassi di interesse proposti ai nuovi correntisti potranno variare in ogni momento; per i correntisti in corso ogni 6 mesi (a meno che il contratto iniziale non specifichi diversamente).

Si tenga conto che grazie all’applicazione della “fiscalità monetaria” l’inflazione cesserà di esistere, eliminando anche l’“effetto di Fischer” sui tassi di interesse: quando l’inflazione aumenta, i tassi di interesse nominali devono aumentare nella stessa misura (nel lungo periodo la moneta non influenza il tasso di interesse reale; essa influenza solo i prezzi: “neutralità della moneta”). Quindi una cifra depositata in banca anche dopo anni avrà lo stesso valore reale che aveva al momento del deposito. Questo renderà convenienti i conti correnti ma permettendo alle banche di offrire ai correntisti interessi nominali più bassi rispetto ad oggi, e di conseguenza di chiedere interessi più bassi ai debitori. Gli interessi reali rimarrebbero invariati o aumenterebbero, ma la percezione psicologica ne sarebbe variata dalla stabilità valutaria. - qui spread diminuito tra i due? - spread tassi 1994: 17-20% attivo - 6-8% passivo - lombardia minor spread, calabria maggiore - socializz: 8% attivo - 4% passivo

Per lo stesso motivo, l’oro cesserà tendenzialmente di essere accumulato come investimento, e così anche gli immobili, e le valute estere che ovviamente perderebbero tendenzialmente valore col passare del tempo rispetto alla moneta della nazione socializzata. Ma proprio per questo motivo nonostante il tasso nominale di interesse diminuito, gli stranieri che detengano un conto corrente in una banca di uno stato socializzato, al cambio con la loro moneta otterrebbero probabilmente la stessa cifra netta, in pratica equivalente ai maggiori interessi odierni. L’opposto, per conti dei cittadini dello stato socializzato in banche estere.

La borsa, una volta scomparsi i mercati azionari ed obbligazionari, sussisterà solamente per il mercato delle merci ------(opzioni e future compresi????)----- e quello delle monete internazionali. Gli agenti dovranno essere emissari di aziende, non esisteranno intermediari e liberi speculatori (free raider), essendo resa inutile la loro funzione compensativa (nel liberalcapitalismo positiva se non addirittura necessaria: “lo speculatore condensa l’attività dell’imprenditore: anticipare i gusti, le necessità, i bisogni dei consumatori”, secondo Jesús Huerta De Soto) dalla scomparsa dei mercati azionario e obbligazionario. La Consob sarà assorbita come agenzia dalla corporazione “credito”. - no! vedere su aut amm indip -

La banca centrale sarà abolita ed i suoi compiti saranno assunti dalla corporazione “credito”, la quale (come ogni altra corporazione) avrà un suo conto bancario in una (o più) banche a sua scelta. ----tale conto come tesoreria dello stato??? ecc, vedi giù ---- Ogni banca aprirà un “conto corrente intestato allo Stato”, e questi sostituiranno la tesoreria unica. Saranno gestiti dall’Agenzia delle entrate. - no! vedere su aut amm indip - In ognuno di questi conti statali verranno versati i ricavi del decremento monetario e delle imposte, e verranno prelevati i fondi per liquidare le spese dello Stato ai fornitori di servizi o verso le regioni, limitando quindi tali operazioni a movimenti compensativi interni a ciascuna banca. Dai conti statali nelle banche nelle quali il conto dello Stato sarà in positivo (soprattutto quelle maggiormente convenzionate a ricevere le imposte versate) verrà trasferita nei conti delle banche nelle quali il conto è in negativo la differenza per portarli a zero. I conti statali (e quelli di altri enti????? region, comuni, province può accumulare in conti bancari fino a un massimo - comuni 10.000 - province 100.000 - regioni 500.000? con interesse? direi di si - ) non saranno sottoposti ad interessi (anche perché come detto la loro entità dovrà essere portata costantemente al pareggio cioè verso zero). Il controllo sarà affidato alla Corte dei conti, alla quale ogni movimento dei conti statali sarà riportato in tempo reale via telematica dalle sedi centrali dei consorzi bancari (mentre le singole filiali riferiranno solo alle rispettive sedi centrali). I pagamenti delle imposte (ossia i prelevamenti automatici delle cifre dovute dai conti correnti dei contribuenti) non avranno scadenze fisse generalizzate, ma ogni addetto avrà una lista annuale con un anno esatto di tempo per evaderla (e compilata di conseguenza), distribuendo quindi le entrate fiscali dello Stato su tutto l’arco dell’anno. I pagamenti dagli enti ai creditori dovrà essere liquidato come da contratto, pena il pagamento (da parte della banca della quale il creditore è cliente) di un 0,1% per ogni giorno di ritardo. Gli ultimi ad essere evasi non saranno favoriti in termini di interesse bancario percepito, in quanto una volta evasi verrà tolto tutto l’interesse accumulato nell’arco dell’anno dalle cifre dedotte. - resta alla banca o va allo stato? - L'eventuale rimanenza alla fine anno verrà mantenuta nei conti per l'anno successivo, e la sua presenza determinerà automaticamente (e sarà determinata da, quindi sarà sempre un minimo fisiologico) dalla quantità di decremento monetario (fiscalità monetaria). La banca non potrà effettuare tutte queste operazioni in modo massiccio a fine anno per mantenere liquidità, in quanto dovrà costantemente mantenere i conti statali in pareggio. La discesa sotto zero ripianata dai fondi di altre banche sarà permessa solo quando evasi tutti i contribuenti di pertinenza. La riscossione statale avverrà secondo lo stesso meccanismo, a seconda delle uscite dai conti statali, ma con prelievi anche parziali da ogni corporazione.

