



Il mare è di un intenso blu all'orizzonte. La barca, dopo aver resistito a lungo
- Manuel era molto bravo - si rovesciò. L'equipaggio si disperse. Io non so, non sono mai riuscito
a capire e a conoscere fino in fondo la storia, come sia andata a finire, per ciascuno di loro. So
che erano abili velisti e che indossavano i giubbotti di salvataggio. Ma so anche che le onde, quel giorno,
si erano fatte violente ed il vento possente. L'Albero fu ritrovato spezzato. Molte cose strappate via.
Molti anni sono passati. Sono cresciuto con un racconto impoverito ed arricchito dal tempo, su
come mio padre non riemerse mai più. Ho visto cambiare il mio corpo, la mia mente. Ho corso sulla
spiaggia, mi sono tuffato nell'acqua ed anche sui libri, mentre un'immagine, diventata icona dell'adolescenza,
era il film che svolgeva la sua bobina nel mio cervello. Da bambino, a quel racconto che mi spaventava,
vedevo un uomo che lottava con il mare. Cercava di emergere, di bucare l'onda. Di nuovo giù. In quello
stesso mare, a riva, ho fatto mille bagni. E sempre, miglia e miglia più in là, dove l'acqua diventa
buia, quel corpo continuava la sua sfida. Talvolta mi sembrava che la testa riemergesse, che potesse
respirare, che forse qualcuno, di passaggio, l'avrebbe tratto in salvo. Altre volte, lo vedevo in fondo
al mare, le mani nella sabbia, tra pesci incuriositi, ma incuranti. Ma sempre, comunque, ho visto un
corpo integro, sano, come fosse ancora vivo: in attesa. In attesa di un pensiero, un ricordo.
Non un suffragio, non una preghiera di melanconia, o commiserazione; ma un pensiero pieno, vivo,
che desse merito a momenti di gioia, di piccola gloria (la regata vinta). Un pensiero dolce, che dipingesse
l'istante e che solcasse il campo, dove un uomo mite solleva il bicchiere al cielo e beve in compagnia
di ogni sua idea, sapendo che in ognuna di essa c'è qualcosa di quel padre che non riuscì a restare a
galla. In un giorno speciale.
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