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a cura di Vincenzo de Simone

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Nota: Questa pagina fu realizzata per la sezione l'identità dei luoghi con il titolo il civico 8 del largo Abate

Conforti. La scoperta dell'affresco di cui all'aggiornamento del 18 giugno 2008 (si veda in basso) ha consigliato

il suo trasferimento alla sezione

i luoghi di culto, pur lasciandola accessibile anche dalla posizione originaria

Archivio di Stato di Salerno, la Farmacia

in una immagine del 2000, quando il

locale era utilizzato quale deposito.

(Da Salerno Sacra, seconda edizione, 2001, volume I, tavola XXV).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Ludovico d'Angiò (il civico 8 del largo Abate Conforti)

 

Lo spazio sul quale insiste il largo Abate Conforti una volta era ingombro dalla chiesa parrocchiale di San Grammazio, documentata al novembre 1026, e da un suo caseggiato, che appare il 12 ottobre 1067; sarà area pubblica soltanto nel 1670, quando tali immobili saranno demoliti per permettere ai gesuiti, con la complicità dell’arcivescovo Carafa e dell’allora sindaco Matteo del Pezzo, la creazione di uno spazio aperto che permettesse di ammirare la facciata della loro chiesa.

Lungo il margine meridionale del largo così creato, una volta lungo la via fra le porte cittadine Rotense e Nocerina, il civico 8 corrisponde ad un locale, detto la Farmacia, chiuso ad ogni possibilità di fruizione pubblica in quanto utilizzato come deposito dall’adiacente e in parte sovrastante Archivio di Stato. Nonostante i pesanti adattamenti agli scopi dell’istituto, l’ambiente conserva le volte che furono della cappella di San Leonardo della Regia Udienza. Questa compare nella documentazione giunta fino a noi il 16 marzo 1466 con il titolo di San Ludovico, essendo posta sotto le case che erano state di Francesco della Porta e che nell’attualità erano possedute da Giovanni Guarna; il suo patronato era appartenuto a Nicola Matteo della Porta, ma, essendosi egli macchiato del reato di ribellione, i suoi beni erano stati confiscati e incamerati da Roberto Sanseverino, principe di Salerno. Il 24 gennaio 1567 si conferma la proprietà delle case sovrastanti a favore della famiglia Guarna. Nel 1616 la cappella è detta sotto la Regia Udienza, davanti al carcere, con la precisazione che vi si celebra a beneficio dei carcerati; se ne conferma il titolo in San Ludovico dei Guarna.

Nel 1692, confermandosi il sito sotto la Regia Udienza, il titolo appare mutato in San Leonardo, protettore dei detenuti. Nel 1709 la si descrive con un solo altare con l’icona di tale santo, mentre si conferma che in essa si celebra nelle festività di precetto a beneficio dei carcerati.  

Nel 1725, elencandosi i luoghi di culto esistenti nel territorio parrocchiale di San Grammazio, si annota che il parroco riceve trentasei ducati annui per la cura delle anime dei detenuti nel carcere della Regia Udienza, con l’onere di far dire messa nella cappella di San Leonardo, la quale ha due porte: l’una alla strada, l’altra al cortile della stessa Regia Udienza; tale onere egli fa assolvere dai padri cappuccini. Si annota ancora che nella Regia Udienza vi sono altre due cappelle non soggette al parroco: l’una sotto il titolo della Santissima Concezione, ove ascoltano la messa i signori ministri nei giorni in cui si tiene tribunale, affidata ai padri conventuali; l’altra detta dei condannati, ove vi è un quadro di Gesù crocifisso, in cui si dice messa solo per i condannati a morte o per qualche detenuto infermo.

Di queste altre due cappelle interne della Regia Udienza le notizie giunte fino a noi sono scarse.

Quella nella quale ascoltavano la messa i giudici e altro personale del tribunale nei giorni feriali, quando si teneva udienza, non compare nelle relazioni delle visite pastorali prima del 1618. Nel 1725 se ne precisa il titolo: della Santissima Concezione e nel 1727 il sito: “nella sala del palazzo della Regia Udienza”.