spostato da giù -->Si tenga presente che per lo Stato accumulare valore nominale in un conto bancario come risparmio è inutile ed anzi deleterio, equivale a comprare a tanto e vendere a poco: quando c’è espansione il costo della moneta aumenta ed il suo accumulo favorisce l’espansione; mentre spenderla quando ha perso valore in fase recessiva ne spinge ulteriormente in basso il valore, aggravando la recessione (non si può cavare sangue da una rapa, checché ne dica Keynes). Quindi acuisce i cicli economici. Il circolo fatale espansione/recessione nell’economia statale viene definito da Joaquin Bochaca come avente gli stessi effetti di una trasfusione di sangue seguita da una emorragia proprio quando il paziente stia cominciando a riprendersi. Il principale risultato del “circolo” è la corsa-competizione tra prezzi e salari/guadagni... nella quale i primi vincono sempre. <-- spostato

Il prestito da Stato a banche esisterà ancora, ma un elevato tasso fisso di sconto lo scoraggerà incentivando invece il prestito tra banche. Questo tasso di sconto rimarrà fissato, grossomodo sul 12%, in modo che le banche vi faranno ricorso solo quando i tassi interbancari supereranno questa percentuale. Ciò significa che i tassi bancari non supereranno mai di molto questa %. Aumenta di 1% per ogni 3 milioni prestati a banca della corporazione credito? Inoltre andrà solo da Stato a corporazione “credito”, alla quale le banche dovranno rivolgersi per ottenerlo. la banca potrà chiedere prestito al conto corrente della corporazione credito - questi può chiedere prestito al conto corrente dello stato (autorizzazione da? non certo da ministro di credito!) - attuale tesoreria dello stato sostituita dal conto della corporazione credito o no? e riserve auree? - banca di emissione quale è? quella che tiene il conto corrente della corporazione credito? tesoriere della corporazione credito = governatore banca d'Italia? quindi il poligrafico quali rapporti con tale banca? poligrafico è il corporazione credito? e i buoni - titoli da 5.000 e 10.000 - - modificando il tasso ufficiale di sconto, al quale la banca centrale risconta i crediti cambiari concessi dalle banche, o il tasso sulle anticipazioni (che si applica ai crediti alle banche diversi dal risconto), la banca centrale può incidere sul costo che le banche devono sostenere per procurarsi moneta e quindi sul tasso di interesse che esse praticheranno ai loro clienti. La banca centrale può influenzare i livelli di tasso di interesse anche attraverso le operazioni di mercato aperto, cioè acquistando e vendendo titoli: come già detto vendere titoli significa ritirare moneta dalla circolazione e quindi far salire i tassi di interesse, e viceversa. - Quindi i bot aumentano i tassi di interesse? vedi sopra anche quelli 5.000 e 10.000???? - essendo disancorati, avranno nomi diversi da euro? 5.000 marenghi? 10.000 luigi? patacca? -    La corporazione potrà variare il tasso e quindi lucrare su queste operazioni. Probabilmente l’unico caso in cui sarà necessario sarà la prima fase della socializzazione, durante la quale il tasso di sconto sarà tenuto più basso a seconda delle disponibilità e delle esigenze riscontrate. I fondi prestati non saranno creati “ad hoc” “stampando moneta”, ma sottratti alla spesa pubblica. Probabilmente in seguito le banche vi si rivolgeranno solo quando i fondi bancari disponibili saranno risicati pur in compresenza di tassi di interesse elevati (ovvero in situazione di forte espansione economica). Sarà sicuramente di incentivo proprio al mantenimento tendenziale dei tassi di interesse sotto questa percentuale, limitando le oscillazioni cicliche. Potrà esserne stabilito un rialzo allorquando il ricorso ad esso si faccia massiccio. Ad autorizzare tali transazioni sarà ---- autorità amministrativa? agenzia? ---- previo consenso del presidente del Consiglio, sul quale ovviamente come sempre il presidente delle repubblica può apporre veto

Capitolo riscossione?

I meccanismi per la riscossione coatta ------  prevedranno a seconda che il debito sia aziendale o personale, che un agenzia delle entrate (ovvero un azienda privata di riscossione crediti) acquisti il debito - o credito? nome economico della transazione? - dalla banca (esclusi gli interessi); solo le agenzie delle entrate potranno avviare i meccanismi per la riscossione coatta --- pignoramento ----  potranno affidarsi ad un azienda di polizia per la scorta; qualora questi non diano la ----- del debito, dopo un certo tempo l'agenzia cederà il ------ all'azienda prigione (sempre esclusi gli interessi), la quale potrà ------ mediante la detenzione del debitore.  -- gli introiti di questi arriveranno unicamente dai crediti riscossi (sui quali loro ------ il tasso di interesse per la durata del tempo in cui sono rimasti loro affidati), non da quelli passati oltre (in quanto passati comprensivi degli interessi) --  Nonostante questo possa sembrare un metodo vessatorio si consideri che ---- prendere discorso da altra parte --- come biglietti di autobus ----- è l'occasione che fa l'uomo ladro ---  e quindi tali azioni saranno limitate ad un numero minimo di casi rispetto a quello che sarebbe necessario oggi, limitati quindi solo a chi merita ------ i peggiori ------. Nel caso il debito sia dello Stato per le relative imposte, come già accennato ugualmente la banca verserà la cifra sul conto corrente del creditore d'imposta; di cui avrà principalmente la possibilità di rivalersi sull'azienda di cui il debitore è socio, e solo quando -------- avviare il meccanismo appena spiegato. Vi sarà poi il caso che il debitore potrà optare per il prepensionamento --- link --- il debito verrà pagato dallo Stato.    -   bollettino dei protesti  - alla scadenza del pagamento il nome della persona sarà inserito nel bollettino dei protesti e pubblicato su siti internet appositi e sulla bacheca del difensore civico del suo quartiere. Successivamente i meccanismi per la riscossione coatta potranno essere avviati a partire da un dato momento a seconda della cifra 

schema grafico 

tempo per avviare riscossione debiti:
+ 10.000 subito
9.000 6 mesi
8.000 1 anno
7.000 2
6.000 3
5.000 4
4.000 5
3.000 6
2.000 7
1.000 8
500 9

su totale accumulato da persona
compreso incremento per interessi (i quali aumentano maggiormente in caso di mancanza di pagamento, quindi a 500 dopo 9 anni ci si arriva con un debito iniziale di tipo 50 euro.

In definitiva a livello creditizio tutte queste nuove regole comporteranno che: 
tassi bancari: nella socializzazione non tassi più alti o più bassi, ma margine più ridotto tra tasso di prestito e tasso di credito. -- messo su aziende, mettere su credito ----
e quindi una modifica nei rapporti ---- con maggior respiro per il credito

<--                       solo qui

scuola      -->

Credito sociale e formativo    - mettere anche mutuo sociale? -

Il credito sociale eleva l’importanza dei singoli e origina tutte le istituzioni che esistono per servire i singoli - giacché lo Stato esiste per servire i suoi cittadini, e non i cittadini esistono per servire lo Stato” (Clifford Hugh Douglas)

 

Come abbiamo visto la base della socializzazione deve essere il rendere sicuri i prestiti. Il sistema giuridico esistente mira invece a isolare il potere di proprietà, d’impresa. Società salariale-assistenziale (A. Gorz)  Aprendo a tutti la possibilità di accedere al lavoro autonomo non ci sarebbe alcuna necessità di proibire il lavoro dipendente. scomparsa della fiscalizzazione degli oneri sociali. 

Il primo ad intuire la necessità di un credito che renda possibile a tutti l’avvio della produzione fu Pierre-Joseph Proudhon col suo “mutualismo”. Fu ripresa e sviluppata da Clifford Hugh Douglas. --- scrivere qualcosa in più --- prendere da aziende --- Per le aziende sotto i 10 soci sarà permesso il pagamento a rate all'ex proprietario, garantito dalla banca alla quale esso ed i nuovi soci si affideranno per il conto aziendale. -- link --  - mentre per quelle più grandi (soprattutto se spa) sarà permessa l'emissione di obbligazioni -

Per ottenere il credito sociale e possedere quote di un azienda bisognerà aver compiuto 18 anni ed aver terminato gli studi superiori (sarà possibile coniugare proprietà e studi universitari). Allo scopo esisterà a cura di ogni corporazione un mercato di listini nel quale si incontrerà la domanda e l’offerta di quote societarie, equivalente all’odierno “ufficio di collocamento”. differenza tra debiti normali e credito sociale e formativo: copertura assicurativa privata - - per differenziare sociale da normale: in caso di ----- o di morte la riscossione di quello sociale prevede anche gli interessi, quello normale no - la differenza sarà anche che essendo coperto dallo stato sarà riscosso subito, metre per quello normale vi è l'attesa dell'iter

Il tasso di interesse di partenza dei nuovi crediti sarà proposto da ciascuna banca con cadenza mensile e durante il mese non potrà essere variato a seconda della persona ma dovrà essere uguale per tutti; non potrà essere sottoposto ad anatocismo né a variazioni in corso escluse quelle previste (vedi più avanti). La banca non potrà fare discriminazioni e dovrà fornirlo a chiunque possieda i requisiti (ovvero ad esempio non ne abbia già un altro in corso oppure non frequenti ancora la scuola). La cifra minima che le banche saranno tenute a fornire perché sia classificato come sociale sarà stabilita su uno schema basato sui voti scolastici. uno schema basato sui voti scolastici. - troppo poca differenza: sotto 5 media 10 = 5.000 - università 10 = 60.000 - ricavati da un esame scritto nazionale che verrà tenuto ad ogni fine di un ciclo scolastico. Sarà ripetibile dopo 3 mesi per chi lo richieda (pagando una certa cifra) - 

 

 

Sotto 5’ media

5’ media B

5’ media A

Istituto professionale

Istituto tecnico

Liceo

Università

10

10.000

13.000

15.000

19.000

21.000

25.000

30.000

9

9.500

12.500

14.500

18.500

20.500

24.000

29.000

8

9.000

12.000

14.000

18.000

20.000

23.000

28.000

7

8.500

11.500

13.500

17.500

19.500

22.000

27.000

6

8.000

11.000

13.000

17.000

19.000

21.000

26.000

5

7.500

10.500

12.500

16.500

18.500

20.000

25.000

4

7.000

10.000

12.000

16.000

18.000

19.000

24.000

3

6.500

9.500

11.500

15.500

17.500

18.500

23.000

2

6.000

9.000

11.000

15.000

17.000

18.000

22.000

1

5.500

8.500

10.500

14.500

16.500

17.500

21.000

0

5.000

8.000

10.000

14.000

16.000

17.000

20.000

 