L’altra è citata soltanto nel 1725, nel 1727 e nel 1734. È detta semplicemente cappella dei condannati; nel 1727 e nel 1734 si precisa che vi si comunicavano i carcerati infermi e i condannati a morte.

 

18 giugno 2008. Aggiornamento.

Nel civico 8 di largo Abate Conforti, la cappella originariamente gentilizia della famiglia della Porta sotto il titolo di San Ludovico, è venuto alla luce un affresco trecentesco raffigurante un santo vescovo in età giovanile. Naturalmente si tratta di san Ludovico d’Angiò (9 febbraio 1274 – 19 agosto 1297), figlio secondogenito di Carlo II lo Zoppo e di Maria d’Ungheria, che, dopo la morte del fratello primogenito Carlo Martello, rinunciò ad essere erede al trono di Napoli e alle contee d’Angiò e di Provenza a favore dell'altro fratello Roberto, essendo entrato nell’ordine francescano. Consacrato vescovo di Tolosa nel 1296 da Bonifacio VIII, morirà di tubercolosi l’anno successivo; sarà proclamato santo il 7 aprile 1317 da Giovanni XXII.

 

 

Di san Ludovico d’Angiò si conserva presso il Museo di Capodimonte a Napoli la bellissima raffigurazione a lato riprodotta, opera di Simone Martini, nella quale il santo, assiso in trono, in paramenti vescovili sovrapposti al saio francescano, il capo ornato da aureola e mitria, è colto nell'atto di porgere al fratello Roberto la corona del regno terreno mentre due angeli gli porgono quella della gloria celeste.      

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29 dicembre 2009.

Fortuitamente, come a volte capita, a questo sito,

un benefattore anonimo ha fatto pervenire,

contrabbandata attraverso la gelosia della Soprintendenza per i Beni Architettonici, l’immagine a lato che mostra l’avvenuto restauro conservativo della cappella di San Ludovico d’Angiò all’interno dell’Archivio di Stato. A quanto l’apertura alla fruizione pubblica? Pare manchi qualche dettaglio confessabile (la copertura finanziaria per il riposizionamento di alcune lapidi settecentesche rimosse dalla parte più interna dell’ambiente per il restauro e la realizzazione di una rampa lignea che faciliti l’accesso al sito) e qualche altro inconfessabile (il fatto che non si sappia che pesci prendere per la realizzazione di uno studio storico sul luogo da presentarsi dal padrino di turno nel giorno del battesimo).

 

20 aprile 2010.

Ieri pomeriggio è stato inaugurato il restauro della cappella già gentilizia della famiglia della Porta sotto il titolo di San Ludovico (d'Angiò). Il restauro, curato dalla Prometeus di Marcello Ragone, ha restituito alla città un pregevole spazio la cui esistenza fu individuata, con riferimento al Settecento, quando il titolo era stato mutato in San Leonardo, dai curatori della seconda edizione, 2001, di Salerno Sacra (volume I, p. 151 e tavola XXV) fin dagli anni novanta.

Nel corso della prolissa sequela di interventi, molto è stato detto sul santo angioino, salvo, poi, la messa in dubbio del tutto da parte di un noto critico d'arte che già si distinse all'epoca della scoperta dell'affresco nell'individuare il santo vescovo raffigurato in san Grammazio, presumendo che fosse stato ritrovato il luogo di culto a questi dedicato.

A parte il fatto che la chiesa parrocchiale di San Grammazio fu demolita nel 1670 per disposizione dell'arcivescovo Carafa e quindi non si capisce come potesse essere ritrovata, i documenti d'archivio citano questo luogo come la cappella di San Ludovico, prima dei della Porta, poi dei Guarna. Ma si sa i critici d'arte non frequentano gli archivi e non esercitano la saggia abitudine del leggere prima del parlare.       

Nell'affresco salernitano così come nella tavola di Simone Martini sopra riportata san Ludovico d'Angiò indossa sotto i paramenti vescovili il saio francescano. È appena il caso di rilevare (poiché il buon senso non renderebbe necessaria tale operazione) che alla morte di san Grammazio (25 gennaio 490) erano molto di la da venire sai, francescani e lo stesso poverello d'Assisi.

 

si veda anche il testo della conferenza La cappella di San Ludovico alla pagina conferenze apri