I voti saranno distribuiti in tutta la gamma (tra 1 e 10) ed equi, in quanto non più basati su giudizio umano (esame orale) ma su test scritti. Queste saranno solo le cifre massime coperte dallo Stato in caso di inadempienza del debitore; ovviamente ogni istituto bancario potrà aumentarle a suo piacere. Vi sarà una ulteriore differenziazione economica a seconda della scelta del settore produttivo calibrata sulla pianificazione delle prospettive di sviluppo futuro del settore; questa sarà a carico dello Stato a fondo perduto. ----schema-----   sotto 5 media non c'è voto se non fatto esame!?!? o esame tra 3 e 4? comunque fare unico: sotto 5 media = 5.000 (o niente?)    -  aggiungere anche i corsi di formazione professionale?  - ma questa solo su scuola o anche qui???? - dopo 5 media, per andicappati? scuola speciale e coop manodopera speciali, o assistenza in comunità autogestite. per andicappati scuole speciali separate anche fin da elementare. 

schema università:

 

da liceo a: 3.000 euro annui (a credito formativo bancario) + fondo perduto statale:

800 annui 400 annui 200 annui 0 annui
A B A B
a facoltà dedicata ad altre facoltà

da istituto tecnico a: 2.000 euro annui credito formativo + fondo perduto statale:

400 annui

200 annui

0 annui

0 annui

A

B

A

B

a facoltà dedicata

ad altre facoltà

 

schema da scuola media a scuola superiore: 2.000 (a credito formativo bancario) + fondo perduto statale:

 

1.000 600 300 0 300 100 0 0 200 100 0 0
A B A B A B A B A B A B
verso scuola dedicata verso altre scuole verso scuola dedicata verso altre scuole verso scuola dedicata verso altre scuole
A umanistica o scientifica B umanistica o scientifica B generica
scuole dedicate:
Umanistica:

 

Scientifica:

 

Generica:

Istituto professionale

 

schema da triennio a biennio scuola media: 1.500 (a credito formativo bancario) + fondo perduto statale:

B 100 0 0 0
A 600 400 300 200
  A B C D
         

 

schema da scuola elementare a scuola media: 1.300 (a credito formativo bancario) + fondo perduto statale :

B 100 0 0 0
A 400 300 200 100
  A B C D
         

 

schema elementare: 1.000 (a credito formativo bancario) + fondo perduto statale:

B 100 0 0 0
A 300 200 100 0
  A B C D
         

 

 

 

Queste cifre esposte qui sono in via teorica come esempio, nella realtà dovranno essere adeguate a seconda del valore medio stimato alle quote di azienda; si ricordi che per la “teoria dell’equilibrio economico generale” tali valori verranno a livellarsi (ossia ogni quota societaria varrà più o meno la stessa cifra tra tutte le aziende), per questo motivo il differenziale tra i crediti sociali potrà essere minimo, e non giustificherà una lunga frequenza scolastica con voti bassi (a causa dei costi sicuramente maggiori per l’iscrizione alle scuole, nonché per la stessa differenziazione anche tra voti); ma la differenza, seppur minima, giustificherà invece le frequenze con voti alti, in quanto nonostante il livellamento, una certa percentuale di aziende più redditizie (per il maggiore livello tecnologico) - ma già scritto un pò più giù! - certamente sussisterà, e sarà evidentemente determinata proprio ed anche dall’esistenza di crediti sociali più elevati a seconda del numero dei detentori del diritto (basata sui voti scolastici raggiunti). I livelli scolastici più alti faciliteranno certamente l’ascesa a ruoli di maggior livello sia in ambito interno aziendale che in ambito amministrativo-politico; soprattutto stante la suddivisione interaziendale in "produzione - trattamento - vendita" con relative differenze fiscali nella cessione. - scriverla bene anche qui! - Per cui anche una piccola differenza sarà di grande considerazione nell’azienda e nel ruolo in cui si entra (nulla vieterà la possibilità di accedere con un ruolo superiore a seconda della cifra versata all’azienda, oltre a quella versata al pensionando, difatti le quote dovranno essere uguali in percentuale, non in valore in sé - mettere ciò anche altrove, su aziende anche -). Implicito che le aziende il cui costo per l'acquisizione di quota sarà minore saranno le cooperative della corporazione "manodopera", e tale costo sarà probabilmente calibrato al massimo sui crediti sociali più bassi, quando non del tutto nullo; oppure certamente anche a seconda delle capacità dei soci presenti<--    scuola

solo qui   o anche su aziende????  -->Ovviamente la persona potrà chiedere anche cifre inferiori; viceversa le banche volendo potranno fornire cifre superiori a loro discrezione, e potranno subordinarle alla frequentazione di master post-universitari organizzati dall’istituto bancario stesso. Tuttavia la persona sarà disincentivata a chiedere più credito di quanto gli è effettivamente necessario, a causa degli interessi e perché la restituzione in caso di morte è affidata all’“assicurazione sanitaria” - e chi non l'ha? - -- ma qui è descritto quello sociale o quello formativo, o entrambi? in caso, descriverli entrambi!!!!! - quindi giusto anche in caso di morte, ma quello formativo! - e se studente sopra 18 anni privo? -
qualora il conto bancario fosse carente, la quale sicuramente chiederà premi più alti per assicurare chi debitore di cifre elevate, rispetto a chi di cifre inferiori. --- obbligazioni come alternativa qui?-----  se tasso di interesse bancario (recessione) supera tasso obbligazione: crollo valore obbligazioni. ----gia messo su----
polizza sul fallimento copre obbligazioni? %? 
su convenienza investimento

polizza sul rischio di fallimento: il massimale ovviamente sarà basato sull'entità del credito sociale esistente, quindi calerà progressivamente alla restituzione ed influenzerà i massimali delle banche nella concessione (oltre all'entità richiesta del cliente debitore nel contrarlo). Bonus malus non superiore a ? in nessun caso sarà possibile rivalersi sui beni personali del fallito, ma date le spese a cui lui deve far fronte (pena il carcere), è ipotizzabile che sarà suo interesse venderli al miglior prezzo che riuscirà ad ottenere per far fronte alle sue spese. 

E’ implicito che, nonostante l’ampio spontaneo livellamento, per aziende a più alto valore pro capite (tecnologicamente avanzate) le cifre da chiedere sarebbero più alte rispetto ad aziende in cui è preponderante il lavoro umano, mentre per quelle gravate da debiti saranno più basse nel costo delle quote, ma parificate dalle somme necessarie a ripianare i debiti pregressi. Probabilmente le ulteriori cifre messe a disposizione saranno determinate dalla quantità di persone alla ricerca di aziende in cui entrare, e dalle previsioni di assorbimento delle uscite dal “mondo della scuola”. Quindi la “teoria dell’equilibrio economico generale” verrà determinata non più dal mercato del lavoro salariato, ma dal mercato del credito sociale; le cui cifre in esubero a quelle minime obbligatorie seguiranno proprio la propensione all’assorbimento di soci da parte delle aziende, con somme maggiori quando questa diminuisca, e somme minime quando aumenti (ovvero con movimenti - movimenti o spostamenti? - lungo le curve di domanda ed offerta). Sarà l’entità di queste somme a determinare l’occupazione, e viceversa (sia come causa che come effetto), con la conseguente scomparsa della disoccupazione grazie all’equilibrio sul punto di intersezione delle curve apportato dalla legge domanda/offerta del libero mercato in assenza di aree di “perdita secca” e venendo meno la sussistenza della “curva di Phillips”, in assenza di rivendicazioni salariali. E sarà il differenziale tra minimo e massimo scolastici a determinare le diversità di valore di ogni azienda (che altrimenti si appiattirebbe pressoché totalmente). L’ammortamento del credito sociale viene in pratica ad uguagliare e sostituire il saggio marginale del capitale nei costi. 

Il pagamento delle rate inizierà dopo 3 mesi dal ricevimento. Fino allora non sarà sottoposto a tassi di interesse. Alla scadenza dei 3 mesi il debitore potrà versare alla banca una cifra volontaria, che riduca il totale del debito quindi. A partire da questo momento solo sulla cifra ancora rimanente verrà applicato il tasso di interesse. Ogni 5 anni il tasso di interesse potrà essere aumentato del 2%. Prima di ognuna di queste scadenze il debitore potrà versare una cifra volontaria (riducendo quindi la cifra sottoposta al tasso di interesse maggiorato). Questo meccanismo allo scopo di premiare chi riesca ad estinguere il debito più presto possibile, ma senza pesare inaspettatamente su chi non ci riesca, e per favorire l’ingresso di nuovi soci nelle aziende già esistenti in modo da farvi assorbire i disoccupati nella fase iniziale della socializzazione (i quali apporterebbero un utile che potrà essere utilizzato dai soci per ammortizzare il loro debito dei primi 3 mesi) e quelli derivanti dai fallimenti anche nel futuro (mentre si presume che gli accessi dal mondo della scuola e le uscite per pensionamento si equivalgano). Per la restituzione la rata annuale minima sarà di 1.000 euro ogni 25.000 ricevuti in prestito. Le cifre minime obbligatorie saranno coperte dallo Stato in caso di decesso o insolvenza volontaria (in quest’ultimo caso lo Stato si rivale penalmente, vedi capitolo sulla Giustizia); le cifre che superino il minimo invece dovranno essere garantite solo dall’assicurazione sanitaria in caso di decesso, mentre non saranno garantite in caso di insolvenza volontaria (la banca potrà solo agire per via legale sul diretto interessato tramite agenzie di recupero crediti). Tutte saranno garantite in caso di fallimento dell’azienda dalla polizza sul rischio di fallimento. - tutte? non solo quella minima? - Qualora il pagamento non fosse terminato entro il pensionamento, la banca preleverà la somma per l’estinzione dal conto corrente. Se anche questo fosse insufficiente nonostante la cifra appena ricavata dalla vendita della quota societaria, sarà l’assicurazione pensionistica a coprire l’estinzione. Ne consegue che i pagamenti della pensione saranno inferiori della cifra sottratta per questa operazione. Idem per il credito formativo. 

Debiti - spostare su e unire con parte dedicata -: Come già visto ------ quando il debitore sia insolvente il debito dopo la scadenza passerà in carico all’azienda di cui il debitore è socio, la quale si rivarrà dai dividendi o dalla quota eventualmente venduta coattamente quando il socio sia in prigione o in età pensionabile (la quota non sarà vendibile per debito in altri casi). Come conseguenza indiretta, se una persona non detiene quote di azienda (o queste sono di un azienda dal valore limitato) avrà premi assicurativi più alti e difficoltà a ottenere prestiti che non siano quello sociale. Quando anche in questo modo non si riuscisse a ottenere le restituzioni totali, interverrà lo Stato a ---ripianare--- il debito fornendo alla banca un prestito senza interesse che essa restituirà allo Stato in 100 anni, potendo comunque continuare ad esigere la restituzione del credito dal debitore. ---- già messo su sistema assicurativo------

 

Credito sociale e formativo Altri crediti
1: ripianato dallo Stato Privato:

1: passa a carico dell'azienda >>>>>>>

 banca estinta >>>>>>>>>>>>>>>>>

Aziendale:

in caso di fallimento copre interamente polizza sul fallimento

2: può continuare ad esigere il credito passato come credito normale >>>>>>>  
3: lo Stato si rivale tramite agenzie di recupero crediti

4: le agenzie di recupero crediti possono rivalersi penalmente tramite azienda - prigione

 

Ai creditori paga banca in ogni caso – a banca paga Stato.  ---inesigibili----

Dilazioni prestiti non con dilazioni in se (non riconosciute dalle assicurazioni), ma con un nuovo prestito che ripiani quello precedente.

Non esisterà più la possibilità di debiti non ripianati.

Le banche avranno l’obbligo di coprire qualunque tipo di debiti contratti e non ripianati dai loro clienti, compresi quelli non ripianabili sia per decesso del debitore sia per incapacità patrimoniale. Quest’ultimo caso riguarderà probabilmente soprattutto l’ambito delle pene pecuniarie e spese processuali (vedi capitolo sulla Giustizia). In questi casi la banca dovrà soddisfare completamente i creditori, poi sarà lo Stato che coprirà interamente l’esposizione dell’istituzione bancaria, ma non come regalia, bensì con un prestito senza interesse a scadenza rateale molto lunga, tipo cento anni. A fare da tramite, le agenzie di recupero crediti (equitalia), alle quali passerà il debito dalla banca; esse lo passeranno eventualmente all'azienda prigione che se ne farà carico qualora --- persona condannata

- ma qui questo???? - Per quanto riguarda lo scioglimento dell’apparato pubblico, gli ex-dipendenti probabilmente si unirebbero fondando nuove aziende private di servizi che espletino il medesimo lavoro che svolgevano in precedenza per lo Stato o gli enti locali, sul quale avrebbero “diritto di prelazione”. In tal caso la cifra del credito sociale necessaria sarebbe abbastanza limitata, essendo società di servizi che non necessitano di capitali, mentre gli immobili gli verrebbero svenduti dall’ente istituzionale per il quale svolgevano il servizio o dal proprietario che l’affittava all’ente (e questa sarebbe l’unica spesa iniziale per la quale necessitare del credito sociale) grazie alle nuove regole sugli immobili (vedi capitolo sulla casa).

Il credito sociale non è liquidabile al fruitore. Ossia la cifra passa da un conto corrente ad un altro, ma non è disponibile ad un eventuale prelevamento per usi personali, fino all’avvenuta estinzione del debito. All’atto dell’entrata nel mondo del lavoro - e quello formativo alla scuola, il mutuo sociale al vecchio proprietario - la banca del richiedente versa la cifra all’azienda nella quale la persona entra, oppure al pensionando che vende la quota. Essi potranno utilizzare questo denaro liberamente, senza vincoli. Ma chi riceve il credito sociale non può vendere la quota ad un altra persona ed intascare la cifra mantenendo il debito con la banca. Può eventualmente scambiare il posto con una persona di un altra azienda, pagando di tasca propria (o ricevendo) l’eventuale differenza (che sarà però vincolata senza interessi fino alla scadenza quinquennale finalizzata all’ammortamento rapido del debito, e destinata ad esso). Allo scopo esisterà un mercato di listini (parallelo a quello per i nuovi soci) nel quale si incontrerà la domanda e l’offerta di scambi. Per limitare il proliferare di “scambi” ogni passaggio di proprietà di quote aziendali oltre il primo sarà sottoposto ad una tassa di 200 euro, oltre alla spesa notarile. La vendita di quote invece sarà sottoposta anche ad imposte tese a -----gerarchia------proprietà ex statali------.

La quota di azienda del credito sociale potrà essere monetarizzata solo previa estinzione del debito. Solo al momento del pensionamento (che comunque avverrà quando la persona lo deciderà) quindi la cifra potrà essere percepita, totalmente solo se già avvenuta l’estinzione del debito, altrimenti percepirà la cifra inferiore a quella trattenuta per estinguere il debito. <--   solo qui    

licenze    -   commercio   -->Il credito sociale potrà essere utilizzato anche per l’acquisto di negozi o veicoli professionali (es. taxi), o per intraprendere nuove attività (sia da singoli che in società) o acquisire licenze. ----qui???---  <--   licenze -    commercio    la possibilità - o scelta - tra entrare in aziende dello stesso settore produttivo già esistenti o fondarne di nuove sarà determinata dall'esistenza delle imposte di pianificazione economica, la cui entità minima sarà stabilita dalle aziende già esistenti, e quella massima da ---cipe?---- sulla base della programmazione statale che si vorrà imporre (sulla base di ---), per cui l ---------- verrà a determinarsi perennemente automaticamente su quella ideale in quel momento e in quel contesto ----------, senza squilibri dirigistici -------. Ragion per cui in settori come quelli professionistici le cui aziende sono composte di un unica persona o per quelle agricole i cui posti disponibili a livello nazionale sono naturalmente spontaneamente limitati (dato che limitata è l'estensione dei terreni) le imposte differenti da quelle di altri settori determineranno automaticamente l'imposta ideale ----------. 

solo  qui   --> Il pensionando potrà cedere la sua quota ad una persona di propria scelta per la cifra su cui essi si accorderanno secondo la legge domanda/offerta. Influente sarà anche quanto le banche disporranno come credito sociale, a seconda del livello scolastico raggiunto, in modo che i migliori abbiano possibilità di accedere ad aziende maggiormente quotate. Tuttavia il nuovo entrante dovrà ricevere l’approvazione dell’assemblea aziendale. Se ciò non avvenisse, l’azienda potrà essa trovare il nuovo entrante, il quale però per la transazione economica dovrà accordarsi solamente col pensionando, non con l’azienda. Ovviamente va da sé che ad ogni scartato i successivi papabili offriranno cifre inferiori al precedente, quindi è nell’interesse di tutti accettare il primo che non sia totalmente impresentabile, pena la svalutazione dell'azienda. Un azienda prospera troverà facilmente un entrante, e per una cifra più alta. Questa cifra ovviamente va totalmente al pensionando, però comporterà implicitamente un aumento generale di valore dell’azienda e quindi di ogni quota (secondo le leggi domanda/offerta) che i futuri pensionandi prospetteranno o che l’azienda potrà chiedere ai nuovi soci nell’aumentare l’organico aziendale. Un azienda decadente invece troverà difficilmente un entrante, e quindi il pensionando dovrà abbassare la cifra da richiedere. Il pensionando potrà valutare la convenienza dell’offerta, nel caso non l’accetti l’unica cosa che potrà fare è mantenere la propria quota. Ovviamente chi possiede una quota di un azienda non deve necessariamente prendere parte al lavoro. Questo concetto è l’equivalente attuale dell’“aspettativa”. Egli non potrà prestare opera in un altra azienda, se non nei casi stabiliti di stagionalità (3 mesi annui per azienda oppure due giorni a settimana, vedi capitolo sul lavoro dipendente). Tuttavia dovrà considerare che finché continuerà a mantenere la quota egli non potrà ricevere la pensione e dovrà continuare a pagare l’imposta personale (fino ai 65 anni), l’iscrizione alla corporazione, ed eventualmente i premi della polizza pensionistica (per quella minima il diritto a riscuotere la pensione partirà da un anno dopo la vendita della quota aziendale). 

In caso di morte prematura la quota di proprietà in azienda potrà essere accantonata per gli eredi (se privi di altre quote e maggiori di 14 anni) qualora essi continuino a pagare l’eventuale debito residuo del “credito sociale” del defunto, oppure venduta potendo incamerare necessariamente il solo rimanente dell’eventuale liquidazione del “credito sociale” e di eventuali altri debiti. Se tutti questi eccedessero il valore della quota (azienda svalutata), e quando anche le possibilità degli eredi fossero inferiori, il mancante per liquidare il credito sociale sarà coperto dall’assicurazione sanitaria per le cifre superiori al minimo, dallo Stato per quelle minime. Per altre esigenze prospettate ci saranno le normali facoltative assicurazioni sulla vita.   <--       solo qui  

aziende   --> Un azienda potrà diminuire i propri soci assorbendo essa la quota di ciascun pensionando suddividendola tra tutti i soci, ma a determinarne la convenienza sarà la propensione di aspiranti soci ad alzare le cifre, ed in quelle sotto i 40 soci l’imposta A sulla dimensione delle aziende. Essa servirà quindi anche per evitare speculazioni accaparrative in caso di floridezza, e per evitare precipitosi “abbandoni della nave” in caso di incipiente fallimento. Un azienda potrà anche assorbire a volontà nuovi entranti, aumentando il proprio organico. In questo caso, allo scopo di evitare le pratiche dell’aggiotaggio e dell’“insider trading”, l’entrante potrà previamente verificare i bilanci, il prospetto informativo, ed il conto corrente bancario dell’azienda, verificando che non sia stato aumentato inusitatamente nel periodo precedente l’ingresso, perché ciò aumenterebbe il capitale dell’azienda e quindi la cifra che il nuovo socio dovrebbe offrire, seppurchè divenendo socio acquisirebbe il diritto al dividendo del capitale sociale. Comunque le rispettive quotazioni saranno aggiornate in un "borsino" a cura della corporazione. La cifra versata dal socio entrante andrà ovviamente nel bilancio aziendale come utile. Un tipico caso in cui l’azienda potrebbe dover assorbire le quote dei soci uscenti è quando non trovando entranti disposti ad acquisire la quota del pensionando sopra un certo valore pur avendo esso abbassato la cifra richiesta, dopo un preciso periodo di tempo (e presumibilmente sempre sotto quel limite di valore) potrà avvenire la transazione tra azienda e pensionando. Questo costituirebbe uno stabilizzatore del valore delle quote, un ammortizzatore per aziende in crisi produttiva, e permetterebbe ai soci di scegliere ponderatamente tra svendere la quota oppure partecipare al fallimento dell’azienda. Per l’assorbimento di una quota l’azienda dovrà pagare una tassa di 2.000 euro come disincentivo; per l’aumento dell’organico nessuna imposta. Diritto di recesso per nuovi soci? Periodo di prova?

la pensione sociale sarà possibile come garanzia per prestiti a partire da 4 anni prima del diritto la pensione minima, dalla quale potrà essere coattamente presa la parte al massimo per 100 euro al mese.

attività decadenti: pensione 10 anni prima di norma - numero chiuso scolastico - credito sociale agevolato (stesse prerogative del primo?) 

Nel caso di fondazione di nuove aziende, la programmazione economica verrà così tolta alla scelta politica ed affidata interamente all’iniziativa privata. Ovviamente una banca sarà piuttosto restia a concedere il credito sociale ad una società che volesse impiantare un acciaieria a Lampedusa, mentre sarà propensa a concederlo a chi volesse realizzare un supermercato in un lotto di nuova costruzione. <--           aziende   

previdenza     -->  Fallimento bancario

In caso di fallimento di una banca l’assicurazione coprirebbe parte delle cifre dei conti correnti trasferiti in un altra banca convenzionata (ai rispettivi correntisti poi decidere se trasferirli in un altra banca a loro scelta) ma erediterebbe dalla banca fallita oltre ai beni immobili anche i crediti non riscossi e li cederebbe alla banca convenzionata compensando la cifra di questi con la cifra da fornire per coprire i conti correnti.

In ogni caso il fallimento di un intera struttura bancaria è puramente teorico, in quanto anche allorché tale entità si trovasse in difficoltà il percorso di fallimento sarebbe progressivo e non acuto, come in tutti i fallimenti di consorzi. Nella pratica le singole filiali inizierebbero man mano ad uscire dalla joint venture per entrare in un altra, portandosi dietro i propri conti. Questo sarebbe sia una causa che un effetto di un lento percorso fallimentare. Le entità di joint venture destinazione di questa migrazione esigeranno progressivamente maggiori garanzie dalle aziende filiali per accettarle (ovvero darebbero la precedenza alle più fruttifere), e se si arrivasse ad un certo punto in cui l’entità calante non riuscisse più a far fronte all’imposizione totale e le residue filiali a migrare in altre entità, la struttura bancaria fallirebbe, ma se arrivata a questo punto essa sarebbe logicamente composta dalle poche residue filiali peggiori, e quindi il fallimento sarebbe poco grave, ed anzi salutare nello scremare meritocraticamente. Per favorire questo percorso poco traumatico la regolamentazione stabilirebbe che una filiale che volesse cambiare joint venture potrà effettuarlo solo dopo un certo tempo dalla richiesta, e l’ingresso nelle altre entità sarebbe contingentato temporalmente per ciascuna joint venture, in modo che esse possano accogliere solo alcune filiali alla volta potendo quindi scegliere le migliori; questo sia per evitare precipitose fughe sia per evitare che filiali difettose fluiscano in entità sane, in quanto senza tale regola le entità accoglierebbero indiscriminatamente tutte le filiali in massa (in quanto comunque apportatrici di liquidi, quale più quale meno).

E’ implicito che a mettere in mora una joint venture bancaria può essere solo lo Stato, quando debitore insoluto delle imposte (è ben poco plausibile che un altra struttura presti soldi ad una concorrente in via di fallimento); mentre a mettere in mora una singola filiale può essere anche un altra filiale.

 

Per quanto riguarda la possibilità che i clienti mettano in mora una banca, anche questo è un evento solo remotamente ipotizzabile, in quanto prioritario per una banca sarebbe assolvere ai debiti privati piuttosto che a quelli pubblici.

polizza sulle responsabilità penali: massimale? bonus malus? come bene indotto e non rivale si dovrà fare che i premi siano più bassi possibile, per estendere il numero degli assicurati. scomparsa truffe assicurative 

Nel caso delle banche la polizza sul rischio di fallimento dovrà coprire i conti correnti fino a 20.000 euro per i privati, fino a 200.000 euro per i conti aziendali. Nel caso di conti superiori ai 500.000 euro la corporazione “previdenza assicurativa” coprirà per altri 100.000 euro ciascuno; per conti superiori ad 1.000.000 di euro lo Stato coprirà per ulteriori 100.000 euro ciascuno ogni milione. Ciò sarà anche di incentivo al risparmio collettivo (aziendale) piuttosto che privato. Per evitare speculazioni e frodi i conti di riferimento saranno quelli fino ad un mese prima del fallimento - il massimo persistito per almeno due mesi di seguito tra i 6 mesi ed il mese precedente.<--       previdenza 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Credito_chirografario
cessione del credito

 

prende i compiti del ministero dell'Economia e delle Finanze   -  conflitto di interessi? deve far quadrare i conti pena ripianarli esso! 

Nel 2001 il Governo Berlusconi II, attuò tale riforma, e pertanto nacque il Ministero dell'Economia e delle Finanze che assorbì i precedenti dicasteri: il Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica con il Ministero delle Finanze.

Già nel 1999 erano nate 4 le Agenzie fiscali: l'Agenzia delle Entrate, l'Agenzia del Territorio, l'Agenzia del Demanio e l'Agenzia delle Dogane. Pur essendo completamente autonome, esse lavorano in stretta interdipendenza con il MEF.

Cura la programmazione economica e finanziaria, il coordinamento e la verifica degli interventi per lo sviluppo economico territoriale e settoriale e delle politiche di coesione, anche avvalendosi delle Camere di commercio



A livello periferico il Ministero dell'Economia e delle Finanze è organizzato in Ragionerie Territoriali dello Stato (o RTS), che dipendono organicamente e funzionalmente dal Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato e sono costituite nel numero complessivo di 63, su base regionale ovvero interregionale ed interprovinciale.

In stretto coordinamento con il Ministro, ma del tutto autonome, sono le agenzie fiscali:

Agenzia delle Entrate, che si occupa dei tributi dello Stato; 
Agenzia del Demanio, che si occupa dei beni demaniali dello Stato; 
Agenzia delle Dogane, che gestisce l'ambito doganale dello Stato; 
Agenzia del Territorio, che gestisce i servizi catastali e cartografici, i servizi di pubblicità immobiliare, i servizi tecnici estimali e l'Osservatorio del Mercato Immobiliare. 
Le sedi centrali delle Agenzie sono a Roma. Presenti in tutto il territorio nazionale troviamo gli Uffici periferici delle Agenzie.


Ma forse l'importanza maggiore di questo ministero è quella di svolgere una parte importantissima del CIPE, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, cioè di quell'organismo i cui compiti principali sono stabilire le linee guida della politica economica-finanziaria dello Stato, l'elaborazione delle politiche destinate all'occupazione, in special modo nelle aree depresse coerentemente con le direttive dell'Unione Europea, e l'approvazione dei finanziamenti ai vari progetti di interesse nazionale.